Orecchioni!

Sì, dunque, si diceva che gli Stati Uniti spiano i nostri governanti e politici, ci ascoltano, intercettano ogni comunicazione (telefonate, mail, messaggi WhatsApp, Facebook, Twitter, codice Morse) parta, arrivi o sia in transito sul nostro territorio.

Anche Enrico Letta era sotto tiro. Ha detto: “Abbiamo chiesto chiarimenti al governo americano, perché attività di spionaggio di questo tipo non sono ammissibili”.

Del resto la Germania non se la passa meglio, e la Merkel ha già telefonato a Obama per lamentarsi degli orecchioni che mettono sotto controllo uno stato intero. Forse anche perché tra i telefoni intercettati c’erano i suoi.

Ma ora che ci ripenso noi non eravamo quelli che andavano a manifestare nelle piazze tutti belli tronfi e sussiegosi con un cartello recante la scritta “Intercettatemi pure” ben stretto in mano??
Non eravamo noi quelli che dicevano “Ah, io non ho nulla da nascondere, possono intercettarmi quando vogliono, io sono una persona trasparente”?
Siamo noi italiani quelli che pensano che siccome uno parla al telefono girandosi da una parte ha qualcosa da nascondere, perché se no, si sa, farebbe sentire i cazzi suoi all’universo mondo (che ne è, come d’uopo, interessatissimo).
Com’è che la gente quando deve mandare gli auguri di Natale invece di mandare il cartoncino aperto con la linguellina della busta incastrata dietro, lo chiude con la colla? Deve avere per forza dei segreti indicibili, e sicuramente è una persona poco perbene perché se VERAMENTE stesse mandando degli auguri di Natale non userebbe tutte queste inutili precauzioni.

Io non ho mai voluto essere intercettato. Ma non perché abbia qualcosa da nascondere, ma perché a chi telefono, a chi scrivo e cosa dico sono affari miei. Qualunque cosa dica, comunichi o scriva. Giù le mani dalle mie comunicazioni!

E invece abbiamo voluto fare i guappetti, rinunciare a un po’ della nostra privacy per avere un po’ di sicurezza, ma non meritavamo né l’una né l’altra.

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Wikipedia torna in linea. E la protesta?

Poche ore fa segnalavo il fatto che Wikipedia stava per mollare.

Lo ha fatto.

Le pagine di Wikipedia sono di nuovo visibili, anche se con una intestazione che ha pressoché dell’incredibile:

"Sono stati proposti degli emendamenti, ma le modifiche al disegno di legge non sono ancora state approvate in via definitiva. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l’approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia."

Insomma, siccome non si sa come andranno a finire le cose, nel dubbio si torna in linea.

Che la gente non perda l’abitudine di aggiornare a tempo di record gli ultimi avvenimenti, primo fra tutti la morte di Steve Jobs [1], con il consueto accanimento su particolari macabri e/o pietistici al limite del gossip ("Jobs lascia sua moglie, Laurene, con cui è stato sposato per 20 anni, i suoi tre figli, e una quarta figlia, Lisa Brennan-Jobs, da una relazione precedente." -non sembra proprio un periodare da enciclopedia, ma un estratto da articolo di giornale a tiratura popolare, quale "punto di vista neutrale" o quale "rilevanza enciclopedica" può rappresentare mai il fatto che Jobs abbia avuto una figlia da una relazione precedente?), che non si dica che non è stata aggiornata la pagina sul poeta svedese Tranströmer [2] insignito del Nobel per la letteratura, anche soltanto con una traduzione letterale della versione inglese [3]:

"Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: "attraverso le sue immagini dense e nitide, ha dato nuovo accesso alla realtà"." [2]

" He was the recipient of the 2011 Nobel Prize for Literature "because, through his condensed, translucent images, he gives us fresh access to reality"" [3]

Voglio dire, almeno un po’ di originalità creativa…

E la protesta? Eh, beh, la protesta, quella c’è stata per tre giorni, un po’ di visibilità Wikipedia se l’è creata, adesso che volete, che aspettino tutti la fine della vicenda o che siano solidali con i giornalisti per cui è stato previsto il carcere?? Su, via… ragioniamo… gli "opposti estremismi" non hanno mai fatto bene a nessuno…

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/stevejobs.pdf
[2] http://www.valeriodistefano.com/public/transtromer.pdf
[3] http://www.valeriodistefano.com/public/transtromeren.pdf

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Wikipedia: “Le voci rimarranno oscurate almeno fino alla mattinata del 6 ottobre”

Wikipedia sta mollando.

