Noi che siamo Beppe Grillo nudo

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Ce la prendiamo tanto con Beppe Grillo perché, in fondo, siamo noi quello lì ritratto nudo con un PC davanti alle parti Gentili sulla copertina dell’olandese “De Groene Amsterdamner”.

Siamo noi che ci mostriamo su Facebook, siamo noi che abbiamo qualcosa da dire sui blog, siamo noi che andiamo a sbirciare in casa dell’altro dal buco della serratura mascherandoci dietro il presunto anonimato di uno schermo, siamo noi che abbiamo pensieri da esprimere, che crediamo in qualcosa (foss’anche Wikipedia), o che, magari, non ci crediamo e lo diciamo lo stesso. Anzi, magari proprio per quello.

Quest’uomo fa paura perché i soliti benpensanti non possono concepirsi nudi davanti a un elettorato. Qualcuno potrebbe accorgersene.

E in fondo la pur non aggraziata nudità di Grillo ci ricorda che basta poco. Un PC, una cuffia con microfono, una connessione internet.

Di tutto il resto non abbiamo bisogno.

E se qualcuno ne ha bisogno non c’è da prenderlo troppo sul serio.

Luciano Violante: “il reinsorgente populismo italiano”

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“(…) Esiste un blocco che fa capo a ‘Il Fatto’, a Grillo e a Di Pietro, che sta reindirizzando il reinsorgente populismo italiano. Quello di Berlusconi attaccava le procure. Questo cerca di avvalersene avendo individuato in quelle istituzioni i soggetti oggi capaci di abbattere il ‘nemico’ e di affermare un presunto nuovo ordine, che non si capisce cosa sia”

(Luciano Violante, La Stampa, 20 agosto 2012)

I Subsonica, Pizzarotti, Beppe Grillo e quelli che non capiscono la “movida”

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Screenshot da www.ilfattoquotidiano.it

Io, lo confesso, sono vecchio. E lo dimostra il fatto che non conosco i Subsonica. Non so chi siano, che musica facciano e, sinceramente, penso che se anche lo sapessi credo che non me ne importerebbe gran che.

Hanno criticato Pizzarotti a Parma che ha vietato la vendita degli alcolici dalle 21 alle 7. Che, voglio dire, mi sembra anche una decisione di buon senso. Ma va beh, ognuno critica chi crede. Dicono anche che Beppe Grillo non parli della “movida”. O che non la conosca.

Si può sapere cosa cavolo è la “movida”? Voglio dire, lo so anch’io cos’è, ma si riferisce, appunto, a un’abitudine tipicamente spagnola, quella di “muoversi”, possibilmente nelle ore notturne. In Spagna lo fanno da sempre. E’ proprio la vita che, lì, è spostata di due ore in avanti. In Spagna la sera escono tutti, ma proprio tutti, anziani, giovani, ragazzini, adolescenti, cani, porci (sì, in un paese della Castilla-León ho visto un maiale girare libero per strada).  Si fa tardi per forma mentis e per stile di vita.

In Italia si cerca di adattarsi, di copiare, di fare in modo di essere più “simili” agli altri senza essere noi stessi. Facciamo gli happy-hour, gli aperitivi cenati, adesso è arrivata questa nuova fissazione della “movida”, per la quale, pare impossibile, ma è necessario essere un po’ brilli, perché, si sa, se non ci sono gli alcolici, se non c’è lo “sballo” che razza di divertimento è?

E’ possibile che si debba per forza divertirsi tracannando alcool e possibilmente in grandi quantità? La gente non è capace di stare insieme durante la notte e bersi, che so, una Lemonsoda, un Chinotto, una Cedrata Tassoni, un caffè, un cappuccino, un latte macchiato, un the, una tisana, una camomilla, un thè freddo, un succo di frutta, una Coca Cola, una spuma, un bitter analcolico, un Gatorade, Di Stefano ora basta, così magari non si va a schiantare da qualche parte e non rischia di mettere a repentaglio la vita degli altri?

Il messaggio è sempre lo stesso. Siamo tanto più “in” quanto più ci disinibiamo con qualche sostanza. Perché se il tuo amico prende un Gin Tonic e tu prendi una spremuta d’arancia lo sfigato sei tu. Se parli con una donna e invece di un Vodka-Lemon prendi un menta-e-orzata sai già che quella donna non sarà mai tua. Ma non perché sei un pirla tu, perché è il gruppo che ha stabilito che chi non beve è un debole e, conseguentemente, un perdente.

E la “movida” cosa sarebbe, allora, la sfilata degli incapaci a relazionarsi dopo aver bevuto una minerale gassata?

Forse un altro modo di vivere è possibile. Forse a Parma ci stanno solo provando. 

Nichi Vendola e Sinistra e Libertà chiudono a Di Pietro e aprono all’UDC di Casini

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Nichi Vendola - Archivio it.wikipedia.it

Nichi Vendola ha saltato l’ostacolo, scaricando Di Pietro e salendo sul carro del Partito Democratico e aprendo verso l’UDC di Casini.

Ora, per carità, Vendola, anche se pluriindagato e non dimissionario, come alcuni suoi colleghi Presidenti di Regione, può allearsi con chi gli pare, non l’avrei votato comunque.

Ma c’è da chiedersi, e c’è da chiederselo davvero, non per caso o per puro diletto, cosa abbiamo a che fare i valori di un movimento come “Sinistra e Libertà” con quelli dell’Unione di Centro.

Gli uni vogliono aprire alle coppie di fatto, gli altri, probabilmente no. Vogliono allargare i temi della famiglia a un contesto più ampio, come, a puro titolo di esempio, le famiglie omosessuali e gli altri no, gli uni sono laici e gli altri no, si ispirano a valori e sentimenti cattolici, gli uni non dovrebbero avere molti contatti con Comunione e Liberazione (o forse sì?) e gli altri invece probabilmente sì.

