Il senso di Pippo Civati per la Privacy

Screenshot da www.civati.it

Io Pippo Civati non lo capisco. E non capirò mai neanche il perché abbia un seguito femminile così acceso e caloroso. Ma parliamo d’altro.

Ha inserito un sondaggio nel suo sito personale. Scopo del sondaggio dovrebbe essere quello di raccogliere il maggior numero possibile di opinioni sull’opportunità di votare la fiducia o meno in Parlamento al neogoverno Renzi e a tutte le renzine e ai renzini che ne fanno parte con malcelato orgoglio. In breve, fiducia o abbandono delle fila del PD. Che, voglio dire, dovrebbe anche saperlo un gocciolino da se solo, invece di chiederlo agli altri.

Per fare una cosa di questo genere basterebbe un formulario a due risposte, visto che tertium non datur e che ubi maior minor cessat.

Macché, sono ben UNDICI domande quando ne sarebbe bastata una, la prima.

Già la seconda è particolarmente fastidiosa: “Indipendentemente dalla tua risposta alla domanda 1, quali ragioni reputi valide per votare la fiducia?” Ma come sarebbe a dire “Indipendentemente dalla mia risposta alla domanda 1”?? Se io dovessi dire che la fiducia a Renzi non va votata come faccio a reputare valide alcune ragioni per farlo? In effetti tra le risposte possibili (max. 3) ce n’è una che dice “Non ci sono ragioni valide che giustifichino il Si alla fiducia” e “Sì”, ovviamente, è scritto anche senza accento.

La terza domanda è in par condicio: “Indipendentemente dalla tua risposta alla domanda 1, quali ragioni reputi valide per non votare la fiducia?”, quindi rovesciate il ragionamento di cui sopra e avrete le risposta.

Dalla quinta scelta in poi si va sul personale. Ben 7 domande su 11, non c’è male.

Si inizia con il classico uomo-donna, per proseguire con l’indicazione delle fasce d’età (sono compreso nella penultima, “tra i 46 e i 60 anni“, appena scendo negli inferi dell’ultima fascia, “sopra i 60 anni” vado direttamente a Lourdes su un wagon-lit della Croce Rossa). “In quale provincia vive?” “Qual è il suo titolo di studio?” Chissà che cosa cambia nella legittimità dell’espressione di un’opinione tra un laureato di Trento e un contadino con la licenza media di Ragusa (come se a Trento non ci fossero persone con la licenza media e come se a Ragusa non ci fossero laureati!).

Splendido il parco-risposte alla domanda n. 9 “Qual è la sua attuale occupazione?” in cui è contemplata l’opzione “Non sa”. Ma chi è che NON SA quale sia la sua occupazione?? Voglio dire, chi è che esce la mattina di casa e va a esercitare una non-attività in un non-luogo? Giusto il protagonista di “Un giorno di ordinaria follia“!
E alla fine di tutto “Per favore, inserisca la sua mail.”

Ah, ecco cosa volevi, Civati, non volevi la mia opinione, volevi la mia mail. Non ti bastava il mio anonimato o registrare un semplice indirizzo IP di provenienza. Cos’è, vuoi scrivere a tutti quelli che non sanno quale occupazione hanno? Quelli che sono disoccupati a loro insaputa??

Meno male che c’è un pistolottino sulla Privacy da leggere. Dice così: “I dati personali, anche di natura sensibile, conferiti dall’Utente, saranno trattati esclusivamente per finalità di registrazione dell’Utente e per comunicare con l’Utente registrato.”

Ma è proprio quello che mi preoccupa. Che qualcuno “registri” me quando invece dovrebbe esclusivamente registrare le mie risposte. E anche che qualcuno desideri “comunicare” con me. Perché mai dovrebbe farlo? Vuole sapere se per caso non so che numero porto di scarpe? O se non so chi ho votato alle ultime elezioni?

Va bene, facciamo così: io rispondo e do il mio indirizzo di posta elettronica. Poi gliene chiedo la cancellazione. Se non rispondono o non ottemperano vado dal Garante della Privacy. Seguite il blog, è solo l’inizio.

 

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Pubblicità indesiderata: parzialmente accolto un mio ricorso

Registro dei provvedimenti
n. 260 del 20 settembre 2012

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTA l’istanza ex artt. 7 e 8 del d.lg. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) inviata da Valerio Di Stefano nei confronti di The Writer, con la quale l’interessato, nel contestare la ricezione di una comunicazione promozionale inviata al proprio indirizzo di posta elettronica, ha chiesto di avere conferma dell’esistenza di dati personali che lo riguardano e di ottenere la loro comunicazione in forma intelligibile, di conoscerne l’origine, le finalità, le modalità e la logica su cui si basa il loro trattamento, nonché i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione degli stessi; visto che il ricorrente si è altresì opposto all’ulteriore trattamento di tali dati, di cui ha sollecitato la cancellazione;

