Wikipedia e la “consecutio temporum” dei Campionati Europei di Calcio

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Sono grato al sito http://wikiperle.blogspot.it per avermi dato la possibilità di riflettere su un aspetto ingiustamente considerato marginale rispetto alle modalità in cui Wikipedia presenta i contenuti.

Ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che Wikipedia non è la cultura libera in rete, ma la rappresentazione di quello che il senso comune (o, se si preferisce, il raziocinio o il conformismo) considera come culturalmente rilevante.

La differenza è più che evidente ed estendibile a un numero teoricamente infinito di campi dello scibile umano. Tocca ambiti delicatissimi come la sanità e la salute pubblica (una cosa è l’effettiva efficacia o meno di un farmaco, altra cosa è quello che crede la gente sull’efficacia di un farmaco -da qui la polemica senza fine sui farmaci generici-), come la scuola (una cosa è quello che prevedono i programmi ministeriali, altro è quello che si insegna o che viene considerato utile), come l’informazione (che interesse ha una notizia? E una notizia esiste di per sé o solo perché c’è un’opinione pubblica che se la fagòcita?).

Fatto sta che leggendo un intervento di quelli di Wikiperle mi sono reso conto di quanto, a volte, le voci di Wikipedia siano scritte male. Su loro invito sono andato a vedere la recentissima voce “Euro 2012” di cui vi offro sia lo screenshot:
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“Non è vero che abbiamo perso, non abbiamo vinto, è diverso…” (cit.)

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Abbiamo perso ma eravamo in dieci, eravamo stanchi, abbiamo fatto tanta fatica, abbiamo avuto solo tre giorni per preparare una finale, la squadra ha giocato bene, comunque sia siamo caduti in piedi, i tedeschi mangiano le patate, Buffon è il nostro Capitano, Balotelli ha giocato un match meraviglioso anche se non ha toccato palla, gli spagnoli hanno sofferto ma non ci hanno umiliati, ci hanno solo fatto quattro gol,  e comunque è tutta colpa di Beppe Grillo se da domani ci risvegliamo con calciopoli.

Vincere! E vinceremo!!

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Iconografia circolante su Facebook nelle ultime ore

La parola d’ordine, tanto per cambiare, è una e una sola: vincere. E vinceremo.

Vorrei tanto che perdesse, ma l’Italia vincerà contro la Spagna, stasera, conquisterà il titolo europeo, tutti andranno nel più totale delirio perché i campioni in quanto campioni non truccano le partite e possono scommettere dal loro tabaccaio, tanto sono soldi loro e quindi tutti zitti, del resto se i soldi se li sono fatti giocando al calcio e noi non siamo stati altrettanto bravi non possiamo prendercela con nessuno. Con la Russia il 1 giugno abbiamo perso 3-0 ma era un’amichevole, e quindi il messaggio è che con un po’ di prepotenza e di faccia tosta si può mettere a tacere tutto, perfino calciòpoli, tanto delle amichevoli chi se ne frega.

E intanto sui social network si trovano queste iconografie un po’ patchwork, stucchevoli e superstiziose dedicate ai “nostri campioni”.
Per farsi bello con questi cosi qui qualcuno ha disturbato anche il sonno del giusto che stanno dormendo le ceneri di Pertini.
Vergogna. Scomodare gli eroi veri per un pugno di eroi da mettere su un piedistallo per una notte.

Sono i nostri campioni perché rispecchiano un po’ noi stessi. Tutti, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, vorremmo superare le avversità con un cucchiaio. E magari esultare con il dito indice al naso come per dire “silenzio!” O quando ci sgàmano dare la colpa al biscotto. Perché gli altri sono cattivi e noi siamo bravi, noi trucchiamo le partite, sì, ma poi corriamo tra le braccia della mamma e allora tutto ci viene perdonato.
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Dov’è la vittoria? – Il bis

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Il commento sulla Merkel tratto dalla pagina Facebook dell'Onorevole Luca D'Alessandro

 

Abbiamo battuto la Germania per 2-1 e ce ne siamo già dimenticati.