Perché se si è vendoliani bisogna essere comunisti ma anche un po’ cattolici, omosessuali pasoliniani dichiarati ma anche attenti alle tematiche del cosiddetto “dissenso”.

Spinte e controspinte che andranno al Governo ma non avranno la necessaria coesione interna per governare.

Potevano dircelo prima che volevano evitare l’effetto Grillo!

Per Enrico Letta è meglio votare Berlusconi che Beppe Grillo

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Enrico Letta in un'immagine tratta ta it.wikipedia.org

Enrico Letta, del Partito Democratico, ieri ha fatto un’esternazione che ha fatto sobbalzare dalla sedia perfino qualcuno tra i suoi colleghi di partito (come sapete, il termine “compagni” non si usa più, è un peccato che per colpa di qualche rigurgito filo-casiniano si debba rinunciare perfino alla insostituibile ricchezza lessicale della lingua italiana, perché in Toscana, ad esempio, “compagno” vuol dire “uguale”).

Ha detto che è meglio votare Berlusconi che votare Beppe Grillo. Ora, a parte il fatto che bisognarebbe spiegare ancora una volta a chi non l’ha ancora capito che Beppe Grillo non si candida personalmente alle prossime elezioni politiche, mentre Berlusconi sì. E poi, fatte le dovute proporzioni, è come aver detto che è meglio essere ammalati di broncopolmonite che essere affetti da un raffreddore.

E poi, se ci tiene tanto a favorire la corsa a Palazzo Chigi di Berlusconi e a votare PDL o quello che sarà, che lo faccia, in fondo il PD è stato il più grande alleato di sempre del PDL, e lo dimostrano l’inerzia dei due governi di centro-sinistra nel mancato ripristino del reato di falso in bilancio o sul conflitto d’interesse e le uscite plateali dall’aula del Senato durante l’approvazione del decreto intercettazioni con voto di fiducia, a cui il PD non si è neanche degnato di rispondere con un “no” preciso e convinto.

Dobbiamo avere il coraggio della memoria. 

Il blog di Beppe Grillo è irraggiungibile e sotto l’attacco degli hacker di Anonymous

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Il blog di Beppe Grillo è sotto attacco dagli “Anonymous” e, al momento, irraggiungibile.

Dal blog ufficiale degli hacker di Anonymous (comodamente ospitato su blogspot.it, la piattaforma di Google) si legge:

“Il semplice fatto che l’accesso alle tue liste sia proibito agli stranieri, che tu sia un populista che cerca di raccogliere consensi senza arte né parte e che per più volte (come da foto) ha magistralmente eseguito il saluto romano al tuo seguito e ai media, sostenendo la politica di repressione fascista, basterebbe per giustificare il perché di tanto accanimento.”

Gli Anonymous che buttano giù beppegrillo.it sono il segnale che la guerra tra poveri ha raggiunto dimensioni ciclopiche. Parole come “populista”, “senza arte né parte”, “politica di repressione fascista” hanno lo stesso greve e lagnoso sapore della critica cosiddetta “maggiore” che viene dai palazzi della paura dei partiti che si sentono tremare la terra sotto i piedi. Un linguaggio più omologato di un cheeseburger, che non stupisce più nessuno.

Ritagliano una fotografia e fanno apparire Grillo come uno che fa il saluto romano. E’ roba da collage di bambini di prima elementare, si taglia un po’ qua e un po’ là mettendo in evidenza quello che si vuole. Solo che in prima elementare ha un senso davvero.

L’hanno cannata di brutto, sia che si tratti di una boutade sia che ci credano davvero.

Mi dichiaro leggermente disturbato di stomaco. E se il mio blog dovesse diventare a sua volta invisibile ora sapete perché.

beppegrillo.it e il fallimento di “Adagio”

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Su beppegrillo.it è successa una roba strana. Nulla di “particolarmente grave”. Solo un episodio che ritengo “particolarmente significativo”.

Nel mese di aprile, Grillo lancia l’iniziativa Adagio, “10 libri di nuovi autori nel corso di un anno, per sostenere il blog arrivato al suo ottavo anno di vita”. Cento pagine a libro. Il tutto costa 57 euro. Va bene, aderisco. Il perché, ovviamente, sono fatti miei, così come i soldi che decido di spendere. Dal punto di vista squisitamente editoriale mi sembrava una iniziativa lodevole perché, finalmente, avremmo potuto leggere testi scritti da persone diverse da Grillo. Che, magari, potevano avere qualcosa di interessante da proporre anche loro. I libri sarebbero stati spediti al ritmo di uno al mese (tranne nei mesi estivi, suppongo, come accade per molti abbonamenti a riviste e periodici). “Adagio”, appunto, anche per dare un senso di auspicabile lentezza digestiva a una serie di argomenti che da Grillo è sempre stata trattata con una inusuale fretta.

Il primo libro avrebbe dovuto essere stato spedito nel mese di maggio. Maggio passa, e il 31 ricevo una nota di credito da Casaleggio Editori in cui mi si comunica che l’ordinativo non è stato perfezionato col pagamento. Col cavolo, ho la ricevuta della carta di credito.

Preparo una raccomandata in cui spiego il tutto. Va beh, dico, la spedirò domani. All’indomani, prima di andare alla posta (privata, perché Poste Italiane non la uso quasi più) ricevo una mail in cui mi si preannuncia che l’iniziativa ha avuto solo 600 aderenti o poco più, che in pratica non ci stanno dentro con le spese, e che i 57 euro mi saranno restituiti direttamente sulla carta di credito. Non ho motivo per dubitare che questo avvenga.

Ma la riflessione va bene al di là dell’accaduto, pur spiacevole.

In un suo spettacolo del 2006 Grillo parlò di una gara di sci sospesa perché le telecamere della TV andarono in tilt e non fu possibile riprenderla e trasmetterla.

