Celentano, “Avvenire”, “Famiglia Cristiana” e il nulla

Celentano non ha detto nulla di che, è inutile che al risveglio ce la vengano a menare con questi falsi scandalismi, per cui avrebbe offeso “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”, dicendo che andrebbero chiusi, il primo dei quali gli risponde pure che con quei soldi che prende Celentano si manterrebbero le sedi RAI nei Paesi africani e del Sud America per un anno, e c’è solo di che meravigliarsene.

Oddio, “Famiglia Cristiana” è stato il primo giornale dell’opposizione a Berlusconi, e bisogna dargliene atto.

Ma l’intervento di Celentano non sarebbe degno nemmeno di essere enumerato tra le cose vagamente discutibili. Il guaio è che ci stiamo svegliando in piena settimana Sanremo -speriamo che finisca presto!!- e allora qualunque cosettina da nulla assurge agli onori delle cronache, perfino il ricoverso in ospedale di una valletta dal nome che sembra un codice fiscale e che nessuno conosceva prima, e di cui, con ogni probabilità, nessuno parlerà dopo, come succede ed è successo a tante cose di Sanremo (vi ricordate Mino Vergnaghi? Gilda Giuliani?? Tiziana Rivale??? Che fine hanno fatto?).

Celentano non ha offeso nessuno. Non ha detto nulla di che, la qual cosa, a vederla bene, è anche peggiore. Non trovo nel suo intervento un soffio di originalità. Dio. La fede. La fede e Dio…
Ma per la miseria, c’è anche chi non crede. E giù Dio, Dio ci parla, Dio ci vede, Dio ci da un messaggio, i malati terminali, i progetti di Dio, le promesse di Dio, la cancellazione dei vagoni letto, dove ho messo il bicchiere…

Un po’ di rispetto e di silenzio, per cortesia. Magari anche solo per i malati terminali. No??

Le foto di Ruby: niente di vero tranne gli occhi

C’è qualcosa di nuovo nella modalità dei quotidiani on line di trattare il caso Ruby, anzi, di antico: il vizio/pudore/necessità di garantire l’anonimato e la non riconoscibilità del soggetto ritratto nelle foto se il soggetto in questione è minorenne.

E così hanno fatto anche con Ruby, che compirà 18 anni tra qualche giorno e potrà, da allora, farsi riconoscere come, se e quando vuole.

E’ una logica allo stesso tempo un po’ meschina e assurda, ma che serve a salvaguardare la "legalità", alterare i pixel della parte degli occhi, oppure applicarvi una benda nera, come si usava fare in certa stampa pornografica da edicola di periferia che pubblicava gli scatti proibiti in Polaroid delle coppie più audaci, ma erano gli anni 70, e una certa faciloneria si può pur sempre perdonare.

Adesso deformare gli occhi non serve più, visto che è Ruby stessa a mettere le sue foto sul proprio profilo Facebook, e che il quotidiano di turno (sempre "Repubblica", tanto per cambiare, in questa occasione) sembra dover cedere i pixel deformati al passo gigantesco delle gambicchie secche e, invero assai poco appetibili, da quello che posso vedere e giudicare, e, dunque, secondo me, della Favorita.

Tutto rimane perfettamente visibile, per il semplice fatto che non sono certo gli occhi a interessare il lettore curioso o appena appena un po’ voyeur, anzi, gli occhi di una donna oggi non li guarda più nessuno.

E se lo scopo è quello di preservare l’identità, direi che con questo sistema da quattro soldi si è ottenuto addirittura l’effetto contrario: maggiore pubblicità, ampio effetto mediatico e copertina da "Bild Zeitung" per i nostri quotidiani-rotocalco.

Finché ci dimenticheremo di lei, come di Noemi Letizia, salvo ripescarla per farla intervenire ospite in qualche trasmissione del pomeriggio ad uso delle casalinghe che credono ancora nella televisione delle lacrime.

(La foto è tratta da www.repubblica.it)

Ruby Tuesday: Berlusconi, il Bunga Bunga e altri incidenti

Francamente non me ne frega niente delle circostanze personali del Premier.

