Un altro “un’altro” su Wikinews

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unaltro

I Wiki*.* (Wikipedia e i suoi cosiddetti “progetti fratelli”)sono indubbiamente molto efficaci per far fronte alle idiosincrasie di tanti suoi utenti: hai voglia di sfoggiare tutto il tuo sapere? Vai su Wikipedia e ti sentirai anche tu autore di un pezzo di cultura condivisa; hai voglia di giocare al piccolo curatore editoriale? Wikisource te de dà la possibilità; hai velleità da professorone? Ti iscrivi a Wikiversità e il gioco è fatto. Tutto libero, tutto gratis, tutto a portata di mano, tutto orrendamente fasullo.
E chi è che non ha mai sognato di fare il giornalista almeno una volta nella sua vita? Niente paura, c’è un rimedio anche per quello. Si chiama Wikinews ed è una specie di Wikipedia delle notizie. C’è tutto, non manca nulla, la pagina principale, il bar (chissà mai se serviranno una Coca-Cola come si deve), il portale della comunità, il link per fare una donazione (si sa che senza lìlleri non si làllera), il link alla pagina in altre lingue. Manca una cosa sola, ma è un dettaglio trascurabile: le notizie.
Sono andato, così per curiosità, a vedere quali fossero le ultime notizie pubblicate alla data di oggi: ce n’è uno dell’11 maggio sugli autobus vecchi, tutto il resto sono cronache della giornata di serie A e di serie B. Nessuno che parli del governo che Bibì e Bibò hanno in animo di assemblare (sembra in effetti un PC che ha più problemi di conflitti che altro), nessuno che riferisca sugli incidenti sul lavoro dell’Ilva, sul rinvio a giudizio nell’ambito del processo Ruby Ter di Berlusconi, ma nemmeno sulla sua riabilitazione e così via elencando gli ultimi fatti della settimana. Ecco l’elenco delle ultime pubblicazioni:

wikinews

Ogni tanto si legge qualcosa. Ma è veramente una sofferenza guardare questo progetto languire e non essere che un vorrei-ma-non-posso della Wikiconoscenza on line. E quando si legge qualcosa ecco che appaiono di nuovo gli sfondoni. E’ dal 4 dicembre 2007 che è on line un articolo intitolato “Guantanamo: nuove rivelazioni sul manuale operativo militare di Delta Camp” che contiene la versione “un’altro” con l’apostrofo al posto di “un altro” scritto correttamente. Cioè, dal dicembre 2007 i volontarissimi del progetto non si sono nemmeno resi conto di un errore madornale di ortografia (del resto la voce non viene più modificata dal 25 agosto 2010), e non c’è stato nessuno che abbia avuto un po’ di pietà nei confronti del lettore finale e abbia deciso di correggerla. Ingrati.

Non resta che archiviare anche questa versione PDF a perenne memoria y que otros se jacten de las paginas que han escrito.

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Il dottor Claudio Marabotti e i dati sulla mortalità nel Comune di Rosignano Marittimo

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Ripubblico di seguito (perché è stata già pubblicata da il Tirreno) la lettera aperta che l’amico Claudio Marabotti ha indirizzato al Sindaco del Comune di Rosignano Marittimo sui tassi e le cause di mortalità nel territorio. Penso che la lucidità con cui Claudio espone la materia del contendere sia esemplare e mi viene da dire che è così che si scrive una lettera a un primo cittadino o, comunque sia, qualcosa che abbia la speranza e l’aspirazione di essere pubblicato da qualche parte. E siccome Claudio Marabotti è anche incredibilmente bravo in queste e in altre cose, ho deciso di dar seguito al suo scritto anche qui sul blog, così mi sento un po’ ganzino anch’io.

