Cactus

Nel passaggio all’attuale piattaforma del blog, è saltato l’ultimo post, con la foto del cactus della mia terrazza, il primo giorno della nevicata abruzzese.

A grande richiesta ve lo ripropongo.

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Ho scritto t’amo sulla neve

Mia moglie mi ha lasciato questa pregevolissima iscrizione sulla neve fugace e scioglievole (sì, ma fra una settimanetta) fuori dalla finestra del bagno, di modo che quando vo’ ad aprir la finestra io mi rammenti de’ suoi mòniti amorevoli.

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Spaghetti con le cicale di mare

La vita vi logora?
Sentite sempre un certo languore durante la pausa pranzo?
Vi sentite attratti dal centro della terra?
Convalescenze lunghe e penose?
Oppure siete soltanto dei bottini che ingoiano anche l’inverosimile?

Nessun timore, fatevi una bella

TEGAMATA®
DI SPAGHETTI
COLLE CICALE DI MARE
(o “pannocchie” abruzzesi)

ché poi mi rammentate ne’ vostri sogni!

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San Comes a Time: trent’anni di festeggiamenti

 

Oggi, cari i miei miscredenti e soprattutto peccatori, se non lo sapete ricorre il giorno di San Comes a Time.

E non è solo una ricorrenza, bensì il trentennale del sacro giorno in cui venni in possesso per la prima volta del disco (rigorosamente in vinile, come deve essere qualunque disco che si rispetti e a 33 giri e 1/3. Etichetta “Reprise”, per piacere…) di Neil Young (“Comes a Time”, appunto), che avrebbe segnato una buona parte della mia vita di studente liceale (di quarta, credo, o giù di lì), e a cui sarei rimasto legato per tutta la vita successiva, ritrovandomene brani e ricordi fino praticamente all’altro ieri, quando su DioTubo ho cercato una versione del brano che dà il titolo all’album, e l’ho trovata, recentissima, interpretata da un Neil Young certamente irriconoscibile rispetto al cowboy dal sorriso sornione sulla copertina del disco, ma dalla voce straordinariamente uguale a quella di trent’anni fa.

Dunque, son passati trent’anni ed è d’uopo festeggiare. Lo faccio con codesta istantanea che mi mostra in un angolino della mia libreria (non ci fate caso, i libri sono molti di più e molto più in disordine) coi sacri cimeli, soprattutto il disco originale, cui affianco la versione in CD, pagata sei euri e mezzo (o dracme caldee, sinceramente non mi sovviene) da BOL in offerta speciale.
Non è esattamente come andare da Atlantic Star a Livorno, soprattutto quando era in Via della Madonna, ma, cosa volete…

“Comes a Time”, dunque, non è stato solo un disco, ma la colonna sonora di allora. Sì, mi piaceva Neil Young, quello countryabbéstia, prima dell’uscita del Santo adoravo “Harvest”, altro disco pregevolissimo, e forse superiore qualitativamente, che aveva il colore esatto preciso uguale ‘ntìfico e identico.
Certo, brani come “Old Man”, “Heart of Gold” e “The Needle and the Damage done” sono inarrivabili.
Ma per me svegliarsi ogni mattina era ascoltare quaranta minuti di musica, da “Goin’ back”, passando per “Lotta Love” (anche se la versione interpretata da Neil Young era francamente pietosetta e non rendeva giustizia al brano), “Human Highway”, la struggente e perfino un po’ sdolcinata “Already one” fino ad arrivare al finale dell’assoluta “Four Strong Winds” che non considero il risultato di una tecnica di controcanto (o di “coretto”, se si vuole) ma un vero e proprio amplesso, intimo, amoroso, non volgare, ma di quelli che si consumano in un letto con un piumone, la luce gialla di un pomeriggio d’inverno, e con il solo bisogno di non muoversi di lì per ore.

Perché sia chiaro che noi seguaci di San Comes a Time con quelli di Halloween neanche ci parliamo.

Il country è molto idilliaco, “I light the fire, you place the flowers in the vase”, sa di alberi, fiumi, montagne, strade lunghe lunghe lunghe, canyon e cacca di mucca, ma anche di ragazze coi vestiti a fiori, il viso acqua e sapone e il sorriso che ti incanta.

