Il sito della senatrice Annarita Fioroni. Che non c’e’.

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Mentre stavo sfogliando le pagine del sito del Senato della Repubblica per l’invio della mail ai senatori che hanno deciso di non partecipare al voto in aula sul maxiemendamento (ex ddl) vergogna sulle intercettazioni, mi è venuto da notare come pochissimi senatori abbiano pubblicato un indirizzo di posta elettronica diverso da quello fornito dal Senato stesso. Un numero ancora più esiguo di loro ha pubblicato l’indirizzo di un sito web di riferimento.

Tra questi la Senatrice Anna Rita Fioroni, titolare del sito www.annaritafioroni.it, a cui rimanda la pagina del Senato.

Solo che il sito contiene la pagina di installazione di WordPress e si configura come uno dei tanti tentativi della politica di venire in contatto con la base, parlare lo stesso linguaggio della politica cosiddetta "dal basso" senza tuttavia riuscirvi.

Altre occasioni sprecate. E di risposte alla mail, naturalmente, nemmeno una.

La direttiva di Fioroni sull’uso dei videofonini e sul rispetto della privacy (comunicato stampa)

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Chi diffonde immagini con dati personali altrui non autorizzate – tramite internet o mms – rischia grosso, anche a scuola: multe da 3 a 18 mila euro, o da 5 a 30 mila euro nei casi più gravi (che possono essere irrogate dall’Autorità garante della privacy) insieme a sanzioni disciplinari che spettano invece alla scuola. Le istituzioni scolastiche autonome hanno inoltre il potere nei regolamenti di istituto di inibire o sottoporre a opportune e determinate cautele l’utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all’interno dei locali scolastici. Lo sottolinea il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni in una Direttiva, inviata a tutte le scuole, con il parere favorevole del Garante della privacy.

Sempre più di frequente accade che immagini e conversazioni di altri studenti, di docenti, di persone che operano all’interno della comunità scolastica siano, a loro insaputa, indebitamente diffuse tramite internet o attraverso scambi reciproci di mms.
Una circolazione incontrollata di filmati, registrazioni audio, fotografie digitali – scrive Fioroni – può dar luogo a gravi violazioni del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali degli interessati, tanto più grave quando riguardi informazioni relative allo stato di salute, alle convinzioni religiose, politiche, sindacali o altri dati sensibili.

Informazione e consenso
Il Ministro chiarisce poi che in tutti questi casi trova applicazione il codice per la protezione dei dati personali.
In particolare, vengono richiamati gli obblighi di preventiva informazione e di necessaria acquisizione del consenso dell’interessato da parte di chi raccoglie e utilizza questi dati personali mediante i telefoni cellulari e gli altri dispositivi elettronici.

Sanzioni
L’inosservanza di tali obblighi espone gli studenti, o chi compia queste operazioni nelle scuole, alle sanzioni previste dalla legge, fra le quali il pagamento di una multa da 3 a 18 mila euro, ovvero da 5 a 30 mila euro nei casi più gravi.

Uso personale e limiti
Resta ovviamente lecito scattare foto, registrare filmati con il proprio cellulare per uso personale (ad esempio, riprendere una lezione del professore a scopo di studio individuale), ma, anche in questi casi, si devono comunque rispettare ulteriori obblighi previsti da altre norme diverse da quelle relative alla privacy (ad esempio, articolo 10 del codice civile “abuso dell’immagine altrui”, o, in riferimento ad altri recenti fatti di cronaca, l’articolo 528 del codice penale “pubblicazioni oscene” ).
Il Ministro, sulla base della normativa vigente e delle pronunce del Garante, ribadisce che la raccolta, la comunicazione e l’eventuale diffusione di immagini e suoni all’interno delle scuole deve avere comunque luogo nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli interessati, e che l’immagine altrui può essere utilizzata da parte degli studenti esclusivamente nei modi e nei casi consentiti dall’ordinamento.

I poteri delle scuole
La direttiva pone l’accento sul fatto che le istituzioni scolastiche autonome hanno il potere nei regolamenti di istituto di inibire o sottoporre a opportune e determinate cautele l’utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all’interno dei locali della scuola.

