“Alla sbarra!” La macchina del fango contro Beppe Grillo

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Premetto che questo post del blog è a totale difesa di Beppe Grillo.

Non della sua figura politica (cosiderato che Beppe Grillo non è un politico, non mi risulta sia mai stato canditato né sia mai risultato eletto in nessuna competizione elettorale), ma della sua persona che, come quella di chiunque altro, può e deve essere difesa dalla macchina del fango messa in atto da un giornalismo ormai vendicativo (anche se non si sa nei confronti di che cosa, probabilmente + vendicativo perché Grillo esiste ed esprime le sue opinioni -che potrebbero essere, peraltro, ribattute-).

Questa mattina si è aperto a Torino il processo a carico di Grillo (che compare davanti al Giudice Monocratico con l’accusa di violazione di sigilli giudiziari) e di altri 21 imputati.

I titoli sulle Home Page dei principali quotidiani italiani sono agghiaccianti. Quelli di “La Stampa”, “Corriere” e “il Giornale” si assomigliano. Tutti ricalcano l’odiosissima espressione “Grillo alla sbarra”.

Ora, che mi risulti, il cittadino Grillo Giuseppe, si trova davanti a una prima udienza di primo grado in cui è imputato (e non mi risulta che lo stato di “imputato” coincida con quello di “condannato in via definitiva” o “detenuto”, certamente non nel suo caso). E’ in stato di libertà quindi non è “alla sbarra”. E’ un libero cittadino.

E’ in una fase processuale in cui la sua presenza in aula, doverosa ma non strettamente obbligatoria (nel senso che il procedimento sarebbe andato avanti anche in caso di contumacia, e la contumacia non è un reato) equivale a zero. Zero interesse mediatico perché non si decide di una sentenza definitiva che deve passare in giudicato, e perché il dibattimento non si è ancora aperto.

Ma se non si è aperto il dibattimento giudiziario, che è l’unico che deve fare luce sui fatti, si è aperto il dibattiemento mediatico, quello fatto a colpi di flash delle macchine e parole taglienti come spade.

Quindi, cominciamo con “la Stampa”. Anziché lo screenshot ho preferito proporvi un piccolo filmato perché la modalità in cui la notizia è stata diffusa ha veramente dell’incredibile:

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Il titolo è: “Alla sbarra Grillo coi No-TAV” e, come si vede, cliccando sul link della notizia, questa mattina non  si si collegava a una pagina con gli approfondimenti del caso giudiziario, ma si veniva reinstradati (sia pure dopo un messaggio pubblicitario) alla sezione “Esteri” del giornale, e alla notizia di una richiesta di riscatto per la liberazione della Urru.
Due tragedie collegate da un link casuale e frettoloso.

Tanto frettoloso che, dopo l’udienza (aggiornata al 18 luglio prossimo), “la Stampa” ha completamente cambiato titolo. Da “Alla sbarra Grillo coi No-TAV” si è passati a un più innocuo “Beppe Grillo e 21 No-TAV a processo per la baita abusiva in Val Susa”.

Come mai “la Stampa” ha cambiato linguaggio e modo di dare la notizia, riconducendo Beppe Grillo “a processo” dopo averlo mandato “alla sbarra”? Non lo sapremo mai, probabilmente, quel che resta è un maldestro “pastiche” che non giova a nessuno.

Passiamo ora al “Corriere della Sera”: oltre ad aver intitolato anche lui “NO-TAV: Beppe Grillo alla sbarra”  come nello screenshot seguente:

ecco che arriva la diretta video del processo. Sì, perché il sito del “Corriere” ha trasmesso in diretta l’udienza che era disponibile in streaming per chi volesse vederla. E io ho voluto vederla. Ma, soprattutto, ho voluto vedere quale fosse la tecnica di messa a testo (o di messa in onda) di questo procedimento: telecamera quasi sempre fissa sul Giudice Monocratico. Il sottotitolo recita “Grillo è accusato di violazione di sigilli giudiziari”, e in alto “Violazioni NO-TAV: Processo a Beppe Grillo”. Da cui non si evince la pena edittale prevista per il reato (ve la dico io, si va da sei mesi a tre anni, congiuntamente con la multa), e non si capisce che questo tipo di reato è punito in maniera assai più dura del realto di occultamento di cadavere per cui la reclusione è fino a tre anni (senza stabilire un minimo). Ma, soprattutto, non si capisce che il processo è contro 21 persone, non contro il solo Grillo.