Egregio Sig. Sindaco, le scrivo perché lei è la massima autorità sanitaria del nostro Comune. Sono un medico, e mio padre è morto per un mesotelioma pleurico.
A fine 2014 ho visto i dati epidemiologici sulle cause di morte nella nostra zona e, nel mare di cifre che raffrontano l’incidenza di patologie osservate qui rispetto alle medie italiane, mi sono balzati agli occhi alcuni dati, che riassumo brevemente.
Mesotelioma. Nel nostro Comune c’è un eccesso marcatissimo di casi di mesotelioma pleurico. Si parla di una incidenza di oltre il 300 per cento (!) rispetto all’atteso, cioè oltre tre volte l’incidenza media italiana, sia per i maschi, sia per le femmine. In dieci anni ci sono stati 16 morti per mesotelioma pleurico in più rispetto all’attesa. Ci sono alcuni dati aggiuntivi da sottolineare su questo tema:
1. il mesotelioma è un tumore amianto-correlato.
2. Il fatto che anche le donne (tradizionalmente meno esposte professionalmente agli inquinanti industriali) siano maggiormente colpite può indicare un possibile inquinamento da amianto di tipo ambientale (quindi non solo legato alla esposizione professionale-industriale).
3. I dati sulla maggiore incidenza di mesotelioma sono estremamente solidi, perché l’incidenza di questa malattia è notevolmente più alta in tutta la ASL 6 (il 250% nei maschi ed il 190% nelle femmine) verosimilmente per la presenza di altre zone industriali, come i cantieri e le raffinerie a Livorno e le acciaierie a Piombino). Ma i dati di Rosignano, dove la fabbrica Solvay rappresenta una fonte potenziale di inquinamento da amianto, sono marcatamente più alti rispetto a quelli medi dell’ASL.
Altri tumori. Nel nostro Comune è stata registrata una mortalità superiore alle attese anche per altri tumori: Linfomi non-Hodgkin (20% di incidenza in più rispetto alle attese), tumori della mammella (15% in più rispetto alle attese). Anche l’eccesso di mortalità per tumore della mammella appare un dato verosimilmente solido, perché si ripete anche nei comuni vicini (Cecina), nella zona Bassa val di Cecina e nell’intera ASL6. I dati del comune di Rosignano sono però, ancora una volta, i più alti.
Malattie cardiovascolari: la mortalità per malattie cardiovascolari è risultata maggiore nel nostro Comune, in quello di Cecina, nella zona Bassa val di Cecina e nell’intera ASL6. Anche le malattie cardiovascolari possono essere correlate all’inquinamento ambientale (molte sostanze inquinanti possono danneggiare la parete delle arterie, dando inizio ai processi di degenerazione che hanno, come conseguenze finali, infarti ed ictus). Come per il tumore della mammella, il fatto che l’incidenza sia maggiore in tutte le zone campionate rende il dato solido e probabilmente non legato a fluttuazioni statistiche casuali. Qui le percentuali di eccesso sono più basse (dall’1% al 13% rispetto alle attese), ma le malattie cardiovascolari sono talmente comuni che anche piccoli scostamenti determinano grandi numeri in termini di morti in eccesso. Nell’intera ASL6, queste percentuali di scostamento rispetto alle attese determinano un eccesso di oltre 1500 morti in 10 anni.

E’ ovvio che da queste cifre “grezze” non si può trarre alcuna conclusione, in quanto le variazioni potrebbero essere frutto del caso. Però bisogna chiarire, e bisogna farlo presto. Per chiarire ci vuole un’analisi statistica inferenziale, che risponda a questa semplice ma fondamentale domanda: “Gli eccessi di mortalità sopra evidenziati sono compatibili con il caso?” Una risposta negativa, cioè se le variazioni non potessero ragionevolmente essere imputate al caso, significherebbe che l’ambiente del nostro Comune espone gli abitanti al rischio di contrarre malattie gravi, spesso mortali; una situazione non dissimile a quella della terra dei fuochi della Campania o dell’area intorno all’ILVA di Taranto.

Non so se un simile approfondimento (per cui servono pochi giorni di lavoro da parte di un esperto in biostatistica) sia stato fatto; dal 23 gennaio (data dell’incontro con il Direttore Generale ASL) non ho più avuto notizie in merito da parte degli organi di informazione. Le chiederei quindi la cortesia di chiarire cosa è stato fatto finora e cosa verrà fatto nel prossimo futuro. Nell’attesa di una sua risposta, le invio i miei più cordiali saluti,

Dott. Claudio Marabotti

Il GIP è solo: il ricorso alla Consulta del Governo per l’ILVA di Taranto

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Il Giudice per le Indagini Preliminari Anna Patrizia Todisco

Stiamo perdendo molto di più che posti di lavoro all’ILVA di Taranto o la salute dei cittadini. Stiamo perdendo lo stato di diritto.

Il Governo ha annunciato che il 17 agosto prossimo (che è un venerdì, e per giunta il venerdì successivo al ferragosto) farà visita, nella persona di ben tre ministri, alla città di Taranto,  per acquisire, tra le altre cose, gli atti con cui il Giudice per le Indagini Preliminari Anna Patrizia Todisco ha disposto il sequestro cautelare dell’acciaieria più importante d’Italia e d’Europa, e trascinare la Togata davanti alla Corte Costituzionale per verificare “se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale” (sono parole del sottosegretario Catricalà).

