Del primato dei libri di carta

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Distribuisco e-book (o, meglio, testi digitalizzati, chè v’è la sua differenza) da una decina di anni, attraverso il sito gemello www.classicistranieri.com. Diciamo quindi che dell’argomento ne mastico un pochino. E che mi sono sentito tante, troppe volte rivolgere la (preoccupata) domanda “Ma l’e-book soppianterà il libro di carta?”

Giusto ieri sono incappato in un breve scritto di Richard Stallman (ve lo riporto nel file PDF in fondo, o guardate quanto sono gentilino!) sul pericolo di (certi) e-book. Ma non ci voleva certo Stallman per ricordarci che il libro di carta ha un vantaggio enormemente più grande, quasi incolmabile, sull’e-book che si acquista su Amazon (spesso a prezzi quasi corrispondenti alla versione cartacea, per cui tanto vale…).

Stallman fa giustamente notare che si può comprare un libro di carta pagandolo cash e mantenendo il più completo anonimato. Su Amazon dovete dare il vostro nome e cognome, il vostro indirizzo e un recapito di posta elettronica e questo non è certamente un bene.
Un libro di carta ha una tecnologia conosciuta e “aperta”, il corrispondente per Kindle è in un formato chiuso e proprietario.
Una volta acquistato un libro di carta potete portarlo a casa, nasconderlo nella libreria e ritirarlo fuori tra 20 anni per leggerlo, sarà sempre lo stesso oggetto e sarà sempre leggibile. Sfortunatamente non sappiamo ancora se fra 20 anni esisteranno applicativi che ci permettano di leggere i libri acquistati oggi su Amazon. Anzi, per dirla tutta, non sappiamo neanche che fine faranno i formati storici come il PDF. Come dico sempre, la Bibbia di Gutenberg è ancora leggibile dopo oltre 500 anni, abbiamo bisogno di tecnologie che ci garantiscano la sopravvivenza delle informazioni per almeno un tempo equivalente.
Col libro di carta potete cedere alcuni dei vostri diritti a terzi. Per esempio potete prestarlo a un amico. O rivendervelo, se proprio ci tenete. Non vi illudete di fare la stessa cosa con l’e-book di Amazon perché semplicemente non è possibile.
Ma soprattutto: col libro di carta non siete controllati da nessuno ed è impensabile pensare che chi ve lo ha venduto possa d’un tratto cancellare da remoto tutte le informazioni che vi sono contenute.

Ci sono, poi, le ragioni di quelli che i libri li sniffano. Io non ho mai capito che gusto ci trovino ma anche qui mi sono sentito dire più volte “Vuoi mettere l’odore dei libri nuovi?” Non ci ho mai capito un accidente, cioè, non ho mai capito perché la gente trovi tanta soddisfazione nell’usmare volumi e mi sono sempre chiesto se il godimento che gliene deriva è altrettanto marcato quando li leggono, ma c’è di tutto a questo mondo e dunque vanno bene anche certi feticismi.

Nessuno si preoccupi, dunque, il libro di carta ha lunga vita e sta benissimo. E se non credete a me leggete quello che ha da dire Richard Stallman.

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Enrico Letta da Fazio e l’IVA al 22% sugli e-book

Il detentore del copyright di questo file, Presidenza della Repubblica, permette a chiunque di utilizzarlo per qualsiasi scopo, a condizione che il detentore del copyright venga riconosciuto come tale. Sono consentiti la redistribuzione, le opere derivate, la modifica, l'uso commerciale ed ogni altro uso.

Mentre era a piangere da Fazio, ieri sera Enrico Letta ha trovato il tempo di rammaricarsi del fatto che i libri di carta hanno l’aliquota iva al 4% mentre gli e-book al 22%. E ha aggiunto che questa è un’ingiustizia.

Mi occupo di distribuire e-book gratis da circa undici anni. Francamente trovo perfino ridicolo che uno un e-book se lo compri, ma questa è deformazione professionale, ognuno faccia quel che crede.

Però un libro di carta

a) lo posso prestare a un amico;
b) posso leggerlo anche tra molto tempo (in casa ho libri del ‘700, si leggono ancora benissimo. La Bibbia di Gutenberg è ancora perfettamente leggibile e ha più di 500 anni);
c) posso usarlo per riparare temporaneamente la zampa del tavolino;
d) se ho freddo posso gettarlo nel fuoco e scaldarmi;
e) se non mi piace lo posso regalare alla biblioteca del paese perché possa essere prestato ad altri.

Mentre un e-book

a) se lo copio e lo passo a un amico commetto reato;
b) tra 500 anni nessuno potrà leggerlo più. Ma neanche tra 10, se è per quello, e verosimilmente morirà assieme all’accrocchio che uso per leggerlo. E con lui moriranno i soldi che ho speso per comprarlo;
c) non fa spessore, e il Kindle sotto la zampa traballante non risolve il problema;
d) non brucia e io muoio di freddo;
e) non potendolo trasferire non posso darlo alla biblioteca che non può prestarlo, a sua volta, ad altri.

Il libro di carta svolge delle funzioni primarie di necessità. L’e-book è un bene di lusso. Chi lo vuole se lo paga, anche se si tratta di qualcosa di immateriale, e caro.

Se, poi, ci sono persone che per necessità personali hanno bisogno di una versione in e-book di un titolo (per esempio i dislessici nei confronti dei testi scolastici) devono averla gratis. Punto e basta.
Ma se una casalinga vuole leggersi “Cinquanta sfumature di grigio” sotto l’ombrellone e non vuole farlo sapere al marito o non vuole far vedere la copertina ai vicini, perché poi nel loro giudizio oltre che casalinga diventa anche un po’ zoccola, allora è bene che se lo compri, e chi se ne frega se col 22% di IVA.

E’ come la gente che si compra un iPhone di ultima generazione, lo paga un bòtto ma poi si lamenta che WhatsApp le chiede 0,89 euro all’anno per continuare a funzionare.

Gente col Kindle, col tablet, con l’Android… tutti lì a pagare 0,99 euro per una coscienza di Zeno o per un fu Mattia Pascal, quando va bene. Ma se si tratta dell’ultimo libro dello scrittore di grido si arriva a pagare più o meno lo stesso prezzo dell’edizione cartacea. Solo che il libro te lo tieni, mentre l’e-book lo prendi e lo butti via.

Ma non inquina. Almeno quello.

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