Sul comunicato ufficiale di protesta contro il famigerato comma 29, di cui si  è parlato in questi giorni si legge:
"Le voci rimarranno nascoste almeno fino alla discussione alla Camera dei Deputati, prevista per la mattinata del 6 ottobre 2011"

Non è una buona notizia. Vuol dire che la protesta è stata on line solo per circa 48 ore (dalla serata del 4 ottobre, per essere più precisi) e che alla notizia di un possibile emendamento il cui effetto neutralizzerebbe il testo precedente, Wikipedia nicchia e tentenna. In breve, prende in considerazione il fatto che i contenuti possano diventare di nuovo accessibili.
Non resta che affidarci a quel "almeno" che, se da una parte è incoraggiante per il perdurare della protesta wikipediana, dall’altra rivela che una volta giunta la notizia che blog e siti web senza registrazione come testata giornalistica autonoma sarebbero fuori dall’obbligo di rettifica, a seguito di un emendamento PD-PDL, la cui discussione è prevista per questa mattina, Wikipedia potrebbe considerare scampato il pericolo.

Non è così.

Prima di tutto perché il provvedimento non ha ancora terminato il suo iter. Con i cambiamenti apportati dalla Camera dei Deputati dovrebbe approdare al Senato, dove si parla di una semplice passerella pro-forma, per il licenziamento definitivo.
Poi il tutto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e quello sarà il testo che entrerà in vigore.

Nel comunicato di Wikipedia si legge anche:

"(…) l’oscuramento di Wikipedia ha suscitato una grande attenzione da parte di media, enti, associazioni e cittadini. Alcune personalità politiche hanno manifestato l’intenzione di presentare emendamenti che porrebbero Wikipedia al riparo dagli obblighi e modalità previsti dal comma 29 del decreto proposto." [1]

Bisogna fare molta attenzione a leggere questi due periodi. Sono due affermazioni vere. Nel senso che è vero che l’iniziativa di Wikipedia di autooscurarsi ha suscitato una grande attenzione da parte dei media, ed è vero che alcuni politici hanno manifestato l’intenzione di presentare emendamenti.

Ma le due cose non sono affatto correlate e guai se fosse così.

Se la spinta propulsiva all’emendamento della legge ammazzablog fosse venuta dalla scelta di Wikipedia di autooscurare le voci dell’edizione italiana sarebbe veramente il segnale che Wikipedia può fare il bello (come in questo caso) e il cattivo tempo (come è già successo) non solo nella conoscenza in rete, ma anche e soprattutto ai piani alti della politica.

In realtà proposte di emendamento ce n’erano state anche prima della decisione di Wikipedia.

E poi l’obbligo di rettifica entro 48 ore, con le stesse modalità previste inizialmente per i blogger e i siti web amatoriali sussiste ancora per le testate registrate. Non cambia niente, se non i destinatari del provvedimento.
Non è vero che i politici non vogliono più mettere le mani sulla rete, le testate on line saranno un pullulare di rettifiche senza replica, l’informazione sarà controllata con la complicità delle norme che prevedono il carcere per i giornalisti e con quella bellissima e incoraggiante iniziativa che è il divieto della pubblicazione di intercettazioni o riassunti di esse prima dell’udienza-filtro (che, peraltro, per alcuni reati non è neanche prevista!)

Non si ammazzano più i blog, ma si ammazza comunque l’informazione. Non credo ci sia da gioire.

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/wikipediafinoal6.png

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Wikipedia si e’ messa il bavaglio

Wikipedia è un po’ come la Confindustria, si accorge sempre all’ultimo momento che le cose vanno male, ma, fortunatamente, si sveglia appena in tempo per assistere alla catastrofe.

E così si è messa il bavaglio preventivo rendendo inaccessibili tutte le sue pagine, che rimandano al comunicato del 4 ottobre (1) (2) (3).

Lo trovo assolutamente meraviglioso.

