Amnistia e Farina del loro sacco

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Ora che Sallusti è stato definitivamente archiviato nella memoria pubblica e in quella giudiziaria, i giornalisti e i professionisti della carta stampata che fino all’altro giorno lo hanno difeso ad oltranza sostenendo che non si poteva e non si doveva andare in galera per un reato di opinione hanno capito (o, forse, lo sapevano già da prima) che non di reato di opinione si trattava ma di una vera e propria esposizione consapevolmente, e quindi colpevolmente falsata dall’autore dell’articolo incriminato che l’omessa vigilanza di Sallusti ha permesso di pubblicare.

Tutti, dunque, Travaglio per primo (nonostante non rinneghi gli articoli passati a difesa dei prinipii per cui Sallusti ha rischiato il carcere e al carcere è stato condannato), van gridando lor lai, riconoscendo che sì, è stata proprio una diffamazione bella e buona, comunque la si rigiri.

Dall’alra parte c’è la proposta di amnistia e indulto che non è ufficialmente una proposta di amnistia e indulto venuta dalla Presidenza della Repubblica.
In effetti sotto il profilo formale si tratterebbe solo di una proposta per modificare il dettato costituzionale che vede, per questi provvedimenti di clemenza che sono prerogativa parlamentare, un iter troppo complesso e delle maggioranze che ne renderebbero sulla pratica molto difficile l’applicabilità.
Ma il segnale è chiaro. E dall’indulto-Mastella del 2006, votato con profonda convinzione anche da gran parte dell’opposizione di allora, la stessa che sarebbe andata al governo due anni dopo, le buone intenzioni e i proclami per svuotare le carceri si sprecano.
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