E’ morto Arto Paasilinna

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Immagine tratta dalla pagina in italiano di Wikipedia su Arto Paasilinna
Immagine tratta dalla pagina in italiano di Wikipedia su Arto Paasilinna

Arto Paasilinna è morto e questa è una notizia tragica per tutti coloro che amano la buona letteratura, che ne hanno apprezzato l’umorismo ed il sarcasmo, e la spietata ironia con cui ha raccontato i temi più difficili, dai suicidi di massa ai problemi ambientali. Paasilinna è stato uno scrittore meraviglioso, i suoi libri “tirano” il lettore fino a scoprire che non è vero che in Finlandia non c’è nulla e nessuno, ma che esiste una varietà umana e paesaggistica tale da rendere forte una narrativa di nazione che trova nello stesso Paasilinna un esponente originalissimo e prolifico.Seppi dell’esistenza dei libri di Paasilinna quando frequentavo Fidonet, la rete di BBS private italiana,  quando ne parlava un certo Moncada, sicuramente un pioniere rispetto a tutti noi. Leggetevi libri come “L’anno della lepre”, “Piccoli suicidi tra amici”, “I veleni della dolce Linnea”, “Lo smemorato di Tapiola”, “Le dieci donne del cavaliere” (che sono quelli che ho amato di più in assoluto), tutti pubblicati per Iperborea (attenzione che non stanno aperti)  vi farete quattro risate, rifletterete un pochino, e passerete del tempo assieme un amico, dispiacendovi del fatto che ci abbia lasciato. Leggete, dunque, infingardi e pigri che non siete altro.

Vacuna

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bambino-vaccino

E i vaccini?

Già, i vaccini…

Vedete, io sono un inguaribile costituzionalistista (se solo “costituzionalista” non significhi, giustamente, tutt’altro), nel senso che mi piace la Costituzione e tutto quello che c’è scritto dentro.

Tra le cose che mi piacciono della Costituzione c’è il principio che nessuno può essere obbligato a ricevere una determinata cura se non la vuole. Che siano le trasfusioni di sangue dei Testimoni di Geova o il ricovero in ospedale dopo un incidente. E qualcuno di voi mi dirà che sono contrario all’omeopatia. Sì, infatti stavo giusto parlando di libertà di curarsi, e l’acqua fresca non è una cura. Sia chiaro.

La vita ci appartiene inderogabilmente. E’ cosa nostra e ne facciamo quello che vogliamo, da sempre e per sempre, e così è per la salute. In questo senso considero il ddl Lorenzin sull’obbligatorietà dei 10 vaccini per i bambini che andranno a frequentare la scuola elementare una violenza inaudita al nostro sistema giuridico, ai diritti di ognuno, e al ruolo genitoriale.

Perché i figli sono nostri almeno finché non compiono i 18 anni di età. Qualcuno dice neanche prima, ma è un’altra sorta di polemica. Decidiamo noi per loro finché non sono in grado di autodeterminarsi. E qui si tratta di scegliere su una categoria di farmaci che non possiamo dire “perfetti” e che in certe condizioni possono dare effetti collaterali di gravità variabile. Il punto sta proprio qui, se io, per mio figlio, sono disposto a correre il rischio di questi effetti collaterali del farmaco, di qualsiasi tipo esssi siano. Può anche trattarsi di una lieve febbricola, ma il punto è questo, se io non sono disposto a che mio figlio sia esposto alla febbricola, il vaccino non glielo faccio, punto e basta. Non c’è nulla di altro, di più, di diverso da tutto questo. E’ ovvio che mi assumo io tutte le resposnsabilità, sia che mio figlio si ammali, sia che in conseguenza alla mancata vaccinazione si ammalino altri. Ma questo è tutto. E non può e non deve esserci altro.

Io ho una figlia. Deve vaccinarsi. Prima di farla spunturare ho deciso di andarmi a cercare un po’ di informazioni in rete, come immagino facciano svariati genitori. Oh, non ho trovato nulla di quello che cercavo. Non se quel vaccino che deve fare mia figlia è obbligatorio oppure no, quali sono i suoi effetti collaterali e qual è la loro incidenza nella casistica dei vaccinati. I casi sono due, o trovo informazioni del tutto inutili, ma tranquille e alla valeriana, che mi rassicurano che proprio non c’è nessun pericolo, o trovo parole di fuoco di antivaccinisti invasati e decisi a tutto che vogliono farmi rendere conto (probabilmente pensano che io non sia in grado di farlo da solo) che i vaccini sono veleni e che c’è, al contrario di tutto quello che si dice, una stretta correlazione tra vaccini e autismo, e io che ho una bambina ho una paura fottuta dei terrorismi di qualunque razza o religione siano. E poi si trovano le esternazioni di Budroni. Che sono un’altra cosa e di cui mi piacerebbe occuparmi sul blog se solo non avessi una paura micidiale delle sue querele. E a questo punto il problema non diventa più che io non sappia consultare un motore di ricerca in generale e Google in particolare, qui si tratta di qualità dell’informazione in rete che non è all’altezza delle aspettative dell’utente, siti in confronto ai quali questo blog diventa un fiore di purezza e di onestà.

