Il professor Emanuele Castrucci dell’Università di Siena elogia Hitler su Twitter

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«Hitler, anche se non era certamente un santo, in quel momento difendeva l’intera civiltà europea»

“Vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto contro i veri mostri che oggi vi governano dominando il mondo.”

(Emanuele Castrucci, professore di Filosofia del diritto e filosofia politica, Università di Siena)

 

“Caro @marcocongiu, il Prof. Castrucci scrive a titolo personale e se assume la responsabilità.
L’Università di Siena, come dimostrato in molteplici occasioni, è dichiaratamente anti-fascista e rifugge qualsiasi forma di revisionismo storico nei confronti del nazismo.”

(Francesco Frati, rettore dell’Università di Siena, tweet del 1 dicembre 2019)

Trovo vergognose le esternazioni revisioniste e neonaziste del Prof. Castrucci. Tali affermazioni infangano il nome di USiena, che ho intenzione di difendere. Ho dato mandato agli uffici di attivare i provvedimenti conseguenti alla gravità del caso.

(Francesco Frati, rettore dell’Università di Siena, tweet del 2 dicembre 2019)

 «Posso solo dire che mi sono limitato ad esprimere un giudizio storico personale avvalendomi, al di fuori della mia attività didattica, del principio di libertà di pensiero che, come ben sa, è tutelato costituzionalmente»

(Emanuele Castrucci – Dichiarazione a Corriere.it)

Il “Manifesto” della razza nel giorno della memoria per Wikipedia e Wikisource

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Che, voglio dire, dopo aver regalato qualcosa come due euro a Wikipedia (non so se vi ho già scritto che ho fatto una donazione involontaria di due euro a Wikipedia) uno dovrebbe avere a maggior ragione il diritto di consultarla, se non altro per vedere le inesattezze e le macroinutilità che pubblica e denunciarle sul suo blogghino striminzito. Davide contro Golia, ma anche le frombolate sortiscono qualche effetto, talvolta.

Insomma, si va a vedere la pagina principale della versione in italiano di Wikipedia (con il proprio smartphone, che fa assai più figo –cosa volete, ormai il PC da tavolo non lo usa più nessuno-) e ci si trova il collegamento (“link” per i più fighetti) a Wikisource, progetto gemello di Wikipedia, la biblioteca che ripubblica testi di pubblico dominio scannerizzandoli da libri o riprendendoli da altre biblioteche sparse per il mondo (una ideona originalissima, bisogna riconoscerla, non ci aveva ancora pensato nessuno). Dico, si va a vedere quel link e si scopre che è uno “Speciale: Giorno della Memoria”, che se non mi sbaglio, era il 27 gennaio, va beh, è un po’ passata come data, ma lasciamo correre, vediamo qual è la “Rilettura del mese”: nientemento che “Il manifesto della razza” di vari autori, tutti squisitamente scienziati e intellettuali di matrice fascista e di netta appartenenza al regime di Mussolini (Guido Landra, Lidio Cipriani, Leone Franzi, Marcello Ricci, Lino Businco) che hanno stilato una sorta di decalogo delirante, ponendo al punto 7° il titolo “ E’ TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI”, decalogo che ha condotto il regime a stilare le leggi razziali del 1938 e a portare il paese nella più totale devastazione sociale, mentre ci si avviava alla follia della guerra. Il “Manifesto della razza” come lettura consigliata, che sta per oltre un mese sulla pagina principale di Wikipedia non ha nulla a che vedere con il giorno della memoria, è un documento che dovrebbe soltanto essere dimenticato, invece questi professionisti dello scanner e dell’OCR lo hanno digitalizzato e immortalato a futura e imperitura memoria, ponendo un testo che esalta il razzismo come valore, a base per la celebrazione del giorno della memoria. E ci saranno sicuramente molti che hanno applaudito o che hanno apprezzato l’operazione, magari richiamando a difesa dell’indifendibile il valore di “cultura generale” che assume il testo in una biblioteca, che non deve guardare ai contenuti, ma solo a conservare, conservare e conservare. E allora perché i colleghi tedeschi di Wikisource non mettono in linea il “Mein Kampf” di Hitler?? E’ di pubblico dominio, possono farlo, non c’è alcuna limitazione legale. Ma se non lo fanno ci sarà un motivo. E il motivo è che quel testo nuoce gravemente alla società, riporta in ballo un regime, è stato scritto dal male assoluto. Ma perché, questi simpaticoni che hanno vergato il “Manifesto della razza” erano il bene incarnato e sceso sulla terra a miracol mostrare? E non è uno schiaffatone alla religione ebraica l’accostare l’originale grafica di regime del “Manifesto” alla stella di Davide? Macché, non c’è risposta. Di più, non se ne sono neanche accorti. Il massimo che ti possono dire è che Wikipedia è un’enciclopedia aperta a tutti e che se volevi potevi intervenire facendo valere le tue rimostranze e togliere quel contenuto. Che sarebbe stato puntualmente rimesso in linea pochi minuti dopo dai servetti del regime che hanno potere di vita o di morte su chiunque corregga qualunque cosa in Wikipedia. Perché Wikipedia è così: irreprensibile, impunibile, irresponsabile. E’ una sorta di zona franca dove tutto è possibile tanto non risponde mai nessuno del proprio operato.
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Fascismi d’Italia