E, per la prima volta, trovo che la maggiore testata della stampa di opposizione (“Famiglia Cristiana”) abbia fatto un buco nell’acqua dicendo che il Premier è malato.
Per prima cosa perché lo disse già la signora Veronica Lario ormai non più Berlusconi in una lettera a “Repubblica” quando denunciava le scappatelle minorili del marito, ed è linguaggio vecchio, trito e ritrito.
In secundis, perché non sono minimamente interessato alle condizioni generali di salute del Presidente del Consiglio, men che meno alle evntuali patologie psichiatriche o psicologiche di cui secondo Lorsignori e Monsignori il Nostro soffrirebbe.

E me ne stracatafotto assai se il Presidente del Consiglio ogni tanto si concede una scappatina con chi vuole lui, maggiorenne o minorenne che sia mi basta solo che la signora o signorina di turno sia consenziente e abbia più di 14 anni.

Non mi cale neanche una briciola il fatto che a seguito della “trombatio” presidenziale alla signorina siano arrivate regalìe sotto forma di denaro, automobili o altro.

Arrivo anche a dire di più: ho sempre pensato che quando un politico, un pubblico ufficiale, un giudice, un professore universitario ma anche no, un carabiniere, un poliziotto, un impiegato comunale o un assessore ai lavori pubblici agiscono nel loro privato va a letto con chi vuole, dice cosa vuole a chi vuole e vota chi vuole.
E’ sempre stato utile separare la condotta privata e personale di una persona addetta a un pubblico ufficio dall’ufficio stesso.
Niki Vendola, ad esempio, per quello che mi riguarda può benissimo (e deve, se lo vuole) avere un compagno canadese, andare a Messa e portarsi dietro un rosario. Sono affari suoi.
Il Governatore della Puglia, però, se dà soldi alle scuole private di ordine religioso solo perché cattolico, commetterebbe una scorrettezza gravissima.

Per cui, a me quello che importa è se ci sia stata o non ci sia stata la famosa telefonata in favore di Ruby alla Questura per sollecitarne il rilascio.

E se la telefonata c’è stata, voglio anche sapere perché Ruby avrebbe goduto di un trattamento di favore, mentre chiunque commetta un qualsivoglia altro reato non possa contare nemmeno su un bigliettino di buona fortuna con firma autografa del Premier, ammesso e non concesso che sia un viatico indispensabile per affrontare una causa giudiziaria.

Vorrei sapere questo. E non che Berlusconi è uno che sa essere molto buono con chi soffre, con o senza apostrofo che sia.

L’opposizione di Famiglia Cristiana

Sta diventando pietoso dover spezzare una lancia a favore di "Famiglia Cristiana", che è diventato il principale periodico di opposizione.

Monsignor Gianfranco Ravasi (biblista straordinario, uomo di immensa cultura, divulgatore raffinatissimo, sì, però a volte che due palle!) potrebbe fare efficacemente il Ministro della Cultura al posto di Bondi (e lì a far meglio ci vuole decisamente poco) e poi vogliamo Suor Germana alle pari opportunità, che tutt’al più nelle intercettazioni telefoniche con Berlusconi potrà sciorinare sì e no un paio di rosari, così tra una discussione e l’altra due bucatini all’amatriciana fatti come si deve se non altro fanno tornare il buonumore.

E’ naturale che quando Famiglia Cristiana ha denunciato la deriva fascista del programma di governo il Vaticano si sia subito distanziato dalle prese di posizione del settimanale, dicendo che intanto quelle non erano le opinioni ufficiali della Chiesa (ma perché, era proprio obbligatorio che "Famiglia Cristiana" le riportasse? E averne di proprie è un delitto??) e che soprattutto non erano nemmeno le opinioni della CEI, per cui settebello, denari, carte, primiera e due scope fanno 6-0 per la ChiesaCattolica®, e via altro giro.

Per cui la linea editoriale sarà ancora quella delle copertine dai colori pastellati, con famiglie che sorridono, felici di essere adocchiate la domenica mattina in chiesa all’uscita dalla messa (e per i fanciulli che piangono c’è sempre "Il Giornalino", che lo fanno ancora e funziona meglio di una camomilla). Distribuendo buonismo a fiumi e non parlando più di fascismi striscianti, "Famiglia Cristiana" si candiderebbe così a diventare l’organo ufficiale del Partito Democratico con i battimani dell’ex Margherita che, finalmente, vedrebbe Berlusconi libero da critiche e da paletti assurdi come il conflitto d’interesse, con il permesso nemmeno tanto tacito di governare, cioè né più né meno del compimento pieno e assoluto del proprio programma politico.