La telecamera stacca quasi soltanto per riprendere Beppe Grillo che risponde alle domande del Giudice sulla sua identità, stato e condizione. Niente altro. Immagino sia di fondamentale importanza per lo scibile umano sapere chi sia Grillo Giuseppe, dove sia residente, quando sia nato, se sia sposato, se abbia figli e quale professione svolga.

A questo punto la domanda appare perfino scontata: come mai il Corriere della Sera trasmette in diretta l’udienza preliminare del processo contro Beppe Grillo, e non ha trasmesso neanche uno straccio di diretta sul processi di primo e secondo grado a Marcello Dell’Utri, sulla sentenza d’appello per la Strage di Brescia che ha mandato tutti assolti, perché non pubblica gli atti pubblici (e, quindi, pubblicabili) che riguardano il processo all’ex Presidente del Consiglio (lì non è possibile effettuare riprese, d’accordo, ma dei documenti pubblici ci sono, perché gli atti sono a completa disposizione delle parti)?

Neanche Radio Radicale, che, pure, nel corso degli ultimi decenni ha seguito integralmente i processi All Iberian e All Iberian bis, alla colonna napoletana delle Brigate Rosse, a Barbara Balzerani per l’omicidio Tarantelli, il Processo Cusani, il processo Mangano, il procedimento d’appello per la strage di Bologna, per non parlare del troncone contro la Nuova Camorra Organizzata che vedeva imputato Enzo Tortora, avrebbe dedicato una attenzione così certosina nei confronti di un personaggio che appartiene più allo spettacolo che alla politica attiva. E, comunque, lo avrebbe fatto per dovere di informazione e di servizio pubblico, non certo per mettere alla gogna un imputato.

E’ una sovraesposizione mediatica ingiusta e ingiustificata.

Si dirà che il processo a carico di Grillo è pubblico, a porte aperte, e che non ci sono ragioni per tutelare la riservatezza del comico. Vero. Ma non ci sono, ugualmente, ragioni per amplificarne la pubblicità. Qualcuno risponderà, allora, che sono scelte editoriali. Anche questo è vero. Ma anche le scelte editoriali possono essere criticate, soprattutto quando si tiene in considerazione che il Corriere della Sera percepisce uno dei finanziamenti pubblici (cioè denaro dei contribuenti) più alti tra la stampa quotidiana italiana non di partito.
In breve, se il Corriere della Sera usa anche soldi miei per trasmettere il processo a Grillo, voglio sapere perché non li spende per trasmetterne di altri e di più importanti per il Paese.

De “il Giornale” basti solo lo screenshot:

Anche lì Beppe Grillo è stato messo preventivamente “alla sbarra”. Forse da chi vorrebbe vederlo, prima ancora di un giudizio di merito, dietro le sbarre.

Atteggiamenti deprecabili e fin troppo chiari. Come fin troppo chiaro è il gorgo in cui sta precipitando la Giustizia italiana che si rivela meticolosamente attenta al privato cittadino accusato di reati minori e eccessivamente carente nella risposta alle istanze di giustizia avanzata dalle parti offese.

E Beppe Grillo come fa?

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Interrompo il silenzio imposto nell’ultimo post (il che non so se significhi esattamente che questo blog riprende il ritmo degli aggiornamenti a cui eravate abituati, insomma, tanto per cambiare cazzi miei) perché ho sempre detto, facendomi un esame di coscienza, che "ogni volta che vorrei dare torto a Beppe Grillo finisco sempre per dargli ragione".

Stavolta gli do torto marcio.

