Orecchioni!

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Sì, dunque, si diceva che gli Stati Uniti spiano i nostri governanti e politici, ci ascoltano, intercettano ogni comunicazione (telefonate, mail, messaggi WhatsApp, Facebook, Twitter, codice Morse) parta, arrivi o sia in transito sul nostro territorio.

Anche Enrico Letta era sotto tiro. Ha detto: “Abbiamo chiesto chiarimenti al governo americano, perché attività di spionaggio di questo tipo non sono ammissibili”.

Del resto la Germania non se la passa meglio, e la Merkel ha già telefonato a Obama per lamentarsi degli orecchioni che mettono sotto controllo uno stato intero. Forse anche perché tra i telefoni intercettati c’erano i suoi.

Ma ora che ci ripenso noi non eravamo quelli che andavano a manifestare nelle piazze tutti belli tronfi e sussiegosi con un cartello recante la scritta “Intercettatemi pure” ben stretto in mano??
Non eravamo noi quelli che dicevano “Ah, io non ho nulla da nascondere, possono intercettarmi quando vogliono, io sono una persona trasparente”?
Siamo noi italiani quelli che pensano che siccome uno parla al telefono girandosi da una parte ha qualcosa da nascondere, perché se no, si sa, farebbe sentire i cazzi suoi all’universo mondo (che ne è, come d’uopo, interessatissimo).
Com’è che la gente quando deve mandare gli auguri di Natale invece di mandare il cartoncino aperto con la linguellina della busta incastrata dietro, lo chiude con la colla? Deve avere per forza dei segreti indicibili, e sicuramente è una persona poco perbene perché se VERAMENTE stesse mandando degli auguri di Natale non userebbe tutte queste inutili precauzioni.

Io non ho mai voluto essere intercettato. Ma non perché abbia qualcosa da nascondere, ma perché a chi telefono, a chi scrivo e cosa dico sono affari miei. Qualunque cosa dica, comunichi o scriva. Giù le mani dalle mie comunicazioni!

E invece abbiamo voluto fare i guappetti, rinunciare a un po’ della nostra privacy per avere un po’ di sicurezza, ma non meritavamo né l’una né l’altra.

Wikipedia torna in linea. E la protesta?

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Poche ore fa segnalavo il fatto che Wikipedia stava per mollare.

Lo ha fatto.

Le pagine di Wikipedia sono di nuovo visibili, anche se con una intestazione che ha pressoché dell’incredibile:

"Sono stati proposti degli emendamenti, ma le modifiche al disegno di legge non sono ancora state approvate in via definitiva. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l’approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia."

Insomma, siccome non si sa come andranno a finire le cose, nel dubbio si torna in linea.

Che la gente non perda l’abitudine di aggiornare a tempo di record gli ultimi avvenimenti, primo fra tutti la morte di Steve Jobs [1], con il consueto accanimento su particolari macabri e/o pietistici al limite del gossip ("Jobs lascia sua moglie, Laurene, con cui è stato sposato per 20 anni, i suoi tre figli, e una quarta figlia, Lisa Brennan-Jobs, da una relazione precedente." -non sembra proprio un periodare da enciclopedia, ma un estratto da articolo di giornale a tiratura popolare, quale "punto di vista neutrale" o quale "rilevanza enciclopedica" può rappresentare mai il fatto che Jobs abbia avuto una figlia da una relazione precedente?), che non si dica che non è stata aggiornata la pagina sul poeta svedese Tranströmer [2] insignito del Nobel per la letteratura, anche soltanto con una traduzione letterale della versione inglese [3]:

"Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: "attraverso le sue immagini dense e nitide, ha dato nuovo accesso alla realtà"." [2]

" He was the recipient of the 2011 Nobel Prize for Literature "because, through his condensed, translucent images, he gives us fresh access to reality"" [3]

Voglio dire, almeno un po’ di originalità creativa…

E la protesta? Eh, beh, la protesta, quella c’è stata per tre giorni, un po’ di visibilità Wikipedia se l’è creata, adesso che volete, che aspettino tutti la fine della vicenda o che siano solidali con i giornalisti per cui è stato previsto il carcere?? Su, via… ragioniamo… gli "opposti estremismi" non hanno mai fatto bene a nessuno…

[1] https://www.valeriodistefano.com/public/stevejobs.pdf
[2] https://www.valeriodistefano.com/public/transtromer.pdf
[3] https://www.valeriodistefano.com/public/transtromeren.pdf

Wikipedia: “Le voci rimarranno oscurate almeno fino alla mattinata del 6 ottobre”

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Wikipedia sta mollando.

Sul comunicato ufficiale di protesta contro il famigerato comma 29, di cui si  è parlato in questi giorni si legge:
"Le voci rimarranno nascoste almeno fino alla discussione alla Camera dei Deputati, prevista per la mattinata del 6 ottobre 2011"

Non è una buona notizia. Vuol dire che la protesta è stata on line solo per circa 48 ore (dalla serata del 4 ottobre, per essere più precisi) e che alla notizia di un possibile emendamento il cui effetto neutralizzerebbe il testo precedente, Wikipedia nicchia e tentenna. In breve, prende in considerazione il fatto che i contenuti possano diventare di nuovo accessibili.
Non resta che affidarci a quel "almeno" che, se da una parte è incoraggiante per il perdurare della protesta wikipediana, dall’altra rivela che una volta giunta la notizia che blog e siti web senza registrazione come testata giornalistica autonoma sarebbero fuori dall’obbligo di rettifica, a seguito di un emendamento PD-PDL, la cui discussione è prevista per questa mattina, Wikipedia potrebbe considerare scampato il pericolo.

Non è così.

Prima di tutto perché il provvedimento non ha ancora terminato il suo iter. Con i cambiamenti apportati dalla Camera dei Deputati dovrebbe approdare al Senato, dove si parla di una semplice passerella pro-forma, per il licenziamento definitivo.
Poi il tutto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e quello sarà il testo che entrerà in vigore.

Nel comunicato di Wikipedia si legge anche:

"(…) l’oscuramento di Wikipedia ha suscitato una grande attenzione da parte di media, enti, associazioni e cittadini. Alcune personalità politiche hanno manifestato l’intenzione di presentare emendamenti che porrebbero Wikipedia al riparo dagli obblighi e modalità previsti dal comma 29 del decreto proposto." [1]

Bisogna fare molta attenzione a leggere questi due periodi. Sono due affermazioni vere. Nel senso che è vero che l’iniziativa di Wikipedia di autooscurarsi ha suscitato una grande attenzione da parte dei media, ed è vero che alcuni politici hanno manifestato l’intenzione di presentare emendamenti.

Ma le due cose non sono affatto correlate e guai se fosse così.

Se la spinta propulsiva all’emendamento della legge ammazzablog fosse venuta dalla scelta di Wikipedia di autooscurare le voci dell’edizione italiana sarebbe veramente il segnale che Wikipedia può fare il bello (come in questo caso) e il cattivo tempo (come è già successo) non solo nella conoscenza in rete, ma anche e soprattutto ai piani alti della politica.

In realtà proposte di emendamento ce n’erano state anche prima della decisione di Wikipedia.

