Alberto Stasi assolto anche in appello: l’immagine del “mostro” si sgretola

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E così per Alberto Stasi è arrivata la seconda assoluzione, stavolta davanti a una Corte d’Assise d’Appello che ha confermato la sentenza di primo grado. L’avvocato Giarda, difensore di Stasi, ha ricordato che il suo assistito "è stato assolto per non aver commesso il fatto".

Si tratta, qunque, della seconda e ultima sentenza di merito. Un eventuale pronunciamento della Cassazione interverrebbe solo su aspetti procedurali. Certo, è ancora tecnicamente possibile che la sentenza venga ribaltata, ma la vedo dura, considerato che i giudizi si sono svolti col rito abbreviato, e cioè con il congelamento delle carte, senza testimoni, interrogatori, controinterrogatori, rito abbreviato a cui la pubblica accusa non pare, evidentemente, essersi opposta.

C’è un indubbio imbarazzo nel dare questa notizia.

E se Stasi fosse davvero innocente? E se una sentenza definitiva passata in giudicato lo facesse uscire per sempre di scena, se questo biondino che guardava materiale pornografico al computer o lavorava alla tesi di laurea mentre la fidanzata moriva fosse veramente il capro espiatorio, il colpevole designato e predestinato, il soggetto su cui la procura si è intestardita senza, evidentemente, riuscire a convincere due giudici terzi ed imparziali, se tutto il fango che gli è stato gettato addosso fino ad ora si rivelasse veramente fango, se fosse vero che è ininfluente il fatto che abbia chiamato il 113 e abbia riferito freddamente e senza emozioni la morte della sua fidanzata, allora si dovrebbe accettare il fatto che una verità va dimostrata in un’aula di giustizia, non corroborata da sospetti, illazioni, insinuazioni, antipatie e malocchi.

E se Stasi fosse il mostro creato e non colpevole? Se davvero si dimostrasse che c’è stato bisogno di UN colpevole e non DEL colpevole?

Inventarsi un Leviatano è facile. Ma facciano il favore di non farlo in nome del popolo italiano.

Chiesti 30 anni di reclusione al Processo di Appello contro Alberto Stasi

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Allora, vediamo se riesco a mantenere "un punto di vista neutrale", come dice Wikipedia, e ad essere sereno e obiettivo.

Si sta svolgendo il processo di appello a carico di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Il processo di primo grado si svolse con il rito abbreviato e vide assolto Stasi per mancanza e/o incongruenza di prove.

La Procura della Repubblica ha interposto appello. Come è suo diritto. Ritiene, come è suo diritto, che Stasi sia colpevole e ci tiene, come è suo dovere, a dimostrarlo.

Oggi c’è stata la requisitoria del Pubblico Ministero che ha chiesto per Stasi la condanna a trent’anni di reclusione, sottolineando l’aggravante della crudeltà.

Però ha detto anche un’altra cosa: "Rimane fermo che non c’è il movente"

Non c’è COSAAAAA?

Ora, da che mondo è mondo, in un processo si deve individuare il presunto autore del fatto, la vittima e il perché quel fatto sia stato commesso. Cioè bisogno dimostrare il dolo, ovvero che quel fatto è stato commesso con intenzionalità e chiarirne tutte le circostanze oggettive e psicologiche.

Io spero con tutto il cuore che il Pubblico Ministero abbia portato in udienza elementi di colpevolezza che vadano ben oltre, e che permettano di condannare Stasi, se ritenuto colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma come può non esserci ragionevole dubbio se non c’è un movente?

Si parla di un SMS. Un SMS "che Stasi avrebbe mandato circa 30 ore prima del delitto della sua fidanzata all’amico Marco Panzarasa, che si trovava al mare in Liguria. Il pg nell’evidenziare l’esistenza di questo sms spuntato nei tabulati telefonici ha spiegato alla Corte d’assise d’appello che non si riesce a capire il suo contenuto in quanto è stato cancellato sia sul cellulare del mittente sia su quello del destinatario. Per la pubblica accusa questo sms significherebbe che Stasi nella notte fra l’11 e il 12 agosto 2007 aveva segnalato all’amico "un’emergenza"." (1)

Ma se l’SMS è stato cancellato sia dal telefono del mittente che da quello del destinatario, come si fa a dire che si tratta di "un’emergenza"?

C’è qualcosa di strano in tutto questo. Anzi, di antico.

(1) da: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/11/22/news/garlasco-25408163/?ref=HREC1-6

Alberto Stasi, assolto per l’omicidio di Chiara Poggi, esce dal Tribunale con la sua nuova fidanzata

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E’ Natale, vuoi avere un pensiero veramente originale nei confronti di chi soffre?

La tua fidanzata è stata uccisa e i suoi genitori sono ancora nel dolore per non essere riusciti ad ottenere giustizia?

