La sensualità delle vite disperate

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Emma mi confessa candidamente che il mio blog è una delle sue pochissime letture perché secondo lei scrivo anche delle cose intelligenti (mah…) e in un buon italiano (chissà cos’ha letto prima!).
E’ una responsabilità che fa tremare i polsi, spero vivamente che Gianluca riesca a dissuaderla dal proseguire nell’insano gesto e la spinga a liberarsi di questo minimalismo letterario, riconducendola verso orizzonti di lettura più sani.

Adesso comincia il post:

Un gelato al limon
è vero limon, ti piace?

La giornata è una delle prime di tiepido sole di quasi primavera e uno pensa che mangerebbe volentieri un bel gelato, di quelli cremosi, artigianali, morbidi, succulenti e zuccherini. Il primo della stagione.

Già che uno c’è, va nella gelateria-là-bas pregustandosi una vaschetta trigusto per quattro persone.

Fino alla settimana scorsa si portavano le pastarelle a casa per la domenica, ma il gelato sa di abiti leggeri, di voglia di farsi asciugare le ossa dal sole, di mocassini primaverili da indossare per scappare a fare una passeggiata.

I gusti da scegliere non sono e non devono essere un problema, quando si sceglie un gelato.

Invece la commessa al banco ti inchioda con uno sguardo tra lo stupito, lo scocciato e con un’aria di chi trova ovvio che nel bancone ci siano creme e solo creme.
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