Non so quante ore durerà questa protesta (dai contenuti peraltro condivisibili in massima parte) ma spero che si protragga il più a lungo possibile, perché sperimentare un mondo senza Wikipedia a portata di mano (ma attenzione, i contenuti sono solo nascosti, non eliminati!) può essere un’esperienza interessante.

Magari molti studenti ritroveranno il gusto di frequentare quelle cose che si chiamano biblioteche, piene di quelle cose che si chiamano libri, consultando una di quelle cose che si chiamano enciclopedie.

Lascia a desiderare la traduzione in spagnolo della pagina che riporta il comunicato:
– non si scrive "a riesgo de non poder" (4) ("non" è inesistente in spagnolo)
– non si dice "soluccionar" ma "solucionar" (5) (in spagnolo esiste la "solución", non la "solucción")
– dulcis in fundo, il "¿porque neutralizarnos? (6) (in spagnolo, il "perché" interrogativo si scrive staccato e con l’accento: ¿Por qué?)

E’ Wikipedia, bellezza.

(1) http://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia01.png
(2) http://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia02.png
(3) http://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia03.png
(4) http://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia04.png
(5) http://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia05.png
(6) http://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia06.png

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Obbligo di rettifica: i contenuti dell’emendamento Cassinelli

"E’ giusto mantenere il dovere di rettifica  ma non si possono equiparare i blog professionali e quelli del privato cittadino ed e’ un’illusione quella di applicare alla Rete le stesse regole" che valgono per altri mezzi. La proposta prevede l’obbligo di rettifica entro 48 dalla richiesta solo per le testate professionali e sposta a dieci giorni il termine per i blog amatoriali. E questo, a decorrere dal momento in cui il blogger ha la conoscibilita’ della richiesta. In ogni caso, non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti destinati ad un gruppo chiuso ne’ i commenti ad altri contenuti principali, in modo da rendere impermeabili all’obbligo di rettifica i profili privati sui social network. La sanzione(da 7500 a 12500 euro) e’ ridotta per i siti amatoriali da 250 a 2.500 euro. Una ulteriore riduzione (da 100 a 500 euro) e’ applicata a chi indica un valido indirizzo di posta elettronica al quale fare pervenire le richieste di rettifica."

(Roberto Cassinelli)

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La sottoscrizione dei cittadini per i sette emendamenti per salvare la rete

Ebbene si’, abbiamo un modo per disinnescare il nuovo tentativo di estendere a tutti i "siti informatici" compresi blog e siti amatoriali, la rigida regolamentazione della carta stampata in particolare relativamente all’obbligo di rettifica.
Firma per chiedere ai tuoi deputati di sostenere gli emendamenti che disinnescano il comma "ammazza-blog".

L’iter del famoso comma "ammazza-blog" è ripreso assieme a quello del ddl intercettazioni in cui è contenuto e, se approvato, prevederà che qualsiasi persona pubblichi testi in rete, anche in modo amatoriale e per ristrette cerchie di amici, possa ricevere una richiesta di rettifica quando tali contenuti siano ritenuti scomodi da qualcuno. In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro due giorni, scatterà una sanzione fino a 12.500 euro. Facile ipotizzare la possibilità di utilizzare in modo intimidatorio tale strumento: qualunque cittadino scriva in rete, non avendo un giornale organizzato con struttura legale disposta a difenderlo, sarà certamente spinto ad accettare richieste di rettifica anche se ritiene di aver scritto fatti reali, attuando cosi’ una forma di autocensura per non incorrere nella sanzione.

È fondamentale restare lucidi e assumerci la responsabilità di percorrere tutte le strade che, nel caso di approvazione della legge, quantomeno evitino la desertificazione del web italiano. Cio’ è possibile perchè, assieme all’iter sul provvedimento iniziato alla Camera nel luglio 2010 e poi sospeso in seguito alle forti pressioni contrarie, rientrano in gioco anche tutti gli emendamenti che erano stati presentati oltre un anno fa.

Ebbene 26 parlamentari (qui i nomi) di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti (leggili qui) che in vario modo cercano di limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma incriminato.

Si tratta di un tesoro inestimabile, tanto più per il fatto di avere una caratterizzazione bipartisan. Attorno ad esso abbiamo la possibilità di raccogliere la disponibilità di chi non vuole aggravare l’anomalia informativa italiana.