Dimostra il tuo alto senso civico, vieni in Tribunale e poi esci subito con la tua nuovissima

MOROSA®



Certo, perché utilizzando MOROSA® al momento giusto, potrai farti fotografare anche tu con un viso disteso e sorridente, finalmente libero di guardare in faccia i tuoi ex suoceri con la consapevolezza di chi usa il dovuto rispetto per il dolore altrui, senza rigirare nemmeno di un millimetro il coltello nella piaga.

Il tuo gesto nobile andrà certamente a finire su tutti i giornali e, così, anche la tua MOROSA® avrà il suo momento di notorietà, che non si nega a nessuno.

E’ Natale. Continua ad essere FINE & DELICATO!

Garlasco: Stasi non avrebbe ucciso Chiara Poggi (stava guardando immagini porno sul PC)

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E’ venuto fuori che Alberto Stasi potrebbe non aver ucciso Chiara Poggi perché nel momento al quale si fa risalire l’ora della morte della sventurata ragazza, lo Stasi era a casa sua davanti al computer che guardava filmini e immagini pornografiche, occupandosi anche della sua tesi di laurea.

Ora bisogna capire:

a) se Stasi è tutt’al più un porcello ma non è certamente un assassino;
b) se Stasi non sarà un assassino, ma a guardare quelle robe lì segno che tanto perbene non sarà.

E’ il discrimine tra la giustizia della legge e quella degli umani.

Il feticismo dei giornalisti sulle ultime foto di Chiara Poggi

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C’è del feticismo nella vicenda processuale che riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, a Garlasco.

Ma, tanto per cambiare, non si tratta del feticismo che riguarda le immagini rinvenute nel PC del presunto assassino Alberto Stasi, che fotografava piedi e scarpe di sconosciute col cellulare e salvava tutto il suo prezioso materiale iconografico in cartelle dai nomi più che eloquenti.

Il feticismo dell’informazione è quello della non-notizia, del bisogno disperato di riempire spazi web, pagine stampate, vuoti di pensiero, in occasione delle udienze per il rivio a giudizio dell’indagato.

Siccome l’unica notizia è che non ci sono notizie, allora la notizia si inventa, poco importa se è falsa anche lei.

E la notizia è che ci sono le ultime fotografie della povera vittima da commentare con morbosa ossessione giornalistica e da sbattere in prima pagina con commenti pietosi.

Sono solo fotografie, in realtà, e i giornalisti lo sanno bene. Ma ci mettono il carico da undici e quelli de "La Provincia Pavese" commentano così una delle immagini "provvidenzialmente" sfuggite alla pietà umana di chi dovrebbe detenerli (gli inquirenti): "Così appare la ragazza di Garlasco: dimagrita, aria pensieriosa, borsa a tracolla, jeans e maglia a righe."

Ma che razza di notizia è mai il fatto che una ragazza che sarebbe stata uccisa di lì a pochi giorni ha l’"aria pensierosa" e appare addirittura "dimagrita"?

Forse le foto a volte vengono male, o forse le persone dimagriscono, magari non hanno voglia di farsi fotografare, magari le altre foto non sono così "pensierose", magari era stanca, magari sì, si stava anche accorgendo di avere un fidanzato pirla, ma questo che cosa vuol dimostrare?

E che cos’altro si vuol dimostrare con il fatto che Stasi avesse il computer pieno di file porno e di scatti di estremità femminili? Che è un vizioso e un maiale? E va bene, e adesso che lo sappiamo, per Lorsignori dell’informazione cosa cambia, di grazia?

Dovrebbero dirci in base a quali elementi l’unico indagato della vicenda potrebbe essere colpevole o innocente. L’informazione è questa, punto. Basta. Nient’altro. Non si può insinuare che una persona è colpevole solo perché guardava i piedi delle donne e amava farne collezione per la sua personale perversione, o perché il golfino della vittima è a righe o perché negli ultimi tempi era dimagrita. Non sono dati, sono interpretazioni. Non è informazione, è pettegolezzo.

Ma finalmente l’opinione pubblica italiana da Grande Fratello che tutto vuol vedere sarà contenta.

Hai voluto la bicicletta? Pedala!

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Alla fine lo hanno fermato.

Lui, il bravo ragazzo, lo studente modello, prossimo alla tesi, bocconiano, biondino, viso pulito con qualche brufolo che fa tanto sfogo di una gioventù non ancora abbandonata e di un pressappochismo di costituzione.

Pare che lo abbiano incastrato delle macchie di sangue della vittima sulla bicicletta.

Più che un ragazzo hanno fermato un modo di pensare. Hanno fermato la tipica intoccabilità della gente del Nord, quelli che pensano che gli assassini, i delinquenti, le persone di malaffare sono sempre gli altri, i "foresti". Che lì no, non c’è mai stato niente, lì c’è gente che lavora e che non vuole dare fastidio a nessuno, e proprio per questo non vuole essere infastidita da nessuno, e quelli che studiano, via, fare il più in fretta possibile perché le fabbrichette sono lì che aspettano e ci son da raccattare i danè.

Vizi privati e pubbliche virtù che ormai non incantano più nessuno.