Le novità sull’oscuramento del Project Gutenberg

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L’unica novità sull’oscuramento in Italia del Project Gutenberg, biblioteca on line con oltre 65000 titoli in versione e-book, .TXT e HTML, che ne causa l’irraggiungibilità dai principali provider italiani, è che NON ci sono novità.

Tutto è stabile, fermo, immobile, non si è mossa una virgola. Il fascicolo giace sulle scrivanie dell’ufficio del Pubblico Ministero in attesa che venga notificata a qualcuno del Guntenberg (il CEO?) una qualche informazione di garanzia o un avviso di chiusura delle indagini preliminari con accuse ben circostanziate e non gnenericamente motivate come accadde per il provvedimento di restrizione di visibilità nel nostro Paese (della serie: “Hai messo in linea questi, questi e questi altri titoli, sei accusato del reato di cui all’articolo tale e tal altro)”, e NON “il provvedimento cautelare vede la propria giustificazione nel fatto che il Project Gutenberg avrebbe diffuso, continuamente, opere dell’ingegno che sarebbero protette in Italia”.

In breve, bisogna passare dal condizionale all’indicativo, dalle ipotesi ai fatti oggetto di accusa. Conosciamoli questi titoli tanto vituperati che sono legali negli USA e illegali da noi. Ci sono solo Massimo Bontempelli e Sibilla Aleramo di mezzo? O c’è un ragionamento più macchinoso e imperscrutabile?

Di certo sappiamo e riassumiamo che:

* Se si usa una connessione internet fornita da Wind (adesso WindTre), il sito corrispondente al dominio gutenberg.org è regolarmente raggiungibile. Mi dispiace cambiare gestore solo per quello, ma ho trovato occasioni più risparmiose e io sono un po’ Paperon de’ Paperoni, 3 euro al mese stanno meglio in tasca a me che in tasca a loro;
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LiberLiberate anche “Anna Karenina”!!

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L’edizione Liber Liber di “Anna Karenina” di Lev Tolstoj segue le sorti di quella di “Madame Bovary”, solo che il problema delle licenze (soprattutto per quello che concerne la versione in audiolibro) è molto più complesso e intricato. Vediamo:

Le note sull’e-book (dotato di codice ISBN e venduto regolarmente su Amazon e iTunes al prezzo di 0,49 euro) dicono:



Dunque, a parte il fatto che “sì” affermativo si scrive con l’accento, il testo è protetto da diritti d’autore. Andiamo a vedere sul link indicato quale è la licenza per questa ripologia di edizioni: vi si legge che
“i testi protetti da diritto d’autore possono essere utilizzati e copiati solo per uso personale. Quindi, non possono essere inseriti in collezioni di testi on-line; non possono essere ceduti a terzi (i quali dovranno scaricarli direttamente dal sito di Liber Liber); non possono essere utilizzati a fini commerciali, ecc. “

L’assurdo è che mentre sul file materiale, fisico, che contiene l’opera di Tolstoj è indicato la totale protezione dell’opera, sulla pagina di download dei file è indicato che l’opera è disponibile con la licenza Creative Commons
Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale”

Quindi, da una parte, io quell’opera non la posso cedere a nessuno, ma dall’altra mi si apre una finestra per cui, a determinate condizioni (cioè che io mantenga la licenza originaria, non la usi per scopi commerciali, attribuisca correttamente la paternità dell’opera) quell’opera può circolare liberamente. Delle due l’una. Quale è l’interpretazione corretta? Naturalmente Liber Liber non ce lo dirà mai, e noi non lo pretendiamo, figuriamoci, una organizzazione che ha chiesto (e mai ottenuto) il sequestro di questo blog non ci invierà nemmeno due righe di chiarimento. Ma il chiarimento lo dovrebbe in primo luogo non tanto a noi quanto ai suoi utenti e visitatori, che hanno il diritto di sapere che cosa possono e che cosa non possono fare con un contenuto.

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Liber Liberate “Madame Bovary”!