Non è con l’obbligo di legge che si crea una coscienza della salute. In Finlandia il 98% della popolazione è vaccinato e non sussiste nessun obbligo. E gli interessi economici in gioco sono molti, ed è facile farli lievitare sulla pelle dei nostri figli che non possono dire nè ài nè bài. L’emendamendo dell’obbligo di vaccinazione per docenti e personale medico è stato ritirato e, per ora, basterà produrre un’autocertificazione sullo stato vaccinale degli individui. Sarà la porta d’ingresso del più grande falso in atto pubblico della storia della Pubblica Amministrazione.

Giuliano Marrucci e il “norvegese” Linus Torvalds

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Sul sito web della Gazzetta del Rancore (alias: Il fatto Quotidiano) oggi ho trovato una gustosissima anteprima dell’articolo “A cosa servono i padroni se c’è l’open source” (senza punto interrogativo) a firma di Giuliano Marrucci, pisano, se non erro, postato sul suo blog il 16 settembre.

C’è scritto:
Era il 1991 quando in un modesto newsgroup di smanettoni, un giovane norvegese di nome Linus Torvalds…”

Linus Torvalds  norvegese? E da quando??

Tranquilli, “Report” ricomincia tra poco.

Libri Letti – Arto Paasilinna – I veleni della dolce Linnea

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Arto Paasilinna o della piacevolezza inquietante della scrittura.

Che cosa conosciamo della Finlandia? La Nokia, la sauna, Linus Torvalds e, ora, Arto Paasilinna, romanziere piacevole, sorprendente, a tratti lirico, certamente mai banale, un po’ imbriago, mia moglie dice che forse è anche frustone e pazienza.

Il finlandese è una lingua ugro-finnica che mi ha sempre incuriosito pur non capendoci un cazzo, per via di tutte quelle "aa" (come in "Paasilinna"), di quel pullulare di o con la dieresi (ö) e del fatto che come la giri è la lingua agglutinante e segrete adi un popolo di cinque milioni di abitanti su un territorio vastissimo, tutti con spiccate o lievi tendenze suicide, a seconda dei casi.

I libri di arto Paasilinna in Italia sono tutti tradotti e pubblicati dalla casa editrice Iperborea, la quale ha l’indubbio merito di essersi ingaggiato uno dei narratori più talentuosi del panorama europeo, ma che pubblica dei libri che non stanno aperti e questo lo odio, pe3rò in compenso se lo leggete prima di addormentarvi e vi dimenticate di rimettere il segno, la mattina dopo la pagina la ritrovate tranquillamente.

Ho cominciato con "Piccoli suicidi tra amici" e proseguito con questo "I veleni della dolce Linnea" da cui vi leggo un brano che, probabilmente, non dà nemmeno l’idea più pallida della complessità del romanzo e del fatto che Arto Paasilinna è dotato di un senso umoristico del grottesco che è proprio quello che ci vuole perpassare queste giornate invernali in cui le feste costringono a dei tour de force ingestibili senza il conforto di buone letture.

Insomma, come sempre ve lo leggo. Sarà sempre qualcosa in più di ciò che dedica Wikipedia a "I veleni della dolce Linnea" quando afferma "è un libro dello scrittore finlandese Arto Paasilinna. Pubblicato in finlandese nel 1988, la prima traduzione in lingua italiana risale al 2003." Ecco come si fanno le voci su Wikipedia. Ma voi cercate il libro e fregatevene bellamente.

L’autostop dei vecchietti

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Davvero non so come sdebitarmi con la riverita utente "DivotedDiva" sedicente "Postcrossing addicted", beata lei, per l’invio dalla Finlandia di questa cartolina che ha allietato il mio sabato matina (o giovedì pomeriggio, ora proprio non rammento).

Non avrei, in verita, saputo farne senza..