Nuovo codice etico per il M5S: gli indagati potranno candidarsi

Reading Time: 2 minutes

Luigi_Di_Maio_portrait

Ci sono vari e svariati motivi per cui non rinnoverò il mio voto al Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni del 4 marzo.

Uno è, ad esempio, la mancata partecipazione in aula alla discussione sullo ius soli. E oggi una delle nuove regole del nuovo (ripetizioni obbligatorie, abbiate pazienza) codice etico: in sostanza gli indagati (non si sa se con giudizio di primo o secondo grado o senza) potranno essere candidati alle prossime elezioni. Non è solo un modo per poter far eleggere Virginia Raggi o Filippo Nogarin, ma anche lo stesso Luigi Di Maio che risulta indagato per diffamazione.

Io so che un parlamento pulito è un’utopia, ma mi ricordo benissimo di quando Beppe Grillo comprò una intera pagina di un autorevole quotidiano straniero (non ho voglia di andare a vedere quale e sinceramente non me lo ricordo, siate buonini, orsù) per pubblicare i nomi dei condannati in via definitiva presenti in parlamento. Fu come scoperchiare una pentola bollente, dati anche i vari rifiuti dei quotidiani italiani a pubblicare quell’inserzione. Dicevo che non voglio un parlamento pulito per forza, ma voglio, questo sì, che (come dicevo nel post precedente) chi mi governa sia molto, ma molto migliore di me. E senza fare il moralista che si indigna ad ogni frusciar di carta da magistrato (perché ce ne sono e sono pericolosissimi), riconoscendo il sacrosanto principio per cui un avviso di garanzia (ma anche un avviso di conclusione delle indagini, una sentenza del GUP, una sentenza di primo grado, una di secondo grado) non è una attestazione di colpevolezza, si può dire che se vuoi andare a rappresentare dei cittadini che ti hanno votato e sei indagato, prima vai a farti assolvere poi magari ti presenti alle elezioni successive.

Si può dire che è il minimo? Sì, è il minimo. E lo esigo. E se non è più una condizione prioritaria non gioco più. Va bene così?

Gratias agimus tibi

Reading Time: 2 minutes

Dunque, si parla ancora di grazia.

La nota che il Quirinale ha diffuso ieri, contenete la presa di posizione di Napolitano di fronte a un possibile provvedimento di clemenza nei confronti della sentenza passata in giudicato per Silvio Berlusconi, pur redatta in forma ineccepibile, si presta a una serie di interpretazioni possibili.

I punti sono:

a) Per concedere la grazia o la commutazione della pena c’è bisogno di una domanda. Il Presidente può concederla anche di sua iniziativa, ma prassi e giurisprudenza gli impongono prudenza (“E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del c.p.p.”). Quindi, quanto meno che Berlusconi firmi una domandina in cui riconosce la sentenza e la pena inflittagli;

b) Il Governo Letta non si tocca (“Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso. Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.”)

c) Berlusconi può continuare ad essere leader di una formazione politica (“toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”).

d) Niente elezioni anticipate (“Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.“)

In fondo non è nulla di così inaccettabile, su. Che, poi, la grazia potrebbe venire richiesta o eventualmente concessa anche in assenza di esecuzione della pena è un’anomalia del tutto italiana. E probabilmente un’altra puntata della serie. Stay tuned.

Milena Gabanelli for President? Ma io scherzavo!!

Reading Time: < 1 minute

image

Molti mesi fa scrissi un articolo intitolato “Milena Gabanelli for President” immaginando la conduttrice di “Report” nelle funzioni di capo dello stato e ripartendo le cariche governative con altri giornalisti e barbudos d’assalto dell’intellighenzia e della partecipazione della base.

Erano altri tempi (eppure sembra solo ieri). Credevo anch’io nella effettiva indipendenza del giornalismo freelance. Poi la Gabanelli andò al Corriere della Sera e cominciai ad essere macerato da qualche dubbio.

Adesso il popolo della rete, che deve essersi evidentemente rimbambito nel frattempo, vuole la Gabanelli Presidente della Repubblica sul serio.

Lo ripeto: SCHERZAVO!
Prendete sempre tutto sul serio voi di internet!