VISTO il ricorso pervenuto l’8 maggio 2012 nei confronti di Planet Book Service di Mario Manna & C. s.a.s. (che è risultato essere il soggetto giuridico titolare del trattamento, di cui “The Writer” è un marchio commerciale), con il quale Valerio Di Stefano, nel sostenere di non aver ricevuto alcun riscontro dalla parte resistente, ha ribadito le proprie richieste e ha chiesto, altresì, di porre a carico della stessa le spese del procedimento;

VISTI gli ulteriori atti d’ufficio e, in particolare, la nota del 21 giugno 2012 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196), ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessato, nonché la nota del 21 giugno 2012 con la quale questa Autorità ha disposto la proroga del termine per la decisione sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 7, del Codice;

VISTA la nota pervenuta via e-mail il 12 luglio 2012 con la quale la resistente, nello scusarsi per il ritardo nel fornire riscontro alle istanze del ricorrente nonché per l’avvenuto invio delle comunicazioni promozionali, ha affermato che il nominativo del ricorrente, di cui non è in grado di dire nulla in ordine alla sua origine, è stato cancellato dall’archivio della società e l’interessato “non riceverà alcuna comunicazione ulteriore”;

VISTA la nota pervenuta via e-mail il 19 luglio 2012 con la quale il ricorrente, nel sottolineare la tardività del riscontro ottenuto dalla controparte, ne ha d’altra parte lamentato l’incompletezza, con particolare riferimento alla mancata precisazione circa l’eventuale comunicazione dei propri dati a soggetti terzi;

RILEVATO che, alla luce della documentazione in atti, la società resistente ha fornito solo un parziale riscontro alle istanze dell’interessato; ritenuto pertanto di dover accogliere parzialmente il ricorso e di dover ordinare alla resistente, ai sensi dell’art. 150, comma 2, del Codice, di comunicare al ricorrente e a questa Autorità l’origine dei dati personali che lo riguardano (almeno con riferimento alle fonti di acquisizione degli indirizzi di posta elettronica correntemente usati nell’attività di marketing) e i soggetti o categorie di soggetti ai quali gli stessi siano stati eventualmente comunicati, entro e non oltre trenta giorni dalla ricezione del presente provvedimento;

RITENUTO invece di dover dichiarare non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice in ordine alle restanti richieste, avendo la società resistente fornito, seppure solo nel corso del procedimento, un sufficiente riscontro alle rimanenti istanze dell’interessato affermando, in particolare (con dichiarazione della cui veridicità l’autore risponde ai sensi dell’art. 168 del Codice “Falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante”) che nessuna ulteriore comunicazione promozionale sarà più inviata all’interessato;

VISTA la determinazione generale del 19 ottobre 2005 sulla misura forfettaria dell’ammontare delle spese e dei diritti da liquidare per i ricorsi; ritenuto congruo, su questa base, determinare l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti all’odierno ricorso nella misura forfettaria di euro 500, di cui euro 150 per diritti di segreteria, considerati gli adempimenti connessi, in particolare, alla presentazione del ricorso e ritenuto di porli a carico di Planet Book Service di Mario Manna & C. s.a.s., nella misura di 300 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi;

VISTI gli artt. 145 e s. del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196);

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE il dott. Antonello Soro;

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

a) accoglie parzialmente il ricorso e ordina alla società resistente di comunicare al ricorrente e a questa Autorità l’origine dei dati personali che lo riguardano e i soggetti o le categorie di soggetti ai quali gli stessi siano stati eventualmente comunicati, entro e non oltre trenta giorni dalla ricezione del presente provvedimento;

b) dichiara non luogo a provvedere sul ricorso in ordine alle restanti richieste;

c) determina nella misura forfettaria di euro 500, l’ammontare delle spese del procedimento posto, nella misura di 300 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi, a carico di Planet Book Service di Mario Manna & C. s.a.s., la quale dovrà liquidarli direttamente a favore del ricorrente.

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

Roma, 20 settembre 2012

IL PRESIDENTE
Soro

IL RELATORE
Soro

IL SEGRETARIO GENERALE
Busia

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Ce l’abbiamo fatta! Inviati 200 euro a favore delle popolazioni terremotate dell’Emilia

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Bene, allora possiamo dire tranquillamente che ce l’abbiamo fatta.

Finalmente ho ricevuto il bonifico di 200 euro per la pubblicità indesiderata (si tratta di un rimborso spese stabilito dal Garante per la protezione dei dati personali) e di cui vi ho parlato per la prima volta qui:

http://www.valeriodistefano.com/un-ricorso-al-garante-della-privacy-per-le-popolazioni-terremotate-dellemilia.html

e di cui trovate il testo del provvedimento di qua

http://www.valeriodistefano.com/e-mail-pubblicitarie-non-richieste-200-euro-per-i-terremotati-dellemilia.html.

Come promesso ho girato subito il tutto a favore dei terremotati dell’Emilia attraverso l’“Associazione Italiana Fundraiser ASSIF”.

Volevo far presente che un ricorso presso il Garante della Privacy, qualunque sia il suo esito, costa COMUNQUE 150 euro (si tratta di diritti di segreteria), ma fare un bonifico di soli 50 euro, per una causa del genere, mi sembrava un po’ da pidocchi, quindi ho preferito devolvere la cifra intera.

