Nuovo codice etico per il M5S: gli indagati potranno candidarsi

Luigi_Di_Maio_portrait

Ci sono vari e svariati motivi per cui non rinnoverò il mio voto al Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni del 4 marzo.

Uno è, ad esempio, la mancata partecipazione in aula alla discussione sullo ius soli. E oggi una delle nuove regole del nuovo (ripetizioni obbligatorie, abbiate pazienza) codice etico: in sostanza gli indagati (non si sa se con giudizio di primo o secondo grado o senza) potranno essere candidati alle prossime elezioni. Non è solo un modo per poter far eleggere Virginia Raggi o Filippo Nogarin, ma anche lo stesso Luigi Di Maio che risulta indagato per diffamazione.

Io so che un parlamento pulito è un’utopia, ma mi ricordo benissimo di quando Beppe Grillo comprò una intera pagina di un autorevole quotidiano straniero (non ho voglia di andare a vedere quale e sinceramente non me lo ricordo, siate buonini, orsù) per pubblicare i nomi dei condannati in via definitiva presenti in parlamento. Fu come scoperchiare una pentola bollente, dati anche i vari rifiuti dei quotidiani italiani a pubblicare quell’inserzione. Dicevo che non voglio un parlamento pulito per forza, ma voglio, questo sì, che (come dicevo nel post precedente) chi mi governa sia molto, ma molto migliore di me. E senza fare il moralista che si indigna ad ogni frusciar di carta da magistrato (perché ce ne sono e sono pericolosissimi), riconoscendo il sacrosanto principio per cui un avviso di garanzia (ma anche un avviso di conclusione delle indagini, una sentenza del GUP, una sentenza di primo grado, una di secondo grado) non è una attestazione di colpevolezza, si può dire che se vuoi andare a rappresentare dei cittadini che ti hanno votato e sei indagato, prima vai a farti assolvere poi magari ti presenti alle elezioni successive.

Si può dire che è il minimo? Sì, è il minimo. E lo esigo. E se non è più una condizione prioritaria non gioco più. Va bene così?

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Gratias agimus tibi

Dunque, si parla ancora di grazia.

La nota che il Quirinale ha diffuso ieri, contenete la presa di posizione di Napolitano di fronte a un possibile provvedimento di clemenza nei confronti della sentenza passata in giudicato per Silvio Berlusconi, pur redatta in forma ineccepibile, si presta a una serie di interpretazioni possibili.

I punti sono:

a) Per concedere la grazia o la commutazione della pena c’è bisogno di una domanda. Il Presidente può concederla anche di sua iniziativa, ma prassi e giurisprudenza gli impongono prudenza (“E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del c.p.p.”). Quindi, quanto meno che Berlusconi firmi una domandina in cui riconosce la sentenza e la pena inflittagli;

b) Il Governo Letta non si tocca (“Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso. Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.”)

c) Berlusconi può continuare ad essere leader di una formazione politica (“toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”).

d) Niente elezioni anticipate (“Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.“)

In fondo non è nulla di così inaccettabile, su. Che, poi, la grazia potrebbe venire richiesta o eventualmente concessa anche in assenza di esecuzione della pena è un’anomalia del tutto italiana. E probabilmente un’altra puntata della serie. Stay tuned.

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Milena Gabanelli for President? Ma io scherzavo!!

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Molti mesi fa scrissi un articolo intitolato “Milena Gabanelli for President” immaginando la conduttrice di “Report” nelle funzioni di capo dello stato e ripartendo le cariche governative con altri giornalisti e barbudos d’assalto dell’intellighenzia e della partecipazione della base.

Erano altri tempi (eppure sembra solo ieri). Credevo anch’io nella effettiva indipendenza del giornalismo freelance. Poi la Gabanelli andò al Corriere della Sera e cominciai ad essere macerato da qualche dubbio.

Adesso il popolo della rete, che deve essersi evidentemente rimbambito nel frattempo, vuole la Gabanelli Presidente della Repubblica sul serio.

