Varese: “fai schifo, sei proprio un terrone”. Offendeva i bambini dell’asilo nido. Maestra sospesa per sei mesi dal GIP.

Schiaffeggiava bambini e li offendeva gridando “fai schifo, sei proprio un terrone”. Bambini di età compresa tra i pochi mesi e i due anni. Asilo nido, per indenderci. La donna si appartava anche in una stanza con il compagno, fatto entrare di nascosto, lasciando soli i bambini. Sono state le telecamere dei carabinieri, installate su ordine del PM di Varese a dimostrare i fatti e a spingere il GIP a irrogare la sanzione di sei mesi di sospensione dall’attività lavorativa per una maestra di Cocquio Trevisago. L’inchiesta ha avuto origine dalla segnalazione di una coppia di genitori che hanno riferito ai carabinieri della stazione di Besozzo che il loro bambino accusava sintomi di insonnia, incubi notturni e reazioni di  autolesionismo. Il piccolo è stato ritirato dall’asilo.

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Archiviata la posizione di Roberto Saviano (diffamazione) nei confronti dei quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”

E’ stata archiviata dall’ufficio del GIP di Roma, nella persona della dottoressa Paola De Nicola,  la denuncia querela sporta a carico dello scrittore partenopeo Roberto Saviano dai quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”. Saviano, in un articolo del 2015, aveva sostenuto che “Cronache di Napoli e Cronache di Caserta sono contigue alle organizzazioni criminali, che fungono da loro uffici stampa, e che sono organo di propaganda e di messaggi tra clan” .

Scrive inoltre Paola De Nicola: “Sussistono ulteriori e diversi elementi che fanno propendere per l’intrinseca veridicità e obiettività di quanto affermato da Saviano.”  E inoltre: “Ad ulteriore contiguità dei sopracitati quotidiani con ambienti camorristici depone, altresì, la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie del 5/8/2015”.

Assieme all’autore di Gomorra è stata archiviata anche la posizione dell’allora direttore del quotidianoRepubblica” Ezio Mauro.

Roberto Saviano è stato condannato per diffamazione nel 2018, assieme alla Mondadori Libri, per aver dichiarato nel suo romanzo “Gomorra” che Vincenzo Boccolato, imprenditore residente all’estero e incensurato. Il provvedimento è stato firmato dal giudice della prima sezione civile di Milano Angelo Claudio Ricciardi. (fonti: Wikipedia e ANSA)

 

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La solidarietà a Matteo Renzi #siamotuttiMatteoRenzi?

Ieri è successo che, mentre stavamo aspettando il responso del popolino della rete che ha messo al sicuro le chiappe del Ministro dell’Interno, sono stati arrestati i genitori dell’ex Primo Ministro Matteo Renzi. Una volta posti ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni, la notizia è diventata subito, come si dice in questi casi, “virale”. Talmente virale che su Twitter si è scatenata una vera e propria gara di solidarietà nei confronti dell’ex capo del governo. Come se l’arrestato fosse lui. Ora, voglio dire, io capisco l’empatia che può nascere da una notizia del genere, ma che le colpe dei padri possano in qualche modo ricadere sui figli è un Dio che è morto da quel dì. Mi sono immerso in questo sciropposo liquame buonista e ho trovato il commento di uno che diceva che era vergognoso che i genitoria siano stati arrestati nel momento in cui il figlio si trovava a più di 600 Km. di distanza per lavorare. Non era andato a lavorare, Matteo Renzi, ma a presentare il suo libro a Torino (appuntamento poi annullato) e la presentazione di un libro, fino a prova contraria, è propaganda (a se stessi o al libro, si veda il caso), non lavoro. Anche se i suoi soldini se li sarà senz’altro guadagnati. L’ho fatto presente e mi hanno detto che non ho presente che cosa sia un lavoro intellettuale. Cioè, lo hanno detto a me! E va beh, così sia. Nessuno ha detto, come si dovrebbe dire in questi casi, che c’è il Tribunale del Riesame, e che i coniugi Renzi possono far valere le proprie opposizioni al provvedimento del GIP in quella sede, magari, se proprio ci tiene, augurando loro miglior fortuna. No, c’è gente che ha persino insinuato (come ha fatto lo stesso Renzi su Facebook) che la singolare coincidenza temporale dell’arresto dei genitori di Renzi e del processo di piazza con assoluzione piena a Salvini non sia poi una coincidenza vera e propria, rimestando nel torbido e riportando alla luce quella giustizia ad orologeria tanto cara al berlusconismo d’antan, cosa che non si addice affatto a tutto ciò che ha a che fare con Matteo Renzi. O magari sì, si veda il caso. Fatto è che ovunque si leggono hashtag deliranti tipo #siamotuttiMatteoRenzi (parlino per sé, i miei genitori non sono mai stati posti agli arresti domiciliari!) oltre all’inevitabile #iostoconMatteoRenzi (ma non si sa che cosa abbia fatto Matteo Renzi o quale sia il suo ruolo in questa vicenda). Forse qualcuno pensa che hanno colpito i genitori per colpire il figlio, una sorta di giustizia che, come una scheggia impazzita, prescinde da un concetto fondamentale: la responsabilità penale è personale (cioè, nessuno paga al posto di un altro). E il piagnisteo continua. gli hashtag sono i più utilizzati su Twitter, di Salvini salvo ormai non si ricorda più nessuno e il piagnisteo continua. Non c’è nessuna gogna né ingiusta né aberrante per Matteo Renzi, rendiamocene conto. Forse così facendo potremmo ricominciare a parlarne a mente serena.

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Archiviata la posizione di Nichi Vendola per i fatti dell’ospedale Miulli

Ho il dovere di fare una precisazione sulle vicende giudiziarie di Nichi Vendola, di cui ho parlato spesso.

Lo faccio con un po’ di ritardo, ma vediamo di raccapezzarci un po’ nella materia.

Sia chiaro in primo luogo che Nichi Vendola è e rimane ancora indagato per il reato di concussione nell’ambito dell’indagine sull’Ilva.

Il 4 dicembre scorso il Giudice per le Indagini Preliminari ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura per i reati di abuso d’ufficio, peculato e falso, per una transazione da 45 milioni di euro tra la Regione Puglia e l’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti.

Non è una buonissima notizia. L’unica notizia che metterebbe veramente fine a questa e a tante vicente giudiziarie sarebbe l’assoluzione con formula piena, e quella la si può ottenere solo in giudizio, non certo in sede preliminare.

La gente è abituata a equiparare l’archiviazione con l’assoluzione (e il patteggiamento con l’ammissione di colpevolezza). Non è così. Si archivia una posizione perché non ci sono elementi sufficienti per andare a giudizio. Ma non è detto che quegli elementi non possano essere trovati, e allora il processo si potrebbe riaprire (a meno che i fatti non siano caduti in prescrizione nel frattempo).

Resta ancora impregiudicata la domanda: quando si dimetterà Vendola per poter affrontare anche l’ultima pendenza giudiziaria come un normale cittadino?

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