Qualsiasi parlamentare può, fino al momento della votazione, apporre la sua firma su tutti o solo alcuni di questi emendamenti, se li ritiene condivisibili.

Vogliamo provare a portare gli attuali 26 firmatari verso i 316 della maggioranza necessaria all’approvazione di tali emendamenti alla Camera?

Invieremo a tutti i deputati la richiesta di modifica assieme a tutte le firme.

Gentile Onorevole,

26 dei suoi colleghi di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti volti a limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma 29 del ddl intercettazioni volto ad estendere anche online la normativa sul diritto di rettifica. Riteniamo pericoloso estendere anche a contenitori amatoriali come blog o generici "siti internet" una normativa pensata per testate registrate e che appare sproporzionato applicare ad un contesto di scrittura amatoriale e rivolta a gruppi ristretti di persone.

Le chiediamo di apporre la sua firma sui sette emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione  in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l’informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.

Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.

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Maurizio Paniz e i giornalisti che pubblicano le intercettazioni: “La detenzione e’ sicuramente una pena congrua”

“Il carcere per i giornalisti è una pena detentiva sicuramente congrua per chi viola norme così importanti sulle intercettazioni”

“Io voglio sanzioni più forti rispetto a quelle prospettate ora. Una regola, se non prevede una sanzione, non viene rispettata perché non è intesa come regola. Chi pubblica atti coperti dal segreto investigativo o istruttorio  fa un doppio danno: uno alla persona interessata della quale si mettono in piazza cose che non vanno messe in piazza, un altro all’indagine che molte volte è vanificata dalla pubblicazione di atti riservati. E’ un comportamento grave e il giornalista onesto non si deve porre il problema che la sanzione sia seria e grave. Una pena detentiva è sicuramente congrua per chi viola norme così importanti”.
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Il Dott. Antonio Laudati: “Le intercettazioni sono uno strumento investigativo importante ma oramai tecnologicamente superato”

"Le intercettazioni sono uno strumento investigativo importante ma oramai tecnologicamente superato", ha dichiarato il Procuratore Capo di Bari Dott. Antonio Laudati nel corso di alcune dichiarazioni alla stampa seguite al convegno Comunicare in sicurezza tenutosi nella capitale pugliese.
E ha aggiunto:  "Basta considerare che Facebook ha fatto un nuovo plugin che e’ Places con la geolocalizzazione e quindi oggi combinandolo con Googleearth e’ possibile localizzare qualsiasi persona in ogni parte del mondo senza forma di autorizzazione giudiziaria."

Personalmente le trovo dichiarazioni un po’ inquietanti che meritano una riflessione.

Siamo in contesto sociale e politico in cui il dibattito sull’autorizzare o meno l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e telematiche nei processi e nell’informazione giornalistica ha creato e sollevato un vero polverone di polemiche, certamente non destituite di fondamento.

E’ storia dell’altroieri, ma l’opinione pubblica italiana ha la memoria corta. O, più probabilmente, quando il pericolo è scampato gli italiani non ci pensano più, archiviando il dato in una sorta di gigantesco hard disk che viene riformattato a ogni pie’ sospinto. Ma il dibattito sulla legge cosiddetta "-bavaglio" lo abbiamo vissuto tutti, se non altro perché toccava aspetti cruciali dell’investigazione e dell’informazione, dalla testata giornalistica più importante d’Italia al blogger di periferia.

Nella prima affermazione del Dott. Laudati ritengo alberghi un credo comune piuttosto duro a morire, ovvero il fatto che uno strumento (di tipo investigativo, in questo caso) sia tecnologicamente superato solo perché ne esistono altri che permettono o permetterebbero di bypassarne i limiti intrinseci.

E’ quello che pensiamo tutti, in fondo. Il vecchio cellulare è superato perché fa solo le chiamate e manda gli SMS, quelli nuovi fanno le foto, i filmati, si collegano a Internet e possono avere la radio o il lettore MP3; la vecchia automobile a benzina non va più bene non perché non vada bene in sé ma perché adesso ci sono motori nuovi, magari a gasolio; il televisore un po’ bombato e cassone cede il posto agli ultrapiatti anche se funziona benissimo e serve egregiamente allo scopo di visualizzare le immagini trasmesse da questa o quella emittente televisiva, in analogico o in digitale.

