“La canzone di Marinella” e “Il Testamento” di Fabrizio De Andre’ sono anche di Olindo Guerrini

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Qualche tempo fa ho parlato della "Canzone dell’amore perduto" di Fabrizio De André, dimostrando come la musica non fosse affatto sua (ma di un musicista barocco che si chiamava Telemann, si veda il caso, a volte si dice, eh??).

Pensavo si trattasse di un caso di "ispirazione" isolato, anche se va detto che non gli sarebbe costato nulla indicare Telemann tra gli autori della musica, visto che ormai era morto da quasi duecento anni e lui i diritti d’autore li avrebbe presi lo stesso.

Ebbene, non lo è.

Proprio ieri, mentre stavo registrando malamente le mie letture ad alta voce dei "Postuma" di Lorenzo Stecchetti  mi sono imbattuto in due sonetti consecutivi, rispettivamente il LXX e il LXXI.

Nel primo, che reca il titolo "A Raffaele Belluzzi", si legge nella seconda quartina:

"Amico mio, se il fato in me ripose
Qualche forza d’ingegno or m’è fuggita:
La giovinezza mia giace sfiorita,
Giace e visse un mattin come le rose."

Curioso quel verso: "Giace e visse un mattin come le rose" ricorda in maniera impressionante il "Vivesti solo un giorno, come le rose" della "Canzone di Marinella"

Mah, uno dice sarà un caso, a volte la letteratura è un continuo rimando e poi le rose durano proprio poco.

Il caso del sonetto LXXI, intitolato "Gretchen" è un po’ più complicato. Bisogna che, prima, vi trascriva un brano tratto dalla canzone "Il Testamento" di De André:

"A te che fosti la più contesa
la cortigiana che non si dà a tutti
ed ora all’angolo di quella chiesa
offri le immagini ai belli ed ai brutti
lascio le note di questa canzone
canto il dolore della tua illusione
a te che sei per tirare avanti
costretta a vendere Cristo e i santi."

De André parla, chiaramente, di una donna, molto bella in gioventù (periodo in cui fu "la più contesa"), costretta, nella vecchiaia, a sopravvivere distribuendo all’angolo di una chiesa immagini sacre a chiunque in cambio di denaro.

Ebbene, come comincia il sonetto "Gretchen" del buon Lorenzo Stecchetti (eteronimo, lo ricordo, di Olindo Guerrini)?

"Sull’uscio della chiesa, orrida e nera
Come le streghe che il demonio abbraccia,
Vidi seder nel fango una megera,
Col marchio del bordello impresso in faccia."

Si noti l’ambientazione, l’uscio della chiesa, assai simile all’"angolo di quella chiesa" del cantautore genovese. La protagonista del sonetto dello Stecchetti è chiaramente una vecchia prostituta (e sappiamo quanto le prostitute siano tema caro a De André), in contrasto, ma neanche poi troppo, con la "cortigiana che non si dà a tutti".

Ma quelle che chiudono la partita sono le ultime due terzine del sonetto in cui la donna col marchio del bordello impresso in faccia rivela la sua identità:

"- Fui Margherita – disse – ed a contanti
Ho venduto i miei baci e le scipite
Carezze, dopo Fausto, a mille amanti:

Ma le mie carni all’ospedal marcite
M’hanno ridotta a vender Cristo e i santi
Per comprarmi due soldi d’acquavite. -"

Ora come la mettiamo? Come la mettiamo con De André ammiratore di François Villon, delle antiche ballate francesi, di Edgar Lee Masters, di Bob Dylan, di Leonard Cohen, dei Vangeli Apocrifi e degli chançonniers?

Olindo Guerrini lo ha "ispirato" (anche se sono più propenso a pensare, vista l’evidenza, che De André ne abbia attinto a piene mani, l’ispirazione è ben altra cosa dalla ripetizione pedissequa), altro che Villon!