Disse anche che se fosse stato per lui quella gara si sarebbe svolta lo stesso, se non altro per rispetto della gente che aspettava a bordo pista assiderata dal freddo.

Ecco, allora perché mai “Adagio” non è stato portato avanti per rispetto di quei 600 e passa utenti che ci hanno creduto e che hanno tirato fuori 5,70 euro a libro?

Capisco che possa non essere conveniente, e odio profondamente fare i conti in tasca alla gente, soprattutto a un genovese, ma su Lulu.com stampare una copia di un libro di 100 pagine con carta standard costa 4,58 euro A ME, che non sono nessuno per avere un prezzo di particolare favore.

 

Siccome si tratta di ben 6000 libri, o, se si vuole, di un ordine di oltre 600 copie alla volta, (ma non è necessario, per ammortizzare le spese si possono ordinare, che so, i quantitativi per i primi tre mesi di spedizione) immagino siano compresi degli sconti secondo la quantità. Quindi, alla fine, ti costa ancora meno.

Poi, certo, ci sono le spese di trasporto e quelle di spedizione al destinatario finale. Ma, porca vacca, la gente ti ha già dato 57×600 = 34200 euro, che te li tieni lì puliti puliti in banca (Banca Etica? E sia, non sono mica razzista!), nel frattempo prendi qualche interesse, ammortizzi le spese, alla fine ci rimetterai un pochino, dico, qualcosina,  ma i tuoi lettori e sostenitori saranno contenti e avranno quello che hanno ordinato e a cui hanno diritto, cioè i libri e un po’ di rispetto.

Sarà per questo che hanno messo la pubblicità di Google sul blog senza dire niente a nessuno?

Il baraccone mediatico di Grillo sta mostrando cenni di inevitabile e sinistro scricchiolio.

Beppe Grillo e la depenalizzazione del reato di vilipendio al Capo dello Stato

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Sì, Beppe Grillo avrà anche messo della pubblicità da blogger scalcinato sulle sue pagine web, ma stavolta, come direbbe Camilleri, c’insertò.

Il reato di vilipendio al Capo dello Stato dovrebbe essere quanto meno depenalizzato perché, ponendosi tra il reato di opinione e quello contro la dignità della persona, crea una sorta di effetto-cerniera che, di fatto, limita il diritto di critica dei cittadini.

E’ chiaro che la persona di Giorgio Napolitano non può e non deve essere offesa o denigrata, come quella di qualunque altro cittadino. Ed è altrettanto chiara che non può essere offesa e denigrata la funzione di garante supremo della Costituzione che risiede, prima ancora che nel cittadino Giorgio Napolitano, nelle prerogatice proprie e reali del Capo dello Stato.

Ma che il Capo dello Stato, per il solo fatto di essere tale, non possa essere criticato nei suoi discorsi, nelle sue azione e nelle sue pubbliche esternazioni senza che chi lo critica (chi lo critica, si badi bene, non chi lo offende) debba rischiare di essere incriminato per un reato che viene punito con una pena edittale che fa da un minimo di uno a un massimo di cinque anni è semplicemente fuori da qualsiasi dettato costituzionale.

E la critica, nonché il suo diritto all’esercizio, è un bene che appartiene ad ogni cittadino (quindi, certamente anche al Capo dello Stato) ma che non tutti i cittadini possono esercitare.

Se, per esempio, un giornalista dovesse criticare nel merito un atto del Presidente della Repubblica, non ci sono dubbi, eserciterebbe il suo sacrosanto diritto a dissentire rispetto a quello che una persona fa e dice. MA se un giornalista, ad esempio, dovesse, come spesso succede, parlare del Capo dello Stato usando nomignoli, cercare di affermare che chi ricopre quella carica fa parte di una logica politica vecchia e magari anche un po’ logora in cui i cittadini non si sentono più rappresentati, quello è vilipendio? E la satira? La satira che, per definizione stessa, non ha neanche bisogno del principio di verità fattuale per potersi esprimere, com’è considerata, vilipendio o libera espressione del pensiero?

Il rischio da correre è quello, come spesso accade, di dover sottostare non alla prova provata in un giudizio, che quelle espressioni rappresentino vilipendio, ma al personale sentire del giudice, che dovrà sì motivarlo (si motiva il sentire??) ma che rischierà di creare precedenti imbarazzanti e contraddittori, se la gente dovesse andare in galera solo per colpa del personale sentire di una persona.

La pubblicità su beppegrillo.it

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Oggi, come spesso mi accade, sono andato a leggere il blog di Beppe Grillo.

Non ho mai nascosto la mia simpatia per la persona di Beppe Gillo, la sua comicità, la sua intelligenza e la sua capacità politica ed affabulatoria. Non lo farò neanche questa volta.

Ma oggi sul blog di Beppe Grillo ho trovato le pubblicità di Google AdSense e ci sono francamente rimasto male.

Il blog “senza padroni” ha ceduto alle lusinghe della pubblicità “random” di Google, e col traffico che genera c’è da giurare che i clic sui messaggi pubblicitari saranno molti e che porteranno una cifra apprezzabile di introiti, anche se sarà molto difficile, per non dire impossibile, quantificarne, anche solo indicativamente, l’entità.

Voi mi direte: ma il tuo blog e i tuoi siti web sono pieni della pubblicità di Google, perché non dovrebbe esserlo anche quello di Beppe Grillo?

La risposta a questa domanda è che nel mio caso la pubblicità di Google è l’unica fonte di sostentamento perché la mia scelta non è mai stata quella di mantenere un blog privo di pubblicità di qualunque tipo per non aver padroni. Inoltre ho scelto di NON chiedere un soldo a chi mi legge, neanche sotto forma di donazioni volontarie. Non posso vendere e non voglio vendere niente, a parte i libri che scrivo e che pubblico (e quello, caso mai, riguarda il mio reddito personale, non la sopravvivenza delle mie iniziative telematiche).

