Pausa di riflessione

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Una volta le pause di riflessione le prendevano le fidanzate che non volevano avere più lo spasimante di turno tra i piedi.
Le pause di riflessione non servono a niente, dunque, soprattutto quelle legate alla più becera campagna elettorale che si ricordi nella storia repubblicana. Vendola alleato del PD, Monti adorabile gaffeur che non sfonda con la Merkel, Giannino che si inventa i master, Berlusconi che abolisce l’IMU e la gente che ci crede pure. E Bersani che vincerà le elezioni ma farà governare Monti mentre Ingroia rischia seriamente di non essere rappresentato in Parlamento.
Ma la pausa di riflessione ha una sua magia. O, come dicono quelli di sinistra, un suo perché. Siamo tutti qui a “riflettere”. Ma a riflettere su cosa? Sul puro niente. E sulla inevitabile ingovernabilità che uscirà da questa tornata elettorale.
Dàtemi retta.

Ascesa e tramonto arancione di Antonio Ingroia

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Il volto del Pubblico Ministero Antonio Ingroia campeggia su un banner pubblicitario del neo-nato “Movimento Arancione”. Che, da quello che ho capito dovrebbe essere un movimento che raccoglie alcuni esponenti e militanti dell’ormai trascorsa formazione di “Rifondazione Comunista”.
Insomma, i rossi diventano arancioni. Sbiadendosi quel tanto che basta. Del resto, come diceva il Poeta, “Si muore un po’ per poter vivere”.

Dunque Ingroia. Non candidato premier (qualcuno lo vorrebbe tale, ma non ci sono ancora notizie ufficiali in proposito), ma certamente testimonial di un movimento. Il solco della scia di Beppe Grillo viene imitato da molti, evidentemente. Qualcuno ci mette la faccia, il nome, l’immagine, la credibilità, l’esperienza. Per fare andare avanti altri, magari giovani, magari pieni di speranze, di scarsa preparazione politica ma di onestà di fondo. In breve, nulla di nuovo sotto il sole.

Ora, il banner evidenzia frasi come “Io sarò con voi” che hanno un suono e un retrogusto vagamente religioso.

C’è una sorta di odore di santificazione di un magistrato, e sono pienamente convinto che ergere un magistrato a vessillo della battaglia politica sia una sconfitta sia per la magistratura che per la politica. Soprattutto è una sconfitta per quella divisione e separazione dei poteri dello stato che dovrebbe essere uno dei cardini della nostra democrazia.
Non tanto dal punto di vista fattuale (un magistrato può sempre mettersi in aspettativa mentre svolge il suo mandato parlamentare, e non esercitare per quel periodo) quanto da quello dell’opportunità: un magistrato potrebbe, da parlamentare, proporre o modificare delle leggi che, poi, una volta cessato il mandato, applicherà nell’esercizio della sua diversa e separata funzione.

Non è il caso di Ingroia, se è vero che non si candiderà.
Anche perché immagino che il Dottor Ingroia in questo momento abbia altri problemi. La Corte Costituzionale ha accolto l’eccezione presentata dal Presidente della Repubblica sulle intercettazioni telefoniche a cui Napolitano è stato sottoposto in maniera casuale, a proposito della cosiddetta trattativa Stato-Mafia.
Facendo parte Ingraia della Procura della Repubblica indagante e a cui la Consulta ha dato torto, mi pare che una sentenza di questo genere non giochi particolarmente a favore dell’immagine politica di Ingroia.
Si tratta di un nodo centrale che non può e che non deve essere sciolto.

Perché delle due l’una:
a) o Ingroia e la Procura (che, immagino, avranno avuto modo di difendersi compiutamente e adeguatamente, nonché di ribadire le proprie posizioni) sono stati sconfessati nel merito delle loro argomentazioni, e questa è democrazia;
b) o si dovrebbe presumere uno scenario di fantagiustizia, secondo il quale i poteri dello stato sarebbero dominati e soggiogati da una volontà superiore che ne influenzerebbe (il condizionale è d’obbligo) decisioni e pensieri.

Invece no, viviamo in uno stato di diritto. E secondo questo stato di diritto Ingroia ha torto. Io stesso volevo e avrei voluto che i testi di quelle intercettazioni venissero pubblicati. Ma io sono un privato (e provato!) cittadino che esprime le sue opinioni, Ingroia fa parte di una delle parti in causa e si pone (o viene posto) come modello politico in un arancione, che assume la colorazione del tramonto prima ancora dell’alba.