La vicenda e’ iniziata il 6 giugno 2012 e si e’ conclusa 5 mesi e 20 giorni dopo.

Vi riporto lo screenshot del bonifico. Va bene così, no?

PS: I 200 euro li scalo dalla dichiarazione dei redditi e ci mancherebbe anche altro.

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E-mail pubblicitarie non richieste: 200 euro per i terremotati dell’Emilia

E’ stata pubblicato sul bollettino del Garante della Privacy il provvedimento emesso a seguito del mio ricorso presentato tempo fa per avere ricevuto una mail di propaganda (fatti di cui parlo qui).

Il Garante, come ho già detto, ha riconosciuto una liquidazione delle spese a mio favore nella misura di 200 euro.

Non appena tale liquidazione mi verrà versata (a tutt’oggi non l’ho ricevuta) sarà interamente devoluta alle popolazioni terremotate dell’Emilia e ve ne darò conto.

Preciso che il ricorso al Garante della Privacy costa 150 euro di diritti di segreteria, che devono essere comunque versati all’atto della presentazione, indipendentemente dall’esito del ricorso.

da: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/2075810

[doc. web n. 2075810]

Provvedimento del 20 settembre 2012

Registro dei provvedimenti
n. 255 del 20 settembre 2012

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTA l’istanza ex artt. 7 e 8 del d.lg. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) inviata da Valerio Di Stefano nei confronti di Italcube s.r.l., con la quale l’interessato, nel contestare la ricezione di una comunicazione promozionale inviata al proprio indirizzo di posta elettronica, ha chiesto di avere conferma dell’esistenza di dati personali che lo riguardano e di ottenere la loro comunicazione in forma intelligibile, di conoscerne l’origine, le finalità, le modalità e la logica su cui si basa il loro trattamento, nonché i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione degli stessi; visto che il ricorrente si è altresì opposto all’ulteriore trattamento di tali dati, di cui ha sollecitato la cancellazione;

VISTO il ricorso pervenuto il 17 giugno 2012 nei confronti di Italcube s.r.l., con il quale Valerio Di Stefano, nel sostenere di non aver ricevuto alcun riscontro dalla parte resistente, ha ribadito le proprie richieste e ha chiesto, altresì, di porre a carico della stessa le spese del procedimento;

VISTI gli ulteriori atti d’ufficio e, in particolare, la nota del 21 giugno 2012 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196), ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessato;

VISTA le note pervenute via e-mail il 10 luglio 2012 e il 3 agosto 2012 con le quali la società resistente, nel fornire riscontro alle istanze del ricorrente, ha sostenuto di non avere ricevuto l’interpello preventivo (probabilmente per la presenza di filtri antispam) precisando altresì di avere inviato all’interessato “un messaggio pubblicitario proveniente dal sito www.caffe.com” in quanto lo stesso, in occasione di due precedenti acquisti presso altro sito (www.cartucce.it, “sito in uso alla medesima società Italcube s.r.l.”), aveva “espressamente autorizzato l’invio di informazioni commerciali e/o promozionali” su prodotti, servizi e altre attività, anche con riferimento alle società del gruppo; nella medesima nota la resistente ha altresì affermato, che a seguito delle modifiche apportate il ricorrente “non riceverà più alcuna comunicazione dalla nostra società e da società collegate a qualsiasi titolo al nostro gruppo”;

VISTA le note pervenute via e-mail il 18 luglio 2012 e il 3 agosto 2012 con le quali il ricorrente, che ha ulteriormente documentato l’invio dell’interpello preventivo, ha sostenuto la piena legittimità dell’utilizzo a tal fine di un indirizzo di posta elettronica tradizionale, ha sottolineato la tardività del riscontro ottenuto e ha, infine, ribadito la richiesta di porre a carico della controparte le spese del procedimento;

RITENUTO di dover dichiarare non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice avendo la società resistente fornito, nel corso del procedimento, adeguato riscontro alle istanze dell’interessato affermando (con dichiarazione della cui veridicità l’autore risponde ai sensi dell’art. 168 del Codice “Falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante”)  che nessuna comunicazione promozionale sarà più inviata all’interessato “dalla nostra società e da società collegate a qualsiasi titolo al nostro gruppo”;

VISTA la determinazione generale del 19 ottobre 2005 sulla misura forfettaria dell’ammontare delle spese e dei diritti da liquidare per i ricorsi; ritenuto congruo, su questa base, determinare l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti all’odierno ricorso nella misura forfettaria di euro 500, di cui euro 150 per diritti di segreteria, considerati gli adempimenti connessi, in particolare, alla presentazione del ricorso e ritenuto di porli a carico di Italcube s.r.l. nella misura di 200 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi;

VISTI gli artt. 145 e s. del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196);

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE la dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici;

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

a) dichiara non luogo a provvedere sul ricorso;

b) determina nella misura forfettaria di euro 500, l’ammontare delle spese del procedimento posto, nella misura di 200 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi, a carico di Italcube s.r.l., la quale dovrà liquidarli direttamente a favore del ricorrente.