E poi l’obbligo di rettifica entro 48 ore, con le stesse modalità previste inizialmente per i blogger e i siti web amatoriali sussiste ancora per le testate registrate. Non cambia niente, se non i destinatari del provvedimento.
Non è vero che i politici non vogliono più mettere le mani sulla rete, le testate on line saranno un pullulare di rettifiche senza replica, l’informazione sarà controllata con la complicità delle norme che prevedono il carcere per i giornalisti e con quella bellissima e incoraggiante iniziativa che è il divieto della pubblicazione di intercettazioni o riassunti di esse prima dell’udienza-filtro (che, peraltro, per alcuni reati non è neanche prevista!)

Non si ammazzano più i blog, ma si ammazza comunque l’informazione. Non credo ci sia da gioire.

[1] https://www.valeriodistefano.com/public/wikipediafinoal6.png

Wikipedia si e’ messa il bavaglio

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Wikipedia è un po’ come la Confindustria, si accorge sempre all’ultimo momento che le cose vanno male, ma, fortunatamente, si sveglia appena in tempo per assistere alla catastrofe.

E così si è messa il bavaglio preventivo rendendo inaccessibili tutte le sue pagine, che rimandano al comunicato del 4 ottobre (1) (2) (3).

Lo trovo assolutamente meraviglioso.

Non so quante ore durerà questa protesta (dai contenuti peraltro condivisibili in massima parte) ma spero che si protragga il più a lungo possibile, perché sperimentare un mondo senza Wikipedia a portata di mano (ma attenzione, i contenuti sono solo nascosti, non eliminati!) può essere un’esperienza interessante.

Magari molti studenti ritroveranno il gusto di frequentare quelle cose che si chiamano biblioteche, piene di quelle cose che si chiamano libri, consultando una di quelle cose che si chiamano enciclopedie.

Lascia a desiderare la traduzione in spagnolo della pagina che riporta il comunicato:
– non si scrive "a riesgo de non poder" (4) ("non" è inesistente in spagnolo)
– non si dice "soluccionar" ma "solucionar" (5) (in spagnolo esiste la "solución", non la "solucción")
– dulcis in fundo, il "¿porque neutralizarnos? (6) (in spagnolo, il "perché" interrogativo si scrive staccato e con l’accento: ¿Por qué?)

E’ Wikipedia, bellezza.

(1) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia01.png
(2) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia02.png
(3) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia03.png
(4) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia04.png
(5) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia05.png
(6) https://www.valeriodistefano.com/public/scioperowikipedia06.png

Obbligo di rettifica: i contenuti dell’emendamento Cassinelli

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"E’ giusto mantenere il dovere di rettifica  ma non si possono equiparare i blog professionali e quelli del privato cittadino ed e’ un’illusione quella di applicare alla Rete le stesse regole" che valgono per altri mezzi. La proposta prevede l’obbligo di rettifica entro 48 dalla richiesta solo per le testate professionali e sposta a dieci giorni il termine per i blog amatoriali. E questo, a decorrere dal momento in cui il blogger ha la conoscibilita’ della richiesta. In ogni caso, non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti destinati ad un gruppo chiuso ne’ i commenti ad altri contenuti principali, in modo da rendere impermeabili all’obbligo di rettifica i profili privati sui social network. La sanzione(da 7500 a 12500 euro) e’ ridotta per i siti amatoriali da 250 a 2.500 euro. Una ulteriore riduzione (da 100 a 500 euro) e’ applicata a chi indica un valido indirizzo di posta elettronica al quale fare pervenire le richieste di rettifica."

(Roberto Cassinelli)

La sottoscrizione dei cittadini per i sette emendamenti per salvare la rete

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Ebbene si’, abbiamo un modo per disinnescare il nuovo tentativo di estendere a tutti i "siti informatici" compresi blog e siti amatoriali, la rigida regolamentazione della carta stampata in particolare relativamente all’obbligo di rettifica.
Firma per chiedere ai tuoi deputati di sostenere gli emendamenti che disinnescano il comma "ammazza-blog".

L’iter del famoso comma "ammazza-blog" è ripreso assieme a quello del ddl intercettazioni in cui è contenuto e, se approvato, prevederà che qualsiasi persona pubblichi testi in rete, anche in modo amatoriale e per ristrette cerchie di amici, possa ricevere una richiesta di rettifica quando tali contenuti siano ritenuti scomodi da qualcuno. In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro due giorni, scatterà una sanzione fino a 12.500 euro. Facile ipotizzare la possibilità di utilizzare in modo intimidatorio tale strumento: qualunque cittadino scriva in rete, non avendo un giornale organizzato con struttura legale disposta a difenderlo, sarà certamente spinto ad accettare richieste di rettifica anche se ritiene di aver scritto fatti reali, attuando cosi’ una forma di autocensura per non incorrere nella sanzione.

È fondamentale restare lucidi e assumerci la responsabilità di percorrere tutte le strade che, nel caso di approvazione della legge, quantomeno evitino la desertificazione del web italiano. Cio’ è possibile perchè, assieme all’iter sul provvedimento iniziato alla Camera nel luglio 2010 e poi sospeso in seguito alle forti pressioni contrarie, rientrano in gioco anche tutti gli emendamenti che erano stati presentati oltre un anno fa.

Ebbene 26 parlamentari (qui i nomi) di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti (leggili qui) che in vario modo cercano di limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma incriminato.

Si tratta di un tesoro inestimabile, tanto più per il fatto di avere una caratterizzazione bipartisan. Attorno ad esso abbiamo la possibilità di raccogliere la disponibilità di chi non vuole aggravare l’anomalia informativa italiana.

Qualsiasi parlamentare può, fino al momento della votazione, apporre la sua firma su tutti o solo alcuni di questi emendamenti, se li ritiene condivisibili.

Vogliamo provare a portare gli attuali 26 firmatari verso i 316 della maggioranza necessaria all’approvazione di tali emendamenti alla Camera?

Invieremo a tutti i deputati la richiesta di modifica assieme a tutte le firme.

Gentile Onorevole,

26 dei suoi colleghi di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti volti a limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma 29 del ddl intercettazioni volto ad estendere anche online la normativa sul diritto di rettifica. Riteniamo pericoloso estendere anche a contenitori amatoriali come blog o generici "siti internet" una normativa pensata per testate registrate e che appare sproporzionato applicare ad un contesto di scrittura amatoriale e rivolta a gruppi ristretti di persone.

Le chiediamo di apporre la sua firma sui sette emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione  in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l’informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.

Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.

Maurizio Paniz e i giornalisti che pubblicano le intercettazioni: “La detenzione e’ sicuramente una pena congrua”

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“Il carcere per i giornalisti è una pena detentiva sicuramente congrua per chi viola norme così importanti sulle intercettazioni”

“Io voglio sanzioni più forti rispetto a quelle prospettate ora. Una regola, se non prevede una sanzione, non viene rispettata perché non è intesa come regola. Chi pubblica atti coperti dal segreto investigativo o istruttorio  fa un doppio danno: uno alla persona interessata della quale si mettono in piazza cose che non vanno messe in piazza, un altro all’indagine che molte volte è vanificata dalla pubblicazione di atti riservati. E’ un comportamento grave e il giornalista onesto non si deve porre il problema che la sanzione sia seria e grave. Una pena detentiva è sicuramente congrua per chi viola norme così importanti”.