Beppe Grillo finanzia il suo blog (i suoi avvocati, il suo staff, i mezzi che usa per spostarsi per le campagne elettorali o per gli spettacoli) e le iniziative correlate con:

a) le tornées in giro per l’Italia (e va beh, è la sua professione, son soldi suoi);
b) la vendita dei libri che pubblica (Chiarelettere e Rizzoli, non certo ilmiolibro.it o lulu.com, sia chiaro);
c) la vendita dei DVD;
d) le donazioni liberali per battaglie particolari (un esempio è “Lo scudo della rete”, dove la gente, se la condivide, finanzia l’iniziativa);
e) la vendita (più recente) degli e-book su Amazon

Ora c’è da chiedersi a che cosa (gli) servono i proventi dalla pubblicità di Google?

a) A finanziare il blog? Fosse l’unica fonte di introiti lo capirei.
b) A finanziare il Movimento 5 Stelle? E’ certamente meglio finanziarlo con la pubblicità di Google che con i “rimborsi elettorali” provenienti dal denaro pubblico (che, comunque, Grillo ha dichiarato di non volere), ma dubito che siano sufficienti;

Fatto sta che non è una bella cosa, non tanto per la pubblicità in sé, a cui non sono minimamente contrario, ma per le dichiarate politiche programmatiche del blog, su cui, da oggi (o forse già da qualche giorno fa, solo che io non me n’ero accorto) accanto a “No Tav”, “Siamo in guerra”, “La mappa del potere”, “La Settimana” si trovano le pubblicità del Conto Banco Posta, dei posti riservati nelle università europee per odontoiatria e medicina, giochi da scaricare e braccialettini multicolore.

Dài e dài, alla fine ha ceduto anche lui.

Imbarazzante.

Le cinque stelle di un movimento: “Si puo’ fare!”

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Sì, oggi sono felice.

Hanno fatto di tutto. Una campagna mediàtica all’insegna del neologismo dell'”antipolitica” (perché presentarsi alle elezioni con una lista autonoma, slegata dalle alleanze tradizionalmente intese è uno schiaffo morale per chiunque, in primis per una sinistra che si afferma con alleanze tenute in piedi con il Bostik…), hanno sbattoto il processo penale al “mostro” nelle home page dei giornali, hanno minimizzato, hanno detto che un “partito” (che non è un partito) fondato su una sola persona non sta in piedi (invece il PDL, il PD e l’UDC NON si basano, notoriamente, su una sola persona), hanno gridato loro che sono dei populisti, dei comunisti, che non avevano idee, che non erano niente.

Che avevano un comico come “capo”. Cioè esattamente quello che hanno sempre avuto tutti.

E ce l’hanno fatta. Cioè, hanno ottenuto esattamente il risultato previsto.

Qualcuno ha già fatto dietrofront sul “fenomeno” Grillo. Che, peraltro, non si è mai candidato.

Sono i soliti Bersani che hanno dichiarato di non aver mai sottovautato il fenomeno Grillo. Sono i soliti Vendola che dichiarano: «Beppe Grillo adopera talvolta la diffamazione e la calunnia come stile comunicativo, fa di una certa semplificazione un po’ rozza, l’elemento con cui costruisce un rapporto con la pancia dell’opinione pubblica, ma il Movimento 5 Stelle raccoglie un consenso fatto di una semina nei territori» quando avevano precedentemente dichiarato «È difficile pensare di lavorare con chi mescola argomenti demagogici, urla, emette grugniti al posto di pensieri».

Insomma, sono i soliti.

I soliti populisti e demagoghi che dànno del populista e del demagogo agli altri perché hanno paura.

Sì, oggi sono felice. Anche di aver passato TANTE ore avanti a una tastiera perché qualcosa mi diceva che fosse quello il modo più giusto per dire qualcosa.

Grillo, intendiamoci non ha nessun merito. Se non quello dell’aver dimostrato, innegabilmente che “si può fare!” Che non è un merito da poco.

Se ce l’ha fatta lui ce la può fare chiunque.

Se non ce la fa chiunque, è segno che nessuno VUOLE farcela.

“Alla sbarra!” La macchina del fango contro Beppe Grillo

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Premetto che questo post del blog è a totale difesa di Beppe Grillo.

Non della sua figura politica (cosiderato che Beppe Grillo non è un politico, non mi risulta sia mai stato canditato né sia mai risultato eletto in nessuna competizione elettorale), ma della sua persona che, come quella di chiunque altro, può e deve essere difesa dalla macchina del fango messa in atto da un giornalismo ormai vendicativo (anche se non si sa nei confronti di che cosa, probabilmente + vendicativo perché Grillo esiste ed esprime le sue opinioni -che potrebbero essere, peraltro, ribattute-).

Questa mattina si è aperto a Torino il processo a carico di Grillo (che compare davanti al Giudice Monocratico con l’accusa di violazione di sigilli giudiziari) e di altri 21 imputati.

I titoli sulle Home Page dei principali quotidiani italiani sono agghiaccianti. Quelli di “La Stampa”, “Corriere” e “il Giornale” si assomigliano. Tutti ricalcano l’odiosissima espressione “Grillo alla sbarra”.

Ora, che mi risulti, il cittadino Grillo Giuseppe, si trova davanti a una prima udienza di primo grado in cui è imputato (e non mi risulta che lo stato di “imputato” coincida con quello di “condannato in via definitiva” o “detenuto”, certamente non nel suo caso). E’ in stato di libertà quindi non è “alla sbarra”. E’ un libero cittadino.

E’ in una fase processuale in cui la sua presenza in aula, doverosa ma non strettamente obbligatoria (nel senso che il procedimento sarebbe andato avanti anche in caso di contumacia, e la contumacia non è un reato) equivale a zero. Zero interesse mediatico perché non si decide di una sentenza definitiva che deve passare in giudicato, e perché il dibattimento non si è ancora aperto.