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L’edizione Liber Liber di “Madame Bovary” di G. Flaubert non è libera. Vediamo perché:

  • l’e-book

Dalle note introduttive al testo si evince che lo stesso è protetto da diritto d’autore. Si tratta di una pubblicazione realizzata “su gentile concessione”, come si suol dire in editoriese. Titolare dei diritti sulla traduzione di Bruno Oddera e sulla pubblicazione è la Fratelli Fabbri Editori, cortesemente ringraziata per la politesse.
Quindi il lettore finale, la persona che materialmente scarica dal sito di Liber Liber il testo del romanzo flaubertiano non ha la libertà di darlo a sua volta a chi vuole: a un amico, a un gruppo di persone, a chi meglio crede. Può solo tenerselo per sé e, tutt’al più, indicare agli interessati dove andare a prenderselo.
Le altre biblioteche elettroniche e digitalizzate, inoltre, non possono redistribuirlo a loro volta.

“Madame Bovary” nella versione Liber Liber in formato epub viene anche venduto attraverso Amazon e iTunes, oltre ad essere disponibile sul sito gratuitamente per tutti.

Ha due prezzi: 0,49 euro e 4,99 euro.

Che cosa differenzia le due versioni non è noto. Non si sa, cioè, se la versione epub gratuita, quella a 0,49 euro e quella a 4,99 euro siano esattamente identiche oppure no. In caso positivo il prezzo finale di vendita dipenderebbe esclusivamente dalla volontà dell’acquirente di aiutare in maggiore o minor misura la biblioteca, in caso negativo non si sa in che cosa sia più ricca la versione più costosa, se in note critiche, introduzioni, appendici di studiosi di letteratura francese, concordanze (hai visto mai?) o quant’altro. Né il sito dice qualcosa, in un senso o nell’altro.

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#unlibroèunlibro: allora pagàtelo!

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Rosa Polacco per #unlibroèunlibro - Pubblicato su gentile autorizzazione

#unlibroèunlibro è l’hashtag che contraddistingue la protesta in rete di quanti ritengono ingiusta l’applicazione dell’IVA al 4% per i libri di carta e al 22% per gli e-book.

Sembra una protesta giusta e legittima e invece non lo è.

Cominciamo a considerare il supporto. La carta per l’aliquota più bassa e il lettore per il libro elettronico. E’ evidente e chiaro come il sole che il libro di carta ha tutta una serie di lunghezze di vantaggio su quello cosiddetto “virtuale”: dura di più (fra 50 anni potremo leggere gli stessi e-pub e Kindle come li leggiamo oggi? Ne dubito fortemente), si può prestare (l’e-book non lo puoi trasferire senza infrangere il copyright) e il costo, sia pur superiore, non lo rende inaccessibile.

Dunque, il libro di carta è un bene di prima necessità. Pensate alla carta usata per stampare i libri di testo per le scuole di ogni ordine e grado. E’ normale che l’imposta sul valore aggiunto sia bassa per i beni di prima necessità. Già i libri di testo costano un bòtto, se si applicasse il 22% anche a quelli staremmo freschi [e adesso lo so cosa state per chiedermi: e gli alunni con difficoltà che devono usare per forza i libri in versione elettronica? Semplice: per loro i libri devono essere gratis. E non ci sono discussioni.] L’e-book è, indubbiamente, un bene di lusso. Sia che si tratti del testo che viene letto attraverso un dispositivo, sia che si tratti del dispositivo stesso.
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Domande intelligenti: e-book o libri di carta?

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Sono più di vent’anni che mi occupo di e-book, testi elettronici (non dànno la scossa se li leggete, tranquilli!) e uso del computer per l’analisi e la lettura dei testi letterari e poetici, ma tanto sapete assai voi.

In tutto questo tempo, soprattutto quando dico che gestisco una biblioteca per la (re)distribuzione di e-book gratuiti, vedo la gente che mi guarda schifata (schifata soprattutto di non capirci una beata verza) e mi dice “Nonnò, io i libri li compro in libreria e solo di carta”.

Primo, chi t’ha chiesto niente (tutt’al più gli e-book che redistribuisco sono lì per essere, appunto, donati a chi li vuole, non imposti a chi non sa cosa farsene), secondo anch’io i libri li compro in libreria, non vedo dove altrimenti dovrei, a parte il fatto che posso averli anche gratuitamente per breve tempo prendendoli in prestito in biblioteca.

Poi aggiungono: “Gli e-book non potranno mai sostituire i libri di carta!”