Il Dott. Antonio Laudati: “Le intercettazioni sono uno strumento investigativo importante ma oramai tecnologicamente superato”

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"Le intercettazioni sono uno strumento investigativo importante ma oramai tecnologicamente superato", ha dichiarato il Procuratore Capo di Bari Dott. Antonio Laudati nel corso di alcune dichiarazioni alla stampa seguite al convegno Comunicare in sicurezza tenutosi nella capitale pugliese.
E ha aggiunto:  "Basta considerare che Facebook ha fatto un nuovo plugin che e’ Places con la geolocalizzazione e quindi oggi combinandolo con Googleearth e’ possibile localizzare qualsiasi persona in ogni parte del mondo senza forma di autorizzazione giudiziaria."

Personalmente le trovo dichiarazioni un po’ inquietanti che meritano una riflessione.

Siamo in contesto sociale e politico in cui il dibattito sull’autorizzare o meno l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e telematiche nei processi e nell’informazione giornalistica ha creato e sollevato un vero polverone di polemiche, certamente non destituite di fondamento.

E’ storia dell’altroieri, ma l’opinione pubblica italiana ha la memoria corta. O, più probabilmente, quando il pericolo è scampato gli italiani non ci pensano più, archiviando il dato in una sorta di gigantesco hard disk che viene riformattato a ogni pie’ sospinto. Ma il dibattito sulla legge cosiddetta "-bavaglio" lo abbiamo vissuto tutti, se non altro perché toccava aspetti cruciali dell’investigazione e dell’informazione, dalla testata giornalistica più importante d’Italia al blogger di periferia.

Nella prima affermazione del Dott. Laudati ritengo alberghi un credo comune piuttosto duro a morire, ovvero il fatto che uno strumento (di tipo investigativo, in questo caso) sia tecnologicamente superato solo perché ne esistono altri che permettono o permetterebbero di bypassarne i limiti intrinseci.

E’ quello che pensiamo tutti, in fondo. Il vecchio cellulare è superato perché fa solo le chiamate e manda gli SMS, quelli nuovi fanno le foto, i filmati, si collegano a Internet e possono avere la radio o il lettore MP3; la vecchia automobile a benzina non va più bene non perché non vada bene in sé ma perché adesso ci sono motori nuovi, magari a gasolio; il televisore un po’ bombato e cassone cede il posto agli ultrapiatti anche se funziona benissimo e serve egregiamente allo scopo di visualizzare le immagini trasmesse da questa o quella emittente televisiva, in analogico o in digitale.

Non mi pare che per il solo fatto, ad esempio, che in un contesto investigativo sia possibile "mappare" il DNA di una persona che ha bevuto da un bicchiere, lo strumento investigativo delle vecchie impronte digitali da acquisire con il pennellino sia da considerarsi "tecnologicamente superato".
Le stesse intercettazioni vengono registrate o sono conservate ancora su nastri magnetici, uno strumento analogico, tecnologicamente superato.
Ma non è detto che solo per questo non si possano usare i vecchi Revox a 7,20 o 3,60 pollici al secondo.

Facebook e alcune applicazioni ad esso connesse hanno permesso di risolvere svariati casi giudiziari. Lo stesso Dott. Laudati ne cita alcuni: "Chiara Brandonisio, abbiamo identificato l’assassino attraverso Facebook per le sue chat; abbiamo revocato gli arresti domiciliari a un detenuto che ha condiviso foto di una festa di compleanno a casa sua; per il processo di Altamura abbiamo localizzato il covo dove si nascondevano i killer attraverso Facebook, perche’ chattavano su Facebook. Adesso una nuova frontiera e’ lo spaccio di stupefacenti"

Ma c’è comunque qualcosa che non mi torna e mi sembra contraddittorio.

Il punto non è, evidentemente, usare Facebook per le indagini perché è un mezzo che permette di scoprire fatti e circostanze per i quali le intercettazioni erano uno strumento più o meno limitato, sotto il profilo tecnologico. Il punto è usare Facebook perché con questi strumenti si può agire anche "senza forma di autorizzazione giudiziaria". E probabilmente è questo ciò che mi ha trovato un po’ interdetto: il fatto che sia possa intercettare (legittimamente, non ci sono dubbi) chiunque evitando quel filtro che viene rappresentato dall’autorizzazione di un terzo soggetto giuridico, pone, a mio personale modo di vedere, il cittadino a un rischio molto maggiore.

Il Dottor Laudati ha concluso: "La globalizzazione  si gioca su tre punti: la globalizzazione del mercato, la globalizzazione della comunicazione e la globalizzazione del diritto. Tre velocita’ completamente differenti: quella del mercato viaggia a 300 all’ora, quella della comunicazione a 250, quella del diritto un diesel, a 10 all’ora. E’ la sfida che affrontiamo."

Mi spiace molto non vedere nelle parole del Dott. Laudati il punto più importante, quello della conoscenza, che dovrebbe essere quanto di più globale dovrebbe esseci nella società attuale.
E mi pare che quello del diritto possa e debba continuare a marciare, da buon vecchio Diesel, a 10 Km/h, perché in ballo ci sono le garanzie di ogni cittadino sull’autostrada del vivere, e non ci si può permettere il lusso di investire qualcuno sulla corsia di sorpasso solo perché si viaggia a una velocità superiore.

Il popolo dei post-it scende in piazza accanto alla casta dei giornalisti. Quello dei blogger resiste!

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Sono in piazza, dunque, quelli che si mettono un post-it sulla bocca.

"Repubblica" ha pubblicato la foto che vi (ri)propongo a corredo di un articolo di stefano Rodotà (che è una brava persona e mi riprometto di leggere il suo intervento più tardi…).

Questi qui mi fanno paura. Sono ragazzini. Li guardo bene e mi paiono implumi, manifestanti indignati a fianco della casta dei giornalisti, connivente fino a ieri con il governo. Li vedo indifesi, ragazzi sbaragliati a manifestare contro una legge ingiusta a fianco di gente ingiusta. Perché:

– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte dipendenti da testate e quotidiani che ricevono il finanziamento pubblico a getto continuo;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte a servizio di testate ed editori il cui controllo, direttamente o indirettamente, è afferibile al Presidente del Consiglio;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte gli stessi che non disdegnano di pubblicare particolari morbosi degli eventi di cronaca giudiziaria, di spellarsi sullo zoccolo indossato dalla Franzoni nel delitto di Cogne, di scannarsi sull’orecchino di Elisa Claps pubblicando perfino le foto del cadavere e dimostrando di non avere pietà per nessuno;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte favorevoli alla clausola "riproduzione riservata" posta in calce agli articoli on line delle maggiori testate e che impedisce, di fatto, a norma della legge sul diritto d’autore, la realizzazione di rassegne stampa su eventi di attualità;
– i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte favorevoli all’obiezione di coscienza e, quindi, al carcere per la pubblicazione delle intercettazioni contenute negli atti di indagine (vedere l’AD di SKY) perché hanno dalla loro gruppi editoriali che possono permettersi il lusso di assumere difensori di grido e affrontare un processo penale e un provvedimento disciplinare, cosa che non può fare un free-lance o un blogger.

Il bavaglio colpisce anche la rete, lo sappiamo bene, con l’odiosa norma sull’obbligo di rettifica previsto per qualunque sito web. Chi non si adegua va in carcere.