La violazione della privacy è anche una infrazione disciplinare
Il Ministro ricorda che per Statuto gli studenti sono titolari del diritto alla riservatezza e hanno il dovere di osservare nei confronti del dirigente scolastico, dei docenti, del personale tutto e dei loro compagni lo stesso rispetto che chiedono per se stessi.
L’utilizzo improprio dei videofonini da parte degli studenti, sottolinea infine la Direttiva, costituisce non solo un trattamento illecito di dati personali, ma anche una grave mancanza sul piano disciplinare.
Di qui la necessità che tali comportamenti siano sanzionati con rigore e severità dai regolamenti di istituto.

Più formazione e informazione
Il ministero collaborerà con il Garante per promuovere tutte le iniziative necessarie per informare e formare dirigenti scolastici, insegnanti e studenti sui temi della tutela della privacy.

Al Prof. si spara al cuore, spara, spara al Professore!

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Una circolare ministeriale comunica che, in quelle scuole in cui il “servizio” sia garantito, per effetto di un accordo tra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Federazione Italiana di Tiro, chi lo vorrà potrà “sostituire” le due tradizionali ore di educazione fisica con l’attività di tiro con la pistola, tiro con la carabina e quant’altro l’armi e i cavalier avranno a disposizione.

In breve, si insegnerà ai nostri ragazzi a sparare.

Che, voglio dire, con tutto l’impegno che la scuola deve mettere nel sensibilizzare i teneri virgulti di domani a tematiche come bullismo, violenza, legalità e accettazione della diversità, sembra proprio il cacio sui maccheroni.

I ragazzi si devono difendere e devono imparare le nobili arti delle discipline sportive oggetto persino di competizione olimpica, dicono i sostenitori dell’iniziativa.

Ma difendersi da cosa? Certamente dai professori che vogliono dare loro un’insufficienza, o da qualche preside troppo ligio al dovere.  Il resto viene ormai visto come normalità.

Perché è lo “sparare” sui docenti e sulla scuola pubblica la vera e unica attività ludica.  E la chiameranno “educazione” fisica. Con buona pace delle famose dieci flessioni.

Ordinanza Ministeriale n. 92 del 5 novembre 2007 – Attività recupero debiti

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IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
 
Visto il regio decreto 4 maggio 1925, n. 653, contenente disposizioni sugli studenti, esami e tasse negli istituti medi di istruzione;
Visto il regio decreto 21 novembre 1929, n. 2049;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante “Disposizioni in materia di esami di stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università”, che sostituisce gli articoli 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, in particolare l’art. 2, comma 1;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e, in particolare, l’art. 4;
Vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e in particolare l’art. 3, comma 1, lettera b);
Visto il testo unico, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e in particolare l’articolo 193, comma 1, riguardante gli scrutini finali di promozione;
Visto il decreto del Presidente della repubblica dell’8 marzo 1999, n. 275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, e, in particolare, l’art. 4, commi 4 e 6 e l’art. 14, comma 2 per le parti che riguardano il recupero del debito formativo;
Vista l’ordinanza ministeriale del 21 maggio 2001, n. 90, in particolare l’art. 13, concernente gli scrutini finali negli istituti di istruzione secondaria superiore;
Vista la legge dell’8 agosto 1995, n. 352 recante disposizioni urgenti concernenti l’abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione e l’attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero;
Visto il decreto ministeriale del 22 maggio 2007, n. 42 recante modalità di attribuzione del credito scolastico e di recupero dei debiti formativi nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore;
Visto il decreto ministeriale del 3 ottobre 2007, n. 80 recante norme per il recupero dei debiti formativi entro la conclusione dell’anno scolastico:
 
ORDINA
 
Art. 1 – Finalità della valutazione negli istituti di istruzione secondaria di II grado
1. La valutazione è un processo che accompagna lo studente per l’intero percorso formativo, perseguendo l’obiettivo di contribuire a migliorare la qualità degli apprendimenti.
2. I processi valutativi, correlati agli obiettivi indicati nel Piano dell’offerta formativa della singola istituzione scolastica, mirano a sviluppare nello studente una sempre maggiore responsabilizzazione rispetto ai traguardi prefissati e a garantire la qualità del percorso formativo in coerenza con gli obiettivi specifici previsti per ciascun anno dell’indirizzo seguito.
 
