Le piu’ belle cartoline dei lettori: Ancora saluti da Ferrara

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Servite Domino in laetitia!!!

Doppio raccolto di cartoline, quest’oggi. Nel mentre miravo la buca delle lettere, sempre variopintamente piena di fatture, bollette, avvisi di garanzia, pubblicità indesiderate, stampe, vampe, vampiri e triccheballàcche, dècco uscir codesto nudo dipinto da Dèdo Modigliani, livornese, e inviatomi da persona solo in apparenza ignota.



Deve trattarsi, difatti, del noto artista cistercense Catanorchi Yuri ispecialista di trapezij, uomini palla, donne cannone e funamboli assortiti, oppure financo di quel tal Bomboletti Athos che mi delizia di quando in qaundo con i suoi pòdcassSSSSStis, o di quella buontempona della Bucalossi Armida, segno zodiacale Neil Young, quella che s’ispèrse dentro al bosco e ci trovò il lupo cattivo.

Amici peccatori (e amanti del peccato!) son qui a prostrarmi dinanzi a tanta generosa e ferrarese sollecitudine.

Le più belle cartoline dei lettori 05 – Ferrara: veduta panoramica della città

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Commosso, mi rivolgo con pia gratitudine ai miei lettori Gavitelli Rodolfo (meccanico dentista, ascendente Alfa Romeo Spider decappottabile) e Falleni Michela (parrucchiera), che da Ferrara mi inviano questa cartolina deliziosa dal titolo "Saòsa, noi a Ferrara si frigge coll’acqua benedetta!", che ritrae Sbrisoloni Gèssica, ex teologa, ora tegame, in una delle sue conferenze sul tema della transustaziazione nel Concilio Vaticano II.

Riproduco immantinente anche il testo della cartolina che appare vieppiù espressivo dell’affetto che il Gavitelli e la Falleni hanno per il blog e per la cultura che questa rubrica rappresenta.

Guerra ai ROM: il volto razzista della Slovenia – di Elena Ferrara

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E’ uscita dalla Yugoslavia ed è entrata a fare parte a pieno titolo nell’Unione Europea nel maggio del 2004; è nella Nato nell’ambito di un allargamento dell’alleanza atlantica che ha inglobato alcuni dei paesi un tempo considerati nemici. Punta, quindi, ad essere una nazione “europea” a tutti gli effetti. Ma ora si scopre che la Slovenia – collocata ai nostri confini – è anche un paese xenofobo e razzista. E una denuncia in merito – forte ed appassionata – giunge da Amnesty International che si rivolge direttamente all’Unione Europea per evidenziare la situazione che si è andata creando in Slovenia attorno alla minoranza Rom.

L’Unione – sottolinea Amnesty – ”non può continuare a ignorare la difficile situazione in cui si trovano migliaia di cittadini” che vivono in un ”limbo giuridico o aspettano un indennizzo dalle autorità slovene” perché private dei propri ”diritti più fondamentali”.
Amnesty International rinnova così il suo appello a Bruxelles contro le discriminazioni cui sono sottoposti i Rom ed altre minoranze. Esattamente 15 anni fa, solo qualche mese dopo la dichiarazione di indipendenza, ricorda l’organizzazione umanitaria, le autorità slovene ”presero la decisione straordinaria che da allora è stata condannata dalle più alte corti del Paese, dall’Onu e dal Consiglio d’Europa: la rimozione di oltre 18.000 persone, soprattutto di origine Rom, dal registro dei residenti permanenti”. Continua la lettura di “Guerra ai ROM: il volto razzista della Slovenia – di Elena Ferrara”

La “calma” non regna in Guinea – di Elena Ferrara

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Le notizie ufficiali che giungono dalla capitale Conakry puntano ad accreditare la tesi di una “calma carica di tensione”. Ma la realtà è che dietro a questa apparente facciata di silenzio-stampa c’è – forte più che mai – l’incubo di nuovi scontri armati con la permanenza dello stato d’assedio, della legge marziale e di un elevato numero di vittime. La Guinea, quindi, è un paese ancora a rischio, minacciato da una guerra civile già nell’aria. Ed è di almeno undici morti il bilancio degli scontri che nei giorni scorsi hanno opposto a Conakry la polizia ai manifestanti, tornati in piazza dopo le violente proteste del gennaio scorso. Il secondo sciopero generale in due mesi è stato indetto dai sindacati in risposta a quella che considerano l’ennesima provocazione del presidente Lansana Conte’, e cioè la nomina del nuovo primo ministro, Eugene Camara, stretto collaboratore del contestato capo dello Stato. La scelta è stata criticata anche dall’opposizione che ha invitato i cittadini a scendere in piazza. E gli scontri del week end hanno provocato almeno 23 morti e una cinquantina di feriti.  Continua la lettura di “La “calma” non regna in Guinea – di Elena Ferrara”

