“La nostra vita” vince Cannes, ma si puo’ anche non guardare

"La nostra vita" è un film che rappresenta un collage di interpretazioni che vanno dall’apprezzabile al pregevole, fino ad arrivare al premio ex aequo come miglior attore a Elio Germano al Festival di Cannes.

Bravi tutti davvero, sì, bravi, ma il film, come contenuti e come intreccio non convince.

La presunta rappresentazione del solito e stereotipato "spaccato della società italiana" (espressione con cui tutti si sciacquano la bocca) è, in realtà, un guazzabuglio di bozzetti, personaggi e comportamenti discutibili, dal pusher in carrozzella interpretato da Luca Zingaretti che spaccia in casa e dovrebbe instaurare relazioni di affettività con i suoi clienti (sì, ma quando mai) alla reazione della moglie del protagonista, quando il marito scopre il cadavere di un irregolare romeno nella tromba dell’ascensore, che non si oppone al silenzio pur di non far fermare il cantiere.

Film incerottato, con la colonna sonora sguaiata di Vasco Rossi cantata a squarciagola come se fosse specchio di una disperazione che deriva solo dall’essere burini.
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Elio Germano e la classe dirigente degli italiani



Elio Germano è senz’altro un attore migliore dei film che gli fanno interpretare.

Ha vinto il premio come miglior attore a Cannes, ex aequo con Javier Bardem, che ha dedicato il premio alla sua amica, compagna, al suo amore Penélope Cruz, a cui ha detto di dovere molto, e a cui ha dichiarato i suoi sentimenti dalla “almohada roja” (il tappeto rosso -si’, lo so che “almohada” non significa “tappeto” ma “cuscino”, sono frasi fatte, cercate di non fare i pignolini) del Festival, come lo si potrebbe biasimare.

Germano, invece, ha dichiarato pubblicamente che ci sono italiani che lottano per essere o perché sono migliori della loro classe dirigente.

E’ pietoso dover aver bisogno di simili invitanti palcoscenici per dire l’ovvio. Germano è un bravo ragazzo, ma le sue parole il TG1 non le ha trasmesse. O forse non le hanno fatte sentite.
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