Sabina Guzzanti condannata per diffamazione al risarcimento di 40.000 euro nei confronti di Mara Carfagna

Screenshot da "Corriere del Mezzogiorno"

Andare a fare una ricerca su Google, specie di una notizia scritta e pubblicata da poco su varie fonti, spesso si rivela una operazione frustrante.

Ho saputo che Sabina Guzzanti è stata “condannata” a risarcire 40.000 euro a Mara Carfagna, quattro anni dopo il “No-Cav-Day”.

Non si sa se sia stata condannata in sede civile o penale, perché le notizie non lo dicono. Ed è questa la fregatura delle ricerche fresche su Google: un comunicato stampa copiato e incollato su una miriade di siti, tutti in prima pagina, alla faccia della leggenda che vuole che Google penalizzi i siti-fotocopia e alla faccia della “Riproduzione riservata”.

La Guzzanti è stata condannata al risarcimento del danno morale per aver insinuato, in un intervento satirico, la sua presunta relazione con il Presidente del Consiglio.

Fatto che non sarebbe provato. Per cui il diritto di critica e di satira vanno a farsi benedire.

Non ho mai provato particolare simpatia per la comincità di Sabina Guzzanti. Ma c’è comunque qualcosa che non va in queste sentenze che riguardano il limite discrezionale del giudice tra satira (che non ha bisogno, di per sé della veridicità di un evento) e diffamazione.

Personalmente non ho trovato nulla di particolarmente dissacratorio nell’intervento della Guzzanti. La Carfagna e i giudici non la pensano come me e quindi bene così. Vorrei solo che la comicità della Guzzanti mi facesse anche ridere, magari solo qualche volta.

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Citata in giudizio la Guzzanti: ha usato “Meno male che Silvio c’e'”

Io l’ho detto tante volte e a ripetermi mi sembra d’essere un vecchio rimbambito (cosa che, probabilmente, sono) che dice e ridice sempre le stesse cose, come le mogli quando ti ricordano di buttare via il rotolo di cartone della carta igienica esaurita, o le nonne quando ti ricordano di coprirti perché non si sa mai, un colpo di vento, un colpo di rivoltella… insomma, a me Sabina Guzzanti non piace. E questa volta sono stato gentile.

Dal punto di vista meramente fisico non la vorrei, come diceva la mi’ zia Iolanda, "nemmeno ar gio’o de’ nòccioli!" (mai saputo cosa fosse questio giuoco de’ nòccioli, probabilmente la mi’ zia da piccina faceva a chi sputava più lontano…), ma sono felice di farle, con sicurezza matematica, altrettanto schifo.

Ho apprezzato molto, questo sì, il suo film "Draquila", il cui unico difetto è stato quello di essersi dimenticata di citare la Croce Rossa tra i primi volontari accorsi sui luoghi del terremoto d’Abruzzo e tra i primi enti ad avere le mani legate da Bertolaso e dalla "Protezione Civile Incorporated".

Ora mi tocca difendere una persona che mi sta profondamente antipatica, ma, si sa, ho un grosso senso per la giustizia e l’equità morale, io…

Nei confronti della Guzzanti è stata intentata una azione legale da parte dell’autore della canzonetta-ritornello "Meno male che Silvio c’è", che si chiama Andrea Vantini (così almeno sappiamo anche il nome). Già che c’era ha citato anche la BBC che ne aveva fatto colonna sonora per il documentario The Berlusconi Show e già che gli avanzava un po’ di carta bollata, anche a Erik Gandini, per Videocracy.

Andrea Vantini ha affermato che il brano "è stato da lui creato per celebrare oltre che l’uomo, il politico Silvio Berlusconi" (nientemeno…), ed "è l’espressione degli ideali e della personalità dell’autore che attraverso la sua capacità creativa hanno trovato in essa la sua piena estrinsecazione" (e che diamine, perché vanno dette con forza queste cose…).

Quindi, la Guzzanti che in "Draquila" accosta "Meno male che Silvio c’è" alle immagini delle macerie del terremoto a L’Aquila, ne farebbe un uso distorto. "Siffatto uso travisa e distorce la corretta fruizione e percezione del contributo creativo del suo autore" (sarebbero parole del ricorrente, riportate dal blog della Guzzanti).

Andrea Vantini ha chiesto (e naturalmente non l’otterrà mai) la distruzione di "tutti i master o esemplari".

L’arma infida e forcaiola dell’atto giudiziario, non risiede, quindi, nel pretendere che venga riparato un danno. Risiede nel chiedere di fare in modo che l’altro stia zitto.