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

Roma,  20 settembre 2012

IL PRESIDENTE
Soro

IL RELATORE
Bianchi Clerici

IL SEGRETARIO GENERALE
Busia

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Pubblicità indesiderata: 200 euro per i terremotati dell’Emilia

Prima di fare fagotto, volevo rendervi edotti del fatto che il Garante per la Protezione dei Dati Personali, a decisione finale del ricorso presentato per l’invio di messaggi di pubblicità indesiderata (trovate qui tutti i dettagli), mi ha riconosciuto un rimborso spese di 200 euro. Ne ho spesi 150 per presentare il ricorso. Non mi importa, come ho già scritto devolverò tutto alle popolazioni terremotate dell’Emilia. Non pubblico i dati completi perché il dispositivo non è ancora stato pubblicato a sua volta sul bollettino del Garante della Privacy.

Ma ce l’abbiamo fatta.

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Un ricorso al Garante della Privacy per le popolazioni terremotate dell’Emilia

 

Allora, da giorni vengo raggiunto da messaggi di posta elettronica non sollecitati da parte di una ditta che vende caffè on line.

Non solo non posseggo nessun tipo di macchina da caffè (espresso, moka, napoletana, con le cialde), ma non sopporto il gusto del caffè in modo assoluto. Mi ripugna, lo trovo sgradevole e riesco a tollerarlo solo nel ponce alla livornese. Per il resto non bevo caffè in assoluto, nemmeno al mattino quando mi sveglio.

Non ordinerei mai una fornitura di caffé che non sia il pacchetto di “Crema e Gusto” che beve mia moglie e che posso trovare tranquillamente al supermercato sotto casa.

Mi sono state mandate e-mail di propaganda a distanza temporale piuttosto ravvicinata (mediamente una mail ogni quattro giorni).

L’ultima è stata questa. Riguarda una offerta che abbina a qualunque ordine effettuato, una pezzatura di Parmigiano Reggiano del peso di 250-350 grammi circa. Il Parmigiano viene dagli stabilimenti distrutti dal terremoto in Emilia. Scrivono anche da dove l’hanno comprato.

La pubblicità recita “Aiutaci ad aiutare”. Potrebbe lasciar pensare al fatto che effettuando una ordinazione di caffè si contribuisca ad aiutare le popolazioni e le attività commerciali colpite dal sisma.

Invece il Parmigiano è già stato GIA’ acquistato.

Quindi, perché, semplicemente, non omaggiare gli acquirenti di questo prodotto, magari allegando un biglietto e spiegando il perché e il percome lo si è acquistato (è un bel gesto, in fondo) e le circostanze per cui lo si regala ai clienti?

Non è che “se compri da me poi aiuti i terremotati dell’Emilia”.

E allora ho deciso di iniziare le pratiche per presentare un ricorso al Garante della Privacy. Se riuscirò ad avere anche solo un rimborso spese riconosciuto, anche solo di 50 euro, lo devolverò alle popolazioni dell’Emilia. Davvero.

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Il Garante della Privacy: INCA-CGIL deve rifondere 300 euro di spese

Resterebbe solo da sapere chi sia il signor XY…

da: http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1842944


Provvedimento del 21 luglio 2011

Registro dei provvedimenti
n. 315 del 21 luglio 2011

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale;

VISTA l’istanza ex art. 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196) inviata ad INCA-CGIL, con la quale XY, (il quale in data 3 febbraio 2011 era rimasto vittima di un infortunio "in itinere"), dopo aver ricevuto il 16 febbraio 2011 una comunicazione postale non sollecitata (contenente l’invito all’interessato a recarsi presso gli uffici del Patronato INCA-CGIL per comunicazioni inerenti il proprio infortunio), ha chiesto di avere conferma dell’esistenza dei dati personali, anche sensibili, che lo riguardano presso gli archivi della resistente, di averne comunicazione in forma intelligibile, di conoscere l’origine delle informazioni, le finalità, le modalità e la logica su cui si basa il loro trattamento, nonché i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati; rilevato che, con la medesima istanza, l’interessato si è opposto all’ulteriore utilizzo dei dati che lo riguardano, sollecitandone a tal fine la cancellazione;

VISTO il ricorso presentato il  18 aprile 2011 nei confronti di INCA-CGIL  con la quale XY, ritenendo non adeguato il riscontro all’istanza ex art. 7 del Codice, ha ribadito le proprie richieste, chiedendo anche la liquidazione in proprio favore delle spese del procedimento;

VISTI gli ulteriori atti d’ufficio e, in particolare, la nota del 21 aprile 2011 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice, ha invitato il resistente a fornire riscontro alle richieste dell’interessato, nonché la nota del 15 giugno 2011 con la quale, ai sensi dell’art. 149, comma 7, è stata disposta la proroga dei termini relativi al procedimento;

