Le Istituzioni hanno paura di internet

La rete, questa sconosciuta. Questo mezzo di comunicazione che produce paura, come tutto quello che non si può fermare, come tutto quello che vorremmo non ci fosse, come tutto quello che permette alla gente di sfuggire ai controlli tradizionalmente intesi. E se la rete è sconosciuta, la rete diventa, automaticamente (e non potenzialmente) dannosa.
Non esiste ancora, soprattutto ai più alti vertici dello Stato e, più in generale, nella visione del legislatore, l’immagine della rete come società, per cui le leggi che valgono nella società sono trasferibili perfettamente anche nella rete, no, la rete è diventata, nell’immaginario politico prima ancora che in quello dell’opinione pubblica, luogo privilegiato di interesse per i comportamenti del singolo. Tutto ciò che è fatto in rete assume una valenza amplificata, come se fosse più grave di ciò che succede nella vita quotidiana.

Una precisazione: io non ce l’ho affatto con la presidente della Camera Boldrini, come la frequenza di post su di lei potrebbe far credere. Molto semplicemente non condiviso una virgola di quel che dice, fa, pensa. Lei ha tanti mezzi per diffondere il suo pensiero, io ho solo il mio blog. Abbiate pazienza.

Laura Boldrini, dunque, ha scritto sulla sua pagina Facebook queste osservazioni che riporto, integralmente, evidenziandole in grassetto.

La violenza contro le donne continua a mietere vittime. In questi giorni altri due casi di femminicidio: Cristina Biagi uccisa il 28 luglio, Erika Ciurlia il giorno dopo. Una violenza che non ha confine e che passa anche attraverso la rete, non solo in Italia.

La violenza a cui si riferisce la Boldrini, probabilmente, è da cercare in alcuni interventi pubblicati prima dei delitti dai presunti assassini su Facebook. Interventi che facevano chiaramente presagire quello che sarebbe avvenuto di lì a poco e che nessuno è stato in grado di scongiurare (ci sarà ben stato qualcuno che avrà visto quei post tre ore prima dell’omicidio, no? Macché, tutti zitti, tutti facebookianamente omertosi). Ma il punto non è la rete, evidentemente, quanto, piuttosto, tutte le modalità di comunicazione possibili tra un assassino e la sua vittima designata. Quante telefonate, quanti SMS avrà ricevuto la donna prima di morire? Ma, ecco, del telefonino non parla più nessuno, quello non fa paura. Eppure è lo strumento preferito dagli stalker. Una volta si usavano le lettere anonime di minaccia. Si usano ancora, non so quante ne riceveranno i deputati della Camera, ma se ne parla pochissimo. Facebook, dunque, come quintessenza del pericolo in internet, ma non solo.

In Inghilterra, ben 60mila persone hanno firmato una petizione on line perché su Twitter venga inserito un ‘tasto’ per segnalare abusi …e violenze verbali. Dopo la mobilitazione di massa, il social network si è impegnato a provvedere. A portare avanti questa battaglia è stata Caroline Criado- Perez, una nota attivista per i diritti delle donne, vittima di pesantissime minacce sul suo profilo.

La rete fa quello che l’Italia non riesce nemmeno a recepire. Sono bastate 60.000 persone perché Twitter facesse suo uno slancio di indignazione fortissimo, e tutto questo in pochissimi giorni.
In Italia “Il fatto quotidiano” sta portando avanti una raccolta di firme contro lo sfregio della Costituzione perpetrato da parte dei partiti di Governo. Le firme raccolte ad oggi sono 160.000. Eppure non c’è stata nessuna risposta a livello istituzionale. Che cosa avrebbe da dire la presidente Boldrini su questo?


Per quale motivo non viene inserito un “tasto” legislativo che permetta di mantenere inalterato il senso della nostra carta?
Sono 160.000 persone, dicevo, e il loro numero è destinato ad aumentare. Eppure è come se non ci fossero. La rete, attraverso la quale hanno manifestato la loro adesione, è “virtuale”. E’ come se non esistessero. E il problema è Twitter??

Anche nel nostro Paese, molti, specialmente donne, subiscono minacce on line e alcuni giovani sono arrivati a togliersi la vita a causa del dileggio in rete.
La mobilitazione collettiva, in Inghilterra, ha aiutato ad ottenere risultati per aumentare la tutela sul web. In Italia questo tema viene percepito, da alcuni, come un tentativo di censura.
Cosa ne pensate dell’esperienza inglese?