E’ l’ennesimo e stancante conflitto tra poteri, l’ennesima dimostrazione che il potere ha strumenti di autotutela che il cittadino comune non ha. Non credo sia mai capitato a nessuno di fare ricorso direttamente alla Corte Costituzionale, i più fortunati si sono fermati all’appello, quelli con avvocati più o meno bravi, un po’ di soldi e tempo prezioso da guadagnare sono arrivati fino alla Cassazione.

Ogni volta che vorrei dar torto a un magistrato (e i magistrati possono aver torto, o, quanto meno, i loro atti possono essere criticabili come quelli di chiunque altro) mi ritrovo sempre a dargli ragione. In particolare questa volta perché mi pare che si sia travalicato un dato che è sfuggito di mano perfino allo stesso Marco Travaglio: qui non si trascina davanti alla disciplinare un pubblico ministero che, in astratto, potrebbe aver agito non rispettando certi doveri o un certo modus operandi a garanzia dell’indagato, no, qui si attacca un giudice di merito (appunto, il Giudice per le Indagini Preliminari) che decide, sentite le parti (quindi anche la difesa delle persone coinvolte, se ce ne sono) se ricorrono o no i presupposti per procedere a un sequestro cautelativo.

E questo giudice ha deciso che l’interesse della collettività alla salute è più importante dell’interesse dei singoli al lavoro. E’ un discorso che non fa una piega.

Due soldi di cancro non valgono l’ambaradan dell’acciaieria, lo sanno anche i bambini.

Ma su Twitter il Ministro Corrado Clini ha scritto «Devono essere bene chiare le competenze e le attribuzioni dei compito. Ognuno deve fare il suo lavoro» E la Dott.ssa Todisco lo ha fatto il proprio lavoro, non ha mica travalicato niente. Il suo compito è quello di accertare reati e, eventualmente, disporre tutte le misure necessarie affinché quei reati non abbiano a perpetuarsi nel tempo.
Si arriva all’assurdo di invocare la magistratura a ogni pie’ sospinto perché agisca, perché faccia il proprio dovere, perché la giustizia ponga fine all’avvelenamento cui soggiace una città intera e poi, quando lo fa, ci si lamenta e si trascinano quei giudici davanti alla Corte Costituzionale.

E ancora: “Partiamo dal presupposto che la tutela della salute e dell’ambiente è un valore fondamentale che anche il governo vuole perseguire e anche dal presupposto che noi rispettiamo le sentenze dei giudici. Però, alcune volte queste sentenze non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono perseguire (…)”.  In breve: il GIP ha esagerato. Ma ha esagerato cosa? Se “la chiusura immediata è un fatto gravissimo” chissà che fatto grave poteva essere tenere in piedi e in funzione l’acciaieria mentre la gente continuava a morire.

Casini ha aggiunto: “affidare scelte di politica industriale del paese ai magistrati significa andare nel baratro”. Forse è appena il caso di sottolineare che i magistrati non fanno scelte di politica industriale.

E Vendola: “Bisogna togliere il proiettile dalla canna della pistola del giudice”.

Del resto, se Vendola ha aperto all’UDC qualche ragione ci sarà.

ILVA di Taranto: il lavoro vale più della morte

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Un'immagide dell'ILVA di Taranto -tratta da Lettera 43-

Io bisogna che premetta una cosa: ogni volta che qualcuno, magari indagato o inquisito, ma non necessariamente, dice “Sono sereno”, oppure “ho fiducia nell’azione dei magistrati” mi viene un brivido.

Perché alcuni magistrati, è inutile negarselo, hanno fatto svariati danni (il caso Tortora è emblematico, ma è solo la punta dell’iceberg). Forse bisognerebbe avere un po’ più di fiducia nella magistratura giudicante, ma non stiamo troppo a sottilizzare.

A Taranto c’è gente disperata che sta perdendo il lavoro per il sequestro delle strutture delle acciaierie dell’ILVA. Un sequestro preventivo arrivato troppo tardi, quando non solo i bambini non potevano più giocare nelle aree pubbliche, pena l’inalazione di polveri cancerogene, ma quando la gente moriva di cancro come le mosche e si sapeva benissimo perché.

Quando in una città si vive solo di quel tipo di lavoro, o se ne muore, è difficile capire che uno stipendio e un posto di lavoro più o meno sicuri non possono valere un ambiente o la salute di un’intera popolazione. Quindi, invece di prendersela con chi ha creato tutto questo scempio (ci sono degli indagati? Molto bene, si va e ci si costituisce parte civile nel procedimento), si potrebbe cercare di lottare per la messa a norma dell’acciaieria.

Oggi la gente blocca un’intera città perché il lavoro vale ben più della morte, ed è un comparativo di maggioranza inquietante.