Art. 2 – Attività di recupero
1. Le attività di recupero costituiscono parte ordinaria e permanente del Piano dell’offerta formativa che ogni istituzione scolastica predispone annualmente.
2. Esse sono programmate ed attuate dai consigli di classe sulla base di criteri didattico-metodologici definiti dal collegio docenti e delle indicazioni organizzative approvate dal consiglio d’istituto.
3. Nelle attività di recupero rientrano gli interventi di sostegno che hanno lo scopo fondamentale di prevenire l’insuccesso scolastico e si realizzano, pertanto, in ogni periodo dell’anno scolastico, a cominciare dalle fasi iniziali. Esse sono tendenzialmente finalizzate alla progressiva riduzione di quelle di recupero dei debiti e si concentrano sulle discipline o sulle aree disciplinari per le quali si registri nella scuola un più elevato numero di valutazioni insufficienti.
4. Le scuole promuovono e favoriscono la partecipazione attiva degli studenti alle iniziative di sostegno programmate, dandone, altresì, periodicamente notizia alle famiglie.
5. Le attività di recupero, realizzate per gli studenti che riportano voti di insufficienza negli scrutini intermedi e per coloro per i quali i consigli di classe deliberino di sospendere il giudizio di ammissione alla classe successiva negli scrutini finali, sono finalizzate al tempestivo recupero delle carenze rilevate per tali studenti negli scrutini suddetti.
6. Le istituzioni scolastiche hanno l’obbligo di attivare gli interventi di recupero e, nell’ambito della propria autonomia, individuano le discipline e/o le aree disciplinari che necessitano degli interventi. Esse determinano, altresì, le modalità di organizzazione e realizzazione precisandone tempi, durata, modelli didattico-metodologici, forme di verifica dei risultati conseguiti dagli studenti, criteri di valutazione, nonché modalità di comunicazione alle famiglie. In particolare, nella determinazione del numero degli interventi e della consistenza oraria da assegnare a ciascuno di essi, si avrà cura di commisurarne la definizione in modo coerente rispetto al numero degli studenti ed alla diversa natura dei relativi fabbisogni, nonché all’articolazione dei moduli prescelti ed alla disponibilità delle risorse.
7. Gli studenti di cui al comma 5 sono tenuti alla frequenza degli interventi suddetti, salvo quanto previsto dai commi 3 e 4 dell’art. 4 e dal comma 3 dell’art. 7. Al termine di tali attività sono effettuate verifiche volte ad accertare l’avvenuto recupero, del cui risultato si dà puntuale notizia alle famiglie.
8. Nell’organizzazione delle attività di sostegno e di recupero può essere adottata un’articolazione diversa da quella per classe, che tenga conto degli obiettivi formativi che devono essere raggiunti dagli studenti. Possono essere determinati calendari delle lezioni che prevedano soluzioni flessibili e differenziate nella composizione delle classi per far fronte sia alle necessità di sostegno e recupero che a quelle di valorizzazione ed incremento delle eccellenze. Le attività così organizzate rientrano nella normale attività didattica e sono, conseguentemente, computabili ai fini del raggiungimento del monte ore annuale di lezioni previsto dal vigente ordinamento. Possono essere previsti interventi per gruppi di studenti, omogenei per le carenze dimostrate nelle stesse discipline, provenienti da classi parallele. Il docente incaricato di svolgere attività di recupero nei confronti di alunni provenienti da classi diverse e con carenze non omogenee si raccorda con i docenti della disciplina degli alunni del gruppo affidatogli al fine di orientare contenuti e metodi dell’attività di recupero agli specifici bisogni formativi di ciascun alunno.
9. Sulla base delle modalità organizzative sopra indicate, le azioni in cui è articolata l’attività di recupero scolastico dovranno avere, di norma, una durata non inferiore a 15 ore, non comprensive di quelle utilizzate per gli interventi didattici di cui al comma successivo.
10. Nel caso in cui gli interventi didattici siano realizzati nell’ambito dell’utilizzazione della quota del 20% prevista dal D.M. n. 47 del 13 giugno 2006, le istituzioni scolastiche sono tenute ad organizzare azioni specifiche commisurate anche ai fabbisogni formativi degli studenti che non hanno necessità di interventi finalizzati al recupero e di quelli che, sempre nell’ambito della medesima attività ordinaria, attraverso approfondimenti specifici possono raggiungere traguardi di eccellenza.
11. Ulteriori modalità di supporto potranno essere realizzate assegnando ad uno o più docenti, individuati dal consiglio di classe, compiti di consulenza e assistenza agli alunni nella promozione dello studio individuale (c.d.”sportello”). I docenti incaricati effettueranno la prestazione, preferibilmente in orario pomeridiano, secondo le modalità individuate dal consiglio stesso, che verranno comunicate alle famiglie, e saranno retribuiti Continua a leggere

Resoconto stenografico dell’approvazione dell’o.d.g. Calderoli al Senato sugli “esami di riparazione”

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PRESIDENTE. Avverte che è stato presentato l’ordine del giorno G100 (v. Allegato A).

