Il Movimento Genitori: “Facebook non tutela i nostri figli. Pronti ad azioni legali.”

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Il MOIGE è il “Movimento Genitori”.

Il suo sito web risponde all’indirizzo http://www.genitori.it.

Il suo scopo è condivisibilissimo: aiutare i genitori in una educazione chiara e responsabile dei figli, nella tutela dei minori, soprattutto dalle inside dei media, porre “attenzione a norme e prassi relative ad alcool, fumo, giochi con vincita in denaro, pornografia e videogiochi inadatti”.

Accetta donazioni liberali ed è possibile destinare il 5 per mille sull’IRPEF a sostegno delle proprie attività. Cose che io non farò.

Perché se da un lato sono condivisibilissime le finalità sociali e di prevenzione di questo organismo (chi non vorrebbe vedere i bambini più preservati nell’approccio con le tecnologie, e più difesi dalla possibilità di sviluppare dipendenze da alcool, droghe e gioco d’azzardo?) sono  i contenuti che mi lasciano profondamente perplesso.

Comincio con una dichiarazione di Maria Rita Munizzi, Presidente del MOIGE, che riguarda Facebook, all’indomani della notizia (assai preoccupante) dell’adescamento di una tredicenne da parte di alcuni suoi coetanei:

“Facebook non tutela i nostri figli ed è gravissimo che continui a consentire l’iscrizione senza imporre nessun tipo di controllo. Siamo pronti ad azioni legali contro il social network se non si provvederà ad adottare forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli”.
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La direttiva di Fioroni sull’uso dei videofonini e sul rispetto della privacy (comunicato stampa)

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Chi diffonde immagini con dati personali altrui non autorizzate – tramite internet o mms – rischia grosso, anche a scuola: multe da 3 a 18 mila euro, o da 5 a 30 mila euro nei casi più gravi (che possono essere irrogate dall’Autorità garante della privacy) insieme a sanzioni disciplinari che spettano invece alla scuola. Le istituzioni scolastiche autonome hanno inoltre il potere nei regolamenti di istituto di inibire o sottoporre a opportune e determinate cautele l’utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all’interno dei locali scolastici. Lo sottolinea il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni in una Direttiva, inviata a tutte le scuole, con il parere favorevole del Garante della privacy.

Sempre più di frequente accade che immagini e conversazioni di altri studenti, di docenti, di persone che operano all’interno della comunità scolastica siano, a loro insaputa, indebitamente diffuse tramite internet o attraverso scambi reciproci di mms.
Una circolazione incontrollata di filmati, registrazioni audio, fotografie digitali – scrive Fioroni – può dar luogo a gravi violazioni del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali degli interessati, tanto più grave quando riguardi informazioni relative allo stato di salute, alle convinzioni religiose, politiche, sindacali o altri dati sensibili.

Informazione e consenso
Il Ministro chiarisce poi che in tutti questi casi trova applicazione il codice per la protezione dei dati personali.
In particolare, vengono richiamati gli obblighi di preventiva informazione e di necessaria acquisizione del consenso dell’interessato da parte di chi raccoglie e utilizza questi dati personali mediante i telefoni cellulari e gli altri dispositivi elettronici.

Sanzioni
L’inosservanza di tali obblighi espone gli studenti, o chi compia queste operazioni nelle scuole, alle sanzioni previste dalla legge, fra le quali il pagamento di una multa da 3 a 18 mila euro, ovvero da 5 a 30 mila euro nei casi più gravi.