Sarebbe stato confortante avere i dati che riguardano le persecuzioni di reati come l’istigazione al suicidio (che mi pare ancora perfettamente contemplato nel nostro codice penale), sapere cioè quante persone, dopo un giusto e regolare processo, sono stati riconosciuti colpevoli di crimini come quelli richiamati dalla Presidente Boldrini.
Ma questi dati non ci vengono proposti. Come mai?
E perché la cosiddetta “tutela del web” viene vista come un tentativo di censura? Perché diventerà troppo facile per chi usa Twitter segnalare qualcuno per una parola fuori posto o, ancor meno, per una opinione non gradita. Si premerà il bottoncino e quello sparirà, non avrà più la possibilità di esprimersi su quella piattaforma. Non è uno strumento di tutela, è uno strumento di delazione e di giustizia sommaria. Ecco cosa penso dell’esperienza inglese.

Abbiamo leggi per tutelarci e magistrati per applicarle. Adesso.

73 Views

Pentangle

Il miglior gruppo inglese di tutti i tempi sono stati i Pentangle. Un po’ perché loro i Beatles li prendevano volentieri di tacco, un po’ perché lo dico io.

La formazione originale era composta da:

Jacqui McShee (voce -e che voce!-)
John Renbourn (chitarre e voce)
Bert Jansch (chitarre e voce)
Terry Cox (percussioni)
Danny Thompson (bassi).

Il repertorio riprendeva brani della tradizione inglese rimaneggiandoli in chiave jazz, rock, blues sempre con una professionalità e una conoscenza musicale che faceva spavento.

La voce di Jacqui McShee, una delle più limpide, pure e cristalline del panorama europeo, è stata decisamente ineguagliata per decenni.

I cinque, poverini, come si può anche vedere nella foto che accompagna queste accorate note di rimembranza leopardiana, erano quello che si suol dire brutti come il peccato. Ma chi se ne fregava, si dovevano ascoltare i loro dischi, mica guardarli in faccia.

Anche se in certe incisioni ricavate da da contributi per le televisioni di mezza Europa ci si rende conto che i cinque erano sempre in grado di ripetere dal vivo l’alchimia musicale del vinile, che non c’era nulla di ricercato se non la loro ricerca.

Difficile trovare un brano esemplare da cui trarre alcuni secondi esemplari per dare un’impressione esemplare dei Pentangle senza ledere diritto d’autore (certamente non esemplare) e soprattutto senza spezzare l’incanto di alcuni pezzi.

Cerca che ti ricerca, ponza che ti riponza, ho oprato per l’ultima strova di"Lord Franklin", nell’incisione che ne fecero in "Cruel Sister", album graniticamente folk.

John alla chitarra canta una delle più famose ballate inglesi. Jacqui gli fa un ricamo che se non è esaustivo delle sue doti vocali, certamente rende appena appena l’idea.


"So now my burden it gives me pain
For my long lost Franklin I would cross the main.
Ten thousand pounds would I freely give,
To say on earth that my Franklin do live."

John esegue spesso questo brano nei suoi concerti da solista.
90 Views

1 settembre 1939 – Settant’anni dall’inizio della seconda guerra mondiale

 
Il primo settembre cadrà il settantesimo anniversario dell’invasione della Polonia da parte di Hitler e l’inizio della seconda guerra mondiale.

La scuola italiana, che dovrebbe essere la prima a occuparsi della ricorrenza, trasmettendola alle nuove generazioni, non se ne accorgerà. Tutte le scuole, saranno infatti impegnate nei Collegi Docenti o nelle riunioni didattiche, occasioni, come è noto, in cui gli insegnanti (quei pochi che sono rimasti) fanno bella mostra delle proprie abbronzature, dei vestiti nuovi e di tutto quanto fa spettacolo, in attesa di indossare di nuovo jeans e maglioni mangiati dalle tarme in occasione del ritorno dell’inverno.

C’è solo da sperare che in questo clima di menefreghismo totale, come cantava Claudio baglioni in una canzonetta vecchia e melensa (si sa, i cantautori quando hanno un figlio prendono l’insana abitudine di scriversi addosso), ci sia una radio che dica "La guerra è finita".

Questo è il documento della BBC ("London calling") che nel 1945 annunciava la morte di Adolf Hitler.

67 Views

I britannici alla BBC: niente Burnell, siamo inglesi!

La britannicissima BBC di Sua Maestà (Britannica!) ha incaricato la signora Cerrie Burnell di condurre un fortunato programma per ragazzi.

La signora Burnell non ha una parte del braccio destro. E non fa nulla per nasconderlo. Anzi, conduce mostrando il braccio monco senza apparenti imbarazzi di sorta.

I sudditi di Elisabetta II, invece, di imbarazzi ne hanno. Non vogliono che i loro bambini vedano quelle cose lì, chè poi cominciano a far domande ed è imbarazzante rispondere che sì, c’è gente che non ha un braccio e che può benissimo condurre con professionalità un programma televisivo.

Unanime la solidarietà della BBC alla signora Burnell.

In Italia una cosa del genere non sarebbe stata possibile, il pubblico è abituato a mandar via le strafighe dai grandifratelli, una così non l’avrebbero nemmeno assunta in televisione. La solidarietà non si esprime nemmeno nei confronti di chi muore sotto i riflettori, figuriamoci in quelli di una che sotto i riflettori ci lavora perché oltre che disabile è anche brava.

