La fulminante carriera-purga di Debora Serracchiani

Debora Serracchiani è l’espressione più compiuta dell’immaginario erotico del Partito Democratico.

E’ alle prime armi ma anche consapevole della propria storia politica, è venuta dal basso ma rappresenta anche il gradimento della nomenklatura del partito, è stata intervistata da "El País" ma anche da Daria Bignardi, ha ottenuto più preferenze di Berlusconi ma anche di Bossi, è combattiva ma anche educata e remissiva all’occorrenza.

Soprattutto, quindi, è piaciuta alla gente. Ma anche al maaanchismo veltroniano.

Siccome è quasi giovane (ridendo e scherzando i suoi 40 anni li ha anche lei) e gode di un certo appoggio popolare, l’hanno mandata a schiantarsi a Ballarò contro la Brambilla, che pretendeva di avere il monopolio completo della trasmissione, uno scontro fra primedonne in piena regola, in cui vigeva più la politesse dell’educazionismo che l’originalità delle proposte politiche.

In breve, la Serracchiani va bene per l’immagine del Partito Democratico, perché non è giusto che il PDL sia sempre contorniato da veline e strafighe, dovevano far vedere anche loro di avere della carne fresca da mettere al fuoco della graticola del sacrificio, allora hanno scelto questa signora con la faccia da bruco, che sembra essere appena uscita dall’oratorio di Don Bosco.

Siccome però, a differenza degli specchietti per le allodole del PDL, la Serracchiani è anche brava e ha, ci piaccia o no quello che dice, un cervello suo che pensa in modo autonomo, e dice pane al pane e vino al vino, il Partito Democratico la sta già bloccando. Pare che diventerà vice segretario, ma dovrà vedersela con D’Alema, che con la sua proverbiale simpatia ne valorizzerà lo spiccato e innato senso della battaglia politica.

E’ appena venuta al mondo politico e, da personcina con le idee chiare quale è, la Serracchiani è già stata sacrificata in nome della poltrona. L’hanno voluta a Strasburgo perché da lì può fare meno danni.

La faranno vice segretario perché r.promoveatur ut amoveatur..
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I lettori chiedono, L’Esperto risponde: le elezioni europee

"Cinghiale Mannaro", uno dei nostri più affezionati lettori, delizioso nickname dietro al quale si cela, timidamente, il carissimo nonché veneratissimo Botrioni Marisa, mi incita e mi prega di commentare le elezioni europee.

Ma cosa volete che commenti? Che Bossi sbava che le elezioni europee non servono a niente e che, quindi, è arrivato al 10% di una cosa che non serve a niente? L’ho già scritto, il succitato Botrioni Marisa (o Lampredotti Argìa, ora non ricordo…) legga ammodino, perpiacere.

A sentirli "tengono" tutti.

Il PDL tiene, se si considera, naturalmente, che il vero trionfatore è stato l’astensionismo, quindi riguardando le percentuali alla luce di questa acuta analisi, se paradossalmente tutti gli astensionisti avessero votato Berlusconi, ora avrebbe ragione lui a profetizzare il 45%, che è come dire che se la mi’ nonna aveva le ruote era un carretto.

Il PD tiene anche lui, certo, è riuscito ad arginare l’Italia evitando che andasse alla deriva con un unico padrone, il loro (a cui, comunque, non sono stati capaci di opporre una legge sul conflitto d’interessi che fosse anche solo fatta di un solo articolo, uno solo, malidetti loro…). Mia moglie mi ha scritto che "A Livorno in Partito Democratico tiene!" Tiene?? Come sarebbe a dire "tiene"??? Se "tiene" vuol dire che anche lì si sgretola, di dissolve, che sono rimasti solo i comunisti ad avere il nome (solo il nome, eh??) in due listine piccine picciò che non sono riuscite a sfondare, altro che "tenere".

In Svezia, invece, il Partito Pirata, che è contro i brevetti e il copyright in rete (questa è una emerita cazzata e lo sanno anche loro!) ma è a favore della protezione della privacy (e questa non è una cazzata, così Berlusconi a casa sua potrà finalmente ospitare tutte le tette e tutti i culi che vuole, e nessuno potrà dire neanche che si tratta di uno scostumatello un po’ screanzato!) ha guadagnato un seggio.

Cioè, il rappresentante svedese va a Strasburgo, e quando si tratta di approvare la legge che allunga a 95 anni la protezione sul copyright delle interpretazioni, chiederà la parola, il presidente gliela concederà per un minuto, passato il quale "Zitto lei, ha finito!" poi si vota, lo buttano in minoranza e viandare.

Mi pare che sia, tutto sommato, la notizia migliore di queste ore.
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Le Elezioni Europee e il Veneto

Gaber che diceva "chissà perché non piove mai, quando ci sono le elezioni…" lo cito ad ogni tornata, politica, amministrativa o europea che sia. Perché è vero.

Non solo non piove, ma c’è un’aria umida, pesante e calda che ti si appiccica addosso e non ti molla. Come Berlusconi.

L’umidità e Berlusconi sono i veri vincitori e trionfatori annunciati di queste europee.

In Veneto hanno addirittura deciso di fare il derby con la Lega per vedere chi vince, è come se mio padre e mia madre si mettessero a giocare a carte scommettendo i soldi del loro conto in comune. E’ la tradizionale e labronica distrinzione ra il piscio e l’orina, quella che da Rovigo a Belluno e da Venezia a Verona viene spacciata come una vera e propria competizione. Come dire se sia meglio il baccalà alla vicentina o i bìgoli di Bassano, il prosecco di Valdobbiadene o il Merlot, se si debba dire "carèga" o "cadrèga", se sia migliore Goldoni o Mario Rigoni-Stern.

Personalmente tifo per il Baccalà alla Vicentina, il Merlot (che mi è simpatico) e Mario Rigoni-Stern, ma che cosa cambia?

Nulla. E allora teniamoci pure quest’appicicaticcio fastidioso che profuma di Noemi, che sa di trionfo di culi nudi pubblicati da "El País", che ci regala la faccia allegra e sorridente dell’Avvocato Ghidini, il viso pacioso e sornione di quella coscienza autenticamente democratica di Calderoli, che odora di carburante di voli di stato e che suggellerà nuovamente la vittoria del peggior Presidente del Consiglio sulla peggiore opposizione mai vista.
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