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Stiamo assistendo a una serie piuttosto variegata e assortita di fascismi di ogni fattura e natura.

Il fascismo è così. E’ maledettamente camaleontico e si trasforma in una serie praticamente infinita di manifestazioni (spesso della stupidità umana).

Il fascismo è, per esempio, vedere la testa della Boldrini protagonista di un pietoso e malfatto photoshop, penzolare sanguinolenta sotto una scritta che dà i brividi solo a leggersela (“Sgozzata da un nigeriano inferocito. Questa è la fine che deve fare.”), figuriamoci a metterla in pratica. Ora, indubbiamente la Boldrini è criticabile per moltissimi suoi atteggiamenti, ma non può essere oggetto di bersaglio e scaricatoio di malumori e dolori di stomaco da intolleranza dei migranti in Italia. Poi l’autore del gesto in questione è stato individuato. Si chiama Gianfranco Corsi, ha 58 anni ed è della provincia di Cosenza. Uniche armi a disposizione un computer e la schiavitù di Facebook.

Il fascismo è, sempre per esempio, tirare un sospiro di sollievo al leggere che è stato individuato l’autore del fotomontaggio contro la Boldrini e scoprire che ne è stato messo in linea un altro (perché i fascismi sono così, si riproducono per partenogenesi), in cui si vede la testa dell’ex presidente della Camera stretta da una pinza in mano a una persona col viso insanguinato. Scusatemi ma non mi va di ripubblicare questo materiale iconografico, ne avreste solo nausea. La scritta, comunque, riporta  “Giustizia per Pamela Mastropietro barbaramente uccisa e fatta a pezzi da una risorsa nigeriana amica della Boldrini”. Anche qui un computer per sparare a zero e spargere intolleranza e male di vivere. Segnalato anche qui l’autore della bravata, solo che non se ne conosce ancora l’identità. Ed è un peccato perché i fascismi dovrebbero sempre avere un nome e un cognome.
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Copyright: in pubblico dominio le opere di Adolf Hitler. Per Anna Frank bisogna continuare a pagare

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"Mein Kampf dust jacket" by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume - This image is available from the New York Public Library's Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg
“Mein Kampf dust jacket” by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume – This image is available from the New York Public Library’s Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg

Ad ogni inizio d’anno, assieme allo scintillante Concerto di Capodanno dal Musikverein di Vienna e alla sua pallida e tisica imitazione della Fenice di Venezia, va in onda il tradizionale dibattito sulla scadenza dei diritti d’autore e su quali autori siano caduti in pubblico dominio.

Per intenderci, dal primo gennaio dopo il compimento dei 70 anni dalla morte dell’autore, chiunque può duplicare, distribuire, tradurre, pubblicare e perfino vendere (se qualcuno glielo compra) un testo di quell’autore.

I conti sono semplici: dal 1 gennaio 2016 sono di pubblico dominio gli scritti di tutti coloro (non necessariamente scienziati o letterato o filosofi) che sono morti nel 1945. Tra cui quella bella faccia di Pasqua dello zio Hitler. Dura lex sed lex, ma se qualcuno intraprendesse (e non è detto che qualcuno non l’abbia già intrapreso) la trascrizione del “Mein Kampf” e la sua messa in linea sarebbe perfettamente legittimato a farlo. Ovviamente in tedesco. Ma, ugualmente, se qualcuno conoscesse così bene il tedesco da essere in grado di tradurre in modo decente tutto il libro, potrebbe metterne in linea una versione in italiano, in francese, in inglese, o quello che sia.
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“Deutschland ueber alles” e’ un verso caro al passato nazista: la Merkel gelida davanti a una presunta gaffe del presidente cileno

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Noi tedeschi (di nascita, di adozione, effettivamente resideti, federali o "ex democratici dell’Est) siamo gente strana.

