Un altro “un’altro” su Wikinews

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unaltro

I Wiki*.* (Wikipedia e i suoi cosiddetti “progetti fratelli”)sono indubbiamente molto efficaci per far fronte alle idiosincrasie di tanti suoi utenti: hai voglia di sfoggiare tutto il tuo sapere? Vai su Wikipedia e ti sentirai anche tu autore di un pezzo di cultura condivisa; hai voglia di giocare al piccolo curatore editoriale? Wikisource te de dà la possibilità; hai velleità da professorone? Ti iscrivi a Wikiversità e il gioco è fatto. Tutto libero, tutto gratis, tutto a portata di mano, tutto orrendamente fasullo.
E chi è che non ha mai sognato di fare il giornalista almeno una volta nella sua vita? Niente paura, c’è un rimedio anche per quello. Si chiama Wikinews ed è una specie di Wikipedia delle notizie. C’è tutto, non manca nulla, la pagina principale, il bar (chissà mai se serviranno una Coca-Cola come si deve), il portale della comunità, il link per fare una donazione (si sa che senza lìlleri non si làllera), il link alla pagina in altre lingue. Manca una cosa sola, ma è un dettaglio trascurabile: le notizie.
Sono andato, così per curiosità, a vedere quali fossero le ultime notizie pubblicate alla data di oggi: ce n’è uno dell’11 maggio sugli autobus vecchi, tutto il resto sono cronache della giornata di serie A e di serie B. Nessuno che parli del governo che Bibì e Bibò hanno in animo di assemblare (sembra in effetti un PC che ha più problemi di conflitti che altro), nessuno che riferisca sugli incidenti sul lavoro dell’Ilva, sul rinvio a giudizio nell’ambito del processo Ruby Ter di Berlusconi, ma nemmeno sulla sua riabilitazione e così via elencando gli ultimi fatti della settimana. Ecco l’elenco delle ultime pubblicazioni:
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Il dottor Claudio Marabotti e i dati sulla mortalità nel Comune di Rosignano Marittimo

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Ripubblico di seguito (perché è stata già pubblicata da il Tirreno) la lettera aperta che l’amico Claudio Marabotti ha indirizzato al Sindaco del Comune di Rosignano Marittimo sui tassi e le cause di mortalità nel territorio. Penso che la lucidità con cui Claudio espone la materia del contendere sia esemplare e mi viene da dire che è così che si scrive una lettera a un primo cittadino o, comunque sia, qualcosa che abbia la speranza e l’aspirazione di essere pubblicato da qualche parte. E siccome Claudio Marabotti è anche incredibilmente bravo in queste e in altre cose, ho deciso di dar seguito al suo scritto anche qui sul blog, così mi sento un po’ ganzino anch’io.

Egregio Sig. Sindaco, le scrivo perché lei è la massima autorità sanitaria del nostro Comune. Sono un medico, e mio padre è morto per un mesotelioma pleurico.
A fine 2014 ho visto i dati epidemiologici sulle cause di morte nella nostra zona e, nel mare di cifre che raffrontano l’incidenza di patologie osservate qui rispetto alle medie italiane, mi sono balzati agli occhi alcuni dati, che riassumo brevemente.
Mesotelioma. Nel nostro Comune c’è un eccesso marcatissimo di casi di mesotelioma pleurico. Si parla di una incidenza di oltre il 300 per cento (!) rispetto all’atteso, cioè oltre tre volte l’incidenza media italiana, sia per i maschi, sia per le femmine. In dieci anni ci sono stati 16 morti per mesotelioma pleurico in più rispetto all’attesa. Ci sono alcuni dati aggiuntivi da sottolineare su questo tema:
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Il GIP è solo: il ricorso alla Consulta del Governo per l’ILVA di Taranto

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Il Giudice per le Indagini Preliminari Anna Patrizia Todisco

Stiamo perdendo molto di più che posti di lavoro all’ILVA di Taranto o la salute dei cittadini. Stiamo perdendo lo stato di diritto.

Il Governo ha annunciato che il 17 agosto prossimo (che è un venerdì, e per giunta il venerdì successivo al ferragosto) farà visita, nella persona di ben tre ministri, alla città di Taranto,  per acquisire, tra le altre cose, gli atti con cui il Giudice per le Indagini Preliminari Anna Patrizia Todisco ha disposto il sequestro cautelare dell’acciaieria più importante d’Italia e d’Europa, e trascinare la Togata davanti alla Corte Costituzionale per verificare “se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale” (sono parole del sottosegretario Catricalà).

E’ l’ennesimo e stancante conflitto tra poteri, l’ennesima dimostrazione che il potere ha strumenti di autotutela che il cittadino comune non ha. Non credo sia mai capitato a nessuno di fare ricorso direttamente alla Corte Costituzionale, i più fortunati si sono fermati all’appello, quelli con avvocati più o meno bravi, un po’ di soldi e tempo prezioso da guadagnare sono arrivati fino alla Cassazione.

Ogni volta che vorrei dar torto a un magistrato (e i magistrati possono aver torto, o, quanto meno, i loro atti possono essere criticabili come quelli di chiunque altro) mi ritrovo sempre a dargli ragione. In particolare questa volta perché mi pare che si sia travalicato un dato che è sfuggito di mano perfino allo stesso Marco Travaglio: qui non si trascina davanti alla disciplinare un pubblico ministero che, in astratto, potrebbe aver agito non rispettando certi doveri o un certo modus operandi a garanzia dell’indagato, no, qui si attacca un giudice di merito (appunto, il Giudice per le Indagini Preliminari) che decide, sentite le parti (quindi anche la difesa delle persone coinvolte, se ce ne sono) se ricorrono o no i presupposti per procedere a un sequestro cautelativo.
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ILVA di Taranto: il lavoro vale più della morte

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Un'immagide dell'ILVA di Taranto -tratta da Lettera 43-

Io bisogna che premetta una cosa: ogni volta che qualcuno, magari indagato o inquisito, ma non necessariamente, dice “Sono sereno”, oppure “ho fiducia nell’azione dei magistrati” mi viene un brivido.

Perché alcuni magistrati, è inutile negarselo, hanno fatto svariati danni (il caso Tortora è emblematico, ma è solo la punta dell’iceberg). Forse bisognerebbe avere un po’ più di fiducia nella magistratura giudicante, ma non stiamo troppo a sottilizzare.

A Taranto c’è gente disperata che sta perdendo il lavoro per il sequestro delle strutture delle acciaierie dell’ILVA. Un sequestro preventivo arrivato troppo tardi, quando non solo i bambini non potevano più giocare nelle aree pubbliche, pena l’inalazione di polveri cancerogene, ma quando la gente moriva di cancro come le mosche e si sapeva benissimo perché.

Quando in una città si vive solo di quel tipo di lavoro, o se ne muore, è difficile capire che uno stipendio e un posto di lavoro più o meno sicuri non possono valere un ambiente o la salute di un’intera popolazione. Quindi, invece di prendersela con chi ha creato tutto questo scempio (ci sono degli indagati? Molto bene, si va e ci si costituisce parte civile nel procedimento), si potrebbe cercare di lottare per la messa a norma dell’acciaieria.
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