Siamo un popolo, oltre che dalla dura cervice, come la Bibbia insegna, anche dalla memoria corta. Ci bastano due gol di Balotelli (a cui fino a qualche settimana prima qualcuno diceva di voler dare le banane) e ci resettiamo. Ci formattiamo il cervello, insomma, per poi riempirlo di altre cose che vanno a cancellare e sovrascrivere sinapticamente le precedenti. Siamo disperati, per farla breve.

Comunque ce l’abbiamo fatta. Abbiamo battuto i crucchi, i mangiapatate, i mangiacrauti, i mangiawuerstel (“Wuerstel” è un termine che non ha un corrispettivo in tedesco), ammazza quanto magnano, i nazisti (perché il passato non si cancella, nemmeno quando le generazioni non hanno più nulla a che vedere con chi li ha preceduti), i protestanti, i luterani, e, perché no, come scrive l’Onorevole Luca D’Alessandro sulla sua pagina Facebook, l’abbiamo fatto prendere “in quel posto” alla “culona inchiavabile” (termine berlusconiano di orrendo e sprezzante conio).

Eh, già, siamo proprio bravi, noi italiani, noi mangiapizza, noi mangiaspaghetti, ammazza quanto magnàmo, noi ‘o mare, ‘o sole, ‘a mamma, ‘o mandolino, ‘na nenna còre a core, noi che offendiamo i capi di governo, noi che abbiamo avuto Berlusconi, noi che abbiamo il Vaticano (proprio qui dietro), noi che siamo noi, e gli altri non sono un cazzo, per parafrasare degnamente il Belli.
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Alla “lotteria dei rigori” non ci sono eroi

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La chiamano “lotteria dei rigori”. Una lotteria è una cosa a cui si può vincere, sì, ma nell’immaginario collettivo è caratterizzata da una buona dose di fortuna. La fortuna ha ben poco a che vedere con la bravura, con il saper fare, con il saper giocare.

Nel vincere una lotteria non c’è nessun merito intrinseco. E’ come vincere a testa o croce. Nei rigori c’è qualcosa in più. Ma nulla esclude che una partita possa essere persa per un’emozione, una distrazione, una deconcentrazione. Cioè per un “quid” imperscrutabile che può cambiare la vita in un senso o nell’altro.

E noi siamo qui a parlare di “eroi”, di “impresa”, di “sogno”, di “sofferenza”, di “merito”.

Abbiamo le idee molto confuse.

Prandelli e l’estremo tentativo di evitare brutte figure all’Italia

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Prandelli, bisogna riconoscerglielo, ci ha provato.

Ha provato, sia pure in extremis, a non farci coprire di ridicolo ai prossimi europei. Ha detto che se non è il caso di andare si può anche restare in Italia e non partecipare. E’ una cosa sensata, vista la bufera giudiziaria che si è abbattuta sul nostro calcio e Buffon che va dal suo tabaccaio di fiducia e dice che sarà ben padrone lui di decidere come spenderli i suoi soldi.

Prandelli non ha fatto altro che dire quello che si doveva dire in un momento in cui nessuno aveva voglia di dirlo per primo.

Naturalmente hanno fatto cadere la dichiarazione nel vuoto. Un po’ di imbarazzo iniziale ma poi ha prevalso l’inveterata tecnica del “Non rispondiamo alle provocazioni”, e la Nazionale è partita per la Polonia, dopo aver perso per tre a zero un’amichevole contro la Russia.

Oggi il Corriere della Sera ha scritto che la Nazionale “alloggerà nell’hotel Turowka, a Wieliczka: 14 chilometri dal centro della città, periferia grigia, donne anziane che osservano da dietro le finestre delle casette, un benzinaio che dorme su una sedia con la bottiglia di birra in mano, un supermercato, una tabaccheria.”

Beh, almeno il tabaccaio c’è.

Prosegue l’articolista: “l’albergo sorge in uno dei luoghi più malinconici che fosse immaginabile scegliere in Polonia. Uno di quei posti dove se hai perso, ti convinci che sia stato giusto. E se vinci, pensi di non averlo meritato.”
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