E, quindi, "scusate, non mi lego a questa schiera", come disse il poeta, sto in trincea, loro possono permetterselo di scendere in piazza e proclamare, indignati, lo sciopero dell’informazione.

Ma se l’informazione fa sciopero, le idee non si astengono. Mai. Non le mie.

L’Italia dei Valori (ennesima non opposizione) e il disastro di www.italiadeivalori.be

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Va bene, ho votato "Italia dei Valori" alle ultime elezioni europee e questo non è un mistero per nessuno.

La prossima volta annullerò la scheda. O, semplicemente non andrò a votare.

Perché non posso credere che questa "unica opposizione" sia talmente credulona da pensare che il problema della pubblicazione delle intercettazioni si possa risolvere semplicemente con l’acquisto di domini e spazi web all’estero, come se l’azione del pubblicare dall’Italia e, quindi, di "spedire" dei contenuti oltre frontiera non fosse già di per sé l’illecito che la legge vuol far passare nel nostro sistema giuridico.

Non ci posso credere invece devo arrendermi.

Devo arrendermi all’evidenza che questa gente tutta internet e informazione cada miserevolmente su un concetto così semplice come quello che prevede che se risiedi all’estero e sei all’estero mentre pubblichi una intercettazione sul tuo sito estero, la cosa è legale, mentre se produci un contenuto in Italia e sei il responsabile italiano di un dominio detenuto all’estero (sì, carcerato) rispondi alla legge italiana lo stesso. Come glielo andiamo a spiegare che se si compra un dominio, ad esempio, .cn (Cina) poi non è detto che quel server sia residente per forza in Cina, anzi, magari si trova negli Stati Uniti e che se immetti in rete dei contenuti dall’Italia che vìolino le leggi statunitensi poi ti fanno un culo così?

Nulla da fare. Hanno comprato il dominio

http://www.italiadeivalori.be

No, dico, in Belgio, vi rendete conto?? Ci sono migliaia di estensioni in Internet, ma proprio il Belgio… Transeat!

Come se non bastasse, su www.antoniodipietro.it si legge testualmente:

"Inoltre, quando verremo a conoscenza di queste intercettazioni, le faremo leggere in Parlamento dai nostri deputati e senatori, in modo tale che abbiano validità di atto pubblico e possano così essere diffuse sul web."

Cioè, fatemi capire… quando venite a conoscenza di intercettazioni (cioè di un atto pubblico, pubblicamente disponibile alle parti in causa) le leggerete in auta a Montecitorio e a Palazzo Madama perché così poi diventano pubbliche (un atto pubblico che diventa pubblico) e la gente può poi pubblicarle anche se erano già pubbliche prima??

Cazzo, è roba da non credersi.

Da quando mi insegnavano gli insiemi alle elementari ho sempre saputo che se A appartiene a B e B appartiene a C allora A appartiene a C. E B che cazzo c’entra?

Se un documento è pubblico all’origine (A) sarà pubblico anche nel suo uso finale (C).

Ma se il docomento è pubblico ma non pubblicabile (A) non lo sarà nemmeno l’uso finale (C).

E secondo voi dopo la "purificazione" della lettura in aula (come si leggeva la Bibbia nelle sinagoghe) blogger, giornalisti, radio e tv potranno pubblicarle a loro volta liberamente? Ma neanche per sogno. Il blogger si vede arrivare la finanza in casa e chiude per soggiorno obbligato a Sing-Sing, una bella abbronzaturina a scacchi e viandare.

L’ennesima non opposizione si è mossa.

Gli 88 anni di Margherita Hack

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[Margherita “àkke”]

Margherita Hack ha compiuto 88 anni. E ha la lucidità, l’intelligenza, la cultura e la voglia di combattere di una ragazzina.

Dunque anche il blog di valeriodistefanopuntocò si unisce agli auguri per questa voce limpida, grazie a Dio atea, e inguaribilmente (per fortuna) toscana.

Intercettazioni: che ne parliamo a fare? La Signora Elena di Palermo a Radio Tre siamo noi

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Parlare del maxiemendamento sulle intercettazioni e sulle conseguenze catastrofiche che potrebbe avere la sua approvazione in via definitiva alla Camera è una cosa che rompe parecchio i coglioni all’opinione pubblica.

Ma come, c’è il problema dell’economia, la gente perde il lavoro, Spagna e Germania stanno approntando dei piani di risanamento economico serio e noi dovremmo parlare di problemi reali, non di queste intercettazioni che riguardano solo una parte della popolazione.

E’ sconcertante, ma la gente la pensa così.

Ieri mattina al Filo Diretto della trasmissione "Prima Pagina" di Radio Tre una ascoltatrice, Elena da Palermo, è intervenuta (rappresentando, certamente, anche se a sua insaputa, una fetta di quella opinione pubblica che non vuole sentire e che rivendica l’esistenza di argomenti di maggiore interesse -e non si vede, però, come la libertà di pensiero e di espressione, la stessa che ha permesso alla signora Elena di Palermo di esprimere liberamente la sua perplessità e di esternare perfino il non condivisibile, non debba esserlo-.

Pensate che il giornalista (Andrea Romano) conduttore di turno ("Prima Pagina" cambia conduzione una volta alla settimana) sia intervenuto ad esprimere il suo civile dissenso dal civile ma non condivisibile intervento della Signora Elena di Palermo? Macché! Non si è dichiarato d’accordo, si è dichiarato "d’accordissimo" con abbondante spreco di superlativi.

Basta parlare di ciò che si può dire e di ciò che non si può dire, a chi interessa?

Beh, a noi interessa. Voi ascoltate l’intervento della Signora Elena e il successivo commento del giornalista, rabbrividite, e cercate di resistere, resistere, resistere…

Lettera aperta ai senatori del PD che hanno abbandonato l’aula

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Come vi avevo promesso, ecco il testo della mail circolare che ho inviato a tutti i senatori e le senatrici del Partito Democratico che oggi hanno abbandonato l’aula al momento dell a votazione della fiducia sul maxiemendamento sulle intercettazioni.:

Gentile Senatrice,
Gentile Senatore,

al decisione dei senatori del gruppo del Partito Democratico (fatti i dovuti "distinguo") di non partecipare alla votazione finale sul testo del maxiemendamento sulle intercettazioni, tristemente e tragicamente approvato dall’aula in data odierna, costituisce, a mio parere, una delle pagine istituzionali in assoluto più oscure dei nostri giorni.

Come cittadino ritengo assolutamente insensato e incomprensibile, in un momento di così grande pericolo per la democrazia e le garanzie costituzionali, abbandonare l’aula nel momento in cui l’opposizione, proprio perché tale, avrebbe avuto la possibilità di esternare il proprio rifiuto alla logica perversa che sottende le disposizioni approvate, e il non voler sottostare alla prepotenza di chi, ponendo la questione di fiducia in aula, rifiuta di soggiacere alle regole più elementari del dibattito pubblico.

Nel momento in cui ogni senatore è chiamato, nominalmente, ad esprimersi su un tale scempio delle più elementari garanzie, dire "no" è un dovere anche se si è in minoranza.

Le esprimo, dunque, il più totale e sdegnato dissenso verso un gesto che regala alla maggioranza la fiducia su un piatto d’argento, quando sarebbe stato possibile adebbitarle l’aggravante del ricatto della questione di fiducia.

