Copia privata

Il Ministro Franceschini ha firmato il decreto che impone costi supplementari sui dispositivi di memorizzazione per la copia privata legittimamente acquistata.

Per avere un dato anche solo vagamente orientativo dell’entità dei costi, basti sapere che per uno smartphone con 32 Gb di capienza, per la sola copia privata si pagano circa 5 euro che andranno a ripagare i diritti di autori ed interpreti.

In pratica, se avete comprato un CD di Carmen Consoli (ma certo, come potreste farne a meno?) e avete il suddetto smartphone potete farne una copia ulteriore a vostro uso e consumo, che so, campionando in MP3 il contenuto del CD originale. Così sarà possibile passeggiarvi la vostra artista preferita per ogni dove voi vogliate.

Ci sono altri esempi di uso della copia privata. Ad esempio quello della copia del CD-ROM pagato una pacca di denari su un hard disk esterno, oppure su una chiavetta USB.

Però c’è anche chi sullo smartphone ci memorizza le foto e i selfie che ha scattato in vacanza. O la registrazione delle prime parole pronunciate dal figlio. Sono cose sue, perché mai dovrebbe pagarci i diritti d’autore? E, soprattutto, questi diritti d’autore, a chi vanno? A Carmen Consoli per il giusto riconoscimento di aver realizzato una copia della suo opera imprescindibie o all’azienda che ha realizzato il CD ROM? Niente di tutto questo. Vengono redistribuiti in proporzione a quegli artisti che “vendono” di più. Ed è assai probabile che a Carmen Consoli per quella copia non vada nemmeno un soldo, disdetta. Per archiviare le vostre foto basterà pagare il balzello per intero. Dàte, dàte…dàte qui (possibilmente in moneta contante).

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Noi siamo i giovani, i giovani più giovani

Quando questo blog era pressappoco neonato e io ero più scemo e giovane, mi venne l’idea di lanciare una sorta di sondaggio d’opinione per la nomina di Umberto Eco a senatore a vita.

Nelle sue pochissime ore di vita fu un’iniziativa che riscosse anche un certo successo. Solo che alla fine mi scrisse Umberto Eco, quello vero (ci rimasi malissimo!) dicendomi che non ne aveva nessuna voglia. Tolsi la pagina dal blog e mi tricerai dietro un rassegnato ma intellettualmente vivacissimo broncio.

Oggi, nel giochino delle bisvalide, delle trisvalide e delle pentavalide dell’album delle figurine del Governo, si parla della visita dello scrittore Alessandro Baricco a Renzi per vedere la lista (Renzi la prima cosa che ha imparato è che “la lista è vita”). Baricco dovrebbe essere il nuovo Ministro della Cultura, se Franceschini non gli mette i bastoni fra le ruote. E’ per questo che mi è venuto in mente Umberto Eco senatore a vita, per antinomia.

Ridi e scherza, Baricco ha 56 anni, Emma Bonino (proposta -per usare un termine gentile e delicato- dal Quirinale) ne ha 68, Roberta Pinotti (caldeggiata alla Difesa), ne ha 53, Luca Cordero di Montezemolo (che si vocifera essere il prossimo titolare del dicastero dello Sviluppo Economico) naviga per i 66, Lupi, con 56 anni di età sarebbe uno dei ministri di Letta che, alla faccia delle rottamazioni, resterebbe attaccato alla cadrèga, Dario Franceschini, se non si accaparrerà la cultura potrebbe andare all’interno. E’ coetaneo di Baricco. Lucrezia Reichlin sfoggia 60 invidiabilissimi e leggiadri anni, guarda caso gli stessi di Michele Vietti che è praticamente sicuro alla Giustizia. 56 anni anche per Tito Boeri che forse va al Lavoro, mentre Graziano Delrio, quotatissimo per i rapporti con il Parlamento, ha 55 anni.

Alla faccia della carica dei 40enni e del “nuovo” che avanza!

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Lettera al Senatore Francesco Russo (PD)

Senatore Russo,

ho letto la Sua lettera a Beppe Grillo, che riporto qui sotto per comodità dei lettori del mio blog e, nello spirito della libertà di opinione e di critica, ho deciso di risponderLe.

Cominciamo dal fondo (in cauda venenum).

Beppe Grillo non è un parlamentare, è vero. Non è necessario esserlo per esercitare i propri diritti politici, in particolare quello di formare un movimento. Così come non è necessario essere incensurati. Se il vostro alleato Silvio Berlusconi prendesse anche solo minimamente atto di questo, non assisteremmo al gioco al rimando e al perdere tempo della Giunta per le Elezioni che dovrebbe sindacarne l’incompatibilità con la carica che riveste.