SOLIANI, relatrice. Esprime parere favorevole. 

BASTICO, vice ministro della pubblica istruzione. Accoglie l’ordine del giorno.

CALDEROLI (LNP). Chiede la votazione dell’ordine del giorno G100, ritenendo che l’Assemblea debba pronunciarsi sugli esami di riparazione. 

ASCIUTTI (FI). Dichiara voto favorevole all’ordine del giorno, ritenendo che la reintroduzione degli esami di riparazione richieda uno specifico disegno di legge. (Applausi dal Gruppo FI).

RANIERI (Ulivo). A titolo personale annuncia un voto contrario, ritenendo improprio parlare di esami di riparazione laddove si tratta di una procedura concordata per recuperare debiti scolastici. 

PRESIDENTE. L’espressione non va intesa in senso letterale.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore CALDEROLI (LNP), il Senato approva l’ordine del giorno G100.

(Allegato A)

ORDINE DEL GIORNO

    G100

    CALDEROLI, DAVICO

    Approvato

    Il Senato,

            premesso che:

                il Ministro della pubblica istruzione ha emanato in data 3 ottobre 2007 un proprio decreto in cui si prevedono verifiche, a conclusione delle attività di sostegno e di recupero, che possono determinare la non ammissione dello studente alla frequenza della classe successiva;

                il decreto di cui sopra reintroduce, di fatto, gli esami di riparazione aboliti dalla legge 8 agosto 1995, n. 352,

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Il Decreto Fioroni sul ritorno degli “esami” a settembre

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Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante "Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università", che sostituisce gli articoli 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, in particolare l’art. 2, comma 1;

Visto il Decreto Legislativo 30 marzo 2001 n. 165 e successive modificazioni e, in particolare, l’art. 4;

Vista la Legge 14 gennaio 1994 n. 20 e in particolare l’art. 3, comma 1, lettera b);

Visto il Testo Unico, di cui al Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e in particolare l’articolo 193, comma 1, riguardante gli scrutini finali di promozione;

Visto il Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 marzo 1999, n. 275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, e, in particolare, l’art. 4, commi 4 e 6 e l’art. 14, comma 2 per le parti che riguardano il recupero del debito formativo;

Vista l’Ordinanza ministeriale del 21 maggio 2001, n. 90, in particolare l’art. 13, concernente gli scrutini finali negli istituti di istruzione secondaria superiore;

Vista la legge dell’8 agosto 1995, n. 352 recante disposizioni urgenti concernenti l’abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione e l’attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero;

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Il testo del decreto sull’innalzamento dell’obbligo scolastico

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MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE DECRETO 22 Agosto 2007, n. 139 Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Visto l’articolo 34 della Costituzione;

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il testo unico delle leggi in materia di istruzione approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;

Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, commi 622, 623 e 624;

Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76;

Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, articolo 13, comma 3e articolo 14, comma 2;

Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, articolo 12, comma 5;

Visto il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazione, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, articolo 13, comma 1-ter;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, recante "Norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche";

Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 13 giugno 2006, n. 47;

Visto l’accordo quadro in sede di Conferenza unificata 19 giugno 2003;

Visto l’accordo in sede di Conferenza Stato regioni province autonome di Trento e Bolzano 15 gennaio 2004;

Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e dei Consiglio 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente;

Visto il parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, espresso nell’adunanza del 26 giugno 2007;

Ritenuto necessario ed urgente dare attuazione all’obbligo di istruzione di cui all’articolo 1, comma 622, della legge n. 296/2006, a partire dall’anno scolastico 2007/2008 con la definizione, in via sperimentale, dei saperi e delle competenze previsti dai curricoli relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore e che le relative indicazioni, in prima attuazione, si applicano negli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009;

Considerato quanto previsto dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 624, le indicazioni relative a tali saperi e competenze riguardano anche i percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui all’Accordo quadro in sede di Conferenza unificata 19 giugno 2003;

Considerata la necessità di verificare e valutare la sperimentazione dei predetti saperi e competenze per una loro definitiva applicazione attraverso un organico coinvolgimento delle istituzioni scolastiche nella loro autonomia;

Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza della sezione consultiva per gli atti normativi nella seduta del 23 luglio 2007;

Considerato che il testo del provvedimento tiene conto delle osservazioni formulate nel citato parere del Consiglio di Stato,

ritenendo comunque opportuno richiamare, in modo coordinato, il quadro normativo derivante dalle innovazioni introdotte dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, rispetto alla norme previgenti in materia di diritto/dovere all’istruzione ed alla formazione;

Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e il relativo nulla osta del Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri reso in data 20 agosto 2007;

Adotta

il seguente regolamento relativo all’obbligo di istruzione di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622:

Articolo 1

Adempimento dell’obbligo di istruzione

1. L’istruzione obbligatoria è impartita per almeno dieci anni e si realizza secondo le disposizioni indicate all’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e, in prima attuazione, per gli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009 anche con riferimento ai percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui al comma 624 del richiamato articolo.

2. L’adempimento dell’obbligo di istruzione è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età, con il conseguimento dei quali si assolve il diritto/dovere di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76.

3. L’obbligo di istruzione di cui al presente articolo decorre a partire dall’anno scolastico 2007/2008 per coloro che hanno conseguito il titolo di studio conclusivo del primo ciclo nell’anno scolastico 2006/2007.

4. Ai fini di cui al comma 1, sono fatte salve le particolari disposizioni previste per la provincia di Bolzano dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 623.

Articolo 2.

Acquisizione di saperi e competenze

1. Ai fini di cui all’articolo 1, comma 1, i saperi e le competenze, articolati in conoscenze e abilità, con l’indicazione degli assi culturali di riferimento, sono descritti nell’allegato documento tecnico, che fa parte integrante del presente regolamento e si applicano secondo le modalità ivi previste.

2. I saperi e le competenze di cui al comma 1 assicurano l’equivalenza formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio. Per il loro recepimento nei curricoli dei primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore di ordine classico, scientifico, magistrale, tecnico, professionale e artistico previsti dai vigenti ordinamenti, le istituzioni scolastiche possono avvalersi degli strumenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, conparticolare riferimento all’articolo 4, comma 2, nonché dell’utilizzazione della quota di flessibilità oraria del 20% ai sensi del decreto del Ministro della pubblica istruzione 13 giugno 2006, n. 47.

3. Le modalità di attuazione delle indicazioni relative ai saperi e alle competenze di cui al comma 1 nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 624, sono stabilite nell’intesa in sede di Conferenza unificata ivi prevista, anche ai fini della ripartizione delle risorse statali destinate ai predetti percorsi.

Articolo 3

Interventi a sostegno dell’adempimento dell’obbligo di istruzione

1. Ai fini dell’adempimento dell’obbligo di istruzione da parte degli alunni diversamente abili, si fa riferimento al piano educativo individualizzato nella progettazione delle attività didattiche educative.

2. Per coloro che non hanno conseguito il titolo conclusivo del primo ciclo e che hanno compiuto il sedicesimo anno di età è prevista la possibilità di conseguire tale titolo anche nei centri provinciali per l’istruzione degli adulti di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 632.

3. Per l’anno scolastico 2007/2008 e, comunque sino alla completa attuazione di quanto previsto dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma632, gli interventi di cui al comma 2 possono essere realizzati presso i Centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti.

Articolo 4.

Certificazione dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione

1. La certificazione relativa all’adempimento dell’obbligo di istruzione di cui al presente regolamento è rilasciata a domanda. Per coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno di età è rilasciata d’ufficio.

2. Nelle linee guida di cui all’articolo 5 sono contenute indicazioni in merito ai criteri generali per la certificazi Continua a leggere

Fioroni: individuare e rimuovere i contenuti violenti

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Londra – Sono bastate alcune dichiarazioni del ministro all’Educazione britannico Alan Johnson per riaprire una polemica internazionale su YouTube e i siti utilizzati dai più giovani e dagli studenti. Servizi web che secondo Johnson “devono assumersi le proprie responsabilità”. Parole riprese anche dal ministro della Pubblica Istruzione italiano Giuseppe Fioroni ma che, almeno per ora, rimbalzano sulla scorza di YouTube, rinchiuso nella sua aprioristica neutralità.