Vantini ha dichiarato: "La Guzzanti non si è neanche degnata di chiedermi il permesso di usare il mio brano. Forse perché sapeva che non glielo avrei mai accordato. Il che, ovviamente, non l’autorizza a servirsene impropriamente".

E va beh, allora cominciamo subito a fare chiarezza: la legge sul diritto d’autore, all’articolo 70, comma 1 recita: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera."

E questo Vantini lo sa bene perché poco oltre afferma: "Questa non è una causa per una violazione del diritto d’autore, anche se mi risulta che in un caso non siano stati neanche pagati i diritti come previsto dalla legge". Ma se la legge ti permette di usare quel brano a scopo di discussione o di critica com’è che deve pagarti i diritti a norma di legge? Va beh, transeat, tiriamo avanti:

"Voglio chiedere i danni morali perché queste persone hanno sputtanato Berlusconi."

Ah, ecco qual è il conquibus…

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Scrivono senza vergogna, ripubblico senza commento – Sabina Guzzanti

«Sì mi ha fatto moltissima pena vedere Berlusconi ferito. Ho visto il volto insanguinato. Ho visto un vecchio ferito. Quando è uscito per vedere in faccia il suo aggressore ho provato anche stima per la fierezza e ho visto anche un politico credo per la prima volta»

dal blog di Sabina Guzzanti all’indirizzo
http://www.sabinaguzzanti.it/2009/12/15/caso-duomo/
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Paolo Guzzanti e le intercettazioni distrutte di Berlusconi

Paolo Guzzanti mi sta sulle palle, come sua figlia.

Solo che il destino ha voluto che facessero percorsi di vita diversi e che lui, Paoletto, si sia buttato tra le braccia di Berlusconi (un po’ come Noemi, o la D’Addario, se volete…), lei, la Sabina, si è fatta trascinare dal Popolo della Rete.

Tutti e due hanno un blog. E va beh, ognuno le sue frustrazioni dovrà pur scriverle da qualche parte.

Solo che Paolo Guzzanti, dal suo "Rivoluzione Italiana", esagera.

Di Berlusconi scrive che "Quest’uomo ai miei occhi corrompe la gioventù e  mina le basi della società minando il rispetto nei confronti della donna." E va beh, poi però ci spiega chi è che si è candidato nelle file del PDL, o di Forza Italia, o di quello che è, se lui o noi, perché noi lo abbiamo capito da un pezzo, ma lui sembra non essersene ancora accorto.

Continua dicendo: "Ciò è avvenuto in concomitanza delle voci, che io ho potuto verificare come purtroppo attendibili (non prove, ovviamente, altrimenti le avrei presentate io), secondo cui un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano. Si tratta di trascrizioni da intercettazioni avvenute nell’ambito dell’inchiesta di Napoli e poi fatte distruggere da Roma, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali. Io ne conosco almeno tre. Dunque io non ho molti dubbi su qua[n]to è accaduto ed accade."

Quindi, ci sarebbero delle voci che secondo lui sono attendibili, ma che non assurgono il valore della cosiddetta "prova provata", secondo le quali sarebbero stati mostrati dei verbali così compromettenti, ma così compromettenti, ma così compromettenti che lo stesso Capo dello Stato sarebbe intervenuto per perorare la causa della loro inutilizzabilità.

Un Napolitano mosso a umana pietà avrebbe messo una pietra tombale sulle intercettazioni di Napoli che sarebbero state poi distrutte.

Ma bene. Nei verbali dunque, "cose terribili" che uno non rivela per "decenza" e "carità" di Patria.

E’ evidente che per Guzzanti la "carità di patria" è superiore al servizio che potrebbe fare alla gente rivelando i particolari di quest’uso sempiterno del condizionale che gli permette agilmente di tirare il sasso e ritirare la mano.

Poi si mette ad attaccare Marco Travaglio "Io con Marco Travaglio ho un rapporto soltanto giudiziario. Per ora lui è rinviato a giudizio su mia querela per quel che ha scritto sul mio conto, affermando il falso. Dunque io non sono un fan di Travaglio. Ma sto leggendo accuratamente il terribile libro “Papi”, scritto in team con Gomez ed altri, ed è un libro terribile perché espone soltanto documenti, articoli, trascrizioni di dichiarazioni di tutti i protagonisti, senza alcuna concessione retorica e propagandistica. Quel libro dovreste leggerlo tutti sotto l’ombrellone (…)"

E ora io non so più se comprare "Papi" perché l’ha scritto Marco Travaglio o se non comprarlo perché me l’ha consigliato Paolo Guzzanti.

