Garante della Privacy – Omicidio a Roma: i media rispettino il codice di procedura penale

In seguito alla pubblicazione di numerose immagini dei presunti autori di un omicidio, avvenuto a Roma, il Garante ritiene opportuno ricordare che – fermo restando il diritto-dovere di informare su fatti di interesse pubblico – il giornalista deve comunque attenersi a quanto stabilito dalla specifica normativa vigente in materia.

Oltre a quanto previsto dalle Regole deontologiche relative al trattamento di dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, l’art. 114, del Codice di procedura penale vieta “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta”.

Roma, 25 ottobre 2019

Tratto da: https://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9170332

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Mattarella è un uomo onesto

C’è una sorta di perfida retorica nell’informazione generalista (e generalizzata) che ha seguito l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (nuovo come Capo dello Stato sì, ma di antica e vecchia appartenenza democristiana), quella che lo ha descritto come persona di integerrima rettitudine, onesto, con la schiena dritta (altra espressione dei giornali odiosa e vacua) e profondo conoscitore della Costituzione.

Ora, io queste doti non le definirei una vera e propria notizia a sé stante. Perché che il Presidente della Repubblica sia una persona seria, onesta e di spiccato rigore morale me lo aspetto già dal ruolo che di lì a poco sarà chiamato a svolgere. In breve, mi aspetto che sia migliore almeno di tutti i parlamentari che lo hanno eletto, di quelli radiati dal Parlamento, di quelli che il Parlamento lo hanno preso come un notaio di mera esecuzione dei propri decreti legge, o di quelli che dall’alto del loro scranno bacchettano ora questo ora quello in nome di una morale che si pretende essere elevata a regolamento dell’aula. Non solo mi aspetto tutto questo, ma ESIGO addirittura che il Presidente della Repubblica conosca a menadito la Costituzione, visto che ne è il Garante e visto che deve difenderne i principii anche in nome e per conto di quella parte di Italia a cui lui non piace (voglio dire, dovrà mica piacere per forza, no?).

Sono doti scontate, così come scontato appare questo giornalismo di maniera, questo linguaggio sempre uguale da testata a testata, questo neolecchinismo spicciolo che fa di un evento assolutamente ordinario un articolo di giornale strombazzato in prima pagina.

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La figlia di Beppe Grillo segnalata alla Prefettura per uso personale di sostanze stupefacenti

La figlia di Beppe Grillo, Luna, è stata fermata e pare abbia consegnato spontaneamente alle forze dell’ordine un quantitativo di cocaina per uso personale.

Per questo motivo, come d’obbligo, è stata segnalata in Prefettura come “consumatrice di sostanze stupefacenti”.

E’ una delle tante procedure da medioevo che abbiamo in Italia, e che non fa altro che dare pane ai denti dei giornalisti, quegli stessi giornalisti che rivendicano una stampa libera e indipendente (con i contributi pubblici!) e si indignano perché la Lega Nord ha fatto loro lo sgambetto sul decreto di riforma del reato di diffamazione.

E’ ovvio che l’attenzione è sviata. Si colpisce, mettendola sui giornali, la figlia di Beppe Grillo per insinuare qualcosa sul padre, come se padre e figlia fossero la stessa persona.

Ma quello che non si dice è che abbiamo un sistema giuridico e giudiziario al collasso per cui se detieni un certo quantitativo per uso personale di cocaina vieni segnalato alla Prefettura, fermo restando che non si tratta di un reato, mentre se fai un uso smodato di alcol, anche se ti fermano non vieni segnalato alla Prefettura come consumatore abituale di una sostanza stupefacente (non ci sono dubbi che l’alcol lo sia, viene segnalato sulla tabella ufficiale delle droghe dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e si aspetta che accada il danno irreparabile per poter prendere dei provvedimenti. Che so, che uno vada a schiantarsi contro qualcun altro e lo ammazzi.

Ma l’alcolismo non fa notizia come la figlia di Beppe Grillo. Perche’ se la figlia di Grillo tira di coca piu’ o meno abitualmente magari hai la possibilita’ di mettere in cattiva luce il padre, mentre se qualcuno beve non si ha la possibilita’ di sputtanare nessuno.

E’ l’informazione, bellezza.