Una di loro era Nicolette Larson, che ha cantato in questo disco.



Possa davvero scendere la dolce pioggia sui prati della sua eternità, così come lei voleva.

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Vietato lavarsi i piedi

Era pur d’uopo, ancorché afferente alle vane cose di cui l’uom ama circondarsi e vezzeggiarsi da se stesso, che il sesquipedale [1] lettore Baluganti Ampelio, ultimamente detto "Fernanda" da’ compagni di dissertazioni filosofiche e da’ colleghi dell’insegnamento di metrica dei ponci, disciplina in cui il Baluganti è ottimo e fiero maestro, dunque dicevo, dov’ero rimasto accidentammé, ah, ecco sì, ci vorrebbe la penna del Foscolo per scriver le Grazie al succitato Caciagli Edo (era Baluganti Ampelio? Non ricordo…) per l’imàgo immortale ch’ei m’invia da un posto in cui è stato e vorrei sapere anche perché che però si chiama San Terenzo, in provincia d’Ispezia (come dicono i colti) o anche della Spezia (come dicono i filologi) e insomma, su questa fontana c’è scritto che è vietato lavarsi i piedi.

Il Baluganti ha profittato dell’invitazione e difatti di lavarsi i piedi lui se ne guarda bene, che l’ultima volta fu a’ tempi di Papa Pio IX, buonanima, e l’acqua diaccia gli fa male.

[1] sesquipedale?
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La mi’ nonna Angiolina

La mì nonna antìa antìa
che sapeva di baccalà…
(Antico ritornello livornese)

Eccola, dunque, la mi’ nonna Angiolina, quand’era giovane, e stento financo io a riconoscerla, tale era la sua molte quand’io l’ho conosciuta o inizio a ricordarla (citazione c

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La Pieranna sulla jeep

E questa era la Pieranna da piccina.
Avrà avuto sì e no due anni e mezzo o tre e l’avevano messa in piedi su una jeep degli americani proprio di fronte a quella che oggi è la sua casa di Vada.
Aveva boccoli biondi e le gambette secche e striminzite di chi mangiava malvolentieri. O, semplicemente, aveva ben poco da mangiare in tempo di guerra. Le scarpette di cencio troppo grandi e forse anche qualche fermaglino di fortuna tra i capelli.

La Pieranna è la mi’ mamma.

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Il senso di Baluganti Ampelio per un libro delle edizioni E/O

Oggi me n’andai in escursione a Castiglioncello, ove m’incontrai col caro e immancabile Baluganti Ampelio, che viense (passato remoto!) a rendermi pariglia di visita (sì, perché ci vado sempre io a trovarlo nel mentre che sta in ciabatte a movimentare i poponi, e sarebbe anche l’ora ch’egli mòva un gocciolino il culo e s’approssimi vieppiù) insieme colla Regina Consorte Ofelia (o Argene, ora non rammento) che però sta sempre zitta, e l’Infanta Marusca, la quale porta ormai il quarantemmèzzo di piede. Durante l’incontro al vertice (o visitina) ebbi modo di recargli in dono d’ambasciata codesto volume pretioso et casto che il Baluganti va mostrando colla consapevole contentezza d’un bimbo che si balocca

mentre qui sopra lo si sbircia mentre isfoglia il pregiato incunabolo col suo consueto interesse per le cose belle.

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Sulla tomba di Don Antonio Vellutini

Sulla tomba di Don Antonio Vellutini, semplice e cementificata come il suo nobile animo di partigiano e di prete irriducibilmente spartano, nonché di finissimo intellettuale, professore e polemista, mai aduso a compromessi, c’è di che essere grati a un uomo di spessore che non si è piegato nemmeno alle lusinghe di un sepolcro suntuoso.
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Imago di blogger con paesaggio termale

Ri-dèccomi in una quasi fresca imago scattata or non è molto a Bagno Vignoni. Si noti che capello e barba lunghetti risaltan il color canùto rendendo in apparenza il soggetto in primo piano più interessante al guardo, ma naturalmente non è vero un cazzo.

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