I fatti: un video postato su YouTu be da Massimo Merighi e Toni Troja, e contenente una satira nei confronti di Beppe Grillo, sotto forma di rifacimento di una canzoncina dello Zecchino d’Oro ("Il coccodrillo come fa?"). Roba chiaramente goliardica, innocente, scherzosa, in due parole critica e satira.

La satira e la critica sono due modalità di espressione del pensiero. E questo hanno fatto Merighi e Troja, né più né meno. Non pare neanche che ci siano frasi che possano rasentare la diffamazione. Figuratevi che un frammento del brano recita:

“La sua non è volgarità,
nel caso suo è comicità.
E infatti dall’inizio
in ogni suo comizio
a fare in culo manda
la gente che comanda.
Ma Beppe Grillo sai che fa?
Si fa una gran pubblicità
e il populismo instilla
nei giovani balilla
che gli van dietro di città in città.”

Un po’ fortina quella definizione "dei giovani balilla/che gli van dietro di città in città", avrebbero potuto risparmiarsela, ma Beppe Grillo cosa fa? Fa rimuovere il contenuto da YouTube per violazione del copyright.

Nella prima parte del filmato (ancora reperibile qui in una versione "allungata") c’è un breve intervento di Beppe Grillo sull’insuccesso del Movimento 5 Stelle in alcune regioni del Sud. Ma non mi pare proprio che ci sia violazione del copyright, visto che l’uso di una parte di opera per motivi di critica e di discussione è ancora permesso.

E’ chiaro che è un pretesto bello e buono e che forse, l’unico copyright che in ipotesi potrebbe essere stato violato, paradossalmente, è proprio quello degli autori della musica de "Il coccodrillo come fa?", ma allora dovrebbe farsi avanti il signor Pino Massara, che c’entra Beppe Grillo?

E’ inutile, il far star zitto l’altro, il potergli dimostrare che "tu su di me non dici niente, specie se mi critichi", il fare la voce grossa, il dimostrarsi Golia rispetto a Davide è una tentazione che in rete non risparmia nessuno. Pesce grosso mangia pesce piccolo. E se non lo mangia il pesce piccolo dovrà ringraziare il pesce grosso per la sua magnanima bontà e per avergli risparmiato la vita.

La rete non è un’espressione di libertà in cui siamo tutti alla pari. Esistono delle gerarchie interne determinate dalla visibilità di un singolo sito, di un singolo personaggio e di una singola iniziativa.
Il sorriso di tolleranza e di benevolenza della rete è facciata, è puro fumo negli occhi.
La gente se potesse venderebbe la propria madre pur di fartela pagare per aver parlato, criticandola, di lei in rete.
La democrazia della rete, ma soprattutto la possibilità di sfuggire al controllo dell’oggetto della critica, fa molto incazzare. Tutti, nessuno escluso.

Quella di Beppe Grillo è una mossa che non mi sarei davvero mai aspettato. Uno che fa satira e che si incazza quando il bersaglio della satira è lui?

Specchio dei tempi.

PS: La foto di Beppe Grillo che correda questo articolo è tratta dalla voce di Wikipedia (che lui ama tanto) che lo riguarda.

Il deputato Dario Ginefra commenta sul blog

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In riferimento al mio articolo Beppe Grillo in Val di Susa: “Siete degli eroi” ma l’on. Ginefra (PD) chiede che si valutino eventuali reati  ricevo il commento ad apparente firma dell’on. Dario Ginefra.

Qui di seguito pubblico la mia risposta.


Gentile Onorevole Ginefra,
 
La ringrazio per il commento al mio blog, e mi fa piacere constatare che un deputato dedichi tanta attenzione al mio pensiero, segno che la rete funziona e che il mio blog riesce a veicolarlo in modo efficace.