Non mi pare che per il solo fatto, ad esempio, che in un contesto investigativo sia possibile "mappare" il DNA di una persona che ha bevuto da un bicchiere, lo strumento investigativo delle vecchie impronte digitali da acquisire con il pennellino sia da considerarsi "tecnologicamente superato".
Le stesse intercettazioni vengono registrate o sono conservate ancora su nastri magnetici, uno strumento analogico, tecnologicamente superato.
Ma non è detto che solo per questo non si possano usare i vecchi Revox a 7,20 o 3,60 pollici al secondo.

Facebook e alcune applicazioni ad esso connesse hanno permesso di risolvere svariati casi giudiziari. Lo stesso Dott. Laudati ne cita alcuni: "Chiara Brandonisio, abbiamo identificato l’assassino attraverso Facebook per le sue chat; abbiamo revocato gli arresti domiciliari a un detenuto che ha condiviso foto di una festa di compleanno a casa sua; per il processo di Altamura abbiamo localizzato il covo dove si nascondevano i killer attraverso Facebook, perche’ chattavano su Facebook. Adesso una nuova frontiera e’ lo spaccio di stupefacenti"

Ma c’è comunque qualcosa che non mi torna e mi sembra contraddittorio.

Il punto non è, evidentemente, usare Facebook per le indagini perché è un mezzo che permette di scoprire fatti e circostanze per i quali le intercettazioni erano uno strumento più o meno limitato, sotto il profilo tecnologico. Il punto è usare Facebook perché con questi strumenti si può agire anche "senza forma di autorizzazione giudiziaria". E probabilmente è questo ciò che mi ha trovato un po’ interdetto: il fatto che sia possa intercettare (legittimamente, non ci sono dubbi) chiunque evitando quel filtro che viene rappresentato dall’autorizzazione di un terzo soggetto giuridico, pone, a mio personale modo di vedere, il cittadino a un rischio molto maggiore.

Il Dottor Laudati ha concluso: "La globalizzazione  si gioca su tre punti: la globalizzazione del mercato, la globalizzazione della comunicazione e la globalizzazione del diritto. Tre velocita’ completamente differenti: quella del mercato viaggia a 300 all’ora, quella della comunicazione a 250, quella del diritto un diesel, a 10 all’ora. E’ la sfida che affrontiamo."

Mi spiace molto non vedere nelle parole del Dott. Laudati il punto più importante, quello della conoscenza, che dovrebbe essere quanto di più globale dovrebbe esseci nella società attuale.
E mi pare che quello del diritto possa e debba continuare a marciare, da buon vecchio Diesel, a 10 Km/h, perché in ballo ci sono le garanzie di ogni cittadino sull’autostrada del vivere, e non ci si può permettere il lusso di investire qualcuno sulla corsia di sorpasso solo perché si viaggia a una velocità superiore.

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Il popolo dei post-it scende in piazza accanto alla casta dei giornalisti. Quello dei blogger resiste!

Sono in piazza, dunque, quelli che si mettono un post-it sulla bocca.

"Repubblica" ha pubblicato la foto che vi (ri)propongo a corredo di un articolo di stefano Rodotà (che è una brava persona e mi riprometto di leggere il suo intervento più tardi…).

Questi qui mi fanno paura. Sono ragazzini. Li guardo bene e mi paiono implumi, manifestanti indignati a fianco della casta dei giornalisti, connivente fino a ieri con il governo. Li vedo indifesi, ragazzi sbaragliati a manifestare contro una legge ingiusta a fianco di gente ingiusta. Perché:

– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte dipendenti da testate e quotidiani che ricevono il finanziamento pubblico a getto continuo;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte a servizio di testate ed editori il cui controllo, direttamente o indirettamente, è afferibile al Presidente del Consiglio;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte gli stessi che non disdegnano di pubblicare particolari morbosi degli eventi di cronaca giudiziaria, di spellarsi sullo zoccolo indossato dalla Franzoni nel delitto di Cogne, di scannarsi sull’orecchino di Elisa Claps pubblicando perfino le foto del cadavere e dimostrando di non avere pietà per nessuno;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte favorevoli alla clausola "riproduzione riservata" posta in calce agli articoli on line delle maggiori testate e che impedisce, di fatto, a norma della legge sul diritto d’autore, la realizzazione di rassegne stampa su eventi di attualità;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte favorevoli all’obiezione di coscienza e, quindi, al carcere per la pubblicazione delle intercettazioni contenute negli atti di indagine (vedere l’AD di SKY) perché hanno dalla loro gruppi editoriali che possono permettersi il lusso di assumere difensori di grido e affrontare un processo penale e un provvedimento disciplinare, cosa che non può fare un free-lance o un blogger.