Mi creda deluso.

Rispetto alla lista iniziale dei destinatari, per il momento ho notato che si sono verificati problemi nella consegna per una decina di nominativi. Non ho ancora ricevuto nessuna risposta (ma, si sa, è presto, è giovedì, e i senatori vanno tutti a casa…)

Il sito della senatrice Annarita Fioroni. Che non c’e’.

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Mentre stavo sfogliando le pagine del sito del Senato della Repubblica per l’invio della mail ai senatori che hanno deciso di non partecipare al voto in aula sul maxiemendamento (ex ddl) vergogna sulle intercettazioni, mi è venuto da notare come pochissimi senatori abbiano pubblicato un indirizzo di posta elettronica diverso da quello fornito dal Senato stesso. Un numero ancora più esiguo di loro ha pubblicato l’indirizzo di un sito web di riferimento.

Tra questi la Senatrice Anna Rita Fioroni, titolare del sito www.annaritafioroni.it, a cui rimanda la pagina del Senato.

Solo che il sito contiene la pagina di installazione di WordPress e si configura come uno dei tanti tentativi della politica di venire in contatto con la base, parlare lo stesso linguaggio della politica cosiddetta "dal basso" senza tuttavia riuscirvi.

Altre occasioni sprecate. E di risposte alla mail, naturalmente, nemmeno una.

Maxiemendamento sulle intercettazioni – Senato: chi ha votato si’ e chi ha votato no

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Invito il senatore Segretario a procedere all’appello, iniziando dalla senatrice Incostante.

La senatrice Segretario VICARI e, successivamente, il senatore Segretario STRADIOTTO fanno l’appello.

(Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza la vice presidente BONINO – ore 13,06 -, indi il presidente SCHIFANI ore 13,15 -).

Rispondonoi senatori:

Aderenti, Alberti Casellati, Alicata, Allegrini, Amato, Amoruso, Asciutti, Augello, Azzollini,

Balboni, Baldassarri, Baldini, Barelli, Battaglia, Benedetti Valentini, Berselli, Bettamio, Bevilacqua, Bianconi, Bodega, Boldi, Bondi, Bonfrisco, Bornacin, Boscetto, Bricolo, Butti,

Cagnin, Calabrò, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Camber, Cantoni, Carrara, Caruso, Casoli, Castelli, Castro, Centaro, Ciarrapico, Cicolani, Comincioli, Compagna, Conti, Contini, Coronella, Costa, Cursi, Cutrufo,

D’Alì, D’Ambrosio Lettieri, Davico, De Angelis, De Eccher, De Feo, De Gregorio, De Lillo, Delogu, Di Giacomo, Di Stefano, Digilio, Dini, Divina,

Esposito,

Fasano, Fazzone, Ferrara, Filippi Alberto, Firrarello, Fleres, Fluttero, Franco Paolo,

Galioto, Gallo, Gallone, Gamba, Garavaglia Massimo, Gasparri, Gentile, Germontani, Ghigo, Giordano, Giovanardi, Giuliano, Gramazio, Grillo,

Izzo,

Latronico, Lauro, Lenna, Leoni, Licastro Scardino, Longo,

Malan, Mantica, Mantovani, Maraventano, Massidda, Matteoli, Mazzaracchio, Mazzatorta, Menardi, Messina, Montani, Monti, Morra, Mugnai, Mura, Musso,

Nania, Nespoli, Nessa,

Orsi,

Palma, Palmizio, Paravia, Pastore, Piccioni, Piccone, Pichetto Fratin, Pisanu, Piscitelli, Pittoni, Pontone, Possa,

Quagliariello,

Ramponi, Rizzi, Rizzotti,

Saccomanno, Sacconi, Saia, Saltamartini, Sanciu, Santini, Saro, Sarro, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Sciascia, Serafini Giancarlo, Sibilia, Spadoni Urbani, Speziali, Stancanelli, Stiffoni, Tancredi, Tofani, Tomassini, Torri, Totaro,

Vaccari, Valditara, Valentino, Vallardi, Valli, Vetrella, Vicari, Viceconte, Viespoli, Vizzini,

Zanetta, Zanoletti.

Rispondono no i senatori:

Astore,

Belisario, Bianchi, Bonino, Bruno, Bugnano,

Caforio, Carlino,

D’Alia, De Toni, Di Nardo,

Fosson,

Giai, Giambrone, Gustavino,

Lannutti, Li Gotti,

Mascitelli,

Pardi, Pedica, Poli Bortone, Poretti,

Russo, Rutelli,

Sbarbati.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere alla numerazione dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell’emendamento 1.1000, interamente sostituivo dell’articolo unico del disegno di legge n. 1611, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti

191

Senatori votanti

189

Maggioranza

95

Favorevoli

164

Contrari

25

Il Senato approva.

Anna Finocchiaro: il gran rifiuto

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FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Paese aveva bisogno di una riforma delle intercettazioni telefoniche. Ne aveva bisogno perché è intollerabile che sulle pagine dei giornali appaiano notizie che o sono coperte dal segreto istruttorio o non sono inerenti alle indagini e sono pubblicate soltanto per ledere la privacy e la dignità dei soggetti. (Applausi dal Gruppo PdL).

Aspetterei ad applaudire e sentirei ciò che dirò dopo. (Applausi dal Gruppo PD).

(…)

(…) voi avete colto l’occasione in un momento assai imbarazzante, diciamo così, per il Governo e per la maggioranza di nascondere agli italiani i pubblici misfatti, l’esercizio deviato dei pubblici poteri, l’uso privato e la dissipazione delle pubbliche risorse. Voi volete nascondere, voi vi nascondete. Voi non volete controllo (ma questo lo sapevamo già): il popolo che citate così spesso lo volete cieco e sordo, manipolabile. Voi vi servite del popolo quando vi serve per celebrarvi, ma lo volete bue. La privacy che dite di tutelare è la vostra, è l’ombra nella quale volete continuare…

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Finocchiaro.

FINOCCHIARO (PD). Ho finito, signor Presidente. Dicevo nella quale volete continuare a fare i vostri affari. Chi si accontenta nella maggioranza, chi fa finta di non saperlo, oggi non può non saperlo. Io che tremo – non come voi, che l’adoperate in maniera sguaiata e volgare – quando pronuncio la parola libertà, non in nome mio ma nome d’altri, vi dico che qui oggi il mio Gruppo, che mi ha dato mandato sulla base di un’assemblea che abbiamo celebrato, non parteciperà al voto di fiducia (Applausi dal Gruppo PD) e non parteciperemo perché noi vogliamo che risulti con ogni evidenza e con il rispetto sacro che abbiamo di quest’Aula e della legge il fatto che da qui comincia il massacro della libertà. (Vivi, prolungati applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Giai. Molti senatori del Gruppo PD si alzano in piedi. Commenti dal Gruppo PdL).

Anna Finocchiaro: il Partito Democratico non partecipa alla votazione alla fiducia sul maxiemendamento sulle intercettazioni

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Anna Finocchiaro ha appena dichiarato che il gruppo del Partito Democratico al Senato non parteciperà alla votazione sul maxiemendamento inerente le intercettazioni.

Vi do questa notizia praticamente in diretta (sono sintonizzato sul canale satellitare del Senato della Repubblica).