Johnson, che come Fioroni propugna, ove necessario, il sequestro di player e telefonini in classe, ritiene che “il bullismo online contro gli insegnanti spinge alcuni di loro a valutare le dimissioni dalla professione a causa della diffamazione e dell’umiliazione che sono costretti a vivere”. Bullismo che si esplica attraverso il sitone del video sharing, con le clip pubblicate dagli studenti, ma anche con siti “di settore” come RateMyTeachers, spazio web pensato per gli alunni che vogliano pubblicamente criticare i propri docenti. Si tratta in effetti di un forum in cui il nome e cognome di ogni insegnante diventa un thread che consente ai discenti di sfogarsi.

“Il bullismo cyber – afferma Johnson – è crudele e senza posa” e non colpisce solo gli insegnanti, ma anche gli alunni: “Può seguire un bambino ben oltre i cancelli della scuola, fin dentro la propria casa”. E per questo YouTube, RateMyTeacher e analoghi devono “intraprendere azioni più ferme per bloccare o rimuovere video scolastici offensivi, proprio come hanno ben fatto per cancellare i contenuti pornografici”. Si tratta di servizi web che secondo il Ministro britannico hanno “una responsabilità sociale e un obbligo morale ad agire”.

“Nessuna censura sia chiaro – gli fa eco Fioroni – ma è chiedere troppo se ai gestori chiediamo di vigilare sui contenuti dei video che circolano sui loro siti, in particolare quelli di bullismo? Che segnale è quando un diversamente abile sottoposto a prepotenze diventa il video divertente più cliccato?”

A detta di Fioroni tutti sono tenuti a riflettere. “La libertà – spiega – è la vita della rete e come tale la rete deve continuare a vivere. Non si tratta di fare censure che limiterebbero la circolazione di notizie e informazioni, ma di effettuare controlli per individuare e rimuovere contenuti violenti”.

Fioroni, proprio come il suo omologo britannico, si ferma ad un passo dalla richiesta di nuove normative, preferendo un approccio all’apparenza più morbido: “La rete è libertà ma deve esserlo per tutti, e la rete deve difendere la libertà di tutti, non solo dei più forti”.

La BBC, nel riprendere le dichiarazioni di Johnson, segnala come YouTube, sul proprio sito, dichiari di nutrire fiducia sul fatto che i propri utenti “siano responsabili, e milioni di utenti rispettano quella fiducia”.

Le parole dei due ministri, dunque, si configurano come un appello ai servizi web sempre più spesso messi all’indice come propagatori di bullismo online. Per ora, dunque, non si profilano nuove misure contro YouTube ed affini, al contrario di quanto accaduto in Australia, dove sono 1.600 gli istituti scolastici dalle cui postazioni web non è più possibile accedere a YouTube.

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Valerio Di Stefano – Il Ministro e i cellulari

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Il dibattito sollevato dalla circolare del Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, che reca in oggetto “linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica”, somiglia più a un polverone sonnacchioso che a una presa di posizione efficace e soddisfacente su un problema che, bisogna convenirne, ha dimostrato tutta la sua gravità in un processo mediatico a catena di S.Antonio, e tutta la sua urgenza quando ormai era troppo tardi. Il cellulare, si sa, non è più un accessorio per i nostri adolescenti. E’ molto di più, è una necessità, una pura ragione di vita, una protesi di loro stessi. E’ un oggetto che ha superato ormai la sua funzione meramente comunicativa, per assumere il ruolo di libero passaporto nei confronti del branco e di veicolo a basso costo per essere protagonisti nell’effimero di un filmatino amatoriale da condividere tra amici, o da inserire in rete.

Così, una volta identificato il primo “mariuolo”, non si è mai fermata la gragnuola di notizie su professori inermi ripresi mentre venivano derisi da orde fameliche di studenti armati di videofonino, di alunni disabili offesi e malmenati, di professoresse discinte che affermano di non essersi accorte che qualcuno dei loro alunni minorenni le stesse palpeggiando e di supplenti senza scrupoli.

L’emergenza nelle scuole si verificava ormai da tempo ma, si sa, le emergenze esistono solo nella misura in cui se ne parla sui giornali, in Tv e in internet. Cellulari sotto il banco, magari privi di suonerie o dotati appena di una leggera vibrazione e sguardi distratti mentre si digita un SMS; richieste di uscire dall’aula perché “è la mamma che mi chiama”, telefonini infilati nello storico astuccio delle penne e delle matite per poter spedire e ricevere, con un minimo di destrezza, al soluzione del compito dal compagno di classe o da fratelli e sorelle compiacenti a casa. Tutto questo era ed è vita quotidiana nella scuola pubblica.

