MAtteo Cavallaro e Giorgio Ghiglione – Francia 2007

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Il 22 Aprile 2007, i cittadini francesi saranno chiamati alle urne: per la nona volta dalla nascita della Quinta Repubblica, dovranno eleggere un nuovo Presidente. Nel caso molto probabile in cui nessuno dei candidati raggiunga la maggioranza assoluta dei consensi, si terrà il 6 maggio un secondo turno tra i due più votati. Poco più di un mese dopo, il 10 e il 17 Giugno, i cittadini di Francia dovranno invece esprimersi sul rinnovo dell’organo legislativo, il Parlamento. Visti i particolare rapporti che esistono tra Presidente, Primo Ministro e Parlamento, entrambe le elezioni hanno un valore politico reale e non solo formale. Questi cinque anni del secondo mandato Chirac hanno visto eventi di particolare rilevanza nella storia francese e non. A partire dall’arrivo al ballottaggio di Jean-Marie Le Pen e la conseguente rottura del bipolarismo tipico della Quinta Repubblica, per arrivare all’incendio delle banlieu e alle contestazioni del CPE. Nell’ultimo scorcio del suo mandato si è visto lo scontro fra il suo delfino De Villepin e Nicholas Sarkozy che ha determinato la vittoria di quest’ultimo, attuale candidato gollista.

Ora, la campagna elettorale sta per entrare nel vivo. In questi ultimi due mesi Sarkozy è riuscito a escludere dal gioco politico tutti i suoi possibili rivali all’interno del partito. L’ultimo ostacolo era Jaques Chirac ma, questo ha smentito categoricamente di volersi ricandidare. Visibilmente stanco l’attuale presidente punta al ritiro subito dopo la fine del mandato.
Nel frattempo l’UMP non solo è riuscito ad evitare fuoriuscite ma ha anche firmato un accordo col Forum des républicains sociaux, partito caratterizzato da un forte richiamo ai valori religiosi e dalle tendenze, nemmeno troppo vagamente, omofobe.

A sinistra continua a brillare, seppure appannata, la stella di Segolene Royal che, dopo aver imposto la propria candidatura alla recalcitrante dirigenza socialista vincendo le primarie, strappa un’alleanza con gli euro scettici del “Mouvement républicain et citoyen” e con i liberalsocialisti del “Parti Radical de Gauche”.
Tramonta, nel frattempo, l’incognita Nicholas Hulot. Il Popolare conduttore di programmi naturalistici ed ecologista convinto, ha deciso di non presentarsi alle urne. La sua rinuncia toglie di mezzo un temibile terzo incomodo. Hulot, infatti, è considerato il terzo uomo più popolare di Francia e avrebbe potuto raccogliere un ottimo 11%. Per toglierlo dalla competizione da entrambi i candidati hanno inserito, seppure in maniera diversa, temi ambientali nei loro programmi.In particolare la Royal parla di voler fare della Francia il paese dell’eccellenza ambientale, auspicando una comunità europea delle energie rinnovabili.

La “rive gauche” della politica francese si presenta nuovamente divisa alla meta. Quattro partiti diversi si contendono l’elettorato di sinistra radicale. Tre sono di ispirazione marxista: LCR, LO, PCF e uno ambientalista, “Les Verts”, che candida Dominique Voynet. Ad essi va aggiunta la probabile candidatura del no-global Josè Bovè che, accreditato intorno al 2-3% deve però riuscire a trovare le 500 firme necessarie entro il 16 marzo.
I partiti a sinistra del PS alle ultime elezioni hanno raccolto il voto di circa tre milioni e mezzo di persone. Tenendo conto che sono stati in prima linea nelle battaglie contro la costituzione europea e il CPE, puntano quantomeno a rimanere stabili in termini assoluti.