VISTA la nota datata 10 maggio 2011 con la quale la resistente ha fornito riscontro alle richieste del ricorrente, precisando tra l’altro che: 1) i dati personali detenuti in relazione al ricorrente corrispondono esclusivamente al nome, cognome e indirizzo (infatti nella banca dati INCA-CGIL non figura alcuna posizione associata al nominativo del ricorrente) e non detiene pertanto alcun dato sensibile o informazioni sullo stato di salute dell’interessato, come invece sostenuto da quest’ultimo); 2) il Patronato avrebbe avuto "notizia dell’infortunio in itinere (…) da un proprio iscritto il quale, avendo conoscenza personale dell’infortunato, ha fornito di quest’ultimo le generalità e l’indirizzo";  3), come già comunicato al ricorrente prima del ricorso, "è prassi dell’ente INCA-CGIL contattare le persone interessate e vittime di infortunio per offrire, se lo desiderano, assistenza", che viene fornita, peraltro, ai sensi dell’art.7 della legge n. 152/2001, "indipendentemente dall’adesione dell’interessato all’organizzazione promotrice e a titolo gratuito"; 4) la resistente ha provveduto a cancellare i dati personali detenuti in relazione al ricorrente;

VISTA le note pervenute via e.mail l’11 maggio 2011 e il 13 giugno 2011 con le quali l’interessato si è dichiarato insoddisfatto del riscontro fornito dalla resistente in ordine all’origine dei dati e ha ribadito la richiesta relativa alle spese per il procedimento;

VISTA la nota inviata in data 30 maggio 2011 con la quale la resistente ha ulteriormente precisato che "nel corso di un’assemblea indetta dal Patronato per l’esame da parte dei lavoratori delle problematiche infortunistiche e degli strumenti di tutela accordati ai lavoratori in tema di indennizzo risarcitorio dell’INAIL del danno biologico, un partecipante comunicava ai dirigenti sindacali di un infortunio occorso ad un suo conoscente del quale indicava esclusivamente il nome, il cognome e l’indirizzo";

RITENUTA la necessità di dichiarare non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice, atteso che l’ente resistente ha fornito riscontro alle richieste del ricorrente, attestando in particolare, con dichiarazione della cui veridicità l’autore risponde anche ai sensi dell’art. 168 del Codice ("Falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante"), di aver acquisito i dati personali del ricorrente da un conoscente di quest’ultimo nel corso di un’assemblea indetta dal Patronato e di aver comunque cancellato i dati detenuti in relazione all’interessato;

VISTA la determinazione generale del 19 ottobre 2005 sulla misura forfettaria dell’ammontare delle spese e dei diritti da liquidare per i ricorsi; ritenuto congruo, su questa base, determinare l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti all’odierno ricorso nella misura forfettaria di euro 500, di cui euro 150 per diritti di segreteria, considerati gli adempimenti connessi, in particolare, alla presentazione del ricorso e ritenuto di porli a carico di INCA-CGIL nella misura di euro 300, compensandone la residua parte per giusti motivi;

VISTA la documentazione in atti;

VISTI gli artt. 145 e s. del Codice;

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE il dott. Mauro Paissan;

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE:

a) dichiara non luogo a provvedere sul ricorso;

b) determina nella misura forfettaria di euro 500 l’ammontare delle spese e dei diritti del procedimento ponendoli nella misura di euro 300 a carico di INCA-CGIL, previa compensazione della residua parte per giusti motivi, la quale dovrà liquidarli direttamente a favore del ricorrente.

Avverso il presente provvedimento, ai sensi dell’art. 152 del Codice, può essere proposta opposizione davanti al tribunale ordinario del luogo ove ha sede il titolare del trattamento entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento stesso.

Roma, 21 luglio 2011

IL PRESIDENTE
Pizzetti

IL RELATORE
Paissan

IL SEGRETARIO GENERALE
De Paoli

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Privacy e posta indesiderata: il dispositivo del Garante nei confronti dell’Associazione “Lo Spino Bianco”

A tutt’oggi non mi risulta pervenuto il rimborso delle spese da parte dell’Associazione Culturale in questione. Vi daro’ notizie.

Tratto da: http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1846482


Provvedimento del 22 settembre 2011

Registro dei provvedimenti
n. 340 del 22 settembre 2011

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, del dott. Giuseppe Fortunato e del dott. Mauro Paissan, componenti e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale;

VISTO il ricorso presentato al Garante il 28 luglio 2011 da Valerio Di Stefano nei confronti di Associazione Lo Spino Bianco, con il quale il ricorrente – che assume di aver ricevuto alcune comunicazioni promozionali non richieste al proprio indirizzo di posta elettronica – ha ribadito la richiesta, avanzata ai sensi dell’art. 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196) in data 4 luglio 2011, volta ad avere conferma dell’esistenza di dati personali che lo riguardano e a ottenere la loro comunicazione in forma intelligibile e l’indicazione dell’origine, delle modalità, della logica e delle finalità del trattamento, nonché dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati; visto che il ricorrente, nell’opporsi al trattamento dei dati, ha sollecitato la loro cancellazione, chiedendo di porre a carico della controparte le spese del procedimento;