Oltre a quanto sommariamente gia’ risposto in quella sede, mi preme sottolineare che Beppe Grillo piu’ che ritrattare ha pleonasticamente chiarito le circostanze del proprio pensiero. Mi sembrava perfettamente evidente attraverso i video disponibili in rete in occasione delle esternazioni da Lei contestate che Grillo si sia rivolto a persone che avevano il solo torto di contestare legittimamente ed esprimere pubblicamente una posizione di dissenso. Non mi pare si sia riferito ai black bloc o, comunque, a una qualsivoglia frangia violenta in azione in quei frangenti e in quei paraggi.

L’ipotesi di reato da Lei prospettata (che comunque sarebbe stato compito della magistratura inquirente valutare) mi sembrava inesistente “in re ipsa” considerata la palese evidenza del contesto in cui quelle parole sono state pronunciate.

Grazie di nuovo per la Sua attenzione

Roberto Maroni e le proteste in Val di Susa: “Sono d’accordo con chi sui giornali ipotizza il reato di tentato omicidio”

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«Mi auguro che la magistratura vada fino in fondo e colpisca duramente chi si è reso responsabile»
«Sono d’accordo con chi sui giornali ipotizza il reato di tentato omicidio»
«Non è stata solo una violenza eversiva quella messa in atto dai No Tav, ma un’azione di stampo terroristico»
Lanciare bottiglie incendiarie, secondo Maroni, «significa attentare alla vita di quei poliziotti che altro non facevano che difendere la legalità e la democrazia».

Maroni dovrebbe pensare che oltre ai poliziotti che ricevono lanci di bottiglie incendiarie per la difesa della legalità e della democrazia, ci sono dei cittadini che manifestano legittimamente il proprio dissenso e che non lanciano bottiglie incendiarie a nessuno, esercitando quel diritto di critica che, pure, è principio càrdine della democrazia e che discendono da quella legalità che presume essere stata lesa.

Bene, me lo auguro anch’io che la magistratura vada fino in fondo e che colpisca chi si è reso responsabile, sia che si trovi dalla parte dei dimostranti, sia che stia da quella dei poliziotti, che se hanno abusato in qualche modo del loro potere, devono essere perseguiti come qualunque altro cittadino.

Maroni vuol farci credere che esistono poliziotti che stanno dalla parte del bene e manifestanti che stanno dalla parte del male. A questa interpretazione dicotòmica, è chiaro, non ci sta nessuno.
Esistono persone che o hanno commesso reati e devono essere perseguiti o devono essere lasciate in pace, poliziotti o cittadini che siano.

Maroni parla di "tentato omicidio"? Nel 2004 è stato condannato al pagamento di 5.320 euro per resistenza a pubblico ufficiale, per cui la Cassazione ha stabilito che l’azione «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva (…) e proprio per questo del tutto ingiustificabili».

LUI parla di "tentato omicidio"?

Beppe Grillo in Val di Susa: “Siete degli eroi” ma l’on. Ginefra (PD) chiede che si valutino eventuali reati

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Il deputato Dario Ginefra del Partito Democratico (no, dico il Partito Democratico) si chiede se le dichiarazioni di Beppe Grillo, che ha definito "eroi" i manifestanti, e ha chiarito che i lacrimogeni sono cancerogeni e mutageni, possano essere considerate o meno istigazione alla violenza: "In quel caso saremmo al cospetto di una fattispecie di reato che andrebbe perseguita senza esitazioni".
Bene, se l’onorevole Ginefra sospetta che ci siano estremi di reato faccia il favore di segnalarlo alla magistratura.

L’articolo 259 del Codice Penale recita:
"Chiunque pubblicamente istiga a commettere un delitto implicante atti di violenza contro persone o cose, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria."

Quindi delle due l’una, o Beppe Grillo ha veramente istigato alla violenza (ma è strano che lo abbia fatto solo per avere portato solidarietà ai manifestanti) e allora deve essere processato (il delitto è punibile d’ufficio),  o non lo ha fatto e allora, in caso di una eventuale denuncia sottoscritta da parte dell’on. Ginefra, sarebbe vittima di calunnia. L’on. Ginefra queste cose le sa perché è un avvocato.

