Umberto Eco e il mistero dello “sturm” minuscolo

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Screenshot da repubblica.it

Francesco Guccini, in un suo intervento-analisi piuttosto famoso, corregge Umberto Eco che scambia la rima con l’assonanza e dice che è bello correggere Umberto Eco su queste piccole cose.

Ieri “Repubblica” ha diffuso un racconto-memoria di Umberto Eco intitolato “Questa mia povera città sturm und ‘ndrangheta”, dedicato alla sua esperienza milanese e alla su evidente contaminazione da parte della criminalità organizzata, la stessa contaminazione che sta facendo saltare Formigoni che, però, detto tra parentesi, è ancora lì.

Hanno scritto “sturm” minuscolo. Non so se questo errore sia contenuto nell’originale di Umberto Eco o se nella trascrizione (piuttosto improbabile, considerato l’ormai diffusissimo ricorso al “copia-incolla”, ma comunque possibile) da parte della Redazione, fatto sta che si legge “sturm”. All’interno del testo visibile gratuitamente (per leggerlo per intero bisogna pagare, e io non ho nessuna voglia di dare soldi a “Repubblica”) non c’è nessuna ulteriore occorrenza di “sturm”, così che non mi è dato di sapere altro. E il dubbio sull’origine dello svarione resta.

Al Liceo ci bacchettavano se scrivevamo “sturm und drang” (da cui deriva il delizioso gioco di parole di Umberto Eco che dà il titolo al pezzo) con la minuscola. Perché in tedesco i sostantivi si scrivono con la maiuscola (quindi rigorosamente “Sturm und Drang”), perché fa riferimento a un movimento letterario (ed è tradizione invalsa scrivere “il Romanticismo”, “il Decadentismo”, “il Verismo”) e perché è così.

Sì, è bello correggere Umberto Eco su queste piccolissime cose. 

E’ il compleanno di Umberto Eco, di Maurizio Pollini….e del Commodore 64!

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Quella di festeggiare gli anniversari, le ricorrenze, le nascite e le morti (sì, perché delle persone illustri si festeggiano anche le morti, si sa, siamo gente strana…)  è un’abitudine atavica. Serve solo per esorcizzare la paura morte, ma oggi, sinceramente, si esagera.

Che sarà mai questo 5 gennaio, che tutti hanno deciso di nascere (o di morire) oggi?

E’ il compleanno dello splendido Umberto Eco (80 anni, portati in un immenso "pianto di erudizione" -la definizione non è mia, è di Pedro Salinas-), fra templari, monaci medievali, lettori "in fabula", segni, significanti, significati, bustine di Minerva, pendoli di Foucault, isole del giorno prima e cimiteri praghesi. Ma soprattutto compie 70 anni Maurizio Pollini, un monumento alla disciplina dello studio. Sentirlo suonare Chopin non è un ascolto, è un’esperienza al limite del mistico. Nel 1931 nasceva Alfred Brendel, pianista anche lui, senza il quale, probabilmente, anzi, senz’altro, Pollini non sarebbe arrivato a certe sublimi vette. Festeggiamo anche gli anni di Diane Keaton (com’era bello "Io e Annie"!) e giornali, radio e televisione non parlano di altro, e poi son passati cento anni dalla nascita di Elsa Morante.

Ci sarebbe da considerare anche il compleanno di Juan Carlos I di Spagna,  oggi nasceva quella vecchia cariatide di Riccardo di Cornovaglia e non vedo proprio perché non si debbano fare gli auguri anche a Christian de Sica, già che ci siamo.

Però nel 1979 oggi moriva Charles Mingus, mentre Elisabetta di Russia stecchiva nel 1762, il buon Radetzki, quello della marcia, ugualmente lasciava questa valle di lagrime il cinque di gennaio.

E che miseria! Datevi una calmata!!

C’è da festeggiare? E allora che si festeggi, bontà divina!!

Si festeggi la produzione, esattamente 30 anni fa, del primo COMMODORE 64, computer immenso che in un francobollo di memoria faceva girare anche l’impossibile. Vi ricordate il GEOS?? Non era nient’altro che l’antenato della versione 3.0 di Windows. Chi aveva il drive per i dischi da 5,25 (praticamente dei 45 giri) era fortunato, se no i dati venivano registrati su un dispositivo a cassetta. Con una C60 si potevano archiviare un bel po’ di programmi, ma il guaio era trovarli, prima di avere una risposta si faceva in tempo a crepare.
Si accendeva il tutto, e si digitava:

LOAD "$",8,1

per caricare l’indice del dischetto. Per visualizzarlo (a video!) bastava dare il comando LIST, una volta caricato il programma che ci interessava si digitava RUN e nessuno pensava al multitasking! Lo rivoglio. Della Marcia di Radetzki ne ho già piena la vita.

Umberto Eco – La misteriosa fiamma della Regina Loana

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Umberto Eco deve essersi divertito da pazzi a scrivere “La misteriosa fiamma della Regina Loana”, ma dev’essersi proprio buttato via dalle risate, una di quelle esperienze che devono averlo fatto andare a letto ogni notte alle due per risvegliarsi alle cinque, carico di adrinalina per continuare a scrivere tutto il giorno.

E’ la storia di un uomo che perde la memoria del “vissuto” (non si ricorda chi sia, chi sia sua moglie, chi siano i suoi figli) ma non quella delle “nozioni”, per cui l’inizio è tutto un turbine di citazioni, uan danza in contrappunto di ricordi degli anni ’30 sotto forma di canzoni, testi, regole grammaticali, poesie imparate a scuola, ritagli di giornale, riminiscenze assortite).

Continua così efficacemente per un buon 2/3, fino a perdersi, ahilui, nella partte finale, ma il libro resta comunque una buona esperienza di lettura che me la sento di consigliare a chiunque abbia voglia di divertirsi davvero, come Umberto Eco e insieme a Umberto Eco.

Anzi, no, ve ne leggo un pezzettino io…