Io non capisco la gente che non ci piacciono i generici

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Ecco, ve ne sarete accorti tutti che quando si va in farmacia con la ricettina bella pronta e firmata in mano la prima cosa che la farmacista (generalmente giovane e carina, con lo sguardo inconsapevole) ci chiede è: “Le do l’originale o preferisce il generico?” E tutti, soprattutto i vecchietti, normalmente rispondono: “No, no, niente generici, io voglio l’originale!” La sciacquetta carina e gentile prova a ribattere: “Guardi che con l’originale paga tot euro di ticket, mentre con il generico non paga nulla”. E il vecchietto di turno la massacra: “Non me ne importa nulla, mi dia l’originale, il generico non lo voglio.” Oppure, se quella di turno è una vecchietta, guarderà la bambinella con occhio di superiorità e dirà: “Mi dia quello che c’è scritto sulla ricetta”. E sulla ricetta generalmente è sempre indicata la specialità medicinale griffata.

Il motivo di tanta diffidenza non è che il generico sia un farmaco di serie B, un po’ come la cola del discount rispetto alla Coca-Cola e alla Pepsi ufficiali, no, il punto è che per noi il generico è inefficace e in un certo senso, non fa lo stesso effetto. Ma se è lo stesso principio attivo! Magari possono cambiare gli eccipienti, ma quello che del farmaco fa effetto è la stessa esatta identica molecola del farmaco di marca.

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Quelli che se la meritano la crisi…

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(Farmacia – Interno pomeriggio – Linea gialla del rispetto della privacy per terra – Cartelloni pubblicitari di un nuovo prodotto per il mal di testa – Sandali di legno duro asserpentato in liquidazione – Neon -)

La signora prima di me chiede una pomata al cortisone. Fa il nome commerciale del prodotto e il farmacista (bravino!) le chiede se per caso non desideri il generico.
“Nonnò, mi dia quello di marca perché il generico non mi fa niente”.
Il farmacista le chiede se, almeno, vuole scaricare l’acquisto del prodotto dalle tasse.
“Nonnò…”
“Ma ce l’ha il tesserino del codice fiscale?”
“Nonnò…”

Putacaso ho bisogno anch’io dello stesso prodotto. Scelgo in generico perché so che è uguale al prodotto di marca (è solo scaduto il brevetto, per cui quel prodotto possono commerciarlo tutti, anche lo stesso farmacista se fosse prescritto come preparato galenico), tiro fuori la tessera del codice fiscale (ce l’ho, sissì…!), pago 9 euro contro 14,90 e lo scalo dalla dichiarazione dei redditi.

Io non sono bravo. Non sono più furbo degli altri. Non sono neanche migliore degli altri. Ma so che con 5,90 euro, al discount dove vado a fare la spesa ogni tanto, e dove vendono mezzo chilo di pasta a 0,39 euro (pasta più che dignitosa, da tutti i giorni ma più che dignitosa) posso comprarne 15 confezioni. Sette chili e mezzo.
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Ibuprofene: Brufen e MomentACT ovvero quanto costa un mal di testa

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In farmacia ho chiesto (o, meglio, fatto chiedere da mia moglie) una confezione di Brufen 600.

Hanno risposto che è necessaria la prescrizione medica.

Allora ho chiesto se potevano darmi almeno Moment ACT. Quello sì, rispondono, è un farmaco da banco, per quello non c’è bisogno di nessuna prescrizione.

Ora, si dà il caso che il principio attivo del Brufen sia l’ibuprofene, una molecola ad azione analgesica e anti-infiammatoria. Insomma, il parente moderno della Cibalgina. Brufen contiene 600 mg. di ibuprofene a compressa, e somministrato sotto quella forma, il paziente finale spende 0,38 euro per un grammo di Ibuprofene.



Anche Moment ACT è un farmaco a base di ibuprofene. Una compressa di Moment ACT contiene 400 mg. di anti-infiammatorio, e un grammo di Ibuprofene sotto forma di Moment ACT costa ben 1,62 euro. Almeno 4 volte di più del Brufen.


C’è da notare che i due farmaci non solo contengono lo stesso principio attivo, ma che non ne contengono altri in sinergia (ad esempio Vitamina C).

Per cui, ricapitolando: per avere lo stesso effetto di una compressa di Brufen 600, con obbligo di prescrizione (a dire della farmacia) basta prendere un Moment ACT e mezzo. E pagare 4 volte di più.

Poi c’è gente che dice che i farmaci generici sono una truffa!