Capezzone ha chiosato: "Ognuno può dire ciò che crede ma tutti dovremmo assumerci la responsabilità di ciò che diciamo, e valutare bene le possibili conseguenze delle nostre parole". Proprio lui che è stato condannato per diffamazione in via definitiva il 12 gennaio 2010, per aver definito "teppistici" i comportamenti di alcuni magistrati.
Non che la diffamazione sia una cosa grave, andrebbe semplicemente abolita dal sistema penale e sanzionata con più dure misure amministrative, rischiare la galera per le parole non ha più senso e in Inghilterra l’hanno capito benissimo.

L’abbiamo capito anche in Italia. Solo che preferiamo ancora considerare un reato la solidarietà.

Il dialogo tra Grillo e Celentano sul Corriere della Sera nell’italica Puttanopoli

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Qui a Puttanopoli, tra anchormen, zoccole, prove tecniche di regime, nipotine di Mubarak, igieniste dentali e palazzo della politica blindato non poteva che mancare il profeta Adriano Celentano a fare da sommo sacerdote e riportare le parole di Gesù in prima pagina sul Corriere della Sera, in un "dialogo" con Beppe Grillo che, ovviamente, a tratti non capisce cosa stia dicendo l’interlocutore.

Il "Corriere", come è altrettanto logico, trova che questo colloquio tra Celentano e Grillo sia il massimo della democrazia e della tolleranza. Scrive infatti il Direttore De Bortoli:


Adriano Celentano, ogni tanto, manda un suo scritto al Corriere. Non sempre siamo d’accordo con lui. Ma la libertà dell’artista, specie di questi tempi, è sacra ed è sempre una ventata d’aria fresca. Per fortuna. È un colloquio con Beppe Grillo su temi d’attualità. Grillo non è mai stato tenero con noi. Ma anche la sua libertà qui è rispettata. (f. de b.)


Ora, il fatto che Celentano mandi uno scritto al Corriere ogni tanto non significa che il Corriere debba per forza pubblicarlo.
C’è un sacco di gente che scrive lettere ai giornali e fa telefonate alle testate televisive e radiofoniche per dire come dovrebbe fare il Presidente della Repubblica a sbrogliare la matassa della crisi del Governo, o a dire che ci penserebbe volentieri lei, se potesse, a fare andar bene le cose. Però mica son così scemi da pubblicargliele anche, o di mandarle in onda.


Quelle di Celentano, invece, sì, si pubblicano sempre.
De Bortoli come Voltaire, "Non sono d’accordo con la tua opinione ma darei la mia vita perché tu possa esprimerla liberamente."


Le affermazioni di Celentano sono "una ventata d’aria fresca" per il maggior quotidiano italiano, e da oggi abbiamo scoperto che in Italia anche uno come Beppe Grillo può dire la sua.

Caspita che democrazia!

E così eccoci tutti ad ascoltare Celentano che auspica qualcosa di "Rock" per uscire dallo Stato Melmoso di Puttanopoli.

Ed eccole le perle di saggezza che aspettavamo tutti: "Come diceva Gesù: "Se già nel piccolo si è onesti, a maggior ragione lo si è nel grande".

Certo che a citare Gesù di Nazareth ci si sente un po’ santoni, soprattutto se Gesù quella frase non l’ha mai detta. Oh, prendete i Vangeli se non credete a me, e andate a ripassarvi quei quattro simpaticoni di Matteo, Marco, Luca e Giovanni e poi ditemi voi dove si trova una cosa del genere, perché io non la trovo. Non la trova nemmeno Grillo che infatti sente puzza di bruciato: "Io non so se Gesù l’ha detta veramente questa cosa (…)"

Celentano dice che "la gente ha bisogno di uno SCATTO. Uno scatto che gli indichi la DIREZIONE. Quella direzione ormai remota e persa tra le pieghe di un sogno purtroppo svanito."
E Grillo gli fa giustamente notare "Però non mi hai ancora detto in cosa consiste lo scatto di cui parlavi" (della serie: "vai al sodo"). i
Il Profeta, di rimbalzo: "Forse perché non ho ancora ben chiaro a quale scombussolamento esso ci porterebbe". Giusto cielo! In Italia c’è ancora chi usa "esso" come pronome personale!