Pausa di riflessione

Reading Time: < 1 minute

Una volta le pause di riflessione le prendevano le fidanzate che non volevano avere più lo spasimante di turno tra i piedi.
Le pause di riflessione non servono a niente, dunque, soprattutto quelle legate alla più becera campagna elettorale che si ricordi nella storia repubblicana. Vendola alleato del PD, Monti adorabile gaffeur che non sfonda con la Merkel, Giannino che si inventa i master, Berlusconi che abolisce l’IMU e la gente che ci crede pure. E Bersani che vincerà le elezioni ma farà governare Monti mentre Ingroia rischia seriamente di non essere rappresentato in Parlamento.
Ma la pausa di riflessione ha una sua magia. O, come dicono quelli di sinistra, un suo perché. Siamo tutti qui a “riflettere”. Ma a riflettere su cosa? Sul puro niente. E sulla inevitabile ingovernabilità che uscirà da questa tornata elettorale.
Dàtemi retta.

Le primarie del centrosinistra: il vecchio che avanza

Reading Time: < 1 minute
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pier_Luigi_Bersani_giugno_2010.jpg

Siamo a meno di due ore dalla chiusura dei seggi delle Primarie del centrosinistra e sta indubbiamente crescendo la SUSPANZ® perché, come tutti sappiamo, si tratta di un risultato assolutamente aperto, in cui tutti i candidati hanno le stesse possibilità di vincere.

Chi sarà il candidato alla Presidenza del Consiglio NON LO SAPPIAMO e NON LO POSSIAMO SAPERE (naturalmente!), comunque vada si tratta di “un gesto di democrazia, una grande festa”, non ci resta che attendere per goderci la SORPRESA perché ogni pronostico a questo punto sarebbe prematuro e fuori luogo.

Saranno oltre 4 milioni i votanti. E 8 milioni gli euro incassati.

Due euro per le primarie del centrosinistra

Reading Time: < 1 minute

Dev’essere una bella sensazione quella che si avverte quando si paga per un proprio diritto.

Come quella di vedersi sfilare via un po’ di più di una giornata di stipendio per un diritto come lo sciopero. O quella di dover pagare due euro per poter votare Renzi, Bersani, Tabacci, Puppato o Vendola alle primarie del centro-sinistra.

A volte mi chiedo “perché?”

“Libertà è partecipazione” diceva Giorgio Gaber, ma se devo pagare per poter partecipare che razza di libertà ho? Quella di poter vedere i cinque contendenti su Sky, per la cui ricezione devo pagare anche lì?

E anche ammesso che la libertà abbia un prezzo, il diritto alla libertà di scelta di un cittadino viene svenduto a due euro? Oh, sì, per carità, è un prezzo molto conveniente, ma per scegliere tra una donna che ha delle idee (che non condivido) e una testa per esprimerle, e che quindi perderà PER FORZA (caspita, mica potrà vincere una che pensa con la propria testa e che è, per di più, donna? Si può mica…), un cattolico pasoliniano comunista, ecologista e tuttora indagato, un globetrotter che è sicuro di vincere, un moderato della stravecchia guardia e un signore che ha già fatto con le maniche di camicia tirate su che parla bolognese e che è già stato Ministro per lo Sviluppo Economico, Ministro dei Trasporti, Ministro dell’Industria e Presidente della Regione Emilia Romagna, francamente mi sembra anche troppo.

Che farà Berlusconi dopo l’arresto di “er Batman”?

Reading Time: < 1 minute
Immagine tratta da polisblog.it

Mi sono svegliato stamattina e i quotidiani on line, quelli cartacei, i giornali radio (quelli che ascolti con la bocca ancora tutta impastata di sonno) e perfino qualche commentatore occasionale non fanno altro che dire che il PDL è finito e che Berlusconi sta preparando il ritiro e che non potrebbe più candidarsi.

Ma davvero queste persone credono che solo perché er Batman (il quale ha detto che è meglio la galera del PDL, e va beh, fin lì uno ci arriva anche da solo) è stato arrestato Berlusconi non si ricandidi?

Ma non ci ha insegnanto nulla la storia? I casi di Previti e di Dell’Utri non sono forse lì a insegnarci che il mondo, vada come vada, gira sempre allo stesso modo, e noi italiani siamo sempre lì a guardarci le unghie dei piedi e a parlare di Berlusconi?

