Le fette di salame sugli occhi

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Foto tratta da www.repubblica.it

Recentemente su “Repubblica” è stata pubblicata una foto (che qui riporto) a corredo di un articolo sulla recente decisione del Tribunale sul caso di Lodi, in cui molti bambini extracomunitari sono stati discriminati al momento della loro domanda di accesso alle mense scolastiche. Il Tribunale di Milano, appunto, ha ordinato al Comune di Lodi di “modificare il ‘Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate, in modo da permettere a tutti i bambini, senza nessuna esclusione, l’accesso ai servizi scolastici di refezione a parità di condizioni economiche.

Nella foto in questione si vede una bambina, chiaramente extracomunitaria (ma magari è nata in Italia, vai a sapere…) che mangia un panino fuori dai locali della mensa. Ha davanti a sé alcune copie di una vignetta che riporta la scritta: “Fino a quando non cambia la situazione troveranno pane per i loro denti”. Bello. Come dire “Lotta dura e senza paura”.

Ma quello che colpisce è che a pronunciare questa frase nella vignetta è un panino. AL SALAME (nel disegno).

Ora, lo sappiamo benissimo che molti dei bambini extracomunitari che frequentano le mense scolastiche sono di religione musulmana e non mangiano carne di maiale. Non si poteva rappresentare qualcosa con carne di manzo, che so, un hamburger? Non che i bambini costretti a mangiarsi un panino per strada possano permettersi il lusso di un caldo e succulento Big Mac, ma rappresentare i loro diritti sacrosanti con pane e salame mi sembra una ingenuità troppo evidente per non essere evidenziata.

E’ così, siamo la società degli svarioni, dei lapsus, della gaffes, degli inciampamenti lungo il cammino delle nostre conquiste democratiche più elementari. La lotta legale è stata vinta. Per fortuna. Quella culturale ha ancora le fette di salame sugli occhi. E nei panini.

A lode e gloria di Burger King per il bene nostro e di tutta la sua santa senape

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Ci sono dei cibi che noi immaginiamo essere immensamente buoni.

Come le torte di Nonna Papera. O le frittelle di Paperino (quelle che zio Paperone se ne rigoverna una quantità che basta per un esercito). O i panini imbottiti di Poldo.

E poi ci sono cose che, invece, SONO incredibilmente buone.

Ecco, io, per esempio, adoro la Coca-Cola. Fredda, gassatissima, appiccicaticcia e marrone, sissignori. In bottiglia (la migliore), alla spina, in lattina, in bottiglia di plastica, basta che ti arrivi nel gargarozzo surgelandotelo con una temperatura di -20°, rutto compreso.

E l’altro giorno sono riuscito a poter dire a me stesso che MI PIACE IL FAST FOOD.

Che, per carità, mica vuol dire che mangio al fast food un giorno sì e l’altro pure, ma mi piace. Ci ho messo un sacco di tempo a farmelo piacere, da quando varcai una sua soglia per la prima volta, ordinai un cheeseburger e mi vidi recapitare una brioscina microscopica con una polpettina annerita e una cosa arancione che doveva essere formaggio. E se proprio devo fare una comparazione tra MacDonald e Burger King, ecco, faccio come l’avvocato Malinconico di Diego De Silva (se non avete letto i romanzi che lo hanno come protagonista fatelo subito) e scelgo Burger King. Anche se MacDonald ha saputo rendersi assai più appetibile dal pubblico italiano con l’angolo caffè che è una sciccheria, ma il BIG XXL di Burger King è un’altra cosa. Buon sapore di carne, cipolla ridotta al minimo così mia moglie non si incazza, due hamburger degni di questo nome, salse, lattuga, formaggio (quello arancione) ricchi premi e cotillon. E le patatine sono vere e proprie patate fritte, surgelate quanto volete, ma dalle dimensioni adatte all’uopo.

Benedetti siano dunque il cibo yankee, le patate a stelle e strisce, e il panino che ti canta “Yankee Doodle” nella panza.

Ho detto.

Spingere un carrello pieno sotto braccio a te e parlar di surgelati rincarati

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“Tre litri di latte, baguettes “in quantità industriali” (5), filetti all’acciuga (??), fettine scelte (quante?), macinato, bocconcini, insalata lattughina, saccottino fragola (??), tortellini, un vasetto di Nutella, biscotti, otto pacchi di spaghetti (“…di marca buona”), cannelloni rigati, rigatoni, 6 uova, pennoni, salmone (parecchio!), Würstel, panini per hot dog, hamburger, pollo, spinacine, bevande rosse, zucchine sfuse, stracchino e pomodoro.” E anche un barattolo di Nutella.