Elena Ferrara – Prodi sulla via della seta

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L’Italia di Prodi va all’attacco del continente “Cindia”: ora sbarca in India dopo l’ultima tappa cinese del settembre scorso che lo aveva portato all’incontro con il presidente Hu Jintao. Al quale aveva detto: “La vostra economia corre veloce e sarebbero per noi guai seri perdere ancora un altro treno. E comunque arriviamo tardi e dobbiamo correre. Può esserci stato ritardo ma prima di tutto, quando c’è uno sviluppo così multiplo, i treni sono tanti e guai a ritardare ancora”. E così, concluso positivamente quel blitz oltre la grande muraglia, l’attenzione si sposta sull’altra grande metà asiatica dove – dall’11 a 14 febbraio – va in scena il grande spot italiano in una regione che è ormai considerata come la “Silicon Valley” dell’avvenire. Con Prodi ci sono gli uomini della Confindustria (oltre 400 imprenditori) che aspirano al dominio del grande mercato indiano. Hanno come obiettivo quello di raggiungere nel 2010 un flusso di commercio bilaterale di 10 miliardi, contro gli attuali 4,4 e un livello di investimenti pari a circa 200 milioni all’anno contro i 50 milioni di oggi.

E così l’avventura indiana è non solo una sorta di esplorazione salgariana (le città in programma sono Chennai ex Madras, Kolkata ex Calcutta, Bangalore, Mumbai che è poi Bombay e Delhi) ma rappresenta anche una scommessa di strategia geoeconomica perché tutti i dati stanno a dimostrare che l’India crescerà più della Cina. E che, nel 2050, supererà l’economia americana.
Mercato, quindi, da raggiungere subito e con tutti i mezzi. In particolare si tende a suggellare un rapporto generale con il subcontinente asiatico che quest’anno, in almeno un trimestre, potrebbe crescere addirittura più della Cina. Il Pil nell’anno fiscale terminato a settembre è, infatti, cresciuto del 9,2% dopo che negli ultimi quattro anni è salito a una media dell’8% e il governo, nel suo piano quinquennale al 2011-2012, punta per i prossimi anni a una crescita media del 9%.

Per l’Italia le occasioni non mancano. Perché quelle aperture introdotte all’inizio degli anni ’90 dall’attuale primo ministro Manmohan Singh (laurea a Cambridge e dottorato a Oxford, autore nel 1964 di un testo molto critico verso la tendenza all’isolazionismo del suo paese) hanno già portato frutti sostanziali: il commercio in beni e servizi è passato dal 17% del Pil del 1990 all’attuale 45%. Intanto prende corpo un programma economico bilaterale che prevede la creazione in tempi rapidi di un’area di libero scambio tenendo conto che all’interno della Unione Europea, in termini di esportazioni, l’Italia è già al quarto posto preceduta dalla Gran Bretagna (l’ex potenza coloniale) e dalla Germania (colosso che macina un terzo del Pil del Vecchio Continente) ma anche dal piccolo Belgio. E proprio per superare gli ultimi ostacoli di natura economica la missione italiana si è dotata di una speciale task-force formata dai massimi esponenti di 16 banche.

Ma nella strategia italiana l’India ha anche un ruolo particolare, geostrategico. Il Paese, infatti, ha una fortissima proiezione su Bangladesh, Cina, Birmania, Cambogia, Malesia ed Indonesia. Si tratta di tutte realtà economiche con le quali l’Italia punta ad avere rapporti sempre più intensi. Il gioco è, comunque, complesso e la diplomazia italiana dovrà pur sempre tener conto che nel continente “Cindia” va sempre più prendendo corpo quella strategia russa che tende ad allinearsi con India e Cina per difendere i propri interessi nello spazio postsovietico. Ed è per questo che la Farnesina dovrà muoversi – sul terreno indiano – con molta attenzione. Proprio perché in questi ultimi tempi Delhi, Pechino e Mosca hanno rivelato una seria propensione ad avviare la realizzazione di un triangolo geostrategico.
La missione di Prodi è così destinata ad assumere un significato particolare anche nel quadro di un rapporto – presente e futuro – con gli stessi americani. Sempre preoccupati di perdere il controllo dei propri alleati.

da: www.altrenotizie.org