L’unico che abbiamo accettato è stato il dentone di Sordi: Ma era almeno 40 anni fa.

81 Views

84 Charing Cross Road

84 Charing Cross Road è un indirizzo di culto per chi ha il culto dei libri.

In realtà al numero 84 di Charing Cross Road oggi c’è un Wine Bar, un locale semplice, librocompatibile, piuttosto costoso e rispettabilissimo.

Ma fino al 1970 c’era la libreria di Marks & C. specializzata in libri fuori stampa. Praticamente un negozio di lusso del libro usato.

Solo che in Inghilterra un libro vecchio e usato è un oggetto delizioso e preziosissimo, una semplice edizione Collins degli inizi del ‘900 è un volume che dà un incredibile piacere al tatto e sa di vecchie biblioteche inglesi impolverate.

Alla fine degli anni ’40 una scrittrice americana, Helène Hanff iniziò una singolare corrispondenza con gli impiegati del negozio di Marks & C., lettere che, travalicando la semplice commissione libraria, rivelano un mondo fatto di persone, luoghi e libri che si isveglia a stento dalla guerra e dal razionamento imposto agli inglesi.

Quell’epistolario, pubblicato col titolo di "84 Charing Cross Road" è diventato un manifesto imprescindibile, e chi non lo conosce non ama davvero i libri, questo è certo.

Ne è stato tratto anche un film con Anthony Hopkins e Anne Bancroft, riposi in pace, un concentrato di bravura, eleganza, intelligenza e savoir-faire.

Il libro dovrebbero averlo letto tutti, senza nessuna eccezione.

Adesso a quell’indirizzo c’è una targa, questa:

ma sulla scia del successo del volumetto di Helene Hanff le librerie antiquarie (e costose!) non mancano.

Comprare un libro usato in Charing Cross Road è un’esperienza di vita.

Mi sono portato via, per sole 27 sterline (a Londra ci si mangiano si e no tre panini) due libri di Stevenson ("Familiar Studies of Men and Books" e "Memories and Portraits") che odorano ancora di legno e di spezie dal 1912, data della pubblicazione da parte di un editore dal nome involontariamente internettiano (Chatto & Windus), e "On The Art of Reading" di Sir Arthur Quiller-Couch (il professore preferito da Helène Hanff), pubblicato nel 1924 dalla Cambridge University Press.

Gli Stevenson riportano un "ex libris" che mi dice che sono stati proprietà di Hilda e Leslie Nixon, chissà chi erano. In cima una frase: "Follow the Gleam".

Mia moglie mi ha regalato un volume sui primi grammofoni e sui primi dischi de "La voce del padrone", è un libro così bello che mette soggezione a toccarlo anche se è una comune edizione moderna.

E’ bello guardare quel che resta di 84 Charing Cross Road dal pub di fronte, sorseggiando una Stella Artois (birra assai apprezzata dai londinesi).

E’ ovvio che ora Marks & C. hanno lasciato il posto a una serie incredibile di emuli. Io mi sono infilato da Henry Pordes Books Ltd., poco più giù, al numero 58. Hanno un bell’assortimento e vale anche la pena di visitare il loro sito web:

http://www.henrypordesbooks.com

Ah, l’intestatario del negozio è un napoletano che si chiama Gino Della Ragione. Of course.

121 Views

Gli inglesi hanno i piedi sporchi

Londra è una città sporcarella anziché no, ma questo non impedisce a nessuno di guardare la gente che, nella metropolitana, al mattino, si sciroppa anche un’ora e mezzo di "Tube" per andare a lavorare.

Un concentrato di migliaia e migliaia di persone che si spostano e non trovi mai un posto a sedere nemmeno a pagarlo, e i vagoni che si impregnano del proverbiale odore di uova fritte e bacon che, preventivamente, ha inzuppato i vestiti e ogni altro accessorio personale.

Londra è piena di moquette. Dappertutto.

Moquette polverosa, naturalmente, portatrice di acari grossi come elefanti, che nelle case private, negli alberghi e in ogni altro luogo di ritrovo, vengono graziate con un sonnacchioso colpo di aspirapolvere.

E come trovano un po’ di moquette gli inglesi si tolgono le scarpe e ci appoggiano i piedi sopra.

Una irresistibile tentazione che fa denudare e sporcare le estremità.

E quando non ci sono le moquette si mette un maglione per terra (o sul marciapiede) e via di plantare a callo vivo.

Fa un po’ schifo, lo so ma conosco un italiano che ha le stesse ciabatte almeno da 10 anni (sì, è Egli!!) e sul suo Linux ha l’interfaccia grafica Gnome (che questa l’hanno capita giusto quelli che usano Gnome).

109 Views