Voi capirete che si tratta di travagli interiori mica da ridere, ora vado sulla cima di una montagna, mi spoglio nudo, mi offro al mondo (come il personaggio dell’hippy di "Un sacco bello" interpretato da Verdone) in atteggiamento di pura espiazione e poi, come decido qualcosa, ve lo faccio sapere, vaffanculo, mi ci mancava solo Guzzanti oggi a rompere i coglioni…

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Sabina Guzzanti contro il prof. Strassoldo: sfida tra vamp all’Universita’ di Udine

All’Università di Udine è successo praticamente l’assurdo degno del miglior Beckett, un litigio tra primedonne che costituisce un involontario e irresistibile Vaudeville, in un gioco da commedia degli equivoci.

La Guzzanti, povera donna, era andata a fare il suo solito show all’assemblea studentesca, quand’ecco le si è avvicinato il Prof. Strassoldo che ha cercato a tutti i costi di strapparle il microfono. E’ stato trascinato fuori dagli addetti alla sicurezza.

Ve la immaginate la Guzzanti intenta a difendere la costituzione e i diritti di libertà di parola contro un professorino poco avvezzo alla tolleranza? Un numero da non perdere. E infatti vi consiglio di guardarlo.

Si sono scontrati due mondi. Quello della rabbia, della bava alla bocca, del becerismo borgataro travestito da blog della Guzzanti, e quello del baronaggio tronfio e roboante che in nome di se stesso vuole impedire agli altri di parlare.

Due miserie in un solo video.

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Alfano assolve la Guzzanti per il reato di vilipendio al Papa

La notizia è un po’ passata in sordina tra la gente di destra, con la consueta risatina di sufficienza e lo sbuffetto tipico di chi non ha mai visto passare davanti e nella mente l’ombra del benché minimo pensiero.

Il ministro della giustizia Alfano ha salvato Guzzanti negando l’autorizzazione a procedere per i presunti reati di offesa al Papa (che è stato offeso in quanto Papa, non in quanto capo di uno stato estero).

Nel compiere il gesto di immensa misericordia, Alfano si è comportato con la postura gigionesca che spesso lo contraddistingue: ha dichiarato che siccome il Papa è buono e perdona tutti, allora lo può fare anche lui che è il ministro della Giustizia.

E così niente processo per la Guzzanti, almeno non per il suo borbottare contro il papa, che, più che altro è stato un borbotare contro questo e contro quello, senza minimamente avere un minimo di senso di che cosa sia questo e di che cosa sia quell’altro (difficile, trattandosi della Guzzanti).

Comunque hanno fatto un favore a Guzzanti papà, il quale è riuscito a salvare una figlia un po’ sclerata che pensa perfino di essere una comica e che ha fatto del suo blog (al momento in cui scrivo, tanto per cambiare, non è in linea, che glielo abbiano di nuovo bucato gli hacker??) un autoincensatoio senza limiti di sorta ("Massimo, parla delle coppie di fatto e esprime solidarietà a Sabina per l’accusa di vilipendio", e quando si parla in terza persona di un "lui" o di una "lei" che, poi, corrispondono alla stessa persona che scrive, si usa lo stesso linguaggio di Berlusconi).

L’hanno salvata, dunque. Forse anche per abbuiare il dossier Carfagna.

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I filmati dell’outing civile – Lettera aperta a Sabina Guzzanti

Gentile Signorina Guzzanti,

Lei non mi è mai piaciuta e non mi piacerà mai.

Così come non mi è mai piaciuto suo padre, per motivi che ritengo evidenti. Ho una media tolleranza gastrica nei confronti di Suo fratello, ma poiché i meriti dei figli, quando ce ne sono, non devono ricadere sul resto della famiglia, parliamo di Lei, vuole?

Lei ha la sindrome di Giovanna d’Arco, e fin qui sono cazzi Suoi. E’ libera di farsi bruciare sbavando rabbia su qualunque rogo mediatico le aggradi, foss’anche quello che Le ha permesso, con una trasmissione mediocre e insignificante, di mescolare le sue povere e inadeguate ceneri a quelle del Dottor Biagi. Una bòtta di culo mica da ridere, ne converrà.

Per quanto mi abbia fatto legittimamente schifo difenderLa, ho pensato che per chiarezza intellettuale dovevo darLe ragione quando a Piazza Navona se l’è presa col Ministro Carfagna, anche se deve convenire con me che inveire su una simile persona è un po’ come rubare le caramelle a un bambino o fare il gesto dell’ombrello a uno zoppo e scappare a gambe levate, tanto quello quando ti riprende più.