Grillo è stato condannato per un delitto colposo e non doloso. Mettere sullo stesso piano i 14 mesi per omicidio colposo plurimo cui è stato condannato Grillo, con le pene cui vengono condannati i parlamentari (si pensi, appunto, ai 4 anni di reclusione per il vostro alleato Berlusconi) è semplicemente inaccettabile.
Il titolo della Legge Severino reca chiaramente “disposizioni in materia di incandidabilita’ e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi”. Quindi è evidente che con quella condanna Grillo potrebbe benissimo candidarsi, e che, se non lo fa, è solo per il suo senso civico, fermo restando che, comunque, sarebbe una condanna di entità inferiore ai due anni.

Il PD, invece, ha deciso di candidare nel 2008 alla Camera dei Deputati, nel collegio Sicilia 1 Enzo Carra, che era stato condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi il 5 aprile 1995 per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Nell’ottobre del 2009 è eletto all’assemblea nazionale del PD nella lista “Democratici per Franceschini”.
O ve lo siete dimenticato??
Lei mi dirà che Carra ha abbandonato il PD per aderire ad altra formazione politica, ma intanto lo avete candidato voi.

Lei elenca tutta una serie di azioni decisamente lodevoli e degne di un buon rappresentante delle Istituzioni. Accompagnare i figli in autobus, servirsi dei mezzi pubblici, essere assiduo al proprio lavoro parlamentare, non rubare (ci mancherebbe anche altro!), ma questi sono comportamenti che un senatore dovrebbe mantenere normalmente. Lei non sta facendo gesti eccezionali, sta semplicemente facendo il Suo dovere. In un paese in cui la normalità è diventata eccezione e, quindi, evento, mantenere la parola data probabilmente costituisce una notizia. Ma non lo è. Io, cittadino, posso solo aspettarmi che chi mi rappresenta e mi deve rendere conto (e Lei, come tutti gli altri Suoi colleghi senatori, deve rispondere a me anche se non l’ho votata e non ho votato il Suo partito) sia migliore di me. Più che aspettarmelo, lo esigo.

Sono contento per l’esito fondamentale della Sua battaglia per l’abolizione dei fax dalla pubblica amministrazione. Ma mi chiedo com’è che ne vedo ancora tanti in giro per gli uffici pubblici. Personalmente sono il fortunato possessore di una casella di Posta Elettronica Certificata, che uso con molta soddisfazione in tutte le mie relazioni con la Pubblica Amministrazione, fatto salvo il caso che ricevo sempre risposte cartacee, a volte per raccomandata. Per cui i cittadini pagano per quello che potrebbe essere loro risparmiato.
C’è una voragine di divario di conoscenze tecnologiche e opportunità operative nella Pubblica Amministrazione, abolire i fax è come togliere una ragnatela nel laboratorio del Dr. Frankenstein.

Ma mi dica, Senatore, Lei che si dichiara così “fiero di essere del PD”, come si fa a tornare a casa la sera e avere sulla coscienza l’aver votato assieme al PDL per ordine di partito? Come si fa a coniugare le istanze degli elettori cosiddetti “di sinistra” con quelle della destra cui fino alla scorsa legislatura il PD avrebbe dovuto fare da opposizione? Come si fa a dire, legittimamente, “non ho conflitti di interesse” e stare nella stessa formazione politica che non ha mai mosso un dito per fare la legge sul conflitto di interesse e limitare Berlusconi? Ma non si dorme un po’ male? No, eh??

Valerio Di Stefano
Cittadino italiano


Caro Beppe,
io mi sono tagliato lo stipendio,
vengo in Aula in metropolitana,
porto i miei figli a scuola in autobus,
ho il 96% di presenze in Parlamento,
non rubo,
non ho conflitti d’interesse,
non sono in Parlamento da 20 anni,
mantengo la parola data,
ho vinto la battaglia per abolire i fax dalla pubblica amministrazione,
non voglio tornare a votare con il Porcellum.
Eppure sono un senatore del PD e non del M5S. E ne vado fiero, sono orgoglioso di appartenere a un Partito in cui:
il pluralismo è un valore e non un virus da debellare
i processi decisionali sono chiari e trasparenti
il candidato premier viene eletto da 3 milioni di persone
il mio leader non è né pregiudicato né condannato in via definitiva.
Perciò se credi davvero che l’onestà debba tornare di moda e il Parlamento riconquistare la centralità decisionale perduta allora comincia a dare il buon esempio: smettila di parlare sempre tu a nome del Movimento e passa il testimone. Perché tu in Parlamento non ci sei. E perché, fino a prova contraria, quello condannato in via definitiva sei tu, non i parlamentari del PD.

Cordialmente

Un senatore (fiero di essere) del PD

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Il Partito Democratico salva Alfano

Il Partito Democratico salverà Angelino Alfano dalla mozione di sfiducia individuale presentata da Movimento 5 Stelle e SEL.

Renzi ha riferito che Franceschini avrebbe detto (il solito discorso riportato, mai nessuno che citi le fonti) che chi non è d’accordo con questa linea è fuori. Franceschini dice che renzi mente e che deve chiedergli scusa.

In breve, tutti litigano, ma sotto l’indicazione del Presidente della Repubblica (“Non ci si avventuri a creare vuoti e a staccare spine”) domani Alfano non cadrà.