Siamo un popolo terribilmente prevedibile e noiosamente vecchio.

Le cinque stelle di un movimento: “Si puo’ fare!”

Reading Time: 2 minutes

Sì, oggi sono felice.

Hanno fatto di tutto. Una campagna mediàtica all’insegna del neologismo dell'”antipolitica” (perché presentarsi alle elezioni con una lista autonoma, slegata dalle alleanze tradizionalmente intese è uno schiaffo morale per chiunque, in primis per una sinistra che si afferma con alleanze tenute in piedi con il Bostik…), hanno sbattoto il processo penale al “mostro” nelle home page dei giornali, hanno minimizzato, hanno detto che un “partito” (che non è un partito) fondato su una sola persona non sta in piedi (invece il PDL, il PD e l’UDC NON si basano, notoriamente, su una sola persona), hanno gridato loro che sono dei populisti, dei comunisti, che non avevano idee, che non erano niente.

Che avevano un comico come “capo”. Cioè esattamente quello che hanno sempre avuto tutti.

E ce l’hanno fatta. Cioè, hanno ottenuto esattamente il risultato previsto.

Qualcuno ha già fatto dietrofront sul “fenomeno” Grillo. Che, peraltro, non si è mai candidato.

Sono i soliti Bersani che hanno dichiarato di non aver mai sottovautato il fenomeno Grillo. Sono i soliti Vendola che dichiarano: «Beppe Grillo adopera talvolta la diffamazione e la calunnia come stile comunicativo, fa di una certa semplificazione un po’ rozza, l’elemento con cui costruisce un rapporto con la pancia dell’opinione pubblica, ma il Movimento 5 Stelle raccoglie un consenso fatto di una semina nei territori» quando avevano precedentemente dichiarato «È difficile pensare di lavorare con chi mescola argomenti demagogici, urla, emette grugniti al posto di pensieri».

Insomma, sono i soliti.

I soliti populisti e demagoghi che dànno del populista e del demagogo agli altri perché hanno paura.

Sì, oggi sono felice. Anche di aver passato TANTE ore avanti a una tastiera perché qualcosa mi diceva che fosse quello il modo più giusto per dire qualcosa.

Grillo, intendiamoci non ha nessun merito. Se non quello dell’aver dimostrato, innegabilmente che “si può fare!” Che non è un merito da poco.

Se ce l’ha fatta lui ce la può fare chiunque.

Se non ce la fa chiunque, è segno che nessuno VUOLE farcela.

Enio Pavone e’ il nuovo sindaco di Roseto degli Abruzzi

Reading Time: < 1 minute

Il guaio è che invecchio e che non ci prendo più. O che non sono Nostradamus. O che sono particolarmente restio ai rabdomanti, cartomanti, chiromanti, veggenti e participi presenti varij ed eventuali.

Fatto sta che un paio di settimane or sono scrissi un post su questo blog che prefigurava la vittoria di Teresa Ginoble al primo turno delle amministrative di Roseto Degli Abruzzi.

Non solo non ha vinto ed è andata al ballottaggio, ma è stata sconfitta dal candidato del centro-destra Enio Pavone che adesso è primo cittadino di una amministrazione con un bel nome che è già abbastanza (il bel nome, dico).

Non è la vittoria della parte avversa alla maggioranza uscente, Enio Pavone è stato assessore al Bilancio – Finanze e programmazione economica – Commercio – Polizia Amministrativa – Demanio e patrimonio della Giunta Di Bonaventura.

Ma è certo che nell’orgasmo generale della vittoria di De Magistris a Napoli e di Pisapia a Milano, la notizia della vittoria del candidato del centro-destra (ex Rosa nel Pugno) rappresenta più un "coitus interruptus" che altro.

Ma in fondo hanno vinto sempre gli stessi. E domani Roseto si sveglierà con lo stesso cemento di ieri.

Paisa’!

Reading Time: 2 minutes

La vittoria di Luigi De Magistris è chiara, perfetta, trasparente, cristallina, immacolata.