Ma certo che no. A parte quando si vuol leggere “50 sfumature di grigio” e lo si compra in formato elettronico perché bisogna fare le fighette con l’e-book reader sulla spiaggia e non far vedere ai vicini di ombrellone che si sta leggendo un libro erotico un po’ maialotto perché se no ti prendono per una signora disponibile e con qualche perversione sessuale (la prima circostanza non è necessariamente vera, la seconda sì).
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Ma tutto questo Alice non lo sa

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Alice Munro teikna av Andreas Vartdal - This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 1.0 Generic license

Forse gli ultimi due “grandi” a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura sono stati Gabriel García Márquez e Harold Pinter. A parte loro calma piatta, tranne, forse, il sussulto di dignità che si deve a José Saramago e alla sua opera.

Gli italiani non si ricordano nemmeno il nome dei loro connazionali scrittori che sono stati insigniti di questa onoreficenza. Dario Fo è vagamente rammentato, Eugenio Montale è già ormai tristemente e ingiustamente messo da parte, di Pirandello giusto “Il Fu Mattia Pascal” “perché è nella lista dei libri da comprare”, Carducci è ridotto a un paio di versi da mandare a memori, e tra alberi a cui tendevi la pargoletta mano non c’è più l’ombra di un Quasimodo troppo imbarazzante per portarselo appresso.

Il Premio Nobel per la Letteratura è una sorta di lotteria per gli editori. Chi si è assicurato i diritti di traduzione vince una paccata di denari. In fondo basta ritirare fuori un file e un titolo che veniva dato per esaurito da anni riappare con una fascettina rossa sui banchi delle librerie solo perché l’autore ha vinto il Nobel.
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Enrico Letta da Fazio e l’IVA al 22% sugli e-book

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Il detentore del copyright di questo file, Presidenza della Repubblica, permette a chiunque di utilizzarlo per qualsiasi scopo, a condizione che il detentore del copyright venga riconosciuto come tale. Sono consentiti la redistribuzione, le opere derivate, la modifica, l'uso commerciale ed ogni altro uso.

Mentre era a piangere da Fazio, ieri sera Enrico Letta ha trovato il tempo di rammaricarsi del fatto che i libri di carta hanno l’aliquota iva al 4% mentre gli e-book al 22%. E ha aggiunto che questa è un’ingiustizia.

Mi occupo di distribuire e-book gratis da circa undici anni. Francamente trovo perfino ridicolo che uno un e-book se lo compri, ma questa è deformazione professionale, ognuno faccia quel che crede.

Però un libro di carta

a) lo posso prestare a un amico;
b) posso leggerlo anche tra molto tempo (in casa ho libri del ‘700, si leggono ancora benissimo. La Bibbia di Gutenberg è ancora perfettamente leggibile e ha più di 500 anni);
c) posso usarlo per riparare temporaneamente la zampa del tavolino;
d) se ho freddo posso gettarlo nel fuoco e scaldarmi;
e) se non mi piace lo posso regalare alla biblioteca del paese perché possa essere prestato ad altri.

Mentre un e-book

a) se lo copio e lo passo a un amico commetto reato;
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Rivoluzione tra le biblioteche multimediali

Reading Time: < 1 minuteDunque, vediamo un po’, allora, si diceva che ho da comunicarvi che a partire da tra quasi subito (o, comunque, tra pochissimo tempo), le mie biblioteche subiranno delle modifiche. I domini cosiddetti “minori” punteranno direttamente alla madre di tutte le biblioteche (classicistranieri.com), o, quanto meno, ad alcune delle sue sezioni.

In pratica “spariranno”:

http://www.classicistranieri.eu e http://www.classicistranieri.it che reindirizzeranno al .com.

Non sarà più direttamente accessibile nemmeno http://www.classicistranieri.org, ma reindirizzerà alla sezione “Musica Classica”. Ho deciso di far “fuori” anche http://www.controversi.org (e qui mi piange il cuore), ma chiunque digiterà quell’indirizzo si ritroverà ugualmente sulle mie audioletture. Anche literaturaespanola.es e bibbiaonlinemp3.com punteranno ai tag o alle risorse corrispondenti di classicistranieri.com. In pratica non viene perso niente, e io risparmio un po’ di dindini. Del resto non vi ho mai chiesto niente, quindi, se permettete, faccio un po’ il cavolo che mi pare, nevvero? :-). Oh!

Tutti quanti, tutti quanti, tutti quanti voglion fare e-book!

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Non si fa altro che sentir parlare di e-book.