Il bavaglio colpisce anche la rete, lo sappiamo bene, con l’odiosa norma sull’obbligo di rettifica previsto per qualunque sito web. Chi non si adegua va in carcere.

E, quindi, "scusate, non mi lego a questa schiera", come disse il poeta, sto in trincea, loro possono permetterselo di scendere in piazza e proclamare, indignati, lo sciopero dell’informazione.

Ma se l’informazione fa sciopero, le idee non si astengono. Mai. Non le mie.
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L’Italia dei Valori (ennesima non opposizione) e il disastro di www.italiadeivalori.be

Va bene, ho votato "Italia dei Valori" alle ultime elezioni europee e questo non è un mistero per nessuno.

La prossima volta annullerò la scheda. O, semplicemente non andrò a votare.

Perché non posso credere che questa "unica opposizione" sia talmente credulona da pensare che il problema della pubblicazione delle intercettazioni si possa risolvere semplicemente con l’acquisto di domini e spazi web all’estero, come se l’azione del pubblicare dall’Italia e, quindi, di "spedire" dei contenuti oltre frontiera non fosse già di per sé l’illecito che la legge vuol far passare nel nostro sistema giuridico.

Non ci posso credere invece devo arrendermi.

Devo arrendermi all’evidenza che questa gente tutta internet e informazione cada miserevolmente su un concetto così semplice come quello che prevede che se risiedi all’estero e sei all’estero mentre pubblichi una intercettazione sul tuo sito estero, la cosa è legale, mentre se produci un contenuto in Italia e sei il responsabile italiano di un dominio detenuto all’estero (sì, carcerato) rispondi alla legge italiana lo stesso. Come glielo andiamo a spiegare che se si compra un dominio, ad esempio, .cn (Cina) poi non è detto che quel server sia residente per forza in Cina, anzi, magari si trova negli Stati Uniti e che se immetti in rete dei contenuti dall’Italia che vìolino le leggi statunitensi poi ti fanno un culo così?

Nulla da fare. Hanno comprato il dominio

http://www.italiadeivalori.be

No, dico, in Belgio, vi rendete conto?? Ci sono migliaia di estensioni in Internet, ma proprio il Belgio… Transeat!

Come se non bastasse, su www.antoniodipietro.it si legge testualmente:

"Inoltre, quando verremo a conoscenza di queste intercettazioni, le faremo leggere in Parlamento dai nostri deputati e senatori, in modo tale che abbiano validità di atto pubblico e possano così essere diffuse sul web."

Cioè, fatemi capire… quando venite a conoscenza di intercettazioni (cioè di un atto pubblico, pubblicamente disponibile alle parti in causa) le leggerete in auta a Montecitorio e a Palazzo Madama perché così poi diventano pubbliche (un atto pubblico che diventa pubblico) e la gente può poi pubblicarle anche se erano già pubbliche prima??

Cazzo, è roba da non credersi.

Da quando mi insegnavano gli insiemi alle elementari ho sempre saputo che se A appartiene a B e B appartiene a C allora A appartiene a C. E B che cazzo c’entra?

Se un documento è pubblico all’origine (A) sarà pubblico anche nel suo uso finale (C).

Ma se il docomento è pubblico ma non pubblicabile (A) non lo sarà nemmeno l’uso finale (C).

E secondo voi dopo la "purificazione" della lettura in aula (come si leggeva la Bibbia nelle sinagoghe) blogger, giornalisti, radio e tv potranno pubblicarle a loro volta liberamente? Ma neanche per sogno. Il blogger si vede arrivare la finanza in casa e chiude per soggiorno obbligato a Sing-Sing, una bella abbronzaturina a scacchi e viandare.