Tutto questo ha acquistato l’onorevole Picierno ieri mattina, prima di essere ospite a Ballarò. Ha speso 80 euro. Per l’esattezza 80,02 euro. Ha sciorinato lo scontrino in trasmissione. Non si sa se voleva dimostrare di essere una buona massaia o che con 80 euro si possano comprare molte cose. Beh, certo è che non è riuscita né nel primo né nel secondo intento. Infatti è ormai pacifico che la maggior parte delle famiglie italiane consuma molto salmone, e gli ottanta euro al mese del governo Renzi contribuiscono innegabilmente a sanare questa esigenza primaria. E poi il salmone con che cosa lo vuoi servire? Certamente, con le baguettes. Non con il pane comune in pagnotte, che sei in quattro con un chilo te la sfanghi, non con le baguettes, perché se al popolo manca il pane non è bello dirgli di mangiare delle brioches, ma con le baguettes ci se la può cavare senza particolari figuracce.  E le fettine, mi raccomando, che siano scelte, non sia mai che in casa ci si debba fare una pizzaiola che costa meno e riempe di più.

E, sia chiaro, niente farina, acqua, vino, olio extravergine di oliva, zucchero, sale, caffè o altri beni di prima necessità. Piuttosto un bel barattolone di Nutella (il bonus antifame caro al PD non poteva essere altro che di stretta marca morettiana), scaccia i pensieri e fa venire i brufoli.

Che poi la Picierno non è quella che a settembre 2013 chiuse un intervento alla Camera contro il Movimento 5 Stelle con un sonoro “vaffanculo”?

La dieta vegetariana sbarca a scuola

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Il primo ottobre è la giornata mondiale della dieta vegetariana.

Non è un gran che come notizia, se altro non fosse che a Milano nelle mense scolastiche saranno serviti circa 8000 pasti vegetarian-vegani a base di crema di zucchine, sesamo, bistecchine di soia, spezzatino di soia, salsa di soia, fagioli di soia, hamburger di soia, tofu di latte di soia, germogli di soia, formaggio di soia, pane ai cereali (perché ogni tanto basta soia!), tutto rigorosamente senza proteine animali (senza uova o latte o loro derivati, tanto per intenderci).

Il veganismo e il vegetarianesimo, inutile negarlo, sono diventati una moda e hanno trovato una loro visibilità anche nel mondo della scuola. Intendiamoci, se per un pasto i nostri ragazzi mangiano vegano male non fa loro di certo.

Ma il punto è che invece di trattarsi di una moda dovrebbe trattarsi di una scelta di vita responsabile e consapevole dettata non certo dalla curiosità di un momento di assaporare l’hamburgerino alternativo, magari affogato dal solito mare di ketchup di sempre perché “anche il ketchup è vegetariano!” ma perché, si veda il caso, lo si fa per motivi legati alla propria salute, per il proprio gusto personale, o perché si amano veramente gli animali.
E per maturare queste consapevolezze occorrono tempo, maturità e informazione.

Alla mancanza di tempo si può anche ovviare, ma alla maturità e all’informazione non si sopperisce. Occore VERAMENTE spiegare ai ragazzi cosa sono le proteine, cos’è una caloria, cosa sono i grassi e, caso mai, perché farebbero male, ammesso e non concesso che facciano male. Bisogna dire perché un’insalatona è preferibile a una fetta di prosciutto, o perché le proteine dei legumi siano da preferire a quelle di una cotoletta. Bisognerebbe dire che non c’è bisogno di eliminare completamente la carne, le uova e il pesce dall’alimentazione, basta mangiare in modo corretto ed equilibrato, ma soprattutto vario, perché è inutile che questi bambini si spalmino lo stomaco di creme di sesamo e zucchine al vapore se poi arrivano a casa e la mamma dà loro subito dieci euro per andarsi a riempire di trigliceridi al fast food. O se è la stessa mamma che se ne va al ristorante e si prende la tagliata alla rucola perché anche quella fa tanto radical-chic di sinistra.

Coi funghi porcini, magari, che è anche meglio!