Facile difesa di Antonio Ingroia

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Difendere il Pubblico Ministero Antonio Ingroia dalle affermazioni dell‘Associazione Nazionale Magistrati prima e del Consiglio Superiore della Magistratura poi è facile come vincere una partita a briscola con asso, tre e re di mano e l’avversario incartato con i carichi.

E non tanto perché sia necessario entrare nel merito della “psicosi degli attacchi”, della “necessaria imparzialità”, del “silenzio è d’oro” (se il silenzio è d’oro la libertà di parola è platino!), al fatto che Vietti abbia dichiarato che «al momento nessuno ha chiesto l’apertura di un fascicolo» nel confronti di Ingroia (e vorrei anche vedere il contrario!) dei “comportamenti oggettivamente politici” che sono stati contestati a Ingroia.

Ma perché è necessario ribadire un punto. Ovvero chiedersi se un magistrato, quando è fuori dall’esercizio delle sue funzioni, possa esternare il suo personale pensiero politico, etico e filosofico dove gli pare e come gli pare.
Oppure se un insegnante, per il solo fatto di essere insegnante, non possa, ad esempio, fare attività politica, sindacale, criticare il sistema dell’istruzione se non gli sta bene, una volta che è fuori dall’aula in cui insegna, si veda il caso, matematica, storia, o chissà cos’altro.
Oppure se un ufficiale giudiziario, quando termina il suo servizio, non possa avere le sue opinioni sul governo del Paese e, magari, mandare una vibrata protesta sotto forma di lettera al giornale locale. O fare un intervento alla radio, alla TV, aprire un blog in internet, commentare un tema caldo sulla sua pagina di Facebook.

Qui non ci sono dubbi: tutti questi comportamenti non solo sono possibili, ma DEVONO continuare ad essere possibili.

Nel caso di Ingroia, poi, si andrà a valutare nello specifico quello che esterna sulla trattativa stato-mafia. C’è un segreto istruttorio? Benissimo, ma esistono delle carte che sono già pubbliche e su ciò che è pubblico sì, si può parlare. Ma questa falsa corrispondenza tra l’esprimere delle opinioni e fare politica “è un Dio ch’è morto”, per dirla con Guccini (no, perché va specificato che è una citazione, se no poi la gente si indigna).

E si vuole aprire un fascicolo per cosa? Perché uno parla? Perché uno dice delle cose? Perché uno si esprime? Perché partecipa a un dibattito? Perché discute dei temi che hanno a che vedere con la propria attività di magistrato? A me sembra normale che lo faccia.

Ci si chiede se un magistrato che esterna continuamente il suo pensiero possa anche rimanere imparziale: “se è un buon magistrato sì. Se la sua imparzialità viene minata, è un cattivo magistrato, indipendentemente dal luogo in cui manifesta il suo pensiero.” (Antonio Ingroia)

La distrazione massmediologica di massa e la trattativa stato-mafia

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Tratto da www.corriere.it
Screenshot da www.ilcorriere.it

Il Pubblico Ministero Antonio Ingroia, con ogni probabilità, è già in Guatemala. Procuratore capo e altri magistrati della Procura di Palermo potrebbero venir messi sotto procedimento disciplinare per gli stràscichi delle indagini sulla trattativa stato-mafia. Di cui, peraltro, non si sente parlare.

Siccome in Italia se di un fatto non ne parlano tutti vuol dire che non interessa a nessuno, ecco che si parla di altro. E’ il sempiterno tentativo di sviare l’attenzione da un fatto (l’indagine, i documenti pubblicati e le opinioni connesse) a qualcosa di diverso, perché così, notoriamente, il fatto “sparisce”.

Quando qualcosa avviene sotto gli occhi di tutti esiste. Se la gente non lo guarda, allora vuol dire che quella cosa non c’è. Per cui, quello che c’è è il dibattito sul fatto che Carolina Kostner abbia o no perdonato il fidanzato che ha fatto uso di doping, il come mai la Minetti si sia messa per due volte e in due occasioni lo stesso vestito e che Belén e il moroso sono stati denunciati per rapina.

Qui non si tratta di dare ragione o torto a dei magistrati inquirenti (che mi risultano essere PARTE nei processi). Qui si tratta di riportare un’informazione essenziale su un fatto gravissimo (una presunta trattativa tra stato e mafia non è “acqua da occhi”, come diceva la mi’ nonna Angiolina). E se questa informazione non viene data, con il collasso olimpico in primo piano, le ondate di caldo dai nomi storico-mitologici, e l’inevitabile gossip ferragostano, se non viene mantenuta vigile l’opinione pubblica è segno che anche giornali, radio, TV e web sono incatenati a logiche di deviazione e di distrazione. Se un solo quotidiano (che, oltretutto, non percepisce il finanziamento pubblico) contro tutti gli altri (che il finanziamento pubblico lo percepiscono e come) ne parla, questo è già un dato macroscopico, indipendentemente da quello che si possa pensare di quel quotidiano o di quel giornalista. Se sono notizie false, l’ho detto, quel quotidiano dovrebbe sparire dalla faccia della terra, i suoi giornalisti mandati a raccogliere i pomodori nei campi, e i magistrati che vi indagato cacciati con disonore da tutte le scuole del Regno. Ma se le notizie sono vere allora è diritto del cittadino attingervi e avere una pluralità di voci che contribuiscano alla sua visione personale delle cose di cui si sta parlando.