Ma se non si è aperto il dibattimento giudiziario, che è l’unico che deve fare luce sui fatti, si è aperto il dibattiemento mediatico, quello fatto a colpi di flash delle macchine e parole taglienti come spade.

Quindi, cominciamo con “la Stampa”. Anziché lo screenshot ho preferito proporvi un piccolo filmato perché la modalità in cui la notizia è stata diffusa ha veramente dell’incredibile:

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Il titolo è: “Alla sbarra Grillo coi No-TAV” e, come si vede, cliccando sul link della notizia, questa mattina non  si si collegava a una pagina con gli approfondimenti del caso giudiziario, ma si veniva reinstradati (sia pure dopo un messaggio pubblicitario) alla sezione “Esteri” del giornale, e alla notizia di una richiesta di riscatto per la liberazione della Urru.
Due tragedie collegate da un link casuale e frettoloso.

Tanto frettoloso che, dopo l’udienza (aggiornata al 18 luglio prossimo), “la Stampa” ha completamente cambiato titolo. Da “Alla sbarra Grillo coi No-TAV” si è passati a un più innocuo “Beppe Grillo e 21 No-TAV a processo per la baita abusiva in Val Susa”.

Come mai “la Stampa” ha cambiato linguaggio e modo di dare la notizia, riconducendo Beppe Grillo “a processo” dopo averlo mandato “alla sbarra”? Non lo sapremo mai, probabilmente, quel che resta è un maldestro “pastiche” che non giova a nessuno.

Passiamo ora al “Corriere della Sera”: oltre ad aver intitolato anche lui “NO-TAV: Beppe Grillo alla sbarra”  come nello screenshot seguente:

ecco che arriva la diretta video del processo. Sì, perché il sito del “Corriere” ha trasmesso in diretta l’udienza che era disponibile in streaming per chi volesse vederla. E io ho voluto vederla. Ma, soprattutto, ho voluto vedere quale fosse la tecnica di messa a testo (o di messa in onda) di questo procedimento: telecamera quasi sempre fissa sul Giudice Monocratico. Il sottotitolo recita “Grillo è accusato di violazione di sigilli giudiziari”, e in alto “Violazioni NO-TAV: Processo a Beppe Grillo”. Da cui non si evince la pena edittale prevista per il reato (ve la dico io, si va da sei mesi a tre anni, congiuntamente con la multa), e non si capisce che questo tipo di reato è punito in maniera assai più dura del realto di occultamento di cadavere per cui la reclusione è fino a tre anni (senza stabilire un minimo). Ma, soprattutto, non si capisce che il processo è contro 21 persone, non contro il solo Grillo.

La telecamera stacca quasi soltanto per riprendere Beppe Grillo che risponde alle domande del Giudice sulla sua identità, stato e condizione. Niente altro. Immagino sia di fondamentale importanza per lo scibile umano sapere chi sia Grillo Giuseppe, dove sia residente, quando sia nato, se sia sposato, se abbia figli e quale professione svolga.

A questo punto la domanda appare perfino scontata: come mai il Corriere della Sera trasmette in diretta l’udienza preliminare del processo contro Beppe Grillo, e non ha trasmesso neanche uno straccio di diretta sul processi di primo e secondo grado a Marcello Dell’Utri, sulla sentenza d’appello per la Strage di Brescia che ha mandato tutti assolti, perché non pubblica gli atti pubblici (e, quindi, pubblicabili) che riguardano il processo all’ex Presidente del Consiglio (lì non è possibile effettuare riprese, d’accordo, ma dei documenti pubblici ci sono, perché gli atti sono a completa disposizione delle parti)?

Neanche Radio Radicale, che, pure, nel corso degli ultimi decenni ha seguito integralmente i processi All Iberian e All Iberian bis, alla colonna napoletana delle Brigate Rosse, a Barbara Balzerani per l’omicidio Tarantelli, il Processo Cusani, il processo Mangano, il procedimento d’appello per la strage di Bologna, per non parlare del troncone contro la Nuova Camorra Organizzata che vedeva imputato Enzo Tortora, avrebbe dedicato una attenzione così certosina nei confronti di un personaggio che appartiene più allo spettacolo che alla politica attiva. E, comunque, lo avrebbe fatto per dovere di informazione e di servizio pubblico, non certo per mettere alla gogna un imputato.

E’ una sovraesposizione mediatica ingiusta e ingiustificata.

Si dirà che il processo a carico di Grillo è pubblico, a porte aperte, e che non ci sono ragioni per tutelare la riservatezza del comico. Vero. Ma non ci sono, ugualmente, ragioni per amplificarne la pubblicità. Qualcuno risponderà, allora, che sono scelte editoriali. Anche questo è vero. Ma anche le scelte editoriali possono essere criticate, soprattutto quando si tiene in considerazione che il Corriere della Sera percepisce uno dei finanziamenti pubblici (cioè denaro dei contribuenti) più alti tra la stampa quotidiana italiana non di partito.
In breve, se il Corriere della Sera usa anche soldi miei per trasmettere il processo a Grillo, voglio sapere perché non li spende per trasmetterne di altri e di più importanti per il Paese.

De “il Giornale” basti solo lo screenshot:

Anche lì Beppe Grillo è stato messo preventivamente “alla sbarra”. Forse da chi vorrebbe vederlo, prima ancora di un giudizio di merito, dietro le sbarre.

Atteggiamenti deprecabili e fin troppo chiari. Come fin troppo chiaro è il gorgo in cui sta precipitando la Giustizia italiana che si rivela meticolosamente attenta al privato cittadino accusato di reati minori e eccessivamente carente nella risposta alle istanze di giustizia avanzata dalle parti offese.

E Beppe Grillo come fa?