Sarà il Salone Internazionale del Libro di Torino, sarà lo slogan della “Primavera digitale”, sarà che oggi se non hai un tablet o un lettore dedicato non sei più nessuno, sarà che, ultima notizia (pubblicata su Repubblica.it) in ordine di tempo, le donne acquistano libri digitali a contenuto erotico (e capirai!), sarà che c’è Amazon, sarà che li vendono, sarà quello che volete ma di e-book non si fa altro che parlare. E spesso a sproposito.

Mi occupo di e-book da dieci anni. Prima me ne interessavo da altrettanto tempo. Fanno vent’anni in tutto. Qualcosa penso di essere in grado di dire.

La prima cosa è che dovunque si tenti di fare un minimo di dibattito la domanda, tanto per cambiare, è sempre la stessa: riuscirà l’e-book a soppiantare il libro di carta?

E se le domande sono sempre le stesse lo saranno, automaticamente, anche le risposte. Quella standard è quella del feticista che risponde più o meno con un “Nessuno potrà mai togliermi il piacere del tatto di un libro e del profumo della carta, gli e-book non vinceranno mai sul caro vecchio libro di carta!”. Dimenticando che ci sono intere biblioteche da sniffare a suo piacimento e che nessuno le chiuderà di certo.
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E’ morto Michael S. Hart, il fondatore del Project Gutenberg

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Michael Hart, il padre degli e-book, se n’è andato, martedì scorso, in punta di piedi, a soli 64 anni.

E’ stato un attivista, uno scrittore, un giornalista, una persona simpatica.

Nel 1971 ebbe un’idea formidabile: prendere il testo della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America e digita(lizzar)lo. Nel quasi doppio senso di "renderlo disponibile in formato digitale" e "trascriverlo manualmente copiandolo parola per parola".
E’ stato un amanuense benedettino dei nostri giorni.
Di più. Ha dato, per primo dopo la rivoluzione di Gutenberg, il via a una nuova concezione del libro.
Ha fondato l’ineguagliabile e ineguagliato Gutenberg Project, in cui ogni opera scaricabile è presente in almeno un formato leggibile da qualsiasi piattaforma.

Al di fuori degli Stati Uniti il progetto è stato spesso imitato. Anche in Italia alcune pallide imitazioni hanno tentato di muovere dei passi nella direzione segnata da Hart, allontanandosene tuttavia abbastanza presto per opportunità economiche e di mercato, di accordi con grandi aziende, o per semplice colpa di incapacità  di quanti hanno partecipato ad alcuni dei singoli progetti.

Dobbiamo molto a Michael Hart. Ed è per questo che ricordarlo non è un atto scontato o, tanto meno, retorico.


Obituary:

Michael Stern Hart was born in Tacoma, Washington on March 8, 1947. He died on September 6, 2011 in his home in Urbana, Illinois, at the age of 64. His is survived by his mother, Alice, and brother, Bennett. Michael was an Eagle Scout (Urbana Troop 6 and Explorer Post 12), and served in the Army in Korea during the Vietnam era.

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Corriere della Sera: “L’e-book cambieranno la conoscenza!”

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– Ti chiami "Corriere della Sera"??
– Vuoi occuparti anche tu di cultura???

Ma figùrati, non c’è problema, di CULTURA® te ne diamo a ballini, sempre e comunque.

E poi vanno dimolto di moda gli ibùc, non lo sapevi??

E allora quale migliore occasione per fare un bell’

ERRORE GRAMMATICALE(Tm)???

Di’ pure a tutto il mondo che ti legge ollàin

"L’ebook cambieranno la conoscenza"

e ti trasformerai come per incanto nel quotidiano più stampato, comprato, letto e finanziato pubblicamente d’Italia.

Un bell’investimento (e i consigli te li diamo gràtisse, poi dinne male…)

Sandra Mazzinghi recensisce il mio “Nunc et in hora mortis nostrae”

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Nel 1995 scrissi un racconto.

Fin qui nulla di strano perché un momento di "prudor scribendi" càpita a tutti nella vita ed è megli aver scritto una storia di poche pagine che il classico "romanzo della propria vita", quello con cui qualcuno, inevitabilmente, viene a tediare amici e parenti con copie dattiloscritte, stampate al computer con caratteri pidocchini pidocchini (si sa, per risparmiare carta e per non abbattere alberi, oltre che per attentare biecamente alla vista del lettore) o, peggio ancora, manoscritte.

Il racconto si intitolava e si intitola ancora "Nunc et in hora mortis nostrae".

