Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

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Ora, io sono molto addolorato e incazzato insieme.

Addolorato perché fino a pochi minuti fa (circa una mezz’oretta) ero un estimatore incondizionato di Federica Angeli, una giornalista che ho sempre considerato onestissima, coraggiosa, che è costretta a vivere, assieme alla sua famiglia, in una sorta di prigione sotto scorta, che ha realizzato inchieste e scritto libri sul suo impegno contro la mafia di Ostia, che si è battuta per far riconoscere l’aggravante dello stampo mafioso nell’associazione a delinquere per le famiglie condannate almeno in primo grado nella malavita organizzata romana, che ha resistito a 112 processi per diffamazione e li ha vinti tutti, quando io con un procedimento in embrione faccio fatica a tirare avanti la baracca materiale e psicologica dell’esistenza. Sembra un personaggio di “Cent’anni di solitudine” da quanto è bello e, nello stesso tempo, incredibile.

Incazzato perché ho scoperto, grazie alla tempestiva segnalazione di Fabio Montale su Twitter (@FabioMontale) che un brano tratto da uno dei suoi ultimi articoli intitolato “La resistenza della periferia dove la criminalità è un affare d’altri tempi” è ripreso pari pari da Wikipedia. E questo non mi sta bene. Sia perché è stata Federica Angeli a riprendere quel brano (e da lei mi aspetto, anzi, pretendo contenuti originali proprio perché so quale cura e devozione ha nel fare il suo lavoro) sia perché quel brano l’ha ripreso da Wikipedia, di cui, invece, non ho nessuna stima.
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federicaangeli

Io fino a due ore fa questa donna non sapevo nemmeno che esistesse, figuriamoci chi fosse.

Lo so, sono un infingardo.

Poi su Twitter ho letto una notizia che la riguarda. E cioè che con quella di oggi fanno 105 procedimenti contro di lei per diffamazione vinti. Cioè, io per UN caso di presunta diffamazione mi sono letteralmente disperato per un anno e mezzo rovinandomi la vita e rovinandola a chi mi stava intorno, e questa ragazza del ’75, giornalista dal cuore puro, ne ha affrontate ben 105. E senza perderne nemmeno una (che, voglio dire, nella diffamazione ci è inciampato perfino Marco Travaglio). Che non è chiaro se siano esattamente 105 cause, 105 udienze, 105 processi, quanti siano andati in sentenza definitiva passata in giudicato, quanti in sede civile e quanti in sede penale, ma 105 è sempre un numero altissimo, superiore alla capacità di sopportazione di ogni essere umano.

Fa inchieste di cronaca nera e giudiziaria. Si è occupata delle relazioni tra la criminalità organizzata di Ostia e la pubblica amministrazione, e dal 17 luglio 2013 vive sotto scorta per essere stata minacciata di morte (alla sede del Fatto Quotidiano le è stata perfino recapitata una busta con una pallottola dentro). Dalle sue inchieste e dalle sue denunce sono scaturiti processi e operazioni di polizia giudiziaria.
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