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Interrompo il silenzio imposto nell’ultimo post (il che non so se significhi esattamente che questo blog riprende il ritmo degli aggiornamenti a cui eravate abituati, insomma, tanto per cambiare cazzi miei) perché ho sempre detto, facendomi un esame di coscienza, che "ogni volta che vorrei dare torto a Beppe Grillo finisco sempre per dargli ragione".

Stavolta gli do torto marcio.

I fatti: un video postato su YouTu be da Massimo Merighi e Toni Troja, e contenente una satira nei confronti di Beppe Grillo, sotto forma di rifacimento di una canzoncina dello Zecchino d’Oro ("Il coccodrillo come fa?"). Roba chiaramente goliardica, innocente, scherzosa, in due parole critica e satira.

La satira e la critica sono due modalità di espressione del pensiero. E questo hanno fatto Merighi e Troja, né più né meno. Non pare neanche che ci siano frasi che possano rasentare la diffamazione. Figuratevi che un frammento del brano recita:

“La sua non è volgarità,
nel caso suo è comicità.
E infatti dall’inizio
in ogni suo comizio
a fare in culo manda
la gente che comanda.
Ma Beppe Grillo sai che fa?
Si fa una gran pubblicità
e il populismo instilla
nei giovani balilla
che gli van dietro di città in città.”

Un po’ fortina quella definizione "dei giovani balilla/che gli van dietro di città in città", avrebbero potuto risparmiarsela, ma Beppe Grillo cosa fa? Fa rimuovere il contenuto da YouTube per violazione del copyright.

Nella prima parte del filmato (ancora reperibile qui in una versione "allungata") c’è un breve intervento di Beppe Grillo sull’insuccesso del Movimento 5 Stelle in alcune regioni del Sud. Ma non mi pare proprio che ci sia violazione del copyright, visto che l’uso di una parte di opera per motivi di critica e di discussione è ancora permesso.

E’ chiaro che è un pretesto bello e buono e che forse, l’unico copyright che in ipotesi potrebbe essere stato violato, paradossalmente, è proprio quello degli autori della musica de "Il coccodrillo come fa?", ma allora dovrebbe farsi avanti il signor Pino Massara, che c’entra Beppe Grillo?

E’ inutile, il far star zitto l’altro, il potergli dimostrare che "tu su di me non dici niente, specie se mi critichi", il fare la voce grossa, il dimostrarsi Golia rispetto a Davide è una tentazione che in rete non risparmia nessuno. Pesce grosso mangia pesce piccolo. E se non lo mangia il pesce piccolo dovrà ringraziare il pesce grosso per la sua magnanima bontà e per avergli risparmiato la vita.

La rete non è un’espressione di libertà in cui siamo tutti alla pari. Esistono delle gerarchie interne determinate dalla visibilità di un singolo sito, di un singolo personaggio e di una singola iniziativa.
Il sorriso di tolleranza e di benevolenza della rete è facciata, è puro fumo negli occhi.
La gente se potesse venderebbe la propria madre pur di fartela pagare per aver parlato, criticandola, di lei in rete.
La democrazia della rete, ma soprattutto la possibilità di sfuggire al controllo dell’oggetto della critica, fa molto incazzare. Tutti, nessuno escluso.

Quella di Beppe Grillo è una mossa che non mi sarei davvero mai aspettato. Uno che fa satira e che si incazza quando il bersaglio della satira è lui?

Specchio dei tempi.

PS: La foto di Beppe Grillo che correda questo articolo è tratta dalla voce di Wikipedia (che lui ama tanto) che lo riguarda.

Il deputato Dario Ginefra commenta sul blog

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In riferimento al mio articolo Beppe Grillo in Val di Susa: “Siete degli eroi” ma l’on. Ginefra (PD) chiede che si valutino eventuali reati  ricevo il commento ad apparente firma dell’on. Dario Ginefra.

Qui di seguito pubblico la mia risposta.


Gentile Onorevole Ginefra,
 
La ringrazio per il commento al mio blog, e mi fa piacere constatare che un deputato dedichi tanta attenzione al mio pensiero, segno che la rete funziona e che il mio blog riesce a veicolarlo in modo efficace.

Oltre a quanto sommariamente gia’ risposto in quella sede, mi preme sottolineare che Beppe Grillo piu’ che ritrattare ha pleonasticamente chiarito le circostanze del proprio pensiero. Mi sembrava perfettamente evidente attraverso i video disponibili in rete in occasione delle esternazioni da Lei contestate che Grillo si sia rivolto a persone che avevano il solo torto di contestare legittimamente ed esprimere pubblicamente una posizione di dissenso. Non mi pare si sia riferito ai black bloc o, comunque, a una qualsivoglia frangia violenta in azione in quei frangenti e in quei paraggi.

L’ipotesi di reato da Lei prospettata (che comunque sarebbe stato compito della magistratura inquirente valutare) mi sembrava inesistente “in re ipsa” considerata la palese evidenza del contesto in cui quelle parole sono state pronunciate.

Grazie di nuovo per la Sua attenzione

Roberto Maroni e le proteste in Val di Susa: “Sono d’accordo con chi sui giornali ipotizza il reato di tentato omicidio”

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«Mi auguro che la magistratura vada fino in fondo e colpisca duramente chi si è reso responsabile»
«Sono d’accordo con chi sui giornali ipotizza il reato di tentato omicidio»
«Non è stata solo una violenza eversiva quella messa in atto dai No Tav, ma un’azione di stampo terroristico»
Lanciare bottiglie incendiarie, secondo Maroni, «significa attentare alla vita di quei poliziotti che altro non facevano che difendere la legalità e la democrazia».

Maroni dovrebbe pensare che oltre ai poliziotti che ricevono lanci di bottiglie incendiarie per la difesa della legalità e della democrazia, ci sono dei cittadini che manifestano legittimamente il proprio dissenso e che non lanciano bottiglie incendiarie a nessuno, esercitando quel diritto di critica che, pure, è principio càrdine della democrazia e che discendono da quella legalità che presume essere stata lesa.