Le primarie del partito gollista UMP hanno decretato il successo netto di Nicholas Sarkozy. Questo, ha scelto toni da futuro statista per presentarsi ai suoi. Accantonando idee forcaiole e filo atlantiste, ha inseguito l’avversaria sul terreno del lavoro, seppur proponendo soluzioni di destra, e pensioni minime. Argomenti che Chirac aveva sempre evitato. Altro cavallo di battaglia della campagna elettorale del candidato gollista per il 2007 sono le tasse, prendendo spunto dalla Merkel e da Berlusconi vorrebbe infatti apportare significativi tagli alle imposte.

Come la sinistra anche la destra radicale francese arriva frammentata all’appuntamento elettorale. Più volte dato per defunto, il Front National pare essere ancora in forma, accreditato al 16%. Difficile dire chi possa sottrarre ulteriori voti a chi, fra Sarkozy e il candidato frontista. Quello che è certo è che, al di là del risultato di questa elezione, il partito deve assolutamente pensare alla successione del settantanovenne leader. Per il vecchio comandante di Indocina e Algeria sarà dunque l’ultima tornata elettorale. Pur consapevoli che difficilmente riusciranno ad arrivare al ballottaggio come nel 2002, al Front National hanno lanciato un appello per un’unione patriottica. Hanno aderito quelle frange minoritarie dell’ultradestra che avevano abbandonato il Fronte negli ultimi dieci anni, in polemica con il suo fondatore. In particolare “torna” all’ovile Bruno Megrèt, fuoriuscito nel 1999 e fondatore del piccolo ma agguerrito, “Mouvement national républicain”, noto per le sue alleanze con gruppi dichiaratamente neofascisti.
A rispondere in maniera negativa è stato però il marchese De Villiers, monarchico, tradizionalista cattolico, fervente euro scettico e xenofobo. Il presidente del consiglio generale di Vandea fonda la sua forza elettorale su un bacino in buona parte identico a quello del Fronte Nazionale. Naturale quindi che rifiuti un’alleanza guidata dal rivale, soprattutto per i successi conseguiti nel guidare la fronda destra nella vittoriosa battaglia contro il trattato costituzionale europeo.

Last but not least, nel vasto arcipelago conservatore è un movimento rurale dal nome bizzarro: “Chasse, Pêche, Nature, Traditions “, tradotto “Caccia, Pesca, Natura, Tradizione”. Come dice il nome questo partito, totalmente allergico, alla modernità ha la sua zona di maggiore influenza nella Francia contadina. Oltre a presentare le solite posizioni euro scettiche, anti-immigrazione, tradizionaliste si contraddistingue per uno spiccato ambientalismo.

A differenza dell’Italia il grande centro è rappresentato da un’unica forza di una certa rilevanza: l’Union pour la Democratie Française. Guidati da François Bayrou si distinguono sia dalla sinistra – di cui non accettano il “laicismo” e i trascorsi storici – che dalla destra, alla quale criticano la tendenza nazionalista, sciovinista e anti-europea. Tra i partiti francesi i democristiani dell’Udf sono infatti i più ferventi sostenitori del processo di integrazione europea. Non a caso, insieme alla Margherita nostrana, hanno fondato del Partito Democratico Europeo. Altra importante distinzione è la loro preferenza per il sistema parlamentare rispetto a quello semi-presidenziale attualmente in vigore.
Dal 2004 il partito sembra stabile su un rispettabilissimo 10%-15% che lo porterebbe ad essere la quarta forza politica di Francia. Un risultato sicuramente migliore di quello delle scorse presidenziali, quando si fermò sotto la soglia del 5%. François Bayrou potrebbe essere, poi, la chiave di svolta della campagna, qualora indicasse ai suoi quale candidato sostenere nel ballottaggio.

L’ultimo sondaggio, datato febbraio 2007, vede i gollisti in netto vantaggio con un distacco di 7 punti percentuali. Due i gravi errori del partito socialista. In primis spaventare le classi medie affermando, per bocca di Francois Hollande, che verranno tassati ulteriormente i redditi superiori a 4mila euro al mese. Poi, le numerose gaffes commesse dalla Royal: dai tribunali cinesi definiti più efficienti, sino al dichiararsi favorevole all’indipendenza Corsa. Il cammino politico della candidata sembra costellato di continui passi falsi.

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