Poi il caos. La follia. Per un cellulare sequestrato ci sono famiglie che non si sono fatte scrupoli a picchiare gli insegnanti o i dirigenti scolastici. Perché, si sa, i libri di testo sono molto cari e ci si può anche permettere il lusso di non averli. Ma i cellulari, quelli no, quelli devono essere all’ultimo grido, un po’ perché se no i ragazzi non si sentono come tutti gli altri, un po’ perché devono comunque essere sempre raggiungibili dai genitori (che si dimenticano che la scuola ha un numero di telefono a cui rivolgersi e dal quale gli alunni possono chiamare in caso di urgenza), un po’ perché senza quel cellulare non si è nessuno.

E allora non si può dire che un insegnante ha fatto bene a sequestrare un cellulare a un alunno solo perché lo usava in classe. Perché oltre ad andare a toccare un bene indubbiamente personale, l’insegnante ha avuto l’ardire di mettere in dubbio il sistema educativo della famiglia. Ha dimostrato una falla, una voragine nel ruolo familiare nell’insegnamento dei valori ai propri figli e questo no, non è minimamente tollerabile.

Per fortuna, adesso, la stampa ha raccontato che con la circolare del Ministro Fioroni tutti potremo dormire sonni tranquilli e che, finalmente, è giunta l’ora della riscossa degli insegnanti: l’uso dei telefonini è finalmente vietato in classe e la decenza è ristabilita motu proprio da una comunicazione che ha coinvolto nientemeno che il Ministro in persona, da sempre dimostratosi sensibile all’impatto che le “nuove tecnologie” (così definite, evidentemente, da chi più che “nuove” le sente “estranee”) possono avere nella cultura e nell’educazione dei giovani.
Mesi or sono, Fioroni fece un’esternazione che lasciò tutti perplessi, a proposito dell’opportunità di controllare la rete da immissioni di materiale pornografico, nell’interesse supremo dell’educazione dei più deboli. Fu un vero peccato che il suo blog fosse stato bombardato da centinaia di link di spam ad articoli e risorse in rete di carattere pornografico. Il blog in questione fu ritirato dopo poche ore, ma fu comunque troppo tardi, perché la contraddizione fu pienamente documentata dalla cache dei più popolari motori di ricerca che ne serbavano accurata memoria.

E’ ovvio che con la circolare Fioroni fa acqua da tutte le parti e che da domani gli alunni delle scuole italiane di ogni ordine e grado, potranno riprendere a smanacciare con i loro amati cellulari come e quanto vogliono. Lo avrebbe capito chiunque avesse letto, anche sommariamente, il documento.

In primo luogo la circolare è indirizzata ai direttori degli Uffici Scolastici Provinciali (gli ex “Provveditorati”), ai Direttori Scolastici Regionali, agli intendenti e sovrintendenti delle province autonome e delle regioni Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige e agli Intendenti per le scuole delle lingue minoritarie. La circolare è stata inviata anche ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche Autonome. Per conoscenza. Nessun cenno tra i destinatari ai Dirigenti Scolastici, ai Direttori e agli insegnanti, che, pure dovrebbero essere il motore centrale della sorveglianza e primi agenti del processo di sensibilizzazione degli alunni verso il problema. Ovviamente, tra i destinatari non figurano le famiglie né gli alunni. Per il Ministro Fioroni, evidentemente, queste componenti, almeno in questa fase del dibattito, sono inutili.

Dopo una introduzione che va dall’allarmismo, come “ i recenti fatti di cronaca che hanno interessato la scuola, dalla trasgressione delle più banali regole di convivenza sociale (uso improprio dei telefonini cellulari e altri comportamenti di disturbo allo svolgimento delle lezioni)” fino agli episodi di bullismo e di violenza, riguardano situazioni che, seppure enfatizzate dai media, non devono essere sottovalutate, alla banale ovvietà del “volemose bene” (“un’educazione efficace dei giovani è il risultato di un’azione coordinata tra famiglia e scuola”), Fioroni passa a elencare ciò che deve essere fatto: rivedere il regolamento di disciplina degli alunni.
E’ una materia che spetta ai singoli istituti, nel rispetto dell’autonomia. Fioroni lo sa bene che non può dare direttive e si limita, più genericamente ad auspicare “chiarimenti interpretativi, sollecitando opportune iniziative di carattere operativo”, senza peraltro chiarire quali.