VISTI gli ulteriori atti d’ufficio e, in particolare, la nota del 10 agosto 2011 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196), ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessato;

VISTA la nota pervenuta via fax il 1° settembre 2011 con la quale il titolare del trattamento, nell’affermare che l’unico dato personale detenuto in relazione al ricorrente corrisponde all’indirizzo e-mail (pubblicato dallo stesso ricorrente sul proprio sito Internet) e che tale dato non è stato comunicato a terzi in quanto inserito "in una mailing list nascosta nel campo dei destinatari" (c.d. "blind carbon copy"); rilevato che l’associazione resistente ha provveduto nel frattempo alla cancellazione dell’indirizzo e-mail in questione, sottolineando il carattere "divulgativo/culturale" della comunicazione stessa;

VISTA la nota pervenuta via e-mail il 2 settembre 2011 con la quale il ricorrente ha sottolineato la tardività del riscontro ottenuto ed ha rilevato che la pubblicazione del proprio indirizzo di posta elettronica su Internet non renderebbe lecito, senza consenso, l’utilizzo del dato per l’invio di e-mail di carattere promozionale non sollecitate; il ricorrente ha pertanto ribadito la richiesta di porre a carico della controparte le spese del procedimento;

RILEVATO che, ai sensi dell’art. 130 del Codice, le comunicazioni effettuate mediante posta elettronica per l’invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale necessitano del preventivo consenso dell’interessato (salvo quanto previsto dal comma 4 del medesimo articolo) e che la reperibilità in Internet di un indirizzo di posta elettronica non lo rende per ciò stesso liberamente disponibile anche per l’invio di comunicazioni elettroniche non sollecitate;

RITENUTO comunque di dover dichiarare non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice avendo il titolare del trattamento (che ha cancellato dal proprio archivio l’indirizzo di posta elettronica dell’interessato) fornito un sufficiente riscontro all’interessato, seppure dopo la presentazione del ricorso;

VISTA la determinazione generale del 19 ottobre 2005 sulla misura forfettaria dell’ammontare delle spese e dei diritti da liquidare per i ricorsi; ritenuto congruo, su questa base, determinare l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti all’odierno ricorso nella misura forfettaria di euro 500, di cui euro 150 per diritti di segreteria, considerati gli adempimenti connessi, in particolare, alla presentazione del ricorso e ritenuto di porli a carico di Associazione Lo Spino Bianco nella misura di 200 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi;

VISTI gli artt. 145 e s. del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196);

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE il dott. Giuseppe Fortunato;

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

a) dichiara non luogo a provvedere sul ricorso;

b) determina nella misura forfettaria di euro 500, l’ammontare delle spese del procedimento posto, nella misura di 200 euro, previa compensazione della residua parte per giusti motivi, a carico di Associazione Lo Spino Bianco, la quale dovrà liquidarli direttamente a favore del ricorrente.

Avverso il presente provvedimento, ai sensi dell’art. 152 del Codice, può essere proposta opposizione davanti al tribunale ordinario del luogo ove ha sede il titolare del trattamento, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento stesso.

Roma, 22 settembre 2011

IL PRESIDENTE
Pizzetti

IL RELATORE
Fortunato

IL SEGRETARIO GENERALE
De Paoli

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World Business Mail: per non ricevere lo spamming e’ necessario scrivere in India

Ultimamente sto ricevendo un (bel) po’ di spamming  che vale la pena di essere analizzato.

I mittenti "apparenti" sarebbero grandi aziende italiane (l’ultima mail di spam che ho ricevuto sembra provenire da "TeleTu"), ma il tutto è da ricondurre alla Newsletter di WorldBusinessMail (un nome una garanzia!), come è regolarmente scritto in fondo alla proposta pubblicitaria, che recita, per l’appunto "State ricevendo questo messaggio in quanto siete iscritti gratuitamente alla newsletter di WorldBusinessMail".

Ora c’è un piccolo problema: io non mi sono mai iscritto a WorldBusinessMail.

Poco male, c’è il link dedicato all’informativa sulla privacy e penso di avviare tutte le procedure per farmi rimuovere. Anche perché, come è da immaginare, il link della disiscrizione automatica non solo non funziona, ma non fa altro che confermare che il mio indirizzo è realmente esistente, ma del resto quelli di WorldBusinessMail non dovrebbero averne dubbi.

L’informativa sulla privacy sembra dare sicurezza. Si citano le normative in tema di protezione dei dati personali vigenti in Italia, fino a dire che:

"Per qualsiasi problema o questione relativa ai suoi dati personali, la invitiamo a contattare l’incaricato per la conformità dei dati personali WorldBusinessMail al seguente indirizzo:

WorldBusinessMail

Tuticorin, Tamil Nadu 628001 India"


Insomma, per non essere più disturbato uno deve scrivere in India, dove, naturalmente, le leggi italiane non valgono e, quindi, c’è poco da attaccarsi al Garante della Privacy.