L’ennesima non opposizione si è mossa.

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Gli 88 anni di Margherita Hack

[Margherita “àkke”]

Margherita Hack ha compiuto 88 anni. E ha la lucidità, l’intelligenza, la cultura e la voglia di combattere di una ragazzina.

Dunque anche il blog di valeriodistefanopuntocò si unisce agli auguri per questa voce limpida, grazie a Dio atea, e inguaribilmente (per fortuna) toscana.

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Intercettazioni: che ne parliamo a fare? La Signora Elena di Palermo a Radio Tre siamo noi

Parlare del maxiemendamento sulle intercettazioni e sulle conseguenze catastrofiche che potrebbe avere la sua approvazione in via definitiva alla Camera è una cosa che rompe parecchio i coglioni all’opinione pubblica.

Ma come, c’è il problema dell’economia, la gente perde il lavoro, Spagna e Germania stanno approntando dei piani di risanamento economico serio e noi dovremmo parlare di problemi reali, non di queste intercettazioni che riguardano solo una parte della popolazione.

E’ sconcertante, ma la gente la pensa così.

Ieri mattina al Filo Diretto della trasmissione "Prima Pagina" di Radio Tre una ascoltatrice, Elena da Palermo, è intervenuta (rappresentando, certamente, anche se a sua insaputa, una fetta di quella opinione pubblica che non vuole sentire e che rivendica l’esistenza di argomenti di maggiore interesse -e non si vede, però, come la libertà di pensiero e di espressione, la stessa che ha permesso alla signora Elena di Palermo di esprimere liberamente la sua perplessità e di esternare perfino il non condivisibile, non debba esserlo-.

Pensate che il giornalista (Andrea Romano) conduttore di turno ("Prima Pagina" cambia conduzione una volta alla settimana) sia intervenuto ad esprimere il suo civile dissenso dal civile ma non condivisibile intervento della Signora Elena di Palermo? Macché! Non si è dichiarato d’accordo, si è dichiarato "d’accordissimo" con abbondante spreco di superlativi.

Basta parlare di ciò che si può dire e di ciò che non si può dire, a chi interessa?

Beh, a noi interessa. Voi ascoltate l’intervento della Signora Elena e il successivo commento del giornalista, rabbrividite, e cercate di resistere, resistere, resistere…
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Lettera aperta ai senatori del PD che hanno abbandonato l’aula

Come vi avevo promesso, ecco il testo della mail circolare che ho inviato a tutti i senatori e le senatrici del Partito Democratico che oggi hanno abbandonato l’aula al momento dell a votazione della fiducia sul maxiemendamento sulle intercettazioni.:

Gentile Senatrice,
Gentile Senatore,

al decisione dei senatori del gruppo del Partito Democratico (fatti i dovuti "distinguo") di non partecipare alla votazione finale sul testo del maxiemendamento sulle intercettazioni, tristemente e tragicamente approvato dall’aula in data odierna, costituisce, a mio parere, una delle pagine istituzionali in assoluto più oscure dei nostri giorni.

Come cittadino ritengo assolutamente insensato e incomprensibile, in un momento di così grande pericolo per la democrazia e le garanzie costituzionali, abbandonare l’aula nel momento in cui l’opposizione, proprio perché tale, avrebbe avuto la possibilità di esternare il proprio rifiuto alla logica perversa che sottende le disposizioni approvate, e il non voler sottostare alla prepotenza di chi, ponendo la questione di fiducia in aula, rifiuta di soggiacere alle regole più elementari del dibattito pubblico.

Nel momento in cui ogni senatore è chiamato, nominalmente, ad esprimersi su un tale scempio delle più elementari garanzie, dire "no" è un dovere anche se si è in minoranza.

Le esprimo, dunque, il più totale e sdegnato dissenso verso un gesto che regala alla maggioranza la fiducia su un piatto d’argento, quando sarebbe stato possibile adebbitarle l’aggravante del ricatto della questione di fiducia.

Mi creda deluso.

Rispetto alla lista iniziale dei destinatari, per il momento ho notato che si sono verificati problemi nella consegna per una decina di nominativi. Non ho ancora ricevuto nessuna risposta (ma, si sa, è presto, è giovedì, e i senatori vanno tutti a casa…)

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