Bene, me lo auguro anch’io che la magistratura vada fino in fondo e che colpisca chi si è reso responsabile, sia che si trovi dalla parte dei dimostranti, sia che stia da quella dei poliziotti, che se hanno abusato in qualche modo del loro potere, devono essere perseguiti come qualunque altro cittadino.

Maroni vuol farci credere che esistono poliziotti che stanno dalla parte del bene e manifestanti che stanno dalla parte del male. A questa interpretazione dicotòmica, è chiaro, non ci sta nessuno.
Esistono persone che o hanno commesso reati e devono essere perseguiti o devono essere lasciate in pace, poliziotti o cittadini che siano.

Maroni parla di "tentato omicidio"? Nel 2004 è stato condannato al pagamento di 5.320 euro per resistenza a pubblico ufficiale, per cui la Cassazione ha stabilito che l’azione «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva (…) e proprio per questo del tutto ingiustificabili».

LUI parla di "tentato omicidio"?

Beppe Grillo in Val di Susa: “Siete degli eroi” ma l’on. Ginefra (PD) chiede che si valutino eventuali reati

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Il deputato Dario Ginefra del Partito Democratico (no, dico il Partito Democratico) si chiede se le dichiarazioni di Beppe Grillo, che ha definito "eroi" i manifestanti, e ha chiarito che i lacrimogeni sono cancerogeni e mutageni, possano essere considerate o meno istigazione alla violenza: "In quel caso saremmo al cospetto di una fattispecie di reato che andrebbe perseguita senza esitazioni".
Bene, se l’onorevole Ginefra sospetta che ci siano estremi di reato faccia il favore di segnalarlo alla magistratura.

L’articolo 259 del Codice Penale recita:
"Chiunque pubblicamente istiga a commettere un delitto implicante atti di violenza contro persone o cose, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria."

Quindi delle due l’una, o Beppe Grillo ha veramente istigato alla violenza (ma è strano che lo abbia fatto solo per avere portato solidarietà ai manifestanti) e allora deve essere processato (il delitto è punibile d’ufficio),  o non lo ha fatto e allora, in caso di una eventuale denuncia sottoscritta da parte dell’on. Ginefra, sarebbe vittima di calunnia. L’on. Ginefra queste cose le sa perché è un avvocato.

Capezzone ha chiosato: "Ognuno può dire ciò che crede ma tutti dovremmo assumerci la responsabilità di ciò che diciamo, e valutare bene le possibili conseguenze delle nostre parole". Proprio lui che è stato condannato per diffamazione in via definitiva il 12 gennaio 2010, per aver definito "teppistici" i comportamenti di alcuni magistrati.
Non che la diffamazione sia una cosa grave, andrebbe semplicemente abolita dal sistema penale e sanzionata con più dure misure amministrative, rischiare la galera per le parole non ha più senso e in Inghilterra l’hanno capito benissimo.

L’abbiamo capito anche in Italia. Solo che preferiamo ancora considerare un reato la solidarietà.

Il dialogo tra Grillo e Celentano sul Corriere della Sera nell’italica Puttanopoli

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Qui a Puttanopoli, tra anchormen, zoccole, prove tecniche di regime, nipotine di Mubarak, igieniste dentali e palazzo della politica blindato non poteva che mancare il profeta Adriano Celentano a fare da sommo sacerdote e riportare le parole di Gesù in prima pagina sul Corriere della Sera, in un "dialogo" con Beppe Grillo che, ovviamente, a tratti non capisce cosa stia dicendo l’interlocutore.

Il "Corriere", come è altrettanto logico, trova che questo colloquio tra Celentano e Grillo sia il massimo della democrazia e della tolleranza. Scrive infatti il Direttore De Bortoli:


Adriano Celentano, ogni tanto, manda un suo scritto al Corriere. Non sempre siamo d’accordo con lui. Ma la libertà dell’artista, specie di questi tempi, è sacra ed è sempre una ventata d’aria fresca. Per fortuna. È un colloquio con Beppe Grillo su temi d’attualità. Grillo non è mai stato tenero con noi. Ma anche la sua libertà qui è rispettata. (f. de b.)


Ora, il fatto che Celentano mandi uno scritto al Corriere ogni tanto non significa che il Corriere debba per forza pubblicarlo.
C’è un sacco di gente che scrive lettere ai giornali e fa telefonate alle testate televisive e radiofoniche per dire come dovrebbe fare il Presidente della Repubblica a sbrogliare la matassa della crisi del Governo, o a dire che ci penserebbe volentieri lei, se potesse, a fare andar bene le cose. Però mica son così scemi da pubblicargliele anche, o di mandarle in onda.


Quelle di Celentano, invece, sì, si pubblicano sempre.
De Bortoli come Voltaire, "Non sono d’accordo con la tua opinione ma darei la mia vita perché tu possa esprimerla liberamente."


Le affermazioni di Celentano sono "una ventata d’aria fresca" per il maggior quotidiano italiano, e da oggi abbiamo scoperto che in Italia anche uno come Beppe Grillo può dire la sua.

Caspita che democrazia!

E così eccoci tutti ad ascoltare Celentano che auspica qualcosa di "Rock" per uscire dallo Stato Melmoso di Puttanopoli.

Ed eccole le perle di saggezza che aspettavamo tutti: "Come diceva Gesù: "Se già nel piccolo si è onesti, a maggior ragione lo si è nel grande".

