La casta dei genitori

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…che poi uno dice, ma scrivi ancora sulla vicenda del Giulio Cesare e sulla querela agli insegnanti che hanno consigliato la lettura del libro della Mazzucco? Sì, perché, non si può??

Un altro problema di quella storia da non raccontare, storia un po’ complicata, una storia sbagliata in definitiva, è il potere che esercitano, o credono di poter esercitare, i genitori nei confronti dell’istituzione scolastica enella fattispecie nei confronti degli insegnanti, che di quella istituzione rappresentano l’avamposto, l’obiettivo da poter impallinare.

E allora questi genitori non vanno a parlare, discutere, mostrare indignazione con quegli insegnanti, rei ai loro occhi di aver fatto una scelta didattica discutibile, no, li querelano. Ora, a parte il fatto che una querela con quegli argomenti ha eccellenti possibilità di venire archiviata, vivere, lavorare, avere relazioni sociali con una querela sulle spalle per un fatto avvenuto nell’ambiente di lavoro e ipotizzato come reato è una cosa estremamente dura. Magari consigliare la Mazzucco non sarà reato (e vorrei anche vedere!) però intanto devi rivolgerti a un legale e i legali costano, devi difenderti in caso di emissione di una informazione di garanzia o di chiusura delle indagini preliminari, e se sei citato direttamente a giudizio da parte del Pubblico Ministero devi difenderti davanti a un giudice terzo. Che magari ti assolve, ma intanto tu ti sei cagato addosso.
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Genitore 1 e genitore 2: Presentate il vostro nuovo partner in segreteria!

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Una volta, sui libretti delle giustificazioni scolastici, c’era lo spazio riservato alla “firma del padre o chi ne fa le veci”.

Formula austera, fondamentalmente seriosa, ma assai democratica.

Voleva dire che se avevi preso l’influenza e quella sera tuo padre lavorava o era stanco morto poteva firmare tua madre. E se nemmeno lei era disponibile, ci potevano pensare i tuoi zii, i tuoi nonni, tuo fratello maggiorenne. Insomma, chi faceva le veci del padre all’interno della famiglia, ecco.

Che poi “fare le veci” poteva essere anche una azione temporanea. Voleva dire: adesso i tuoi non ci sono, ti ho in custodia io, ergo ti firmo la giustificazione. Oppure: sei stato malato, i tuoi lavoravano ti ho curato io  (nonna, zia, sorella,) e nessuno meglio di me sa perché non sei andato a scuola.

Adesso una scuola romana, il Liceo Mamiani, ha fatto stampare i nuovi libretti delle giustificazioni con la scritta “Genitore 1” e “Genitore 2”. Per non non discriminare i genitori omosessuali, dicono.

Già. Ma i membri delle coppie omosessuali non possono sentirsi GENITORI e basta, senza numerazione cardinale o, peggio ancora, ordinale??

Genitori non in quanto madre e padre, o uno e due, evidentemente, ma per il ruolo di responsabilità individuale e sociale che hanno nei confronti di un minore.
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Il Movimento Genitori: “Facebook non tutela i nostri figli. Pronti ad azioni legali.”

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Il MOIGE è il “Movimento Genitori”.

Il suo sito web risponde all’indirizzo http://www.genitori.it.

Il suo scopo è condivisibilissimo: aiutare i genitori in una educazione chiara e responsabile dei figli, nella tutela dei minori, soprattutto dalle inside dei media, porre “attenzione a norme e prassi relative ad alcool, fumo, giochi con vincita in denaro, pornografia e videogiochi inadatti”.

Accetta donazioni liberali ed è possibile destinare il 5 per mille sull’IRPEF a sostegno delle proprie attività. Cose che io non farò.

Perché se da un lato sono condivisibilissime le finalità sociali e di prevenzione di questo organismo (chi non vorrebbe vedere i bambini più preservati nell’approccio con le tecnologie, e più difesi dalla possibilità di sviluppare dipendenze da alcool, droghe e gioco d’azzardo?) sono  i contenuti che mi lasciano profondamente perplesso.

Comincio con una dichiarazione di Maria Rita Munizzi, Presidente del MOIGE, che riguarda Facebook, all’indomani della notizia (assai preoccupante) dell’adescamento di una tredicenne da parte di alcuni suoi coetanei:

“Facebook non tutela i nostri figli ed è gravissimo che continui a consentire l’iscrizione senza imporre nessun tipo di controllo. Siamo pronti ad azioni legali contro il social network se non si provvederà ad adottare forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli”.
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