Il problema è che l’aver dato vita sulla scena internazionale al Nazional-Socialismo e aver prodotto un tangherino mica da ridere come lo zio Hitler (livornese: "Itle’") non ci fa proprio onore e ce ne vergognamo profondamente, imbarazzandoci in modo a volte davvero esagerato, sempre e comunque. Il senso di colpa non è una caratteristica dei Paesi a maggioranza cattolica, evidentemente.

Poi si scopre che Hitler non era tedesco, bensì austriaco. Ma anche questo non è che ci aiuti gran che.

Ieri il Presidente cileno José Piñera, in visita in Germania, ha scritto sul libro dei visitatori la frase "Deutschland ueber alles!". Gelo della Merkel che ha sottolineato che quella frase era legata al passato nazista della Germania.

Senza ricordarsi, probabilmente, che quella frase era stata scritta da August Heinrich Hoffman e che fa parte del testo in versi dell’inno nazionale tedesco, regolarmente eseguito in ogni occasione pubblica in cui la Germania sia presente. Comprese le partite di calcio dei campionati mondiali.

Siamo fatti così, ci dispiace sempre tutto, anzi, scusateci se la Germania ha anche un inno nazionale…

La Madonna del Terzo Reich di Giuseppe Veneziani e le polemiche di Pietrasanta

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A Pietrasanta si sta verificando la solita manifestazione di isteria culturale collettiva di nemmen mezza estate.

Sta per essere inaugurata la mostra "Zeitgeist" del pittore Giuseppe Veneziano, noto, finora, per essere un emerito sconosciuto al grande pubblico, magari un po’ meno sconosciuto agli addetti ai lavori, ma non stiamo mica lì a spaccare il capello in quattro, anzi, per la precisione sarà inaugurata il 17 luglio, tra due giorni.

Tra le opere in esposizione spicca questa "Madonna del Terzo Reich", che raffigura una stilizzatissima Vergine Maria con un Hitler in versione bambinesca, sullo stile delle madonne col bambino di raffaelliana memoria.

Un’opera francamente brutta che è stata tuttavia utilizzata come copertina del catalogo della mostra (a cura di Ivan Quaroni) ed è per questo che, dopo qualche polemica già suscitata nel 2009, ha fatto di nuovo infiammare gli animi dei lucchesi che quando dicono di mettersi di punta su questioni di infimo ordine non si fanno pregare da nessuno, abituati come sono ad essere dipinti dai loro corregionali toscani come assaggiatori di concime organico e conduttori di barrocci.

Il punto della polemica non è che il quadro è obiettivamente brutto, no, è blasfemo, offensivo, turba la sensibilità di chi lo guarda, ma soprattutto quello del parroco di Pietrasanta, Don Stefano D’Atri, che dice di disprezzare il bene effimero (e, in questo caso, mal distribuito) dell’arte e che si scaglia contro l’opera affermando che «La figura di quella Madonna, così rappresentata, offende la nostra sensibilità di credenti ma anche di quelle persone che hanno vissuto momenti tremendi legati al nazismo. E non nascondiamoci dietro l’arte e la questione della censura». E questo lo dice a due giorni dall’inaugurazione della mostra, così, per mettere le mani avanti.

Excusatio non petita quella di Don Stefano D’Atri, perché se ci è venuto vagamente il dubbio che il suo non fosse un intervento critico ma neanche tanto vagamente censorio, ora ne abbiamo una certezza. E perché mai non si dovrebbe invocare la questione della censura? Invece di dire che l’arte, di per sé, è a-morale, ed è costituita solo da opere belle e da opere brutte, e che c’è una tendenza sempre più irrefrenabile a far apparire arte quello che arte non è, si sostituisce alla libera (anche se discutibile) espressione artistica il proprio giudizio morale. Insomma, cazzibus nostris non facimus atque ingeremus.