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Mauro Paissan – Privacy e Giornalismo – Libertà di informazione e dignità della persona

Privacy e Giornalismo. Libertà di in informazione e dignità della persona – presentazione del libro a cura di Mauro Paissan.

Roma, Garante per la protezione dei dati personali, 14 febbraio 2012

da: http://www.radioradicale.it
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/

Ascolta l’evento attraverso il nostro lettore di MP3:

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Maurizio Paniz e i giornalisti che pubblicano le intercettazioni: “La detenzione e’ sicuramente una pena congrua”

“Il carcere per i giornalisti è una pena detentiva sicuramente congrua per chi viola norme così importanti sulle intercettazioni

“Io voglio sanzioni più forti rispetto a quelle prospettate ora. Una regola, se non prevede una sanzione, non viene rispettata perché non è intesa come regola. Chi pubblica atti coperti dal segreto investigativo o istruttorio  fa un doppio danno: uno alla persona interessata della quale si mettono in piazza cose che non vanno messe in piazza, un altro all’indagine che molte volte è vanificata dalla pubblicazione di atti riservati. E’ un comportamento grave e il giornalista onesto non si deve porre il problema che la sanzione sia seria e grave. Una pena detentiva è sicuramente congrua per chi viola norme così importanti”.
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Io non sciopero assieme alla casta dei giornalisti!

Un giornalista, Alessandro Gilioli, del Gruppo Editoriale "L’Espresso", ha proposto per la giornata del 14 luglio prossimo uno sciopero dei blogger, da unire al silenzio programmato dei giornalisti, per protestare contro il Decreto Alfano, che imporrebbe anche ai blogger l’obbligo di rettifica.

In breve, stare zitti contro chi vuole far star zitti i blogger.

Non c’è che dire, una bella coerenza.

E perché i giornalisti ci tengono tanto ad avere i blogger dalla loro parte? La spiegazione è molto, molto semplice. Vogliono far sembrare loro le vittime e non chi ha il solo demerito di esprimere le proprie opinioni attraverso uno strumento on line come un blog che non ha nulla a che vedere con la carta stampata, se non altro perché i quotidiani e i maggiori periodici nazionali, ma anche quelli che non valgono una cicca, attingono dalle casse dei contribuenti.

Questo blog non ha mai chiesto un soldo a nessuno, e immagino come questo abbiano fatto migliaia di altri blog in Italia.

Perché mai dovrei "scioperare" il 14 luglio? Non ho nessun datore di lavoro per quanto riguarda il mio scrivere e non devo rendere conto a nessuno. Non ho nessun datore di stipendio, al contrario dei giornalisti del gruppo "L’Espresso", anzi, sono io che pago (l’hosting del sito, ad esempio) per avere la posibilità di dire la mia.

Questi giornalisti hanno sempre evitato di darci le informazioni di cui avevamo bisogno. L’Espresso che ci ha riempiti di copertine tette e culi, di scandali estivi, di inchieste sulle abitudini sessuali degli italiani adesso vuole che i blogger scioperino? Ma lo sanno, almeno, cos’è uno sciopero?

Io non sto zitto il 14 luglio. Nessuna solidarietà ai giornalisti.

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Gianni Riotta direttore de “Il sole 24 ore”

Si è parlato tanto del ritorno di Ferruccio De Bortoli alla direzione del Corriere della Sera. Praticamente una rivincita, o, per traslare un termine dal giuridichese, un "atto dovuto".

Non si è parlato quasi per niente del fatto che all’attuale posto di De Bortoli al Sole 24 Ore andrà Gianni Riotta. E’ una cosa terribile.

"Il Sole 24 ore" lo compro rarissimamente, e solo di domenica quando c’è l’inserto culturale, il resto lo sfoglio distrattamente tanto non ci capisco una mazza.

Per il resto lo vedo a scuola, dove ne arrivano a paccate per le iniziative de "Il Quotidiano in classe" e dove il giornale viene pietosamente depositato nel contenitore della carta da riciclare dopo la sesta ora, quando, cioè, non serve più a nessuno.

Gianni Riotta, nel TG1 è famoso per aver dato un premio a Roberto Saviano per "Gomorra". Il minimo risultato con il minimo sforzo.

E’ Grande Ufficiale della Repubblica. Per questo non ha mai parlato male del Governo di turno. Noblesse oblige.