Ci sono cascati anche quelli di Wikipedia:

"Il tòpos letterario del "testamento" è utilizzato anche dai contemporanei cantautori francesi Georges Brassens (Le testament, 1955) e Jacques Brel (Le moribond, 1961), ma ha il suo punto di riferimento nella poetica del poeta quattrocentesco François Villon, che ispirerà Fabrizio nel suo album monotematico Tutti morimmo a stento (1968)," incentrato sul tema della morte. (1)

Certo, come no, soprattutto quando il poeta quattrocentesco è morto nell’ottobre del 1916!

Curioso il fatto che i due componimenti di Guerrini/Stecchetti siano consecutivi, così come la circostanza che "La canzone di Marinella" e "Il Testamento" siano stati sempre pubblicati nello stesso album.

C’è altro da dire? Mi pare di no.

 

(1) da:

http://it.wikipedia.org/wiki/Olindo_Guerrini,

il sottolineato è mio. Riporto l’articolo anche come file PDF fotografandone lo stato attuale su

https://www.valeriodistefano.com/public/iltestamento.pdf)

La Bibbia di Giovanni Luzzi, il Canto dell’Odio, i Postuma, Olindo Guerrini, Lorenzo Stecchetti e altri modi per deliziarsi la vita

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Qualcuno m’avrà dato per disperso, considerando la stitichezza con cui vi ho ammannito i miei ultimi commenti su questo o su quell’altro, ma sono stato assai impegnato con le letture ad alta voce, che poi vorrei sapere io stesso perché le faccio, a parte il fatto che sono infinitamente e inguaribilmente vanitoso.

C’è stata una (bella) novità. Di ritorno dal mio viaggio in Toscana ho portato con me una vecchia Bibbia protestante che avevo ancora a casa dei miei, dono di quel brav’uomo che fu il Pastore Giovanni Scuderi della Chiesa Evangelica Valdese di Livorno. Ho sempre avuto per i Valdesi una simpatia istintiva, sono brava gente, ed è per quello che ogni anno sono felice di destinar loro l’otto per mille della mia scalcinata ed esangue dichiarazione dei redditi.

Pensavo che se è facil cosa leggere la "Commedia" di Dante e diffonderne il risultato, per malconcio che sia, è difficilissimo che un testo di oltre duemila anni fa possa essere di pubblico dominio. Insomma, passi Dante, passino Ariosto, il Tasso, passi lo stesso D’Annunzio, passi la Deledda, ma la Bibbia, dico, la Bibbia (che è o dovrebbe essere l’opera capitale della cultura occidentale) è inchiodata e imprigionata da mille cavilli di copyright, perché, per le edizioni cattoliche la CEI e le Edizioni Paoline mantengono i diritti sulle traduzioni, per quelle protestanti ci sono revisioni di rivedute, nuove rivedute, la riveduta della riveduta, non ci si capisce un accidente, e ad ogni revisione i tempi di pubblico dominio si allungano.

Così ne ho fatta un po’ una sfida, e, per farvela breve, il Dott. Valdo Bertelot della Società Biblica Italiana mi ha concesso (gentile!) il diritto di diffondere letture a voce alta di alcuni libri della Bibbia preventivamente concordati.

La versione è quella di Giovanni Luzzi (che aveva, a sua volta, rivisto la storica Diodati sui testi originali, o allora? Non ve l’ho forse detto che non ci si capisce niente??), che cadrebbe, comunque, in pubblico dominio il 1 gennaio 2019.

Così mi sono cimentato con questa versione, a tratti ampollosa, devo dirlo, come con una sfida, soprattutto considerando il fatto che si tratta di un testo che mi appare assai lontano, ormai.

Per cui, per ora sono in linea il libro di Habacuc e il Cantico dei Cantici letti dalla mia vanitosa voce. Andate e pigliatene tutti (tra un po’ saranno disponibili anche nello spazio "ufficiale" dedicato alle mie audioletture, abbiate pazienza…)

Nel frattempo, però, poiché il sacro va preso a piccole dosi, mi sono dilettato anche con la lettura di un libro (profanissimo!) di poesia, e dunque ecco in linea i "Postuma" di Lorenzo Stecchetti, eteronimo del poeta Olindo Guerrini, mai abbastanza lodato, che ha dato dei buoni frutti, messi in linea giusto pochi minuti fa.

Poi dite che sono un ingrato, nèh??