Neanche i Profeti, quelli veri, quelli dell’Antico Testamento tradotti da Giovanni Diodati nel ‘700 usavano un linguaggio così ampolloso e desueto.

E quelli del "Corriere" che nel riportare il battibecco fra Grillo e Celentano, chiamano il cantante "Adrian" (non "Adriano") perché evidentemente fa più figo.

Del resto, un santone fa sempre comodo, e lo si ricicla sempre volentieri, in un’Italia di puttane e puttanieri figuriamoci se uno che ha cannato un’operazione commerciale di bassa lega come "John Lui" non si ricicla condannando i secondi e dicendo alle prime "andate e non peccate più". Ci manca solo che qualcuno raccomandi alle donne di conservare l’unguento per la propria sepoltura e poi siamo a posto.
Per poi concludere che "È incredibile come l’Italia sia ridotta a un vero e proprio groviglio di conflitti di interesse."

Ecco, se n’è accorto anche Celentano.
Ora aspettiamo con gioia la sua iscrizione al Partito Democratico.

YouTube cancella l’account video di Beppe Grillo

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Beppe Grillo – Cancellato l’account da You Tube from Valerio Di Stefano on Vimeo.

Siamo arrivati alla paranoia mediatica.

L’account di Beppe Grillo su YouTube è stato cancellato perché il comico avrebbe inserito un brano dell’intervista di David Letterman al Presidente Obama.

La CBS si è inviperita e ha imposto a YouTube di inibire tutte le visioni del video. Solo che a Beppe Grillo hanno segato l’account.

Guarda caso, proprio all’indomani della visita di Berlusconi negli Stati Uniti, che a pensar male si fa peccato ma ci si indovina sempre.

Personalmente chiuderò quelle quattro o cinque michiate che avevo su YouTube, per passare a un vero e proprio canale video su vimeo.com. Ecco l’indirizzo:

http://vimeo.com/user2355798

Ed è solo l’inizio.

Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali del Senato

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Mentre la Camera discuteva e approvava la legge che limita le intercettazioni e mette il bavaglio all’informazioni, Beppe Grillo era in Commissione Affari Costituzionali al Senato, per parlare di una proposta di legge di iniziativa popolare.

E mi pare che, a questo punto, tutto si possa dire di Beppe Grillo meno che sia un populista. E’ solo una persona che ha raccolto 350.000 firme per presentarle nelle sedi istituzionali perché venga discusso un testo di legge proposto dal basso. E’ forse l’unico che ha detto davanti a una Commissione Affari Costituzionale che i politici sono vecchi e antistorici, facendo incazzare i suoi interlocutori. Ha dato addosso ai giornalisti chiarendo che la vera informazione è quella della rete, e non quello che pubblicano i giornali.

Ha detto quello che i partituncoli di certa sedicente sinistra di maniera ha sempre dichiarato di voler fare. Ma che non ha mai fatto. Chapeau!

E’ ovvio che non ne ha parlato nessuno. Anzi, “Repubblica TV” ha astutamente “tagliato” le premesse dell’intervento di Grillo, mostrando solo i motivi di scontro e di risentimento che venivano più dalla presidenza della Commissione che da lui, storcendo una realtà che non era quella effettiva, e che vi ripropondo nella registrazione integrale dell’intervento.

Mi sta venendo fuori un post decisamente un po’ sbrodolatorio e incensante, ma penso di poter dire che questa dovrebbe essere la normalità con cui la gente si rivolge alle proprie istituzioni, non me ne frega nulla che lo abbia fatto Beppe Grillo o chi per lui, il punto è che si è completamente perso il senso della realtà, della cosa pubblica, che non è nemmeno “partecipazione”, come diceva Gaber a proposito della libertà, ma è la consapevolezza che ci sono degli enti, delle istituzioni e dei servizi che sono pagati dai cittadini e sono al loro servizio. La tipa della Commissione Affari Costituzionali che si è sentita punzecchiata da Grillo, non è scattata tanto per il fatto che Grillo le avesse dato della “vecchia” in senso anagrafico (“un po’ offesa mi sento….” e va beh, affari suoi!), ma perché Grillo era lì e lei doveva dargli la parola ed ascoltarlo senza permettersi il lusso di poter fare quello che fanno normalmente i politici, agire nel silenzio e fuori dal clamore pubblico.

Grillo ha dato anche della “zoccola” a qualcuna delle elette, chiedendo scusa per il termine un po’ forte. Ovviamente è stato criticato per le “offese”, mentre la realtà e i fatti non sono stati minimamente criticati e vorrei anche vedere.

Preferisco non schierarmi, ma se proprio devo farlo mi schiero dalla parte di Grillo, se non altro per il fatto che la controparte è formata dalla classe politica che sappiamo, e gli altri, semplicemente, non ci sono. A parte qualche felice eccezione che non ha bisogno del clamore del sistema per avere migliaia e migliaia di preferenze. Doveva farlo l’opposizione, l’ha fatto un comico. Guardate come siamo ridotti…

Ascolta l’intervento integrale di Beppe Grillo direttamente dal nostro lettore virtuale di MP3:

Quei giornalisti più permalosi di una donna rifiutata

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Alessandro Gilioli è un giornalista de “L’Espresso”.

Un bel giorno ha contattato Beppe Grillo per chiedergli un’intervista.

Il comico, che ne ha piene le gònadi dei giornalisti, e che li vede come il fumo negli occhi, dapprima ha nicchiato un po’, poi si è fatto mandare, via mail un elenco di domande a cui rispondere.

Gilioli gliel’ha preparato, con la pazienza certosina dello scolaretto delle elementari. Secondo quanto lui stesso ha scritto, le questioni, più o meno, erano queste:

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri – magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica – che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Grillo non risponde.
Anzi, gli risponde (telefonicamente) così:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».


E Gilioli coglie la palla al balzo per lamentarsene pubblicamente sul suo blog, che viaggia sui 5-6 commenti a post e che dopo queste esternazioni è schizzato a 690 e spiccioli.

Osserva sostanzialmente che:

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto.
Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura.
Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet – e detesta così tanto i giornali – proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere.

Certi giornalisti sono peggio delle donne, quando si sentono dire di no non la mandano proprio giù. La prendono come un affronto personale e un attentato ai Massimi Sistemi del mondo.

Comunque oggi sono stato democratico e gli ho mandato questa mail. Vedremo se risponderà.
Senza contare che difendere Beppe Grillo da questa gente è un po’ come rubare caramelle a un bambino, dopo un po’ ci si stufa.



Caro Gilioli,

ahimé, non leggo più da tempo “L’Espresso”, ma Le assicuro che sono stato un suo “aficionado” quando ero giovane, e anche quando, se lo lasci dire, “L’Espresso” era migliore.

Ma ho letto sul web il Suo pezzo sulla non intervista (o, meglio, sull’intervista mancata) a Beppe Grillo.

Posso comprendere il Suo disappunto per non averla ottenuta, ma francamente non riesco a vedere il motivo della Sua critica all’uso del blog da parte di Grillo (che, peraltro, non è solo da parte sua, se ha una vaga idea dei milioni di blog che sono operativi nel mondo, si renderà conto che Grillo non ha fatto altro che usare *uno* degli strumenti del web).

Grillo, senza bisogno che io lo difenda, ha rovesciato il rapporto tra “personaggi” e “potere giornalistico”.
Se prima un personaggio pubblico aveva bisogno della cassa mediatica dei giornali per farsi conoscere e per destare viva l’attenzione dell’opinione pubblica su di sé (Lei mi insegna che oggi chi non “appare” sui giornali o in televisione non è nessuno), adesso non è più così.
Grillo ha rifiutato di rispondere alle Sue domande, ha esercitato un suo diritto, certo, magari potrebbe averLe fatto perdere del tempo, ma una volta viste le domande e dopo averle ritenute offensive ha deciso che non se ne faceva di niente.

Non vedo perché prendersela con chi si “rifugia” nel mondo dei blog tacciandolo di non volere il dialogo politico (ha mai pensato che Grillo è un comico e non un politico??) e il confronto dialettico, un blog ospita solitamente la possibilità da parte di chiunque di commentare i contenuti, quello di Beppe Grillo ne ospita migliaia, certo, tutto si può dire meno che Grillo non dia la possibilità ai suoi lettori di replicare.

Ho anch’io un piccolo blog. Quando ho da dire qualcosa a qualcuno lo faccio in quella sede.
E non certo perché non ho voglia di confrontarmi, ma perché so che mi leggono più persone lì di quante io possa riuscire a vedere in un giorno.

E i giornalisti? Quelli, poverini, arrivano sempre in ritardo. Abbia pazienza, ma domande come quella sul presunto predominio del web sulla carta stampata puzzano ormai di vecchi oggetti lasciati per decenni nel primo cassetto del canterale buono della nonna.

Non si offenda, ma Grillo ha fatto molto bene a non risponderLe.

Un caro saluto

Un Mastella a pois (fortunato chi ce l’ha?)

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Avere un blog sta diventando per molti una necessità urgente, “una verità che si sente nel corpo, come la fame, o il bisogno di urinare” (*).Sarà per questa incontinenza verbale ed informatica che Clemente Mastella ha aperto un suo blog. Con uno sfondo a pallini multicolori, come il vestitino di Pinocchio durante il primo giorno di scuola.
Lo ha aperto, senza spendere un soldo di tasca sua per comprarsi un dominio personale, si è aperto uno spazio su blogspot.com e tanti saluti ai suonatori.
Solo per questo si potrebbe essere autorizzati a pensare che si tratti di un falso, invece è tutta roba vera.

Come è vera la politica sconcertante che il Ministro della Giustizia ha dato ai commenti dei suoi lettori.

Facciamo un salto indietro: c’è blog e blog. In un blog come il mio i commenti posso anche permettermi il lusso di non averli. E infatti non ne ho. Non sono il Ministro di Grazia e Giustizia, non rappresento niente e nessuno se non me stesso, non ho la responsabilità di dover portare su di me le istanze di migliaia di elettori.
Mastella sì. E che cos’è un blog per un politico se non l’occasione di tastare il polso all’elettorato?

Mastella non disabilita i commenti, no. Sarebbe troppo facile.
Lui li filtra.
Complice una cultura della rete che è sempre stata basata sulla ambigua e funesta figura del “moderatore” (newsgroup e mailing-list ne sono tristemente pieni), Mastella esordisce così con chiunque abbia la tentazione di scrivergli qualcosa:

In soldoni, li deve approvare lui.
Ma c’è di più. In un breve ma interessante scritto sulla politica del suo spazio web, Mastella chiarisce:

C’è una sola regola di navigazione qui dentro: l’educazione. Pertanto non risponderò a commenti anonimi o che contengano insulti. Inoltre non commenterò con i giornalisti, durante la giornata, le cose che scrivo in questo mio spazio. Su questo principio sarò categorico. Anche per loro, se vorranno, è presente lo spazio-commenti. Grazie.

Parla di educazione. Lui che è stato il principale artefice dell’indulto.
Ci viene a dire che non risponderà agli anonimi, ignorando o non sapendo proprio per niente che l’anonimato in rete è stata una conquista sociale e di civiltà.
Chissà quante volte avrà usato il comando #31# sul telefonino per non far apparire il suo numero al destinatario delle sue chiamate e adesso se la prende con l’anonimato!

Filtra i commenti e a forza di filtrarli gli sta accadendo l’inevitabile, di non averne più neanche uno.
Ecco quello che appariva su un suo post dell’11 settembre scorso (l’ennesimo sull’affaire Grillo): alle 9,30 di questa mattina (13 settembre) i commenti erano uguali a zero.

(*) Camilo José Cela, La famiglia di Pascual Duarte