Ma c’è di più: "WorldBusinessMail trasmetterà i dati dell’utente a suoi partner commerciali per permettere l’invio delle offerte promozionali potenzialmente interessanti. La mancanza di un rifiuto da parte dell’utente implica automaticamente il suo consenso a tale uso e divulgazione dei suoi dati personali."
Come sempre il fatto che non si dica "no" corrisponde automaticamente a un "sì".
Mi ricorda il primo film dell’ottimo Francesco Nuti ("Madonna che silenzio c’è stasera!") che in una disputa surreale asseriva che chi tace non acconsente, chi tace sta zitto.

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La pubblicita’ radiotelevisiva del Registro Pubblico delle Opposizioni

C’è una pubblicità strana, insinuante, sciropposa e fuorviante.

Non so se l’avete vista, è quella del Ministero dello Sviluppo Economico relativa al Registro delle Opposizioni.

Il Registro delle Opposizioni è una roba da girone dantesco. E’ un coso di proporzioni elefantiache e di una assoluta inutilità che dovrebbe servire a preservare il cittadino dal Telemarketing Selvaggio.
Tutto questo perché il Parlamento ha approvato un provvedimento che permette alle aziende di pescare liberamente i numeri telefonici degli abbonati dagli elenchi per offrire pubblicità.

In breve, per calpestarci i testicoli coi tacchetti a spillo con offerte telefoniche ("Ma come, non mi dica che Lei paga ancora il Canone Telecom…") di ogni genere, non c’è bisogno che chi ci chiama disponga del nostro consenso a farlo (come dovrebbe accadere in ogni Paese che sia vagamente "normale"), no, basta essere inseriti nell’elenco degli abbonati al telefono.

Cioè, il solo fatto di comparire sull’elenco rende legittimo il continuo percussionismo scrotale.

Se uno NON vuole essere disturbato, i casi sono due:
a) o si fa cancellare dall’elenco telefonico (ma occhio che gli elenchi telefonici vecchi sono sempre una fornte inesauribile di dati, e non tutti vanno al macero);
b) o si iscrive, appunto, all’inutile Registro delle Opposizioni.

Inutile perché se io NON voglio un servizio lo chiedo a chi me lo offre, non devo iscrivermi proprio a un bel niente.

Ma la pubblicità telefisiva deve comunque servire per far conoscere il coso delle opposizioni in questione.

Ci sono due che formano (o dovrebbero formare) la classica coppia comica, solo che non fanno ridere nessuno. Dicono "Tu… tu…" per intendere sia il "tu" pronome personale che il segnale di occupato del telefono.
Figuratevi, battute del genere le faceva il Club di Topolino negli anni ’70. Le pubblicavano su "Qui Paperino Quack!" Roba da farsela sotto, uno guardava il telefono e gli chiedeva "Chi è il più bello del Reame?" e poi alzava la cornetta per sentirsi rispondere "Tuuu… Tuuuu…. Tuuuuuu….", insomma, si muore dal ridere (ah, le risa!). Ecco, battutine così.

Ma il messaggio sottile e nemmeno tanto subliminale che passa è lo slogan finale: "Uomo registrato, un po’ meno informato".

Cioè: puoi registrarti, sì, perché NOI che siamo buoni te ne diamo la possibilità e così nessuno ti disturba più, però sappi che così facendo sarai un po’ meno informato di prima.

E da quando la pubblicità è informazione?? L’informazione me la dài se mi dici come si fa una determinata cosa, non se mi offri un contratto telefonico per liberarmi di Telecom e poi imbrigliarmi nelle maglie di un’altra compagnia telefonica, magari mentre sto cenando. Non è informazione, è rottura di coglioni!
L’informazione sono io che me la vado a cercare, non me la deve offrire nessuno in casa mia.

E il registro delle opposizioni me lo faccio da solo.
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Il “Signor Garante della Privacy” e l’ignoranza di chi ha paura

Ho pubblicato oggi  il testo del provvedimento del Garante della Privacy che disciplina l’uso della sorveglianza attraverso le telecamere.

Qui un paio di opinioni e commenti. Credo dhe uno stato che sia disposto a far rinunciare i suoi cittadini alla privacy per un po’ di sicurezza non si meriti né privacy né sicurezza. In questo senso ha fatto bene il Garante a mettere dei paletti.

Apriti cielo e spalàncati terra, la gente reagisce perché vuole che la gente marcisca in galera e se non si possono più usare le telecamere per vedere chi entra e chi esce come si fa ad assicurare alla giustizia i malfattori? Già, perché per assicurare alla giustizia i malfattori si deve mettere in pericolo anche la riservatezza di chi non c’entra nulla. Bambini, ammalati, persone in carrozzella, amanti clandestini che passano, tutto ripreso, archiviato e schedato perché, si sa, ci sono i mariuoli che delinquono, eh, sì, bel discorso, come dire che siccome c’è qualcuno che lede i nostri diritti noi non possiamo più esercitarli, mi sembra ovvio.

