Forse non lo sai ma pure questo è amore

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E lui che t’ha portato via la donna che amavi d’un solo colpo. Un incidente, dicevano.

E lui che è ancora lì, in giro per il paese, dopo sette mesi. Sette mesi in cui hai covato una rabbia antica, un rancore infinito e la voglia di stenderlo una volta per tutte. Sette mesi in cui hai pensato e ripensato. Ne hai studiato le abitudini, i movimenti, i vizi. Lo hai pedinato e lo hai guardato in faccia, lui, l’assassino. Una, cinque, dieci, venti volte, non importa quante, serviva per imprimerti bene nella mente la faccia dell’imperdonabile.

E lui esce dal bar. E la pistola è lì, nel giubbotto. Puoi sentirla, fredda e quasi impersonale. Ma sai che non sbaglierà. Qualche parola, niente di più. E poi spari. E spari, spari e ancora spari.
E lui cade a terra. Chissà se ha avuto il tempo di pensare a qualcosa o a qualcuno. Prima c’era, adesso non c’è più.

E lui, che nessuna giustizia umana adesso potrà più condannare, è stato condannato dalla tua vendetta.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

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Paolo Attivissimo e la non-notizia del coma di Michael Schumacher

Questa mattina, su Twitter, ho avuto un breve scambio di battute con Paolo Attivissimo.

Il tema, il peggioramento delle condizioni di Michael Schumacher e la situazione di coma in cui si trova.

La mia obiezione al “rilancio” del dato giornalistico da parte di Attivissimo è stata che si tratta di una “non-notizia”. Non ho detto che si tratti di una notizia non interessante. Ho detto proprio che non si tratta di una notizia in senso assoluto.

Paolo mi ha risposto “Per te forse no. Per molti sì.”

Il problema è proprio questo. Perché una notizia si possa chiamare tale deve avere un interesse generale. Non può essere una notizia per qualcuno e per qualcun altro no.

Michael Schumacher è un privato cittadino. Non più uno sportivo. un personaggio pubblico. Ha avuto un (brutto) incidente sciistico. Suppongo che esistano molte persone che versano in gravi condizioni a seguito di analoghi incidenti.

Questo è quello che (in questo caso) distingue la notizia dalla non-notizia. Posso capire che sia interessante “per molti”. Ma “per molti” chi?? Per i tifosi? Suppongo che anche Gino Bartali ne abbia avuti, ma la notizia della sua morte non ha raggiunto tutta questa espansione mediatica.

Quindi qual è la differenza? Che Bartali la sua vita da toscanaccio l’aveva vissuta, era anziano, malato e con la pelle aggrinzita. Schumacher rappresenta il mito, oltretutto giovane, bello, ricco, spericolato, macchina della sua stessa macchina, abbronzato, che si è fatto fermare da un incidente sugli sci.

E tutti parlano del fatto che Jean Todt sia a Grenoble. Ma io lo trovo normale che una persona in coma venga raggiunta da amici e colleghi, familiari e persone che gli vogliono bene. Molta gente è venuta a trovarmi quando io ero in coma farmacologico, anche se non potevo -ovviamente- avvertirne la presenza. La notizia è questa? Cosa c’è di strano?

E perché una notizia (intesa non come dato oggettivo, ma come comunicazione di un evento di interesse) deve essere per forza una questione di sensibilità individuale? Se tifo Schumacher il suo stato di coma è una notizia e se non lo tifo non lo è??

Non funziona così, e peccato che Paolo non mi abbia dato una risposta, a parte il suo “OK!” scritto dopo lo screenshot che vedete.

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