Ora faccia però il favore di andare ad immolarsi per conto Suo e la pianti una buon volta di esercitare il Suo presunto carisma da neoguru che è stata fulminata dalle potenzialità della Rete, e che ora invita tutti a fare “Outing” di verità, richiedendo filmati da mostrare nei Suoi spettacoli per rimpinguare la Sua scarsa disponibilità di idee da far esibire sulla scena di una fin troppo prevedibile “opposizione”.

E’ giusto che l’opposizione ci sia e che la faccia chi se la sente, considerato il pressoché nullo impegno in tal senso da parte dei nostri Parlamentari all’uopo deputati (e anche senatori), ma non chieda nessuna complicità, non si ponga come l’ennesimo amplificatore della Verità, perché per qualla basta che si guardi intorno.

Prima di tutto, guardi quanta gente, anziché affidarsi a personaggi come Lei, prendono una tastierina, un collegamento a Internet (ecco la prima Verità, i costi di accesso alle Rete, che in Italia sono tra i più cari d’Europa, vuole un video di questa Verità? Faccia un filmato al Suo modem!), gestiscono un blog, denunciano le piccole realtà locali o nazionali, sfogano amarezza ma soprattutto informazione “dal basso”.

Lei mi dirà: “E chi è che fa questo tipo di informazione-sfogo dal basso, tu?” Ecco, per esempio, sì, ma non solo.

E ora mi spieghi, di grazia, perché, nel propagandare la Sua nuova attività di paladina della voce di chi non ha voce, fa Suo il linguaggio del povero Ministro Brunetta:

“Faremo magliette, spillette e cappellini, faremo incontri, daremo premi ai più valorosi e faremo proselitismo meglio dei testimoni di Geova

http://www.sabinaguzzanti.it/?q=node/1187

Dopo i premi ai più “valorosi” ci manca solo che proponga la decurtazione degli stipendi accessori in caso di malattia a chi non ha una macchina fotografica digitale, a chi non sa come si maneggia una video camera, come si fa l’upload di un file, che cos’è un programma per la gestione del protocollo FTP, cosa siano il PGP e la sicurezza in Rete e quant’altro.

O a chi, più semplicemente, ha paura. Perché avere paura è anche un diritto della gente che non vuole che la propria paura faccia parte di uno spettacolino-denuncia che, tra parentesi, rimpinguerebbe un po’ il Suo personale conto in banca.

Quindi, per quanto mi riguarda, le magliette, le spillette e i cappellini se li può cacciare dove meglio crede, l’aria da nuova condottiera del popolo di Internet non Le si addice e io di Lei non mi fido neanche un pochino.

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Gli hacker rendono irraggiungibile il blog di Sabina Guzzanti

Oggi il blog di Sabina Guzzanti è stato oscurato dagli hacker (la notizia è stata confermata dai responsabili del dominio www.sabinaguzzanti.it).

E’ veramente ridicolo che il sito della più penosa comica che la sinistra possa ancora vantarsi di avere dalla sua sia stato hackerato, magari, chissà, in nome della difesa della più penosa delle ministre che la destra abbia inserito in un qualsiasi governo (beh, c’era anche la Moratti, a voler ben vedere…)

Ma forse qualcuno si è accorto davvero che ora la guerra dell’informazione si combatte in rete

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Il filmato e l’audio della manifestazione “No-Cav” dell’8 luglio

Con qualche ora di ritardo sui tempi di marcia preventivati eccovi il video e l’audio della manifestazione contro le leggi-carogna dell’8 luglio in Piazza Navona, a Roma.


da: www.radioradicale.it

Licenza: Creative Commons

Su Radioradicale i file cessano di essere scaricabili dopo tre settimane. Qui no.

E puoi ascoltare la prima parte dell’udienza anche dal nostro lettore di MP3:

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Sabina Guzzanti fa a pezzi la Carfagna e il papa. E Di Pietro si dissocia (sul papa)

Sabina Guzzanti non mi piace come comica.

Sì, va bene, se vogliamo è una donna gradevole, ma tendo a non darle troppa importanza.

Ha fatto una trasmissione in TV per cui è stata cacciata e da mediocre imitatrice e sedicente comica è stata trasformata in capro espiatorio, seguendo la sorte di Enzo Biagi e glorianosene spudoratamente e ingiustamente.

Oggi ha fatto un intervento sulla Carfagna al No-Cav-Day:

"A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio".

Non c’è niente di comico in tutto questo, è la pura verità e sulla verità non c’è mai (quasi) niente da ridere.

Poi se l’è presa col papa e Di Pietro si è dissociato.

A quell’uomo manca completamente il senso dell’umorismo. Però si vede che almeno sulla Carfagna era d’accordo.

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