E’ lui il sindaco di Napoli, e su questo non si discute. Tanti auguri, pastiere, babà al rum, triccheballacche e pizza con la pummarola ‘n coppa.

Mi vengono un paio di riflessioncine umili e timide, cui, certamente, nessuno o quasi darà un seguito.

La prima è che De Magistris viene da una carriera di pubblico ministero. Ovvero da una carriera di magistrato inquirente, che è, come è logico, diversa da quella del politico.  E mi auguro di cuore che non voglia mescolare i metodi tradizionalmente accusatori e inquisitòri tipici della professione forense che ha esercitato con quella di rappresentanza istituzionale che eserciterà. La politica ha bisogno di garanzia-e-basta e non di avvisi-di-garanzia che, visto che ora è sindaco, non può e non deve emettere lui.

La seconda è che De Magistris è stato eletto come Deputato al Parlamento Europeo.
Lasciamo perdere il fatto che ha dichiarato di volersi dedicare alla politica il 17 marzo 2009 con un post sul blog di Antonio Di Pietro, ma ha successivamente chiesto e ottenuto dal Consiglio Superiore della Magistratura la concessione dell’aspettativa  (29 luglio) che ha mantenuto fino a poco dopo la sua elezione a Strasburgo (si è dimesso dalla magistratura il 19 novembre 2009).

Quindi ritengo sia legittimo chiedersi: il Dott. Luigi De Magistris rinuncerà alla carica di parlamentare europeo per dedicarsi a tempo pieno all’esercizio della carica di sindaco della città che lo ha eletto a primo cittadino? O deciderà di mantenere entrambe le funzioni (e, pertanto, entrambi gli stipendi?)

Anche perché come Eurodeputato è stato eletto anche con il mio voto (l’ho votato alle europee, sì, non me ne pento, anche se non tornerei a farlo).
Per questo penso, anzi, sono sicuro di essere legittimato a pormi, porvi e porgli queste questioni.

E’ chiaro che siamo tutti contenti che abbia vinto De Magistris. E’ un momento di grande speranza che dobbiamo sperare non vada deluso. Ma il fatto che la politica sia corrotta non significa automaticamente dover affidare la politica agli ex PM, perché tra Giustizia e giustizialismo il passo è breve, e un sindaco non dovrebbe occuparsi né della prima né del secondo.

Piove sulle elezioni di Roseto degli Abruzzi: domani Teresa Ginoble sindaco

Reading Time: < 1 minute



Gaber cantava che "chissà perché non piove mai quando ci sono le elezioni".

Ecco, oggi a Roseto degli Abruzzi ci sono le elezioni. E piove. Governo ladro. C’è un’aria irreale, perfettamente in linea con il clima estenuante dell’attesa, cominciata sabato, perché si sa, il sabato è giornata tradizionalmente dedicata alla riflessione, mentre nei giorni precedenti è successo di tutto e di più, dai manifesti staccati ai ricattucci di condominio, dalle querele ai buffetti sulla guancia.

Siamo qui che aspettiamo quello che dovrà accadere. Ovvero che Teresa Ginoble vinca a Roseto senza nemmeno il bisogno di ricorrere al ballottaggio (con la gente che domani sera commenterà "Ma come è stato possibile?? Con altre sei liste a candidato sindaco…"), che Letizia Moratti conquisti Milano, che Rosa Russo Iervolino lasci la poltrona al centro-destra a Napoli.

In fondo le cose scontate sono questione di poco. Ha da passà’ ‘a nuttata!

Il “Golpe” Boghese

Reading Time: < 1 minute



Domani a scuola ci sono le elezioni per i rappresentanti al Consiglio di Classe.

Borghese, uno dei miei alunni, ha pensato bene di farsi propaganda con dei fogliettini improvvisati, sullo stile delle campagne elettorali “maggiori”. Vi offro questo straordinario reperto di rara partecipazione alla democrazia scolastica.

La fulminante carriera-purga di Debora Serracchiani

Reading Time: 2 minutes

Debora Serracchiani è l’espressione più compiuta dell’immaginario erotico del Partito Democratico.

