Il “fracaso” della Gazzetta dello Sport

Reading Time: < 1 minute

fracaso

A proposito di giornalismo sciatto e approssimativo, l’altro giorno, dopo la “remontada” della Roma (o “romantada”, secondo quanto hanno pubblicato svariati giornali) è apparso questo tweet sull’acount della “Gazzetta dello Sport”. Si vede un “ritaglio” tratto da un giornale sportivo in spagnolo che parla del “fracaso” del Barça. Alla Gazzetta lo traducono, naturalmente, “fracasso”. Ora, si dà il caso che lo spagnolo “fracaso” stia a significare “disfatta”, “sconfitta sonora”, e non “fracasso” nel senso di “grande rumore”, che, oltretutto, nella traduzione non avrebbe neanche senso. Ma, tanto, si sa, lo spagnolo somiglia all’italiano, non è difficile, è musicale, è sensuale e poi basta metterci la -s in fondo.

Nota: A corredo di queste brevi considerazioni metto lo screenshot del tweet e non l’embedding diretto da Twitter perché mi interessa “fotografare” la situazione (il tutto potrebbe venir corretto strada facendo).

Vorrei essere come Paolo Attivissimo

Reading Time: 3 minutes

attivissimo

Lo avrete già capito, ma è un po’ di tempo che scrivo sempre più di rado sul blog. Credo si tratti di un fenomeno assolutamente normale, in fondo il blog ha 12 anni, ha sfornato oltre 4000 post dei più vari e variegati argomenti e può a buona ragione permettersi un momento di crisi, di lentezza e, diciamocelo pure, di disinteresse.

Non è solo una questione di blog, è lo stesso mondo virtual-realistico del computer in sé a interessarmi sempre di meno. Pazienza, avrò altre cose a cui pensare. In fondo non devo nulla a nessuno, non scrivo il blog per nessun’altro motivo che non sia la mia personale soddisfazione, e me ne frego di quella dei lettori.

Poi c’era anche chi si alzava la mattina, si portava la colazione davanti al PC e prima di andare al lavoro si immergeva in ciò che scrivo. Erano soddisfazioni elevate all’ennesima potenza, non mi era mai capitato di accompagnare un caffellatte con dei frollini integrali, ma c’è chi ha fatto anche questo. E mi dispiace che si tratti di cose ed abitudini e che formino ormai parte del passato. Non vi voglio nemmeno stare a dire se e quando la mia voglia di pestare i polpastrelli sulla tastiera comincerà a riprendere ritmi più regolari e, quindi, più rassicuranti per voi (io sto bene anche così). Tra l’altro, non so se l’avete visto, ma praticamente non c’è più nulla di cui parlare. E ora lo so che mi direte “Ma no, c’è tanto da dire su Renzi, sulla Grecia, su Tsipras…!” Ecco, appunto, allora si può anche stare zitti.
Continua a leggere