L’imminente scadenza della fregatura dei fondi pensione

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Il ministro Damiano punta su un’adesione del 40%. Un obiettivo che sembra a portata di mano solo nelle grandi imprese come Coop e Fiat (già vicine al 50). I giovani più spaventati all’idea di non potersi più tirare indietro una volta che è stata comunicata la scelta per la previdenza complementare.

Rosaria Amato da: www.repubblica.it

Il ministro Damiano prega i lavoratori dipendenti privati di decidere entro il 30 giugno se dare o meno i contributi per il TFR da qui all’eternità, in saecula saeculorum, ai fondi pensione di categoria o lasciarli alla previdenza tradizionale.
E’ l’ultimo colpo di mano di un governo e di un sistema sedicenti di sinistra che, complici i sindacati (che ormai sono diventati dei bancari a tutti gli effetti, che non difendono più gli interessi e i diritti dei lavoratori, ma sono sempre più specializzatti in vendita di pacchetti finanziari), sta mettendo le mani sull’impossibile.
C’è solo da ricordarsi che dare i soldi del TFR ai fondi pensione significa fare un passo irreversibile (nessuno vi potrà mai consentire di tornare a dare i vostri soldi all’INPS), ricevere solo la metà del TFR al momento di andare in pensione (l’altra metà è una specie di rendita vitalizia, che se vivete vi viene data, se no ciccia), e avere una rivalutazione che non terrà conto del tasso di inflazione. E che se non dite nulla vale il meccanismo del silenzio-assenso, come al Club degli Editori, in cui vi mandano un libro per il solo fatto che non lo avete espressamente rifiutato.
Poi non dite che non vi avevo avvertiti.

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