La circolare segue con il richiamo ad alcuni commi del D.P.R. 249 del 1998, in vigore da nove anni, più conosciuto come “Statuto degli studenti e delle studentesse”. E che come tale è applicato e recepito. Dunque, nulla di nuovo sul fronte occidentale, se non il solito rosario mal sciorinato di regole preesistenti. Ma dove Fioroni spinge sull’acceleratore è quando ritiene “necessario che nei regolamenti di istituto siano previste adeguate sanzioni secondo il criterio di proporzionalità, ivi compresa quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso”.

Dove sia il discrimine tra il corretto e lo scorretto non è dato saperlo. E non ce lo dice Fioroni, lasciando agli insegnanti la discrezionalità del discrimine tra l’utile e il futile, tra l’urgente e il superfluo, facendo intendere, poco più avanti, che sì, se proprio non se ne può fare a meno, una telefonatina a casa la si può anche fare, basta che il Prof. dica di sì.

E il Prof. dice di sì, anche e soprattutto perché non può dire di no. Non si può andare a sindacare se il “Oddio, Continua a leggere

Fioroni ci ripensa: una legge contro i cellulari a scuola

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Fioroni ha preannunciato che il suo dicastero emanerà in tempi rapidi, forse già entro una settimana, una prima circolare che consentirà più facilmente ai presidi e agli insegnanti di adottare provvedimenti restrittivi per l’uso del telefonino nei locali scolastici. Ma, ha avvertito, per ottenere un divieto totale non si potrà che ricorrere ad una normativa nazionale di cui dovrà farsi carico il Parlamento.

"L’uso del telefonino durante le attività didattiche e di laboratorio – ha dichiarato – non è solo elemento di distrazione, ma non consente il mantenimento degli impegni che gli studenti si sono assunti". E ha spiegato che la "commissione legalità" del Ministero entro un paio di giorni concluderà l’esame del provvedimento che dovrebbe comunque consentire subito alle scuole di chiarire perché "l’uso del telefonino, nelle ore di studio, all’interno delle scuole non possa essere consentito".

Le preoccupazioni del ministro sono quelle fatte proprie già da tanti altri politici italiani, secondo cui l’uso del cellulare, tra le altre cose, stimola episodi di bullismo. A questo proposito, il Ministro ha ammesso che "ci dobbiamo anche sentire interpellati dalle motivazioni per le quali i nostri ragazzi filmano qualunque episodio e qualunque gesto".

In questo quadro, Fioroni ha sottolineato che una responsabilità forte è da attribuire alla televisione, sia quella pubblica che quella privata. All’oligopolio televisivo, RAI e Mediaset, Fioroni ha inviato una considerazione sulla cultura dei reality show, "che porta ad indurre i nostri giovani alla ricerca di un protagonismo a qualunque costo". Secondo Fioroni la televisione deve invece "concorrere ad un processo di condivisione di modello educativo con la scuola e la famiglia".

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Gli imbarazzanti pornospam del Ministro Fioroni

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Questo signore è il ministro della Pubblica Istruzione.

Fin qui nulla di male, è un mestiere ingrato ma qualcuno dovrà pur farlo, e se lo ha fatto la signora Letizia Brichetto Arnaboldi può certamente farlo anche lui.

I ragazzi, si sa, son ragazzi. Picchiano i compagni disabili, violentano le ragazze minorenni e mettono in rete i filmati, realizzati col telefonino, delle loro bravate. Son ragazzi, si diceva, ma sono anche dei pirla. Piccoli coglioni che pensano di immortalare la loro disobbedienza a un mondo di regole che non sono bigotte o da vecchi Matusa, ma che afferiscono alla dignità della persona umana.

E siccome i ragazzi sono degli sprovveduti, che agiscono da sprovveduti, e fanno cose da sprovveduti, il Ministro della Pubblica Istruzione ha pensato bene di contrastarli omeopaticamente (il simile cura il simile) con una bella azione: proporre la tanto agognata regolamentazione della rete.

Così staremo tutti più tranquilli, i ragazzi continueranno a filmare le loro azioni da sprovveduti e la rete sarà piena di inizative sprovvedute.

Peccato per il Ministro, che il suo blog sia stato infestato dagli spammer che lo hanno riempito di link che reindirizzano verso materiale pornografico. Nulla di strano, sono cose che succedono (già, ma perché su www.valeriodistefano.com non succede?), e basterebbe starci un po’ attenti.
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