Lo ripeto: SCHERZAVO!
Prendete sempre tutto sul serio voi di internet!

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Pausa di riflessione

Una volta le pause di riflessione le prendevano le fidanzate che non volevano avere più lo spasimante di turno tra i piedi.
Le pause di riflessione non servono a niente, dunque, soprattutto quelle legate alla più becera campagna elettorale che si ricordi nella storia repubblicana. Vendola alleato del PD, Monti adorabile gaffeur che non sfonda con la Merkel, Giannino che si inventa i master, Berlusconi che abolisce l’IMU e la gente che ci crede pure. E Bersani che vincerà le elezioni ma farà governare Monti mentre Ingroia rischia seriamente di non essere rappresentato in Parlamento.
Ma la pausa di riflessione ha una sua magia. O, come dicono quelli di sinistra, un suo perché. Siamo tutti qui a “riflettere”. Ma a riflettere su cosa? Sul puro niente. E sulla inevitabile ingovernabilità che uscirà da questa tornata elettorale.
Dàtemi retta.

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Le primarie del centrosinistra: il vecchio che avanza

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pier_Luigi_Bersani_giugno_2010.jpg

Siamo a meno di due ore dalla chiusura dei seggi delle Primarie del centrosinistra e sta indubbiamente crescendo la SUSPANZ® perché, come tutti sappiamo, si tratta di un risultato assolutamente aperto, in cui tutti i candidati hanno le stesse possibilità di vincere.

Chi sarà il candidato alla Presidenza del Consiglio NON LO SAPPIAMO e NON LO POSSIAMO SAPERE (naturalmente!), comunque vada si tratta di “un gesto di democrazia, una grande festa”, non ci resta che attendere per goderci la SORPRESA perché ogni pronostico a questo punto sarebbe prematuro e fuori luogo.

Saranno oltre 4 milioni i votanti. E 8 milioni gli euro incassati.

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Due euro per le primarie del centrosinistra

Dev’essere una bella sensazione quella che si avverte quando si paga per un proprio diritto.

Come quella di vedersi sfilare via un po’ di più di una giornata di stipendio per un diritto come lo sciopero. O quella di dover pagare due euro per poter votare Renzi, Bersani, Tabacci, Puppato o Vendola alle primarie del centro-sinistra.

A volte mi chiedo “perché?”

“Libertà è partecipazione” diceva Giorgio Gaber, ma se devo pagare per poter partecipare che razza di libertà ho? Quella di poter vedere i cinque contendenti su Sky, per la cui ricezione devo pagare anche lì?

E anche ammesso che la libertà abbia un prezzo, il diritto alla libertà di scelta di un cittadino viene svenduto a due euro? Oh, sì, per carità, è un prezzo molto conveniente, ma per scegliere tra una donna che ha delle idee (che non condivido) e una testa per esprimerle, e che quindi perderà PER FORZA (caspita, mica potrà vincere una che pensa con la propria testa e che è, per di più, donna? Si può mica…), un cattolico pasoliniano comunista, ecologista e tuttora indagato, un globetrotter che è sicuro di vincere, un moderato della stravecchia guardia e un signore che ha già fatto con le maniche di camicia tirate su che parla bolognese e che è già stato Ministro per lo Sviluppo Economico, Ministro dei Trasporti, Ministro dell’Industria e Presidente della Regione Emilia Romagna, francamente mi sembra anche troppo.

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Che farà Berlusconi dopo l’arresto di “er Batman”?

Immagine tratta da polisblog.it

Mi sono svegliato stamattina e i quotidiani on line, quelli cartacei, i giornali radio (quelli che ascolti con la bocca ancora tutta impastata di sonno) e perfino qualche commentatore occasionale non fanno altro che dire che il PDL è finito e che Berlusconi sta preparando il ritiro e che non potrebbe più candidarsi.