La gente in Internet si sfoga commentando le notizie dei giornali, si sa, ed ecco un commento arrivato a "Repubblica" e rivolto al "Signor Garante" della Privacy.

Ora, chi glielo spiega a questa gente che pretende di avere la verità in tasca che il Garante della Privacy non è un signore ma un ufficio?

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Privacy e telecamere: il testo del Garante sulla videosorveglianza

Provvedimento in materia di videosorveglianza – 8 aprile 2010
(In corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale)

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale reggente;

VISTO lo schema del provvedimento in materia di videosorveglianza approvato dal Garante il 22 dicembre 2009 e trasmesso al Ministero dell’Interno, all’Unione delle Province d’Italia (UPI) ed all’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), al fine di acquisirne preventivamente le specifiche valutazioni per i profili di competenza;

CONSIDERATE le osservazioni formulate dall’ ANCI con note del 25 febbraio 2010 (prot. n. 10/Area INSAP/AR/crc-10) e del 29 marzo 2010 (prot. n. 17/Area INSAP/AR/ar-10);

CONSIDERATE le osservazioni formulate dal Ministero dell’Interno con nota del 26 febbraio 2010;

VISTO il Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196);

VISTE le osservazioni dell’Ufficio, formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento n. 1/2000;

Relatore il prof. Francesco Pizzetti; Continua la lettura di “Privacy e telecamere: il testo del Garante sulla videosorveglianza”

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Telemarketing: ancora in vigore le indicazioni del Garante della Privacy

Le regole predisposte dal Garante privacy nel marzo 2009, relative alle chiamate promozionali e pubblicitarie consentite a suo tempo dal decreto "Milleproroghe" del 2008, restano valide ancora per l’ulteriore periodo di sei mesi previsto dalla legge di conversione del decreto Ronchi, ovvero, se istituito in questo periodo, fino alla realizzazione del registro pubblico delle opposizioni al quale dovranno iscriversi le persone che non intendono ricevere questo tipo di telefonate.

Lo ha disposto l’Autorità con un provvedimento in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Aziende e call center che contatteranno gli utenti per fare promozione e offerte commerciali, dovranno quindi continuare a utilizzare solo banche dati effettivamente costituite sulla base degli elenchi telefonici precedenti al 1° agosto 2005. E non potranno chiedere il consenso degli interessati per futuri contatti né potranno cedere i dati che utilizzano a terzi.

Gli operatori che telefoneranno agli abbonati dovranno ad ogni contatto specificare per quale società chiamano e ricordare agli interessati i loro diritti. Ma soprattutto dovranno registrare immediatamente l’eventuale contrarietà dell’abbonato ad essere nuovamente contattato. L’utente che non intende essere più disturbato avrà il diritto di conoscere l’identificativo dell’operatore al quale ha comunicato la sua volontà.

Inoltre, i dati presenti nelle banche dati dovranno essere utilizzati solo a fini promozionali e non potranno in alcun modo essere usati per acquisire nuove informazioni o il consenso degli abbonati ad effettuare chiamate dopo la scadenza del periodo di deroga.

Il mancato rispetto del provvedimento comporta una sanzione amministrativa che va da 30 mila a 180 mila euro e che, nei casi più gravi, può raggiungere anche i 300 mila euro.

Roma, 30 dicembre 2009

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Garante della Privacy: Wind mi deve rimborsare 200 euro per servizi non richiesti

E oggi ci ha rimesso 200 euro anche Wind, così facciamo pari e patta.

Nel giugno scorso mi mandarono alcuni SMS che mi annunciavano l’attivazione di un paio di servizi non richiesti, che, tra le altre cose, non costano nemmeno poco, e che se volevo disattivare era necessario innescare una procedura che, come minimo, era un gran bel rompimento di zeri.

E’ partita la solita istanza di accesso ai dati e, poi, visto che si sono degnati di non rispondere (o, meglio, di rispondere, ma a un indirizzo in cui non risiedo e in cui non sono più residente da almeno 4 anni), è partito il ricorso.

Il Garante stavolta ci ha messo un po’ (6 mesi, è il dispositivo in assoluto più "ritardatario" che io abbia ricevuto) e sono 200 euro di rimborso, dunque.

Non solo, il Garante si è anche riservato ulteriori azioni nei confronti di Wind per quanto riguarda i servizi non richiesti in questione.

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Garante della Privacy: “3” mi deve rimborsare 200 euro per SMS indesiderati

"3" sarà anche un numero magico, ma in quanto a rispetto della privacy dei clienti lascia molto a desiderare.

Mi devono 200 euro, perché anche se è vero che è stato conferito l’assenso per il trattamento dei dati personali a fini di invio di SMS pubblicitari (promozione di servizi, tariffe etc…) è vero che si può recedere da questo assenso, e se loro non rispondono si può fare il ricorso al Garante della Privacy.

Che ha stabilito, appunto, tra le altre cose, che mi devono versare 200 euro.



Che, voglio dire, dopo che mi hanno cambiato unilateralmente le condizioni del contratto di abbonamento, male non sta loro davvero, no, decisamente no…

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