Del resto far cadere un alleato di governo pare brutto.

E allora si salvi Alfano per mano di quello che fu partito di opposizione a Berlusconi sulla carta e che è stato il primo a costruirgli un lasciapassare glissando su quella legge sul conflitto d’interesse che doveva essere il primo passo verso la deberlusconizzazione del Paese. Tanto le teste che cadono non fanno troppo rumore.

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E lui un’altra volta tra noi

Enrico Letta è ufficialmente a capo del quarto governo Berlusconi.

Le modalità, i giochi politici, le alleanze, le scelte dei nomi dei ministri, la mano ferma del Presidente della Repubblica nel districare questo groviglio di arrivismi e primadonnismi, sono arrivati al capolinea, per cui, sì, avremo Letta come capo di una coalizione di largo respiro (“grosse Koalition”, la chiamerebbero i tedeschi), cioè dell’alleanza più stretta e sfacciata tra PDL e il suo tradizionale alleato di sempre, il PD.

Il PD ne ha prese di sode, hanno cannato due candidati alla Presidenza della Repubblica, si sono dimessi Bersani e la Bindi (unica condizione astrale, evidentemente, per far vincere la Serracchiani in Friuli), hanno persone degnissime come la Puppato che avevano annunciato di non voler votare un governissimo a due, perdono i pezzi da tutte le parti, ma continuano a ricordarci che il Partito è coeso e che non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. Fino a un mese fa erano lì ad escludere un’alleanza con Berlusconi, ma soprattutto a dire, ripetere, sottolineare, evidenziare fino allo sfinimento che c’è bisogno di rinnovamento, di aria nuova, di freschezza e ci ritroviamo Franceschini, Quagliariello e Alfano.

E poca importanza assume il numero di donne nell’esecutivo, se avramo da morire in un mai sopito democristianesimo “nell’interesse esclusivo della nazione”.

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Qualcosa di sinistro: Nanni Moretti vota per Franceschini alle primarie del Partito Democratico

Ed è proprio vero che "non piove mai quando ci sono le elezioni", come diceva Gaber, perfino per le Primarie del PD si è anticipata l’estate di San Martito. Ieri mattina c’era un freddo polare, e oggi il sole cerca malamente di asciugare i primi mal di gola e la febbricola a 37,4 che ti si inchioda lì e non ti molla, accidenti a lei.

E alla TV e sui giornali parlano di trionfo, sembra che già 900.000 persone abbiano votato per il loro candidato alla segreteria del primo partito alleato della coalizione di governo. Si vedono file lunghissime davanti ai seggi, che ricordano quelle del referendum per la Monarchia o la Repubblica e invece si tratta di scegliere fra tre cavalli "scossi", come dicono a Siena, un po’ brocchi per la verità, nessuno dei tre con le capacità del "leader". Un altro fallimento annunciato e fatto passare per democrazia.

Ha votato anche Nanni Moretti. Quello che doveva dire "qualcosa di sinistra", e che ripeteva che con questa classe dirigente la sinistra non andrà mai al governo, che bisogna cambiarla, che i girotondi di qui, che i comunisti di là, e che, coerentemente, stamattina ha annunciato di aver votato Franceschini.

"Ci deve essere una soddisfazione incredibile a sentirsi inutili" (Giorgo Gaber)
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Franceschini, l’insufflatore della stampa estera

Adesso guardate quest’omino qui e ditemi voi se con quella faccia da Boy Scout mai invecchiato, se con la dichiarazione "Urbi et Orbi" di votare sì al prossimo referendum sulla legge elettorale lasciando la strada spianata a Berlusconi, se con la prospettiva di essere trombato dalla carica di segretario del Partito Democratico fra pochissimi mesi, se con il rifiuto di firmare la mozione di sfiducia presentata dall’Italia dei Valori, nei confronti del Premier, ditemi voi insomma se questo qui può avere tanto potere da "insufflare" il "fumus persecutionis" all’interno di quotidiani come:

– Times
– El País
– Libération
Frankfurter Allgemeine Zeitung

E’ l’assurdo del rovesciamento della realtà. Uno che ha in mano una fetta determinante dell’editoria italiana, accusa questo Gianni Morandi della politica, con l’espressione del rappresentante di classe, già iscritto alla Democrazia Cristiana di Zaccagnini, di avere influenza su quotidiani che sono più grandi di lui, che di editorialmente rilevante ha pubblicato, tutt’al più, un libro intitolato "Il Partito Popolare a Ferrara. Cattolici, socialisti e fascisti nella terra di Grosoli e Don Minzoni".

Questo eterno ragazzino, tutt’al più, tra qualche settimana andrà a fare l’animatore alla Festa del Lambrusco e della Salama da Sugo, organizzata dalla Parrocchia di San Raviolo, e sarà sostituito alla segreteria del Partito più inutile della storia da Pierluigi Bersani, brav’uomo, per carità, ma triste anche lui come un pranzo al sacco dell’Azione Cattolica!
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