Ma davvero queste persone credono che solo perché er Batman (il quale ha detto che è meglio la galera del PDL, e va beh, fin lì uno ci arriva anche da solo) è stato arrestato Berlusconi non si ricandidi?

Ma non ci ha insegnanto nulla la storia? I casi di Previti e di Dell’Utri non sono forse lì a insegnarci che il mondo, vada come vada, gira sempre allo stesso modo, e noi italiani siamo sempre lì a guardarci le unghie dei piedi e a parlare di Berlusconi?

Siamo un popolo terribilmente prevedibile e noiosamente vecchio.

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Le cinque stelle di un movimento: “Si puo’ fare!”

Sì, oggi sono felice.

Hanno fatto di tutto. Una campagna mediàtica all’insegna del neologismo dell'”antipolitica” (perché presentarsi alle elezioni con una lista autonoma, slegata dalle alleanze tradizionalmente intese è uno schiaffo morale per chiunque, in primis per una sinistra che si afferma con alleanze tenute in piedi con il Bostik…), hanno sbattoto il processo penale al “mostro” nelle home page dei giornali, hanno minimizzato, hanno detto che un “partito” (che non è un partito) fondato su una sola persona non sta in piedi (invece il PDL, il PD e l’UDC NON si basano, notoriamente, su una sola persona), hanno gridato loro che sono dei populisti, dei comunisti, che non avevano idee, che non erano niente.

Che avevano un comico come “capo”. Cioè esattamente quello che hanno sempre avuto tutti.

E ce l’hanno fatta. Cioè, hanno ottenuto esattamente il risultato previsto.

Qualcuno ha già fatto dietrofront sul “fenomeno” Grillo. Che, peraltro, non si è mai candidato.

Sono i soliti Bersani che hanno dichiarato di non aver mai sottovautato il fenomeno Grillo. Sono i soliti Vendola che dichiarano: «Beppe Grillo adopera talvolta la diffamazione e la calunnia come stile comunicativo, fa di una certa semplificazione un po’ rozza, l’elemento con cui costruisce un rapporto con la pancia dell’opinione pubblica, ma il Movimento 5 Stelle raccoglie un consenso fatto di una semina nei territori» quando avevano precedentemente dichiarato «È difficile pensare di lavorare con chi mescola argomenti demagogici, urla, emette grugniti al posto di pensieri».

Insomma, sono i soliti.

I soliti populisti e demagoghi che dànno del populista e del demagogo agli altri perché hanno paura.

Sì, oggi sono felice. Anche di aver passato TANTE ore avanti a una tastiera perché qualcosa mi diceva che fosse quello il modo più giusto per dire qualcosa.

Grillo, intendiamoci non ha nessun merito. Se non quello dell’aver dimostrato, innegabilmente che “si può fare!” Che non è un merito da poco.

Se ce l’ha fatta lui ce la può fare chiunque.

Se non ce la fa chiunque, è segno che nessuno VUOLE farcela.

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Enio Pavone e’ il nuovo sindaco di Roseto degli Abruzzi

Il guaio è che invecchio e che non ci prendo più. O che non sono Nostradamus. O che sono particolarmente restio ai rabdomanti, cartomanti, chiromanti, veggenti e participi presenti varij ed eventuali.

Fatto sta che un paio di settimane or sono scrissi un post su questo blog che prefigurava la vittoria di Teresa Ginoble al primo turno delle amministrative di Roseto Degli Abruzzi.

Non solo non ha vinto ed è andata al ballottaggio, ma è stata sconfitta dal candidato del centro-destra Enio Pavone che adesso è primo cittadino di una amministrazione con un bel nome che è già abbastanza (il bel nome, dico).

Non è la vittoria della parte avversa alla maggioranza uscente, Enio Pavone è stato assessore al Bilancio – Finanze e programmazione economica – Commercio – Polizia Amministrativa – Demanio e patrimonio della Giunta Di Bonaventura.