E poteva essere solo il Parroco a tacciare di blasfemia la "Madonna del Terzo Reich" del sor Veneziani?
Macché, ci si è messo anche il Sindaco con fascia tricolore, Domenico Lombardi, che fa delle affermazioni da schiantare dal ridere: «Mi prendo tutte le responsabilità per aver dato l’ok a quella immagine. Ma non l’avevo vista prima, altrimenti forse ne avrei scelta un’altra».

Ecco, il Lombardi, in quota PD (gli stessi che quando c’è da votare la fiducia sul decreto sulle intercettazioni al Senato se ne escono dall’aula invece di dire no, tanto per intenderci), prima si prende la responsabilità per aver dato l’imprimatur, o il "visto, si stampi" che dir si voglia, poi ha candidamente affermato di non aver nemmeno visto quel (brutto) quadro.
E’ come comprare una macchina senza averla vista, firmando il contratto a occhi chiusi e poi lamentarsi se ti rifilano una Trabbant. Poi però dice che la scelta di invitare Veneziano a Pietrasanta non è stata sua, ma del suo predecessore del PDL, ins breve, "non sono io il custode di mio fratello", e tutto finisce a tarallucci e vino.

Un quadro bruttissimo, dicevo, ma che un messaggio lo dà.
La Madonna, per la Chiesa è Madre dell’umanità. Dunque, perché non potrebbe essere anche madre dello zio Itle’ e/o delle dittature di ogni tempo e paese? Non sono, forse, le dittature, simbolo ed espressione della stessa umanità di cui la Madonna è madre?
O forse vogliamo dimenticare i solenni funerali concessi a personaggi pii, devoti e pacifici come nonno Francisco Franco o la buonanima del Generale Augusto Pinochet? Non offende questo, no, offende un Giuseppe Veneziani qualsiasi…

E’ solo una dimostrazione di quello che sta accadendo nel paese. Se sovrapponiamo l’etica individuale o, peggio, le etiche individuali, allo stato di diritto siamo tutti fottuti.

Il mio avvocato mi direbbe "obbràvo!

1 settembre 1939 – Settant’anni dall’inizio della seconda guerra mondiale

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Il primo settembre cadrà il settantesimo anniversario dell’invasione della Polonia da parte di Hitler e l’inizio della seconda guerra mondiale.

La scuola italiana, che dovrebbe essere la prima a occuparsi della ricorrenza, trasmettendola alle nuove generazioni, non se ne accorgerà. Tutte le scuole, saranno infatti impegnate nei Collegi Docenti o nelle riunioni didattiche, occasioni, come è noto, in cui gli insegnanti (quei pochi che sono rimasti) fanno bella mostra delle proprie abbronzature, dei vestiti nuovi e di tutto quanto fa spettacolo, in attesa di indossare di nuovo jeans e maglioni mangiati dalle tarme in occasione del ritorno dell’inverno.

C’è solo da sperare che in questo clima di menefreghismo totale, come cantava Claudio baglioni in una canzonetta vecchia e melensa (si sa, i cantautori quando hanno un figlio prendono l’insana abitudine di scriversi addosso), ci sia una radio che dica "La guerra è finita".

Questo è il documento della BBC ("London calling") che nel 1945 annunciava la morte di Adolf Hitler.

Beatrice Rutiloni – Studiate su quel testo di Hitler! Polemica in un Liceo di Roma

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I monologhi di Hitler adottati come testo scolastico. È quello che accade in un liceo romano, il Lucrezio Caro, nei pressi del quartiere "bene" della città, i Parioli. La professoressa di storia e filosofia della classe V f, Angela Pellicciari, per approfondire lo studio delle dittature del Novecento, ha indicato ai suoi studenti la via delle "fonti dirette": dai discorsi di Mussolini al Manifesto di Karl Marx. E già c’erano state varie perplessità fra gli alunni. Ma quando per affrontare il nazismo ha chiesto ai ragazzi l’acquisto di un libro scritto di pugno da Hitler, "Le conversazioni segrete" (che raccoglie i monologhi privati del Fürer con i suoi ospiti nel quartier generale di Rastenberg e poi in quello di Vynica, dal ’41 al’44) pubblicato dall’editore nero Franco Freda (imputato per la bomba stragista del ’69 a piazza Fontana, a Milano), s’è levata la reazione sdegnata non solo dei liceali ma anche di un folto gruppo di genitori, che ha denunciato le iniziative della docente al preside Riccardo Orlanducci e al ministero.

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