Uso personale e limiti
Resta ovviamente lecito scattare foto, registrare filmati con il proprio cellulare per uso personale (ad esempio, riprendere una lezione del professore a scopo di studio individuale), ma, anche in questi casi, si devono comunque rispettare ulteriori obblighi previsti da altre norme diverse da quelle relative alla privacy (ad esempio, articolo 10 del codice civile “abuso dell’immagine altrui”, o, in riferimento ad altri recenti fatti di cronaca, l’articolo 528 del codice penale “pubblicazioni oscene” ).
Il Ministro, sulla base della normativa vigente e delle pronunce del Garante, ribadisce che la raccolta, la comunicazione e l’eventuale diffusione di immagini e suoni all’interno delle scuole deve avere comunque luogo nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli interessati, e che l’immagine altrui può essere utilizzata da parte degli studenti esclusivamente nei modi e nei casi consentiti dall’ordinamento.

I poteri delle scuole
La direttiva pone l’accento sul fatto che le istituzioni scolastiche autonome hanno il potere nei regolamenti di istituto di inibire o sottoporre a opportune e determinate cautele l’utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all’interno dei locali della scuola.

La violazione della privacy è anche una infrazione disciplinare
Il Ministro ricorda che per Statuto gli studenti sono titolari del diritto alla riservatezza e hanno il dovere di osservare nei confronti del dirigente scolastico, dei docenti, del personale tutto e dei loro compagni lo stesso rispetto che chiedono per se stessi.
L’utilizzo improprio dei videofonini da parte degli studenti, sottolinea infine la Direttiva, costituisce non solo un trattamento illecito di dati personali, ma anche una grave mancanza sul piano disciplinare.
Di qui la necessità che tali comportamenti siano sanzionati con rigore e severità dai regolamenti di istituto.

Più formazione e informazione
Il ministero collaborerà con il Garante per promuovere tutte le iniziative necessarie per informare e formare dirigenti scolastici, insegnanti e studenti sui temi della tutela della privacy.

Al Prof. si spara al cuore, spara, spara al Professore!

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Una circolare ministeriale comunica che, in quelle scuole in cui il “servizio” sia garantito, per effetto di un accordo tra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Federazione Italiana di Tiro, chi lo vorrà potrà “sostituire” le due tradizionali ore di educazione fisica con l’attività di tiro con la pistola, tiro con la carabina e quant’altro l’armi e i cavalier avranno a disposizione.

In breve, si insegnerà ai nostri ragazzi a sparare.

Che, voglio dire, con tutto l’impegno che la scuola deve mettere nel sensibilizzare i teneri virgulti di domani a tematiche come bullismo, violenza, legalità e accettazione della diversità, sembra proprio il cacio sui maccheroni.

I ragazzi si devono difendere e devono imparare le nobili arti delle discipline sportive oggetto persino di competizione olimpica, dicono i sostenitori dell’iniziativa.

Ma difendersi da cosa? Certamente dai professori che vogliono dare loro un’insufficienza, o da qualche preside troppo ligio al dovere.  Il resto viene ormai visto come normalità.

Perché è lo “sparare” sui docenti e sulla scuola pubblica la vera e unica attività ludica.  E la chiameranno “educazione” fisica. Con buona pace delle famose dieci flessioni.

Il Decreto Fioroni sul ritorno degli “esami” a settembre

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Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante "Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università", che sostituisce gli articoli 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, in particolare l’art. 2, comma 1;

Visto il Decreto Legislativo 30 marzo 2001 n. 165 e successive modificazioni e, in particolare, l’art. 4;

Vista la Legge 14 gennaio 1994 n. 20 e in particolare l’art. 3, comma 1, lettera b);

Visto il Testo Unico, di cui al Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e in particolare l’articolo 193, comma 1, riguardante gli scrutini finali di promozione;

Visto il Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 marzo 1999, n. 275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, e, in particolare, l’art. 4, commi 4 e 6 e l’art. 14, comma 2 per le parti che riguardano il recupero del debito formativo;

Vista l’Ordinanza ministeriale del 21 maggio 2001, n. 90, in particolare l’art. 13, concernente gli scrutini finali negli istituti di istruzione secondaria superiore;

Vista la legge dell’8 agosto 1995, n. 352 recante disposizioni urgenti concernenti l’abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione e l’attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero;

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