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Travaglio lascia l’Unita’? E l’edizione on line si fa pagare a caro prezzo

L’esordio della rocambolesca direzione di Concita De Gregorio, che su “l’Unità” inizia con un editoriale che ricorda come si stava bene una volta quando ci si diceva “Buongiorno!” e come Berlusconi abbia rovinato tutto (il Partito Democratico invece sarà la nostra salvezza, sì, sì, certo…), perdurando in un “Yes we can!” a cui ormai crede solo lei, l’esordio, dicevo (accidenti a me e a quando non metto in fila soggetto, verbo e complemento), si è scontrato platealmente con l’attacco di Marco Travaglio a Walter Veltroni, reo di aver fatto silurare Antonio Padellaro perché avrebbe una “scarsa multimedialità“.Ora, cosa sia la “scarsa multimedialità” lo sanno solo loro.

Di certo c’è che se uno vuole leggere l’articolo di Marco Travaglio lo può fare ma solo registrandosi.

E nemmeno tutto, solo i primi 150 caratteri, praticamente meno di un SMS.

Per leggere on line bisogna PAGARE:

“Se sei un utente registrato ma non abbonato potrai solo leggere i primi 150 caratteri di ogni articolo in formato solo testo e immagini, effettuare ricerche nell’archivio anche in formato PDF ma non visualizzare le pagine.”
(tratto da: http://www.lunita.it/gol/login.asp)

Ecco la multimedialità del Partito Democratico. Pagare per aver un servizio che viene abbondantemente ripagato dalle elargizioni statali ai quotidiani e che ricadono direttamente sulle tasche dei cittadini.

E a questo punto c’è solo da augurarsi che Travaglio lasci il giornale, perché se queste sono le prime mosse di Veltroni, con ogni probabilità il prossimo silurato sarà proprio lui.

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Concita De Gregorio: una pisana direttrice de l’Unita’

Concita De Gregorioha una voce melliflua e suadente, ha uno spiccato senso materno  ed è pisana.E’ arrivata alla direzione de “L’Unità”, con tante benedizioni da parte dei dirigentissimi del Partito Democratico e sussulti delle ceneri di Gramsci nell’urna.

Le redattici e i redattori de “l’Unità”, nel momento in cui hanno sentito puzza di bruciato hanno emesso un comunicato in cui, tra l’altro, scrivevano:

Alle ore 13.28 di venerdì 18 luglio l’agenzia Adn-Kronos lancia l’anticipazione di un’intervista della collega Concita De Gregorio a Prima Comunicazione con la quale si preannuncia come prossimo direttore de l’Unità ed entra nei particolari di ciò che ha in mente di fare. Ma a quale titolo? Al Cdr non risulta che sino ad oggi vi sia stato alcun atto formale o informale d’incarico della proprietà a favore di Concita De Gregorio. Siamo all’annuncio del cambio di direzione “via intervista”?

(…)

Alla collega Concita De Gregorio siamo costretti a ricordare cosa prescrive il contratto di lavoro a proposito dei diritti e dei doveri di redattori e direttori anche in rapporto con le organizzazioni sindacali. In particolare il punto che impone alla proprietà l’obbligo di comunicare al Cdr prima di qualsiasi altro soggetto e comunque almeno 48 ore prima del conferimento dell’incarico, eventuali cambi di direzione. Non solo. Il contratto prevede che il futuro direttore e l’azienda presentino un piano editoriale e industriale al confronto con la rappresentanza sindacale sul quale il direttore si gioca il gradimento della redazione.

Siamo all’intollerabile paradosso. Solo giovedì, in un incontro ufficiale con il Cdr, l’attuale presidente nonché amministratore delegato della Nie, la società editrice dell’Unità, Giorgio Poidomani ha assicurato, e confermato anche venerdì, che non vi è all’ordine del giorno degli organi della società alcun mutamento della direzione giornalistica de l’Unità. Ma poco dopo arriva l’anticipazione “annuncio” della collega.

Alle 14.41 Concita De Gregorio chiarisce – all’agenzia Ansa – che nulla di formale ci sarebbe. Che il nuovo editore Renato Soru le avrebbe proposto la direzione de l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, e che la trattativa sarebbe ancora in corso. C’è da chiedersi allora la ragione dell’intervista a Prima Comunicazione con la quale si prospetterebbe un preciso modello di giornale a prescindere non solo da ogni formale incarico, ma anche da ogni confronto con la redazione.

