Marco Cappato rinviato a giudizio per l’aiuto a Dj Fabo

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“Così lo impiccheranno con una corda d’oro/è un privilegio raro/rubò sei cervi nel parco del re/vendendoli per denaro” (Fabrizio De André, Geordie)

E siamo all’assurdo che in uno Stato (rappresentato da un pubblico ministero) che chiede allo Stato (rappresentato dal Giudice per le Indagini Preliminari) di archiviare la posizione di Marco Cappato per aver aiutato a morire con dignità Dj Fabo o come lo vogliono chiamare, solo accompagnandolo in Svizzera, in una clinica dove tutto questo è possibile, lo Stato dica di no, che si farà a un processo e lì Marco Cappato si difenderà. “Il processo“, scrive Cappato nell’amaro tweet di oggi che dà la notizia ai suoi sostenitori “sarà anche l’occasione per processare una legge ingiusta“. Purtroppo o per fortuna, Marco, in Italia si processano le persone, non le leggi. Quelle si applicano, e finché non sarà il legislatore a porre mano al testo di revisione di leggi già esistenti. E fa certo bene avere dei sostenitori, tanta gente vicina. Ma la gente che ti dà una pacca adesso, stasera si siede a tavola con la sua famiglia e non ci pensa più (“anche se piangeranno con te/la legge non può cambiare“). Sono ben altro dalle vite che vengono poco a poco centellinate ed erose in un’aula di giustizia. Anche tu “cercavi giustizia ma trovasti la legge“.

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Laura o della morte laica

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Ritratto presunto di Laura, la donna amata dal Petrarca.

 

Laura è il nome convenzionale con cui chiameremo una ragazza belga di 24 anni.

Le piacciono il caffé, il teatro e la fotografia, ma soffre di una grave forma di depressione da sempre e morirà l’estate prossima. Ha deciso, e la giustizia del suo paese le ha dato ragione, di volerla fare finita con la sua intollerata e intollerabile sofferenza psichica.

Non che Laura non abbia provato a curarsi, si è perfino internata in un centro di cure psichiatriche, ma senza esito. Sono svariati i suoi tentativi di porre fine da sola alla propria vita, a quella che considera “una guerra quotidiana dal giorno in cui venni al mondo”. Adesso ha potuto accedere alle procedure per l’eutanasia (regolamentata in Belgio dal 2002) attraverso il parere unanime di tre medici che hanno certificato la sussistenza di una «sofferenza fisica e/o psichica costante, insopportabile e implacabile».

Al di là di questo, è Laura che ha e deve avere il diritto di porre fine alla sua esistenza se questa non è più degna di essere vissuta. E se sia degna o no, lo stabilisce lei per prima. Poi i medici e l’apparato giudiziario.

La morte, quella di Laura come quella di ciascuno di noi, è un qualcosa che non ha nulla a che vedere con qualunque senso di colpa o di religiosità. La morte è laica per definizione, così come laico deve esere lo stato che regolamenta l’accesso all’eutanasia, in modo che chi vuole andarsene lo faccia nel modo più dolce e indolore possibile.

E adesso non c’è più nulla da fare. Nessuno potrà fermare il meccanismo liberatorio e liberante che dovrebbe essere proprio di un qualsiasi stato di diritto (cioè non il nostro), anche se qualcuno ci sta provando. E’ il professor Wim Distelmans a dire che in Belgio il 3% delle persone che in Belgio accedono all’eutanasia in un anno sono sofferenti di gravi disturbi psichiatrici.

Ora c’è solo da lasciarla andare.

 

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Il 9 febbraio 2009 moriva Eluana Englaro

 

E allora ricordiamoci anche di Eluana Englaro, che ha iniziato a vivere delle sue convinzioni esattamente tre anni fa.

Strappata umanamente agli affetti di chi, indubbiamente, le ha voluto bene fino all’ultimo, non dobbiamo dimenticare che Eluana Englaro morì proprio mentre al Senato della Repubblica i senatori Quagliariello per la maggioranza e Finocchiaro per l’opposizione si stavano scannando per decidere come avrebbero dovuto morire vivendo lei e le persone che si trovano in condizione di non poter decidere della propria personale condizione.

E non dimentichiamoci di Beppino Englaro, uomo integerrimo e di straordinario spessore umano, giuridico e culturale, accusato di omicidio volontario alla fine di un iter giudiziario straziante. L’ho abbracciato una sera e non sapete quanto quell’abbraccio mi abbia fatto bene.

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Beppino Englaro indagato per omicidio volontario su denuncia dell’Associazione “Verita’ e Vita”

E non finisce più.