Certo che a citare Gesù di Nazareth ci si sente un po’ santoni, soprattutto se Gesù quella frase non l’ha mai detta. Oh, prendete i Vangeli se non credete a me, e andate a ripassarvi quei quattro simpaticoni di Matteo, Marco, Luca e Giovanni e poi ditemi voi dove si trova una cosa del genere, perché io non la trovo. Non la trova nemmeno Grillo che infatti sente puzza di bruciato: "Io non so se Gesù l’ha detta veramente questa cosa (…)"

Celentano dice che "la gente ha bisogno di uno SCATTO. Uno scatto che gli indichi la DIREZIONE. Quella direzione ormai remota e persa tra le pieghe di un sogno purtroppo svanito."
E Grillo gli fa giustamente notare "Però non mi hai ancora detto in cosa consiste lo scatto di cui parlavi" (della serie: "vai al sodo"). i
Il Profeta, di rimbalzo: "Forse perché non ho ancora ben chiaro a quale scombussolamento esso ci porterebbe". Giusto cielo! In Italia c’è ancora chi usa "esso" come pronome personale!

Neanche i Profeti, quelli veri, quelli dell’Antico Testamento tradotti da Giovanni Diodati nel ‘700 usavano un linguaggio così ampolloso e desueto.

E quelli del "Corriere" che nel riportare il battibecco fra Grillo e Celentano, chiamano il cantante "Adrian" (non "Adriano") perché evidentemente fa più figo.

Del resto, un santone fa sempre comodo, e lo si ricicla sempre volentieri, in un’Italia di puttane e puttanieri figuriamoci se uno che ha cannato un’operazione commerciale di bassa lega come "John Lui" non si ricicla condannando i secondi e dicendo alle prime "andate e non peccate più". Ci manca solo che qualcuno raccomandi alle donne di conservare l’unguento per la propria sepoltura e poi siamo a posto.
Per poi concludere che "È incredibile come l’Italia sia ridotta a un vero e proprio groviglio di conflitti di interesse."

Ecco, se n’è accorto anche Celentano.
Ora aspettiamo con gioia la sua iscrizione al Partito Democratico.

YouTube cancella l’account video di Beppe Grillo

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Beppe Grillo – Cancellato l’account da You Tube from Valerio Di Stefano on Vimeo.

Siamo arrivati alla paranoia mediatica.

L’account di Beppe Grillo su YouTube è stato cancellato perché il comico avrebbe inserito un brano dell’intervista di David Letterman al Presidente Obama.

La CBS si è inviperita e ha imposto a YouTube di inibire tutte le visioni del video. Solo che a Beppe Grillo hanno segato l’account.

Guarda caso, proprio all’indomani della visita di Berlusconi negli Stati Uniti, che a pensar male si fa peccato ma ci si indovina sempre.

Personalmente chiuderò quelle quattro o cinque michiate che avevo su YouTube, per passare a un vero e proprio canale video su vimeo.com. Ecco l’indirizzo:

http://vimeo.com/user2355798

Ed è solo l’inizio.

Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali del Senato

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Mentre la Camera discuteva e approvava la legge che limita le intercettazioni e mette il bavaglio all’informazioni, Beppe Grillo era in Commissione Affari Costituzionali al Senato, per parlare di una proposta di legge di iniziativa popolare.

E mi pare che, a questo punto, tutto si possa dire di Beppe Grillo meno che sia un populista. E’ solo una persona che ha raccolto 350.000 firme per presentarle nelle sedi istituzionali perché venga discusso un testo di legge proposto dal basso. E’ forse l’unico che ha detto davanti a una Commissione Affari Costituzionale che i politici sono vecchi e antistorici, facendo incazzare i suoi interlocutori. Ha dato addosso ai giornalisti chiarendo che la vera informazione è quella della rete, e non quello che pubblicano i giornali.

Ha detto quello che i partituncoli di certa sedicente sinistra di maniera ha sempre dichiarato di voler fare. Ma che non ha mai fatto. Chapeau!

E’ ovvio che non ne ha parlato nessuno. Anzi, “Repubblica TV” ha astutamente “tagliato” le premesse dell’intervento di Grillo, mostrando solo i motivi di scontro e di risentimento che venivano più dalla presidenza della Commissione che da lui, storcendo una realtà che non era quella effettiva, e che vi ripropondo nella registrazione integrale dell’intervento.

Mi sta venendo fuori un post decisamente un po’ sbrodolatorio e incensante, ma penso di poter dire che questa dovrebbe essere la normalità con cui la gente si rivolge alle proprie istituzioni, non me ne frega nulla che lo abbia fatto Beppe Grillo o chi per lui, il punto è che si è completamente perso il senso della realtà, della cosa pubblica, che non è nemmeno “partecipazione”, come diceva Gaber a proposito della libertà, ma è la consapevolezza che ci sono degli enti, delle istituzioni e dei servizi che sono pagati dai cittadini e sono al loro servizio. La tipa della Commissione Affari Costituzionali che si è sentita punzecchiata da Grillo, non è scattata tanto per il fatto che Grillo le avesse dato della “vecchia” in senso anagrafico (“un po’ offesa mi sento….” e va beh, affari suoi!), ma perché Grillo era lì e lei doveva dargli la parola ed ascoltarlo senza permettersi il lusso di poter fare quello che fanno normalmente i politici, agire nel silenzio e fuori dal clamore pubblico.

Grillo ha dato anche della “zoccola” a qualcuna delle elette, chiedendo scusa per il termine un po’ forte. Ovviamente è stato criticato per le “offese”, mentre la realtà e i fatti non sono stati minimamente criticati e vorrei anche vedere.

Preferisco non schierarmi, ma se proprio devo farlo mi schiero dalla parte di Grillo, se non altro per il fatto che la controparte è formata dalla classe politica che sappiamo, e gli altri, semplicemente, non ci sono. A parte qualche felice eccezione che non ha bisogno del clamore del sistema per avere migliaia e migliaia di preferenze. Doveva farlo l’opposizione, l’ha fatto un comico. Guardate come siamo ridotti…

Ascolta l’intervento integrale di Beppe Grillo direttamente dal nostro lettore virtuale di MP3: