Paolo Attivissimo e i verbi transitivi e riflessivi

masturbate

La domanda è legittima e la risposta di facilissima reperibilità: quali sono stati gli studi di Paolo Attivissimo? La risposta la troviamo sulla sua purtuttavia inutile pagina su Wikipedia (inutile perché non enciclopedica, come quella su Wanna Marchi) che ci rivela che il nostro è “Diplomato in lingue“.

In Italia un “diploma in lingue” non esiste.

Esistono il diploma di liceo linguistico e, eventualmente, la laurea triennale. Quindi non si sa bene questo benedetto “diploma in lingue” né dove sia stato conseguito (se in Italia o all’estero) né che equivalenza abbia nell’ordinamento italiano dell’istruzione e dell’Università. Di certo possiamo dire che Paolo Attivissimo non è laureato (nel senso italiano del termine), circostanza in cui non c’è nulla di male, magari spiacevole, ma che non gli ha impedito di svolgere l’attività di traduttore a livelli anche incoraggianti (voglio dire, conosco fior di laureati in lingue che farebbero a gara per fare quel tipo di lavoro). Dunque, Paolo Attivissimo dovrebbe essere uno che con sintassi, morfologia, vocabolari, strumenti di ricerca e quant’altro ha una certa dimestichezza.

Eppure proprio qualche tempo fa sbagliò un verbo francese (“pouver” per “pouvoir”) rattoppando subito la malefatta (ma, ahimé, l’avevo fotografata -per maggiori approfondimenti cliccate qui-), e questa mattina sul suo blog leggo l’ennesimo suo pippone sull’ennesima truffa telematica. Dei buontemponi chiedono dei soldi al malcapitato destinatario di turno di una mail ricattatoria: se non paghi diffondiamo un tuo video (girato a seguito dell’installazione di non ben meglio identificati malware sul computer della vittima) in cui ti masturbi (sissignori).

Ora, per dimostrare che la mail è fasulla e per consigliare di non cadere nella trappola (ma soprattutto di non pagare), Attivissimo usa un argomento di tipo linguistico, questo:

“Il testo del messaggio dice in sintesi: “Ho scaricato tutte le informazioni riservate dal tuo sistema… i video dove tu masturbi” (sì, forma transitiva, segno che è una traduzione, forse dall’inglese, nel quale il verbo to masturbate è sia transitivo sia riflessivo).”

A parte la prosaicità del verbo modello prescelto (recentemente non riesce a parlare di argomenti più elevati e nobili, a parte il Bildungsroman scritto quando sforò nella zona C di Milano), bisognerebbe spiegare a Attivissimo (ma un traduttore diplomato in lingue dovrebbe saperlo già per conto suo) che TUTTI i verbi riflessivi sono anche transitivi perché ammettono un complemento oggetto che in questo caso è lo stesso soggetto che compie l’azione. Semplice e chiaro.

E ora come la mettiamo? Roba bruttina, nevvero? Senza contare che quel “tu” potrebbe essere un semplice errore di battitura per “ti” (la u è alla immediata sinistra della i) ed ecco spiegata l’incongruenza. Ma quell’Uffico Complicazioni Affari Semplici che è Paolo Attivissimo non ha voluto vedere la semplicità della spiegazione.

Dunque si rimane così. Perplessi, titubanti, allibiti, ma sempre con un punto interrogativo sulla testa finché non avremo svelato che cos’è un “diploma in lingue”.

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L'”innoqua” Wikipedia

(screenshot da it.wikipedia.org)
(screenshot da it.wikipedia.org)

Mi ci sono messo di buzzo buono e ho cominciato a spulciare Wikipedia alla ricerca di svarioni, errori di ortografia, sintassi, grammatica, morfologia, logica e quant’altro faccia spettacolo. A dire il vero non ho intenzione di rompervi le scatole più di tanto con queste cose (mi sono un po’ stufato di scrivere su questi argomenti che alla lunga vengono a noja in primo luogo a chi scrive e per traslato a chi legge), però questa ve la racconto: alla voce riguardante la cucina siracusana (cui si deve il massimo rispetto, anche ortografico, evidentemente) si legge:

lo squalo palombo, che è innoquo per l’uomo, detto pisci palummu in dialetto siracusano

e devo dire che “innoquo” con la q da Wikipedia proprio non me lo aspettavo. Però c’è. Qui sotto la voce intera (errore compreso) così come rilasciata oggi dall’enciclopedia libera più malandata che ci sia:

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L’orizzonte con l’apostrofo di Laura Boldrini

orizzonte

Questi devono essere tempi crudeli e di totale generale disorientamento se un politico (e, dico, un politico) che siede in Parlamento grazie ai voti dei suoi sostenitori, ma che per la Costituzione rende conto all’intero popolo italiano, che, oltretutto, gli paga un lauto stipendio, scrive “un’orizzonte” con l’apostrofo.

E’ successo a Laura Boldrini e le ho fatto “tana” su Twitter solo ieri sera. E il bello è che i follower che hanno commentato (tranne uno, immaginate chi?), siano essi favorevoli o contrari alla politica boldriniana, non se ne sono minimamente accorti, continuando, imperterriti e noncuranti, ora a tessere le lodi ora a lanciarle vagonate di pomodori marci virtuali via web.

Chiariamo bene: io sono perfettamente convinto che Laura Boldrini sappia molto bene come si scrive “un orizzonte”, e che sia consapevole che l’apostrofo non ci va. Non addebito questo errore all’ignoranza. Ma alla sciatteria sì. A quell’atteggiamento precipitoso, cioè, che fa sì che una persona (certamente gravata da decine di impegni) dedichi a pubblicare un contenuto un tempo estremamente limitato. Si scrive, poi non si rilegge, si preme “pubblica” (e “pubblica” vuol dire esattamente “rendi pubblico”, “diffondi”), pare che vada bene così, poi si scivola sulla buccia di banana. Non è esattamente quello che si dice un atteggiamento rispettoso nei confronti dei lettori. O, come in questo caso, dei follower, che non ti chiedono minimamente di scrivere per loro, se lo fai è perché sei TU che hai qualcosa da dire, e il minimo che si possa pretendere è che tu lo faccia nel modo più corretto possibile.

Chi parla male pensa male.

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