Ci stanno togliendo la possibilità di criticare Ingroia per le sue esternazioni personali e politiche, ci stanno togliendo il diritto di non essere d’accordo con lui (ad esempio, che potrebbe essere un bisogno sentito da una parte della pubblica opinione). Ci stanno togliendo i nostri interlocutori proprio nel mentre stanno dicendo qualcosa. Non mi è mai capitato di parlare con qualcuno che sta facendo qualcosa che abbia una prospettiva di durata di qualche anno e il giorno dopo ritrovarmelo in Guatemala (“Come mai?” “Eh, sai…”). Io voglio Ingroia non perché mi interessi stare dalla sua parte, tutt’altro, ma, paradossalmente, proprio perché non voglio stare da nessuna parte, neanche dalla sua. Non mi interessa niente se era un pubblico ministero troppo “esposto”, è un suo diritto esternare il suo pensiero, e se lo fa può essere criticato come qualunque altro cittadino. Ma ci stanno togliendo gli interlocutori e il materiale di discussione da sotto al naso.

Ci stanno togliendo questo, e probabilmente molto altro. Ma cosa ce ne frega a noi, tanto abbiamo le Olimpiadi…

Il CSM vota a maggioranza il trasferimento di Ingroia in Guatemala

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La cartina geografica del Guatemala da it.wikipedia.org

E mentre noi facciamo i gagaroni dilettandoci come tanti babbèi nelle subacquee o marinare citrullàggini, ecco che il Consiglio Superiore della Magistratura ha votato a maggioranza di 17 membri, con 4 contrari e due astenuti il trasferimento del Pubblico Ministero Antonio Ingroia in Guatemala.

Ma noi possiamo continuare a giocare coi secchiellini e le palettine, beninteso…

Dichiarazioni estive di Di Pietro e Casini

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Antonio Di Pietro e Pieferdinando Casini

Di Pietro ha affermato, in un’intervista al “Fatto Quotidiano” di oggi, che nei confronti di Napolitano “fossi ancora pm chiederei una condanna politica”.

Ipotesi quanto meno bizzarra perché:
a) i pm non chiedono condanne politiche, chiedono condanne tout-court e l’applicazione delle pene relative;
b) Di Pietro non è più un pm per sua scelta;
c) Di Pietro si dimentica che le condanne politiche le può chiedere proprio ora che è un politico.

Al contempo Casini, parlando di Ingroia ha dichiarato: “sicuramente è il giudice più imparziale del mondo, ma io tra le mie mura domestiche ho il diritto di dire quello che penso” e “Se dovessi essere giudicato da Antonio Ingroia avrei qualche preoccupazione in più”.

Ora, il punto è che Ingroia non è un giudice e, come tale, non giudica, ma chiede a un giudice terzo di emettere delle condanne (o anche delle assoluzioni, se del caso).
E Casini, finché non commette reato ha il diritto di dire quello che pensa nonsolo tra le sue mura domestiche, ma anche fuori. Solo che, come tutti, può essere tranquillamete criticato per quello che dice.

Piccoli esempi di politica estiva spicciola.

“Guatemala Guatemala (maremma maiala!)”

Il PM Antonio Ingroia
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Il PM Antonio Ingroia
immagine tratta da giacomosalerno.wordpress.com

Il ministro della Giustizia Paola Severino ha espresso parere favorevole per la collocazione fuori ruolo del PM Antonio Ingroia che potrebbe valutare l’ipotesi di partire per il Guatemala e accettare l’offerta dell’ONU per l’analisi criminale contro l’impunità.

Promoveatur ut amoveatur?

 

Antonino Ingroia: siamo all’anno zero della legalità

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“Siamo ben oltre le leggi ad personam e l’assedio alla libertà d’informazione. Siamo all’anno zero della legalità, al deserto dei diritti. E’ in atto un tale meccanismo di assuefazione che neanche ce ne accorgiamo… il diritto all’informazione non è dei giornalisti ma dei cittadini.”

Antonino Ingroia, PM antimafia di Palermo