Nelle prossime ore invierò una mail a tutti i senatori del Partito Democratico protestando per questa vergognosa presa di posizione di una opposizione ruffiana e disgustosa che quando c’è da dare il segnale chiaro e netto della contrarietà, del "no", del "non ci sto", semplicemente se ne va.

Adesso sappiamo che se la legge bavaglio passerà sarà anche perché loro lo hanno voluto.

Perche’ l’opposizione al DDL Alfano sulle intercettazioni non riuscira’ mai

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Nell’opposizione dura e incondizionata al DDL Alfano sulle intercettazioni, la sacrosanta opposizione -almeno quella poca che c’è-, sacrosantemente si sta concretizzando in uno zoccolo duro (fondamentalmente rappresentato dai giornalisti e dai lettori de "Il fatto quotidiano") disposto a darsi una mano nel caso in cui qualche giornalista debba essere costretto a pagarsi le spese legali, e ad andare avanti, nonostante i divieti della legge che sarà, a pubblicare le intercettazioni e le notizie relative agli atti di indagine.

L’obiezione di coscienza va sempre incoraggiata, sia chiaro. Quello che proprio non torna e che non può tornare è l’atteggiamento della base. Si cominciano a vedere segnali inquietanti, che vanno sotto il comune denominatore dell’"intercettatemi pure (tanto non ho nulla da nascondere)".

E’ un ragionamento che è perdente in partenza, perché uno può essere una persona onesta quanto vuole ma proprio per questo dovrebbe esigere di non essere intercettato. E, magari, proprio perché non fa nulla di male, o, per meglio dire, non commette nessun reato (c’è una bella differenza tra ciò che è reato e ciò che l’opinione pubblica percepisce come tale), ha il sacrosanto diritto che quello che legittimamente (ancorché non moralmente) fa non si venga a sapere solo perché, magari, uno viene intercettato perché non sa che l’amico del cuore con cui parla al telefono è un mafioso.

Se una persona che legge "il Fatto Quotidiano" (lo leggo anch’io e ci sono abbonato, questo non significa che io debba bere per forza con piacere e gusto tutto quello che mi propinano, anzi, proprio per il fatto che lo pago mi sento in dovere e in diritto di criticarlo, dato che sono io che gli do da vivere) tradisce la moglie o il marito, non commette nessun reato, nemmeno se si tratta della persona più pervertita d’Italia. Il che non significa che il suo sia un atto accettabile da tutti sotto il profilo della "morale". Ammettiamo che il fedifrago o la fedifraga siano in contatto telefonico con persone accusate di un reato. Naturalmente saranno  indagateanche loro, o,  quanto meno, le loro conversazioni con quanti vengono intercettati saranno gioco forza trascritte, e magari anche quelle che fanno all’amante. Poi faranno parte di un fascicolo di indagine, e verranno archiviate se non emergeranno elementi di reato a carico della Traviata o del Don Giovanni di cui sopra.

Però non credo proprio che quelle persone sarebbero contente di veder trascritta o pubblicata la loro vita privata spiattellata ai quattro venti (non hanno commesso reato, hanno solo scopato con una persona che non è il partner regolarmente sposato).

Nessuno di noi ha nulla da temere se invia un cartoncino di auguri di Buon Natale a un amico, ma allora perché tutti chiudono la busta sigillandola con la colla? Perché sono cazzi nostri, ecco perché.

Il Procuratore Grasso ha recentemente dichiarato che "Se la privacy crea problema per l’ordine pubblico e fa morire delle persone credo che quello della sicurezza sia un valore maggiore della privacy". E’ una dichiarazione che mette letteralmente i brividi.

Parafrasando quel Tale, uno Stato che è disposto a far rinunciare i propri cittadini al diritto al privacy per il diritto alla sicurezza non si merita né privacy né sicurezza.

Ogni diritto è tale proprio perché immediatamente disponibile. In rete strumenti come PGP (e la sua versione-derivazione open source GPG) esistono da anni proprio perché se io voglio scrivere "Buongiorno" a un amico ma NON voglio che l’universo mondo sappia che cosa gli scrivo, l’universo mondo NON lo saprà.

E’ pauroso vedere che la libertà di dire e di criticare sia in mano a una cricca di politici che fanno le ore piccole di notte per mandare avanti un testo di legge da penitenziario psichiatrico, mentre dall’altra parte, in nome di un giustizialismo da macello, la gente è pronta a farsi sbattere in prima pagina senza saperlo.

Ma si sa, tanto la gente non ha nulla da nascondere…

Un ideale giovanile di Antonio Padellaro con l’apostrofo

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La trincea delle voci dissenzienti rispetto al ddl Alfano sulle intercettazioni in discussione in seduta notturna al Senato è affidata a pochi, anzi, pochissimi.

Si tratta di un provvedimento che dovrebbe portare l’intera opinione pubblica in piazza. Ce ne sarà, al contrario, pochissima e sgretolata, se è vero come è vero che l’editoriale di Antonio Padellaro su "Il fatto quotidiano" di oggi riporta che lui, insieme ad altri giovani giornalisti della sua generazione, credevano in "un’ideale" con l’apostrofo.

Non è la prima volta che il neonato quotidiano di Travaglio & C. cade in  questi errori marchiani, che fanno pensare  a come costoro usano la tastiera del computer (una volta era la penna) per scrivere. E’ vero, probabilmente il pezzo è stato rivisto da qualche correttore di bozze che andrebbe addetto, magari, alla raccattazione delle monnezze della redazione, è abbastanza frequente, quando si scrive, fare questo tipo di errore (spessissimo si trova in rete "un’altro" scritto con l’apostrofo), ma se da un lato Padellaro e Travaglio inneggiano alla sacrosanta disobbedienza civile alla legge bavaglio, dall’altro dovrebbero sapere, e fin troppo bene, che la disobbedienza civile si attua con strumenti che sono anche l’ortografia, ovvero quello scrivere correttamente che dovrebbe fare da contraltare a vociazionismo e al becerismo dei giornali servi.

Che poi uno dice: "E allora te? Che di errori di ortografia e di battitura ne fai tutti i giorni?"

Vero, ma io non mi faccio mica pagare l’abbonamento!

La raccolta di firme contro il DDL Alfano sulle intercettazioni e’ su nobavaglio.it

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Vi ho già parlato altrove della possibilità di firmare, assieme a Stefano Rodotà e ad altri, una petizione contro il ddl Alfano sulle intercettazioni.

Purtroppo si trattava solo di una pagina di Facebook, il che non va decisamente bene per una iniziativa del genere che riguarda tutto il paese (anche se vorrebbero farci credere che riguarda solo i giornalisti e l’opinione pubblica, come se il paese fosse fatto soprattutto da giornalisti e da opinione pubblica), oggi aggiungo che il "chiunque" generalmente inteso dalla legislazione italiana, può trovare l’appello all’indirizzo web:

http://www.nobavaglio.it

Allo stato dell’arte hanno firmato l’appello più di 61000 persone. Ma sulla partizione Windows il sito viene segnalato come portatore di un possibile malware (cioè, non è il ddl Alfano il "malware", no, è il sito, ma vi rendete conto che cazzo di paradosso informatico?). Voi usate Linux e fregatevene, sì?