E’ alle prime armi ma anche consapevole della propria storia politica, è venuta dal basso ma rappresenta anche il gradimento della nomenklatura del partito, è stata intervistata da "El País" ma anche da Daria Bignardi, ha ottenuto più preferenze di Berlusconi ma anche di Bossi, è combattiva ma anche educata e remissiva all’occorrenza.

Soprattutto, quindi, è piaciuta alla gente. Ma anche al maaanchismo veltroniano.

Siccome è quasi giovane (ridendo e scherzando i suoi 40 anni li ha anche lei) e gode di un certo appoggio popolare, l’hanno mandata a schiantarsi a Ballarò contro la Brambilla, che pretendeva di avere il monopolio completo della trasmissione, uno scontro fra primedonne in piena regola, in cui vigeva più la politesse dell’educazionismo che l’originalità delle proposte politiche.

In breve, la Serracchiani va bene per l’immagine del Partito Democratico, perché non è giusto che il PDL sia sempre contorniato da veline e strafighe, dovevano far vedere anche loro di avere della carne fresca da mettere al fuoco della graticola del sacrificio, allora hanno scelto questa signora con la faccia da bruco, che sembra essere appena uscita dall’oratorio di Don Bosco.

Siccome però, a differenza degli specchietti per le allodole del PDL, la Serracchiani è anche brava e ha, ci piaccia o no quello che dice, un cervello suo che pensa in modo autonomo, e dice pane al pane e vino al vino, il Partito Democratico la sta già bloccando. Pare che diventerà vice segretario, ma dovrà vedersela con D’Alema, che con la sua proverbiale simpatia ne valorizzerà lo spiccato e innato senso della battaglia politica.

E’ appena venuta al mondo politico e, da personcina con le idee chiare quale è, la Serracchiani è già stata sacrificata in nome della poltrona. L’hanno voluta a Strasburgo perché da lì può fare meno danni.

La faranno vice segretario perché r.promoveatur ut amoveatur..

I lettori chiedono, L’Esperto risponde: le elezioni europee

Reading Time: 2 minutes

"Cinghiale Mannaro", uno dei nostri più affezionati lettori, delizioso nickname dietro al quale si cela, timidamente, il carissimo nonché veneratissimo Botrioni Marisa, mi incita e mi prega di commentare le elezioni europee.

Ma cosa volete che commenti? Che Bossi sbava che le elezioni europee non servono a niente e che, quindi, è arrivato al 10% di una cosa che non serve a niente? L’ho già scritto, il succitato Botrioni Marisa (o Lampredotti Argìa, ora non ricordo…) legga ammodino, perpiacere.

A sentirli "tengono" tutti.

Il PDL tiene, se si considera, naturalmente, che il vero trionfatore è stato l’astensionismo, quindi riguardando le percentuali alla luce di questa acuta analisi, se paradossalmente tutti gli astensionisti avessero votato Berlusconi, ora avrebbe ragione lui a profetizzare il 45%, che è come dire che se la mi’ nonna aveva le ruote era un carretto.

Il PD tiene anche lui, certo, è riuscito ad arginare l’Italia evitando che andasse alla deriva con un unico padrone, il loro (a cui, comunque, non sono stati capaci di opporre una legge sul conflitto d’interessi che fosse anche solo fatta di un solo articolo, uno solo, malidetti loro…). Mia moglie mi ha scritto che "A Livorno in Partito Democratico tiene!" Tiene?? Come sarebbe a dire "tiene"??? Se "tiene" vuol dire che anche lì si sgretola, di dissolve, che sono rimasti solo i comunisti ad avere il nome (solo il nome, eh??) in due listine piccine picciò che non sono riuscite a sfondare, altro che "tenere".

In Svezia, invece, il Partito Pirata, che è contro i brevetti e il copyright in rete (questa è una emerita cazzata e lo sanno anche loro!) ma è a favore della protezione della privacy (e questa non è una cazzata, così Berlusconi a casa sua potrà finalmente ospitare tutte le tette e tutti i culi che vuole, e nessuno potrà dire neanche che si tratta di uno scostumatello un po’ screanzato!) ha guadagnato un seggio.

Cioè, il rappresentante svedese va a Strasburgo, e quando si tratta di approvare la legge che allunga a 95 anni la protezione sul copyright delle interpretazioni, chiederà la parola, il presidente gliela concederà per un minuto, passato il quale "Zitto lei, ha finito!" poi si vota, lo buttano in minoranza e viandare.

