Il saluto romano di Michela Brambilla alla Festa dei Carabinieri di Lecco

Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’articolo 1 è punto con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000.
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.
La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa.
La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del c.p., per un periodo di cinque anni.

Legge 20 giugno 1952 n. 645, art. 4
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Mussolini era un uomo buono

"Trovo Mussolini un uomo straordinario e di grande cultura. Un grande scrittore, alla Montanelli, i suoi diari sembrano cronache di un inviato speciale, con frasi brevi e aggettivazioni efficaci come raramente ho letto."

"Non è colpa di Mussolini se il fascismo diventò un orrendo regime. Ci sono testimonianze autografe del duce in cui critica i suoi uomini che hanno falsato il fascismo, costruendosene uno a proprio modo, basato sul ricatto e sulla violenza. Il suo fascismo era di natura socialista."

"Io non ho alcuna intenzione di fare apologia né del fascismo né di Mussolini. Ho scoperto nei diari di Mussolini la figura di un grande uomo. Ha commesso errori ed è già stato condannato dalla storia. Ma da questi scritti viene fuori una figura diversa da quella che ci è stata propinata dagli storici dei vincitori, non era un buffone, non era un ignorante e tantomeno un sanguinario. Era un uomo buono. Mussolini era solo una brava persona che ha fatto degli errori."

(Marcello Dell’Utri)
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Neofascisti di Padania

Bravi ragazzi.
Tutti di buona famiglia.
Visi puliti o, al limite, ancora brufolosi di gioventù.
Insomma, dei delinquenti neanche tanto potenziali.

Il ricco Nord-Est si è espresso nella violenza in nome di una ideologia bislacca e strampalata: guerra al diverso a tutti i costi alla luce di bandiere e di appartenenze di estrema destra. Non sono le ronde leghiste, questi sono ancora peggiori.

Non sono violenze che nascono dal nulla, questi tre bravi ragazzi della Verona bene avevano già  minacciato un ragazzo che indossava una maglietta del Lecce (eh, diàmine, come si permette, a Verona, poi…), preso a sprangate due ragazzi di un centro sociale. Stesso trattamento per un ragazzino che non sapeva andare troppo bene sullo skateboard e per un altro giovane che si era seduto sulla scalinata di Piazza delle Erbe (la piazza del mercato) a farsi i fatti suoi. Intollerabile.

Come intollerabile è sentirsi rifiutare una sigaretta.

E allora "vài che lo amasso", chè poi ci pensa Gianfranco Fini (Presidente della Camera, miga bàe) a dire che l’episodio non ha alcun "riferimento ideologico", ed è perfino meno grave dei fatti di violenza dei centri sociali torinesi contro la Fiera del Libro.

Come se non ci fosse scappato il morto.

Come se fossero davvero dei bravi ragazzi.

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Fiuggi: per chi ha fegato!

Se qualcuno non l’avesse ancora capito, Ciarrapico è un uomo che non rinnega niente del fascismo e che si riconosce, bontà sua, all’interno dei suoi “valori”.Lo ha detto lui stesso a “Repubblica” dopo essersi candidato nel PDL, così, se qualcuno aveva qualche dubbio sulla deriva della formazione di Berlusconi e compagnia cantante, adesso se lo può tranquillamente togliere.

Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria di Ciarrapico:

a) è stato condannato a una pena definitiva passata in giudicato a tre anni di reclusione per i fatti della cosiddetta “casina Valadier”;
b) è condannato in via definitiva per finanziamento illecito ai partiti nel 2000
c) nel 1996 è condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, e ha dovuto scontare gli ultimi 6 mesi in “detenzione domiciliare” per motivi di salute. La condanna è stata confermata dalla Cassazione. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.

Berlusconi gli ha solo fatto una lavata di capo per l’inopportunità delle dichiarazioni contenute nell’intervista a Repubblica e ha continuato a guardare verso il futuro con la sua fronte non più della gioventù, tanto le elezioni le ha già vinte.

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