Antonio Ingroia e Sandro Ruotolo a Roseto degli Abruzzi per il Premio Giuseppe Fava

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Dopo quello con Beppino Englaro, ieri sera è stata la volta di un incontro con il Dott. Antonio Ingroia, magistrato aggiunto della Procura Antimafia di Palermo.

Il Dott. Ingroia è persona indubbiamente simpatica dal punto di vista umano, ma ieri, nella stessa sala da 80 posti della Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, vuoi la cena, vuoi la stanchezza, vuoi quello che ti pare, non ha brillato.

Gli si deve il massimo del rispetto per l’altissimo compito che sta svolgendo e la vita che rischia ogni giorno, ci mancherebbe altro. Ma ho avuto l’impressione che lui e l’altro ospite illustre, il giornalista Sandro Ruotolo, che mi ricordava, non so perché, l’omino della Bialetti col suo baffo ben curato che pareva quasi finto, non abbiano saputo centrare il punto dell’analisi.

Ottimo il riferimento al ddl sulle intercettazioni, che in pratica diventa un colpo di mannaia anche sul lavoro dei pubblici ministeri che si occupano di criminalità organizzata, pur non essendo i reati di mafia contemplati nel novero delle occasioni in cui si applica la porcherìa in oggetto.

Ma quello che è mancato a Ingroia e a Ruotolo è stato il senso della portata reale dell’effetto-domino che avrà l’entrata in vigore del ddl anti-intercettazioni.
Rutolo diceva che se “a noi” (giornalisti) sono tolte le fonti documentali “a voi” (lettori, utenti dell’informazione) le notizie non arrivano.

Ed è lo stesso gioco che, ripreso da Ingroia, ha caratterizzato tutta la serata. Come se il problema vero dell’approvazione del ddl anti-intercettazioni fosse il cortocircuito che si verrebbe a produrre tra una casta attiva e trasmissiva e un’opinione pubblica passiva e gioco-forza ricevente.

Ma il punto è che l’opinione pubblica non è affatto passiva né esclusivamente ricevente. E’ attiva ed elaborante, l’informazione non è più quella che ci viene data dai cronisti di “Anno Zero” (che è certamente una trasmissione molto coraggiosa, ma pur sempre una trasmissione di regime, perché gestita dagli stessi giornalisti che vedono la conoscenza come un qualcosa che viene elargito soltanto da loro) ma quella che circola attraverso i blog e la rete.
La notizia è elaboazione, è opinione, è coscienza critica.
La notizia non è più il dato puro e semplice.
La notizia è duttile, malleabile, trasformabile, suscettibile di un valore aggiunto, quello insostituibile che la pubblica opinione gli conferisce riconfezionandola e facendola circolare nei blog, nei forum, nei siti web.

E’ possibile che nessuno abbia capito o, peggio, abbia voluto capire che chi ci rimette con questo decreto liberticida e anticostituzionale e’ soprattutto la rete con tutte le sue forme di liberta’ espressive, e che sia proprio la rete la prima vittima di questo tiro incrociato al massacro?

E, dunque, con tutta la buona volontà che ci ho messo, compresa quella di resistere a un caldo-umido terrificante, al sonno e alle strafighe da passerella, che non  mancano nemmeno quando c’è l’antimafia, non potevo essere d’accordo fino in fondo con Ruotolo e con lo stesso Dott. Ingroia.
Che stamattina hanno ricevuto il premio dedicato a Peppuccio Fava con flash di fotografi, applausi, sindaco con fascia tricolore, sai che gliene fregava a loro della mia opinione quanto meno “critica”?

Tanto non gliel’ho nemmeno potuta dire. Il moderatore, l’onnipresente Luca Maggitti, alle 11,15, ha chiuso l’incontro e la gente che aveva qualche domanda da porre ai pur numerosi ospiti, si è attaccata al tram.

L’appello di Liberta’ e Giustizia contro il Decreto Alfano per ora solo su Facebook

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Ho una stima pressoché incondizionata del Professor Stefano Rodotà, e mi auguro che l’abbiate anche voi.

 
Uomini come lui onorano quotidianamente l’Italia con la loro presenza garbata ma decisa e con la consapevolezza della cultura giuridica che si contrappone all’ignoranza e alla mallanteria di qualsivoglia orientamento politi, spaziale e/o temporale.

 
Stefano Rodotà è co-firmatario di un appello rivolto ai membri della Commissione Giustizia del Senato, affinché non diano parere favorevole al Decreto Alfano sulle intercettazioni, che avrebbe gravi e inimmaginabili ripercussioni sulla libertà di stampa, di informazione e di pensiero.

 
Da qui è sorto un appello di Libertà e Giustizia che riporto integralmente:

 
"Il continuo peggioramento del ddl 1611 sulle intercettazioni in Commissione giustizia al Senato, dove si stanno approvando gli emendamenti al testo arrivato dalla Camera, rispecchia il terrore di una Casta colta con le mani nel sacco. Imporrà tra l’altro l’assoluto silenzio sugli sviluppi più importanti delle inchieste sulla corruzione, in uno dei Paesi più corrotti del mondo: il nostro.

 
Quel testo, così come è ora, non impedisce soltanto la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, vieta anche la pubblicazione in qualsiasi forma, anche di riassunto, di tutti gli atti d’indagine, anche se non sono più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza.

Se quel testo fosse già in vigore, per esempio, le rivelazioni giudiziarie che di giorno in giorno scoperchiano la consorteria di Balducci, Anemone e company, sarebbero rimaste un segreto custodito dal potere politico anche per questo reso sempre più assoluto.

 
LeG si rivolge a tutte le forze che in Parlamento, sia nell’opposizione che nella maggioranza, hanno ancora a cuore la libera informazione, affinché si adoperino per impedire questo scempio contro la democrazia: l’approvazione cioè dell’ennesima legge anticostituzionale violentemente limitativa della libertà di informare e di essere informati. In assoluto, forse, la peggiore di tutte quelle ad oggi varate".

 
Tutto  perfettamente condivisibile e ci mancherebbe altro.

 
Ma perché lo hanno divulgato su Facebook? E chi Facebook non ce l’ha? E chi non lo vuole?? Perché devo essere per forza iscritto a Facebook, colabrodo della Privacy di cui lo stesso Stefano Rodotà è stato primo baluardo in Italia e non, ad esempio, sullo stesso sito web ufficiale di Libertà e Giustizia che appena due minuti fa si presentava così, con appena uno scarno comunicato stampa, ma di possibilità di sottoscrivere l’appello, se non si è su Facebook, ciccia?

 

 
Ma, soprattutto, perché spingere tanto il tasto sul diritto dei cittadini ad essere informati dalla stampa e da internet e non su quello di chiunque ad informare attraverso i blog, i siti web, le pagine in rete, su ciò che ogni cittadino, al di là di una logica informativa di regime (quasi tutti i quotidiani italiani percepiscono un contributo pubblico senza il quale chiuderebbero domani mattina).

 
Il salto di qualità è esattamente questo, il Decreto Alfano non mette il bavaglio solo ai giornalisti, tappando, di conseguenza, il pur sacrosanto diritto dell’utente finale ad accedere alle notizie, ma esclude, soprattutto, il cittadino dalla circolazione delle idee, dalla possibilità di produrre informazione, di dare notizie lui per primo senza il filtro della casta dei giornalisti, sfruttando l’opportunità offerta dalla rete.