Ma la De Gregorio è una mamma, e, si sa, alle mamme tutto si perdona. O, meglio, tutte le mamme esigono che in onore del mammismo di cui sono ancelle tutto venga loro perdonato.

Ma qui c’è chi non è disposto a dimenticare che la De Gregorio è stata una firma del Vernacoliere di Livorno e come abbia fatto ad arrivare a L’Unità lo sa solo lei.

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La dittatura ricomincia da Fazio

E’ così, non si fa in tempo a criticare la sedicente sinistra che prende le distanze dalle dichiarazioni di Marco Travaglio su Schifani che arriva la condanna ufficiale della RAI su dei fatti che sono stati accertati, denunciati in un libro e mai smentiti.

Tra poco il per nulla servile Fabio Fazio leggerà su RAI3 una condanna ufficiale.
Sembrerà poco più di uno di quei telegiornali della TV polacca ai tempi di Jaruzelski, solo con un po’ più di figa.

Nessuno si è indignato perché Schifani avrebbe fatto quello che Travaglio ha rivelato, tutti si sono indignati perché queste cose sono state dette.

Non è nulla, è solo l’inizio della dittatura. Lunga, resistente e morbida.

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Certo giornalismo rosetano

A Roseto, dove abito, c’è un meetup dei cosiddetti “Amici di Beppe Grillo”.

A parte il fatto che hanno scritto “inpicciarsi” con la n riportando una citazione di Paul Valéry, stanno cercando di fare qualcosa.

Ho scritto oggi un piccolo intervento per loro, e lo riporto qui, anche se ai non rosetani potrà sembrare inutile e ridondante, ma, come si suol dire, chi se ne frega.


Tra il giornalismo che dovrebbe essere combattuto con le stesse ragioni della raccolta delle firme dei tre referendum del 25 aprile ci dovrebbe essere quello tipicamente rosetano a cui siamo stati assuefatti (più che abituati).

A parte i giornalisti che scrivono sulla cronaca locale de “Il Centro” e che oramai hanno completamente abdicato alla loro funzione di persone al servizio dei cittadini per essere esclusivamente megafono della politica (basti guardare la faziosità con cui è stato trattato l’affaire Teleco, con particolare riguardo ai risvolti giudiziari che sono stati regolarmente taciuti, e per fortuna che il giornalista più in vista della nostra cittadina sta per sostenere un esame di diritto penale -così magari dopo saprà di che cosa parla quando scrive-).

A parte questi casi pietosi, dicevo, ci sono quei giornaletti gratuiti che il giornalaio mi regala ogni domenica, quelli pieni di pubblicità, realizzati graficamente male e scritti peggio, quelli con con gli auguri alla nonna che compie settant’anni, al nipotino, alla fidanzata, alla coppia di sposi per l’anniversario di matrimonio. Insomma, quelli che contengono tutto meno quello che dovrebbero contenere, l’informazione.

Nello scorso inverno una cordata di giornalisti ed editori (tra cui quello del Centro di cui sopra, e l’ineffabile “Eidos”) pubblicarono il calendario della casalinghe rosetane (cosa non si farebbe per farsi sbattere in prima pagina! -o per farsi “sbattere” tout-court-…). Il direttore di “Eidos” prima non si rifiutò, poi si indignò, poi si dimise. Straordinario esempio di coerenza.

E il sito del Verdi? Quello che faceva la rassegna stampa, che avrebbe dovuto denunciare gli abusi, le colate di cemento e il degrado del patrimonio naturale?? Provate a collegarvi su www.verdiroseto.it e troverete che la home page è… broken, cioè “rotta”, cioè non rimanda a nessuna delle risorse interne che sono, quindi, inutilizzabili.
Un altro bel servizio all’informazione locale da parte di politici che, poi, non esitano a chiedere il voto dei cittadini.

E come dimenticare quel www.roseto.com, nei cui forum la gente continua a parlare di basket (cioè di quello che non c’è più), continua a scannarsi, ma soprattutto continua a non scrivere nulla di interessante che non sia qualche insulto o qualche copia e incolla fatto da qualche altro sito?