Mi pare che sia, tutto sommato, la notizia migliore di queste ore.

Le Elezioni Europee e il Veneto

Reading Time: 2 minutes

Gaber che diceva "chissà perché non piove mai, quando ci sono le elezioni…" lo cito ad ogni tornata, politica, amministrativa o europea che sia. Perché è vero.

Non solo non piove, ma c’è un’aria umida, pesante e calda che ti si appiccica addosso e non ti molla. Come Berlusconi.

L’umidità e Berlusconi sono i veri vincitori e trionfatori annunciati di queste europee.

In Veneto hanno addirittura deciso di fare il derby con la Lega per vedere chi vince, è come se mio padre e mia madre si mettessero a giocare a carte scommettendo i soldi del loro conto in comune. E’ la tradizionale e labronica distrinzione ra il piscio e l’orina, quella che da Rovigo a Belluno e da Venezia a Verona viene spacciata come una vera e propria competizione. Come dire se sia meglio il baccalà alla vicentina o i bìgoli di Bassano, il prosecco di Valdobbiadene o il Merlot, se si debba dire "carèga" o "cadrèga", se sia migliore Goldoni o Mario Rigoni-Stern.

Personalmente tifo per il Baccalà alla Vicentina, il Merlot (che mi è simpatico) e Mario Rigoni-Stern, ma che cosa cambia?

Nulla. E allora teniamoci pure quest’appicicaticcio fastidioso che profuma di Noemi, che sa di trionfo di culi nudi pubblicati da "El País", che ci regala la faccia allegra e sorridente dell’Avvocato Ghidini, il viso pacioso e sornione di quella coscienza autenticamente democratica di Calderoli, che odora di carburante di voli di stato e che suggellerà nuovamente la vittoria del peggior Presidente del Consiglio sulla peggiore opposizione mai vista.

Abruzzo: chi batte i denti, chi prende il ritmo e chi ci balla sopra

Reading Time: 2 minutes

In Abruzzo ha vinto Chiodi, dopo le esultanze dell’inquisito Ottaviano Del Turco, che ha fatto di tutto e di più per far capire che per  lui la vittoria di Costantini non sarebbe stata opportuna.

Voglio dire, abbiamo un candidato commercialista, che piace alle donne e che è amico di Berlusconi, mica vorremo far vincere Costantini solo perché è onesto?

Poi, quando si è saputo che Chiodi aveva ormai vinto, e che il 50% degli aventi diritto al voto in Abruzzo se ne fregava altamente, hanno messo il sindaco di Pescara D’Alfonso agli arresti domiciliari. Comune commissariato, e via nuove elezioni.

La gente, giustamente, si è risentita, e reclama a gran voce il *suo* sindaco che è stato inquisito ingiustamente dalla magistratura, lui che era buono e che aveva fatto tanti favori a tutti, adesso si va alle nove elezioni e magari si corre anche il rischio che ad occupare la poltrona sia anche una persona onesta, eh, no, così non va, bisogna quanto meno protestare.

Intanto Severino Mingroni, disabile (ma qualcuno lo dichiara ancora "diversamente abile") non è potuto andare a votare. O, meglio, ha testimoniato con questo filmato tutte le difficoltà che ha incontrato per muoversi dal suo domicilio, a Casoli, al seggio elettorale. I radicali hanno visto il "caso umano" e ci hanno fatto su della propaganda, che è poi quella che vi propongo (dato che è tra le poche che posso ritrasmettere).

E in Abruzzo non può finire qui.


Questo materiale e’ tratto dal sito Radio Radicale e redistribuito secondo quanto previsto dalla licenza Creative Commons Reperibile all’indirizzo:

Creative Commons: Attribuzione 2.5

Chissa’ perche’ non piove mai quando ci sono le elezioni

Reading Time: 2 minutes

Il seggio n. 9 allestito per le Elezioni Regionali Abruzzesi presso la scuola elementare "Pasquale Celommi" di Roseto degli Abruzzi era praticamente vuoto quando questa mattina mi sono deciso a tapparmi il naso per l’ennesima volta e andare a votare.