 
Uno dice: ma il cittadino che possibilità ha di accedere alle trascrizioni delle intercettazioni? Nessuna, d’accordo (a parte il fatto che fino ad oggi si tratta di atti pubblici), ma la mpossibilità di leggere quegli atti può dare il via a una serie di interpretazioni successive e alternative che costituiscono la vera essenza dell’informazione, quella di formare dei liberi cittadini. Liberi anche e soprattutto di esprimersi.

L’Italia dei Valori aggira il DDL del Governo sulle intercettazioni (ma non cambia nulla)

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Lo stratagemma di Antonio Di Pietro per aggirare il ddl del Governo sulle intercettazioni, leggendole direttamente in Aula, e consentirne così la pubblicazione, almeno nei resoconti e nei verbali delle aule della Camera e del Senato, è indubbiamente ingegnoso. Si potrebbe dire, e a buon ragione, che "fatta la legge trovato l’inganno", se non fosse che non c’è nulla di ingannevole in quello che i parlamentari dell’IdV si accingono a mettere in atto.

L’inganno, casomai, risiede nella contraddizione per cui costituirebbe un illecito il pubblicare dati già pubblici, ed è quello che costituisce l’aberrazione della norma e della logica contorta che l’ha dettata. Non si tratta soltanto della limitazione del diritto di cronaca in senso strettamente giornalistico, è il divieto di far circolare fatti e documenti che sono di dominio pubblico.

I primi a pagare non saranno i giornalisti, ma la rete. Saranno i blogger coraggiosi e non sorretti da testate di grido, saranno coloro che avranno l’ardire di "passarsi" le informazioni, saranno quanti credono che la conoscenza di un dato o di un fatto ha senso solo se circola nella comunità, e che perde la sua ragion d’essere proprio quando viene relegata a mera nozione personale, "senza più neanche l’illusione del volo", come diceva Gaber.

Giancarlo Caselli e la legge sulle intercettazioni telefoniche

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"Quello delle intercettazioni è un problema fondamentale per quanto riguarda l’accertamento della verità processuale, delle responsabilità penali, e quindi la tutela efficiente della sicurezza dei cittadini."

Ascolta l’intervista di Giancarlo Caselli al blog di Beppe Grillo direttamente dal nostro lettore di MP3

I sondaggi di Repubblica e il presupposto “dovere di informare”

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Ultimamente comincio ad avere una idiosincrasia, per non dire un senso nemmeno tanto vago di schifo, verso i sondaggi, le sottoscrizioni, le petizioni on line, specialmente se promosse da quei santerellini di "Repubblica".

Che se Berlusconi va al compleanno di Noemi fondano un gruppo su Facebook e ogni giorno, on line, ti sfracassano i coglioni con titoli tipo "In 160.000 per chiedere a Berlusconi di rispondere alle domande di Repubblica".

Lui non risponderà mai e loro lo sanno benissimo, ma intanto fa scena.

E’ un modo di fare giornalismo becero e infantile, come quando all’asilo si faceva la conta per chi doveva stare in una squadra e chi in un’altra. E’ dividere il mondo e dire "ecco, vedete quanta gente è con noi?" come se le persone fossero importanti numericamente e non per quello che hanno da dire.

Sono convinto che tra quanti hanno aderito all’appello di "Repubblica" ci siano anche dei perfetti imbecilli che non hanno capito niente di quello che si chiede, ma, si sa, in Italia l’importante non è pensare ma esserci.

Adesso, il giornale della Serva ha proposto un’altra iniziativa nazional popolare denomimata "Il dovere di informare, il diritto di sapere". Mentre scrivo sono quasi 200.000 ad aver firmato, compreso Roberto Saviano, e va beh, questa gliela perdoniamo.

Ora "il diritto di sapere" è una cosa, ma "il diritto di informare" cosa significherebbe, di grazia, per lorsignori? Il diritto di poter mostrare ancora tette e culi? Quello di dirci che a Cuba il figlio di Fidel Castro è stato inCastrato da un dissidente che si è finto donna per adescarlo in chat? Vogliono continuare a riempire il giornale di tesi filosofiche metafisiche come se sia stato uno zoccolo o un atrezzo da cucina a uccidere Samuele, il figlio della Franzoni?

Oppure vogliono difendere semplicemente dei privilegi, come quello di condannare, come condannarono, unanimemente, Marco Travaglio, quando alla trasmissione di Fazio tirò fuori delle notizie sul Presidente del Senato Schifani, e loro no, non si può, non si deve dire, non sta bene, ottima la mossa di Fazio che si è dissociato, Beppe Grillo dice le parolacce, non è educato, adesso andiamo noi del Partito Democratico e facciamo tottò!

Perché le parole di un giornalista come Giuseppe D’Avanzo, poco più di un anno fa, suonano ancora come colpi di lingua alle braghe calate del potere:

"la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque".

Loro non vogliono la libertà di informare, vogliono la libertà di censurare e di servire il ducetto di turno. Dichiarandosi scandalizzati se qualcuno dice una verità.

Probabilmente con la sola rabbia di non essere stati loro a dire almeno QUELLA verità.

Le intercettazioni di Montalbano

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"Si potrebbe domandare a Tommaseo l’autorizzazione a intercettare le telefonate tra Sinagra e…"

"…e l’onorevole Di Santo? Ma in che minchia di mondo campi, tu? Nessun magistrato oggi come oggi ti concederebbe quell’autorizzazione, e d’altra parte non potrebbe manco farlo, perché questa gente sa blindarsi bene, deve prima domandare l’autorizzazione al parlamento. E aspetta e spera che gliela concedono!"

Montalbano lo stava a sentiri con una speci di stanchizza crescente. Pirchì erano paroli che avrebbe detto lui stesso.

(Andrea Camilleri, La danza del gabbiano, Sellerio, 2009)

Franchi tiratori

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L’Italia dei Valori, dopo il voto alla Camera che dà il via a una delle leggi più orrende e vigliacche della storia della Repubblica, ha protestato in aula espondendo scritte e annunci mortuari sulla fine della libertà di informare e di essere informati.

E’ tutto vero, c’è poco da fare.

Come è vero che il Partito Democratico ha chiesto e ottenuto il ricorso al voto segreto in aula. All’inizio ho pensato che si trattasse di uno di quei rari barlumi di acume politico e trasparenza, nonché di onestà intellettuale che ogni tanto attraversano anche le menti dell’opposizione più inutile d’Europa (è un po’ quello che accade con i fulmini, cadono dove vogliono…), chiedere il voto segreto per costringere i nemici interni di Berlusconi a venire fuori e dimostrare che la maggioranza non ha i numeri in parlamento perché al suo interno c’è gente che rema contro.

Un boomerang implacabile, che ha avuto il solo effetto di evidenziare che, invece, i franchi tiratori erano proprio nel PD e, più in generale, nell’opposizione (quindi, teoricamente e non solo teoricamente, anche nella stessa Italia dei Valori). Ed erano 21, mica pizza e fichi!

21 deputati che hanno tradito il loro mandato di opposizione per votare assieme al governo il diritto di farsi i sacrosanti cazzi propri senza che nessuno possa intervenire se si sta commettendo un reato.

Non che avessimo bisogno di questo dato per capire che il principale alleato di Berlusconi è il Partito Democratico, ma se c’era ancora un minimo dubbio ora ce lo siamo tolto.