Lo vogliono morto, sepolto, cadavere, putrefatto, di più, lo vogliono polvere, disperso al vento, mischiato, a seconda della direzione, ora alle sabbie del deserto, ora alle acque degli oceani.

Lo vogliono ridurre al nulla, peggio, lo vogliono condannare all’oblio, perché la pubblica gogna mediatica e bacchettona evidentemente non basta più.

Beppino Englaro è stato indagato dalla Procura della Repubblica di Udine per omicidio volontario su denuncia dell’associazione "Verità e Vita" (e non "Scienza e Vita" come inizialmente riportato da alcune agenzie di stampa).

"Atto dovuto", naturalmente.

E quando mai sarà dovuto l’ultimo atto su questa vicenda? Quando lasceranno in pace i morti e la smetteranno di far morire i vivi?

Beppino Englaro è il destinatario di una ingiustizia a orologeria volgare e ostinata. Ha solo rispettato la legge. E in Italia rispettare la legge è un fatto gravissimo.

Non serve a nulla, anzi, non la guarderanno nemmeno, ma ho spedito all’indirizzo dell’associazione "Verità e Vita" una mail di protesta. So che non è la sola, e, per quello che può servire a Beppino Englaro, è solo una goccia in un oceano di onta e abominio.

Ma è questa:

"La vostra denuncia nei confronti del Sig. Englaro costituisce una pagina deplorevole e inqualificabile in una vicenda che dovrebbe lasciar spazio solo al dolore.

Considerata l’evidenza mediatica che è stata data al caso, e considerato il fatto che viviamo in uno stato di diritto, per cui il reato di omicidio è ancora perseguibile d’ufficio (e mi stupirei del contrario), considero la vostra iniziativa una pervicace e testarda volontà persecutoria nei confronti di un cittadino che ha avuto a cuore solo la volontà della figlia e la determinazione di compierla secondo quanto la legge italiana gli ha riconosciuto.

Quello che avete fatto è semplicemente vergognoso. Mi auguro solo che il Dio in cui molti dei vostri associati credono, vi perdoni per il male che state facendo.

Personalmente non ho nessuna intenzione di farlo."
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Per Marco Tarquini di “Avvenire” Beppino Englaro e’ giudice e boia

Riporto di seguito, senza commenti, ma con qualche senso di malessere a livello gastroenterico, un brano dal commento di Marco Tarquini sull’edizione odierna di "Avvenire":

"Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà  mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia? Chi insegnerà , chi dimostrerà , loro che certe parole, che le benedette, apodittiche certezze dei vent’anni non sono necessariamente e sempre pietre che gli saranno fardello, che forse un giorno potrebbero silenziosamente lapidarli. Ci perdonino, se possono. Perché Eluana è stata uccisa."
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Schiaffo istituzionale

Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale.

Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.

I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche.

Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente.

Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica – appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.

Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.

Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.

Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).

Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare.

Poscritto

Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l’emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;

il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del Consiglio di riconsiderare la congruità dell’emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e “un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione”;

con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell’emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del personale dell’ANAS e affermò: “Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all’emanazione del provvedimento, in attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull’analogo decreto relativo al personale del Ministero dell’interno”;

in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga richiamò all’osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza, ritenendo legittimo da parte sua – in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento – il puro e semplice rifiuto di emanazione del decreto – legge;

con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all’emanazione di un decreto-legge in materia di finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l’intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge.

Giorgio Napolitano

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Eluana Englaro: il testo del decreto legge vergogna del Governo

«In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi».

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S’e’ svejatoooooooo!!!

Sul caso di Eluana Englaro non c’è più pace.

L’accanimento terapeutico del Governo e di chiunque sia interessato, in un modo o nell’altro, a mettere bocca nella vicenda (quando dovrebbe solo starsene zitto), ha raggiunto livelli di violenza inaudita e inaccettabile per chi crede nello stato di diritto.

Berlusconi questa mattina, mosso dall’interessamento di quell’anima pia del Ministro Sacconi, e dall’accordo tri-partisan fra il suo esecutivo, il Cardinale Martino (che ha detto subito "E’ un’ottima cosa!", ma sa un cazzo lui…) e parte della Procura di Udine (che ha aperto un fascicolo per vedere se sia stata effettivamente quella la volontà di Eluana, facendo finta di non sapere che c’è stato un procedimento in questo senso che è durato 17 anni e che si è concluso con una sentenza definitiva passata in giudicato), ha promesso un decreto d’urgenza del governo per impedire a chiunque (cioè a chi si occupa della vita di Eluana Englaro) di sospendere trattamenti come l’alimentazione artificiale o l’idratazione.