Insomma, speriamo che venga spazzata via questa ondata di immondizia giornalistica e di pressappochismo web.

Per quanto mi riguarda ho un sito-blog che viene visitato ogni giorno da 4000 persone, scrivo quello che voglio e vivo felice.

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Quei giornalisti più permalosi di una donna rifiutata

Alessandro Gilioli è un giornalista de “L’Espresso”.

Un bel giorno ha contattato Beppe Grillo per chiedergli un’intervista.

Il comico, che ne ha piene le gònadi dei giornalisti, e che li vede come il fumo negli occhi, dapprima ha nicchiato un po’, poi si è fatto mandare, via mail un elenco di domande a cui rispondere.

Gilioli gliel’ha preparato, con la pazienza certosina dello scolaretto delle elementari. Secondo quanto lui stesso ha scritto, le questioni, più o meno, erano queste:

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri – magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica – che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Grillo non risponde.
Anzi, gli risponde (telefonicamente) così:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».


E Gilioli coglie la palla al balzo per lamentarsene pubblicamente sul suo blog, che viaggia sui 5-6 commenti a post e che dopo queste esternazioni è schizzato a 690 e spiccioli.

Osserva sostanzialmente che:

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto.
Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura.
Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet – e detesta così tanto i giornali – proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere.

Certi giornalisti sono peggio delle donne, quando si sentono dire di no non la mandano proprio giù. La prendono come un affronto personale e un attentato ai Massimi Sistemi del mondo.

Comunque oggi sono stato democratico e gli ho mandato questa mail. Vedremo se risponderà.
Senza contare che difendere Beppe Grillo da questa gente è un po’ come rubare caramelle a un bambino, dopo un po’ ci si stufa.



Caro Gilioli,

ahimé, non leggo più da tempo “L’Espresso”, ma Le assicuro che sono stato un suo “aficionado” quando ero giovane, e anche quando, se lo lasci dire, “L’Espresso” era migliore.

Ma ho letto sul web il Suo pezzo sulla non intervista (o, meglio, sull’intervista mancata) a Beppe Grillo.

Posso comprendere il Suo disappunto per non averla ottenuta, ma francamente non riesco a vedere il motivo della Sua critica all’uso del blog da parte di Grillo (che, peraltro, non è solo da parte sua, se ha una vaga idea dei milioni di blog che sono operativi nel mondo, si renderà conto che Grillo non ha fatto altro che usare *uno* degli strumenti del web).

Grillo, senza bisogno che io lo difenda, ha rovesciato il rapporto tra “personaggi” e “potere giornalistico”.
Se prima un personaggio pubblico aveva bisogno della cassa mediatica dei giornali per farsi conoscere e per destare viva l’attenzione dell’opinione pubblica su di sé (Lei mi insegna che oggi chi non “appare” sui giornali o in televisione non è nessuno), adesso non è più così.
Grillo ha rifiutato di rispondere alle Sue domande, ha esercitato un suo diritto, certo, magari potrebbe averLe fatto perdere del tempo, ma una volta viste le domande e dopo averle ritenute offensive ha deciso che non se ne faceva di niente.

Non vedo perché prendersela con chi si “rifugia” nel mondo dei blog tacciandolo di non volere il dialogo politico (ha mai pensato che Grillo è un comico e non un politico??) e il confronto dialettico, un blog ospita solitamente la possibilità da parte di chiunque di commentare i contenuti, quello di Beppe Grillo ne ospita migliaia, certo, tutto si può dire meno che Grillo non dia la possibilità ai suoi lettori di replicare.

Ho anch’io un piccolo blog. Quando ho da dire qualcosa a qualcuno lo faccio in quella sede.
E non certo perché non ho voglia di confrontarmi, ma perché so che mi leggono più persone lì di quante io possa riuscire a vedere in un giorno.

E i giornalisti? Quelli, poverini, arrivano sempre in ritardo. Abbia pazienza, ma domande come quella sul presunto predominio del web sulla carta stampata puzzano ormai di vecchi oggetti lasciati per decenni nel primo cassetto del canterale buono della nonna.

Non si offenda, ma Grillo ha fatto molto bene a non risponderLe.

Un caro saluto
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