Ma è certo che nell’orgasmo generale della vittoria di De Magistris a Napoli e di Pisapia a Milano, la notizia della vittoria del candidato del centro-destra (ex Rosa nel Pugno) rappresenta più un "coitus interruptus" che altro.

Ma in fondo hanno vinto sempre gli stessi. E domani Roseto si sveglierà con lo stesso cemento di ieri.
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Paisa’!

La vittoria di Luigi De Magistris è chiara, perfetta, trasparente, cristallina, immacolata.

E’ lui il sindaco di Napoli, e su questo non si discute. Tanti auguri, pastiere, babà al rum, triccheballacche e pizza con la pummarola ‘n coppa.

Mi vengono un paio di riflessioncine umili e timide, cui, certamente, nessuno o quasi darà un seguito.

La prima è che De Magistris viene da una carriera di pubblico ministero. Ovvero da una carriera di magistrato inquirente, che è, come è logico, diversa da quella del politico.  E mi auguro di cuore che non voglia mescolare i metodi tradizionalmente accusatori e inquisitòri tipici della professione forense che ha esercitato con quella di rappresentanza istituzionale che eserciterà. La politica ha bisogno di garanzia-e-basta e non di avvisi-di-garanzia che, visto che ora è sindaco, non può e non deve emettere lui.

La seconda è che De Magistris è stato eletto come Deputato al Parlamento Europeo.
Lasciamo perdere il fatto che ha dichiarato di volersi dedicare alla politica il 17 marzo 2009 con un post sul blog di Antonio Di Pietro, ma ha successivamente chiesto e ottenuto dal Consiglio Superiore della Magistratura la concessione dell’aspettativa  (29 luglio) che ha mantenuto fino a poco dopo la sua elezione a Strasburgo (si è dimesso dalla magistratura il 19 novembre 2009).

Quindi ritengo sia legittimo chiedersi: il Dott. Luigi De Magistris rinuncerà alla carica di parlamentare europeo per dedicarsi a tempo pieno all’esercizio della carica di sindaco della città che lo ha eletto a primo cittadino? O deciderà di mantenere entrambe le funzioni (e, pertanto, entrambi gli stipendi?)

Anche perché come Eurodeputato è stato eletto anche con il mio voto (l’ho votato alle europee, sì, non me ne pento, anche se non tornerei a farlo).
Per questo penso, anzi, sono sicuro di essere legittimato a pormi, porvi e porgli queste questioni.

E’ chiaro che siamo tutti contenti che abbia vinto De Magistris. E’ un momento di grande speranza che dobbiamo sperare non vada deluso. Ma il fatto che la politica sia corrotta non significa automaticamente dover affidare la politica agli ex PM, perché tra Giustizia e giustizialismo il passo è breve, e un sindaco non dovrebbe occuparsi né della prima né del secondo.
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Piove sulle elezioni di Roseto degli Abruzzi: domani Teresa Ginoble sindaco



Gaber cantava che "chissà perché non piove mai quando ci sono le elezioni".

Ecco, oggi a Roseto degli Abruzzi ci sono le elezioni. E piove. Governo ladro. C’è un’aria irreale, perfettamente in linea con il clima estenuante dell’attesa, cominciata sabato, perché si sa, il sabato è giornata tradizionalmente dedicata alla riflessione, mentre nei giorni precedenti è successo di tutto e di più, dai manifesti staccati ai ricattucci di condominio, dalle querele ai buffetti sulla guancia.

Siamo qui che aspettiamo quello che dovrà accadere. Ovvero che Teresa Ginoble vinca a Roseto senza nemmeno il bisogno di ricorrere al ballottaggio (con la gente che domani sera commenterà "Ma come è stato possibile?? Con altre sei liste a candidato sindaco…"), che Letizia Moratti conquisti Milano, che Rosa Russo Iervolino lasci la poltrona al centro-destra a Napoli.

In fondo le cose scontate sono questione di poco. Ha da passà’ ‘a nuttata!
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