Una delle sue solite leggi ad personam.

Ma pare ci si sia messo di mezzo il Capo dello Stato. Che si è svegliato dal suo torpore e ha preso, finalmente, una posizione.

Ha capito anche lui che non si può governare a colpi di decreti, che c’è un iter parlamentare da seguire e che Berlusconi e i suoi non possono tirarlo per la giacca se non sono stati in grado di formulare una legge nelle sedi opportune.

C’è da augurarsi che il risveglio sia definitivo. Lo stato letargico in cui versa la nostra Repubblica lo richiede.

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Beppino Englaro santo subito!

"Il rifiuto delle terapie mediche, anche quando conduca alla morte, non può essere scambiato per un’ipotesi di eutanasia, ossia per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, esprimendo piuttosto tale rifiuto un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale"

"Il diritto costituzionale di rifiutare le cure, come descritto dalla suprema corte, è un diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto s’impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l’ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata"

(TAR Lombardia, Sentenza n. 214, Prof. Vittorio Angiolini e Avv. Franca Alessio contro la Regione Lombardia)

Quest’uomo non è solo il padre di Eluana. Quest’uomo non è solo una persona che ha vinto una sacrosanta battaglia personale. Quest’uomo è il diritto incarnato. Quest’uomo ha portato il diritto dove il diritto non c’era, dove il vuoto legislativo nicchiante e tacitamente accondiscendente ha permesso alla Chiesa Cattolica di usurpare ciò che appartiene solo ed esclusivamente alla persona.
I Tribunali di ogni ordine e grado gli hanno dato ragione. La Chiesa e la politica lo stanno massacrando.

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Eluana Englaro: lo Stato e’ di diritto e morire si puo’!

Lo Stato di diritto, dice Beppino Englaro, esiste, ed è racchiuso in questa pagina della sentenza di appello, confermata oggi dalla Cassazione che dice che Eluana può morire. Subito, senza Vaticano, senza le definizioni di "eutanasia" da parte di AN, senza neanche l’odiosa interferenza della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, espressione legittimata del popolo italiano, che non sa neanche più che esitono le distinzioni e le separazioni tra i poteri dello Stato.

E’ l’unica boccata di ossigeno che ci è dato di respirare in un clima politico assolutamente oscurantista e sprezzante dei diritti individuali, e quello di morire è uno di quelli.

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Eluana Englaro: sia fatta la sua volonta’


Ora lascia, o Signore, che il tuo servo

vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele.

(Vangelo secondo Luca, 2, 29-32)

E ora lasciamo che la Corte di Cassazione decida e motivi l’inevitabile, e che lasci in pace quest’uomo, simbolo di rettitudine morale e umana, nel suo dolore personale, e lasci libera Eluana Englaro di morire lontana dai vaneggiamenti del Vaticano, dai riflettori dei giornalisti ignoranti e cafoni, dal Governo di Berlusconi, da una vita indegna di essere vissuta e da tutte le schifezze in cui è costretta, ancora oggi, a vegetare. Come tutti noi, del resto. Solo che noi abbiamo una coscienza ma non la usiamo. Eluana la coscienza non ce l’ha, eppure la usa lo stesso. Non è questione di molto. Ha da passà’ ‘a nuttata…

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Beppino Englaro: la dignita’ di vivere per la dignita’ di morire

Quest’uomo avrebbe bisogno solo di rispetto e di silenzio.

Ha dedicato una vita a cercare di avere il diritto di compiere la volontà della figlia di non avere una vita vegetativa indegna di essere vissuta e di staccare la spina.

Adesso che la Corte di Cassazione gli ha dato ragione ci si è messa la Camera dei Deputati a decidere di sollevare il problema del conflitto di attribuzioni tra politica e magistratura.

Come se la scelta di morire e di disporre della propria vita come meglio si crede fosse un problema politico e non un diritto individuale.

Quest’uomo è stato massacrato dalla giustizia, dalla politica, dalla Chiesa e nonostante questo continua a dire pochissimo e a dirlo con parole semplici, senza farsi scalfire dalle suore obiettrici di coscienza, e continuando a dire quell oche sta dicendo e dimostrando da anni, e cioè che sua figlia voleva così e così sarà, dicano quel che dicano teologi, giuristi e parlamentari.

Quest’uomo non ne uscirà vivo perché lo braccheranno fino ad annientarlo.
Si è permesso il lusso di disobbedire, la legge gli ha dato ragione e gliela faranno pagare cara per aver scoperto il nervo della legge che non c’è e del Parlamento inadeguato a risolvere la matassa.

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