Una signora mi ha detto "Senta, Giovane…" (giovane??) "…mio figlio mi ha detto di votare per Berlusconi…" (si senta orgogliosa di Suo figlio, signora, che le dice di votare per una persona che neanche si candida come Presidente della Regione, mi raccomando), "…ma io non gli voglio votare…" (in Abruzzo si confonde sempre il complemento oggetto con quello di termine), "…anzi, mi ha pure diminuito la pensione, questo mese…".

E’ stata una delle poche soddisfazioni della giornata.

Per il resto Ottaviano Del Turco, ex Presidente della Regione, dimissionario, inquisito, incarcerato e attualmente in attesa di giudizio con domicilio obbligato, ha ottenuto la dispensa per andare a votare e ha già detto che il candidato per il centro-sinistra (coalizione per la quale si era presentato nel 2005 ottenendo la carica di Governatore) Costantini non solo non lo ha votato, ma che spera addirittura che perda, perché così potrà riflettere sull’opportunità di candidarsi alle elezioni europee nelle file del Popolo delle Libertà di Berlusconi (così c’è, tra l’altro, più possibilità di essere eletti, e se si è eletti a Strasburgo si gode dell’immunità parlmentare, è chiaro). Quando si dice un uomo coerente…

Aspettiamo soltanto il diluvio, che la regione Abruzzo si svenda al primo belloccio di turno con il capello impomatato abbracciato da Berlusconi. ‘Nu vase pizzichille nun me lo pòi negà’…

(screenshot da: ilcorriere.it)

Roba da Chiodi 2, la Vendetta

Reading Time: < 1 minute

Il primo confronto web fra i candidati alla Presidenza della Regione Abruzzo ha visto Chiodi assente perché semplicemente ha rifiutato di farsi intervistare.

Dopo aver chiesto voto e curriculum vitae ai suoi elettori, promettendo non ben meglio identificate selezioni dal 7 gennaio in poi (della serie “Intanto divento Presidente della Regione, poi si vedrà“, e il video lo trovo, uh, se lo trovo…), Chiodi ha pensato bene di collezionare l’ennesima figura di sterco, non presentandosi all’intervista realizzata dall'”Associazione Pescara in Comune”.

E questo è il risultato. A parte il fatto che in Abruzzo non si sa ancora quando e se si voterà.

Abruzzo: il PDL di Chiodi escluso (per ora) dalle elezioni regionali del 30 novembre

Reading Time: < 1 minute

Qui in Abruzzo la regione è in (s)vendita al miglior offerente.

Ma intanto una buona notizia: la lista del Partito della Libertà (vigilata?), che ha proposto la candidatura di Chiodi alle elezioni regionali del prossimo 30 novembre e 1 dicembre, sarebbe stata esclusa dalla competizione elettorale dall’Ufficio Centrale Regionale della Corte d’Appello.

Berlusconi e i suoi, dunque, starebberoo per prendersela in quel posto e rischiano di non mettere le mani sulla prima regione in liquidazione della svalutata repubblichetta italiota.

Ma c’è un “ma” (e ti pareva?): i giudici Pace, Grimaldi e Gargarella avrebbero convocato i rappresentanti delle liste per verificare se la posizione del Partito della Libertà (relativa) sarebbe “sanabile”. Ora, non è dato sapere come si possa sanare una posizione che ha a che fare con l’autentica delle firme e con la qualifica di chi le ha raccolte (l’autenticatore, insomma), certamente troveranno un conquibus per farla franca, presentarsi alle elezioni regionali con i loro bèi volti puliti e desiderosi di dare alla Regione un governo stabile, democratico e che guardi ai bisogni della gente, ma per oggi lasciatemi sognare in pace e non svegliatemi.

Il parlamento prossimo venturo: Gianfranco Fini (Presidente della Camera)

Reading Time: < 1 minute



"Il Cavaliere (Berlusconi, ndr) ha distrutto la CdL (Casa delle Libertà, ndr), e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in testa? Non siamo postulanti. Io tornare all’ovile? Sono il presidente di AN, non una pecora!"
(Gianfranco Fini, 16 dicembre 2007)

Gianfranco Fini sarà il prossimo Presidente della Camera