L’idea del titolo con l’ultimo verso dell’Ave Maria in latino mi venne dal granitico incipit de "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, libro che a quel tempo non amavo e che ho letto per intero, dopo vari tentativi generazionali, alla veneranda età di 43 anni trovandolo straordinario.

Per lo stile, invece, mi richiamai a un racconto di Julio Cortázar, narratore argentino mai abbastanza apprezzato, che si intitolava "La señorita Cora", una specie di intreccio di monologhi interiori che mi interessò molto, a quel tempo (e anche adesso).

Il mio "Nunc et in hora mortis nostrae" venne fuori in un’ora, pestavo sulla tastiera del computer come un ossesso (il programma era l’editor del Dos, non mi ricordo quale versione ma con cautela potrei dire che era la 6.2) e alla fine non lo rilessi nemmeno, cominciai a mandarlo in giro così com’era ed ebbe, nella limitatezza della sua diffusione, i suoi fans.

Qualche anno dopo lo ripresi, ne uscì una versione in e-book formato LIT per la biblioteca elettrinica di un caro amico che non ho più risentito (ciao Massimo!) e ne feci anche una versione in PDF che è ancora possibile scaricare su Lulu.com

Fine dell’ora della nostra morte. Amen.

Proprio ieri Sandra Mazzinghi, livornese, scrittrice di buon nerbo e acuta osservatrice (come tutti quelli che scrivono davvero) ha pubblicato sul sito www.manidistrega.it una segnalazione del mio racconto (che ormai non si può più chiamare "recensione", visto che lo scritto è tutto meno che recente).

La recensione è reperibile all’indirizzo

http://www.manidistrega.it/tx/consigli_parliamodi.asp?id=619

Scrive tra l’altro Sandra Mazzinghi:

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Valerio Di Stefano – E-book a pagamento, ma con i soldi pubblici

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Si riapre il dibattito del libero accesso alla conoscenza pagata con i soldi dei cittadini.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 04-04-2006]

L’e-book è ancora una volta al centro delle polemiche. Nella sezione "Scienza e tecnologia" di "Repubblica on line", un articolo di Alessandro Longo riferisce dell’ennesimo faraonico progetto per la realizzazione di una Biblioteca Digitale Europea e della conseguente digitalizzazione e messa a disposizione degli utenti di Internet del patrimonio librario delle biblioteche.

Non è la prima volta che si parla (anche e soprattutto a sproposito) della digitalizzazione del mondo. Dalle titaniche imprese di Google alla convocazione di 20 consulenti per la supervisione dei lavori di quest’ultima iniziativa, la mania tipicamente borgesiana di realizzare un catalogo dei cataloghi, una fotocopia nel mondo del virtuale del mondo librario reale sembra essere uno dei crucci principali del primo gruppo di potere (pubblico o privato) di turno.

 

Non mancano le cifre, naturalmente pompate, che prevedono, entro il 2008, oltre due milioni di opere digitalizzate a disposizione del pubblico.

In Italia le biblioteche statali, regionali e universitarie, secondo quanto riferito da Paolo Galluzzi, direttore del Museo di Storia della Scienza di Firenze, dovrebbero far confluire i loro progetti di digitalizzazione nel famigerato Internet Culturale, il portale culturale istituzionale che è costato ai contribuenti italiano oltre 37 milioni di euro e che continua ad essere un immenso contenutore vuoto.

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Valerio Di Stefano – E-book: il libro a più dimensioni

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Un recente sondaggio effettuato dalla biblioteca digitale Classici Stranieri chiedeva ai visitatori se il libro elettronico avrebbe sostituito prima o poi il tradizionale libro cartaceo.

 

La questione degli e-book è sempre stata abbastanza dibattuta in rete, ma, probabilmente, nei risultati del sondaggio si inizia a intravedere un’inversione di tendenza da parte del pubblico che, sebbene influenzato all’inizio dai romanticismi che da sempre caratterizzano la visione del libro di carta come oggetto concreto e materiale, ha fornito una percentuale di risposte che, trattandosi dell’argomento in questione, può essere ritenuta interessante. Oltre il 50% ha detto che sì, il libro digitale ha ottime chances per sostituire il libro di carta.

 

Non si tratta certo di un risultato da sottovalutare se è vero, come è vero, che la storia dell’e-book in rete è complessa e articolata. Come spesso accade nelle cose di Internet, anche per gli e-book ci si è ritrovati a dover definire e regolamentare un settore che, per le sue caratteristiche peculiari di novità tecnologica e di offerta, non aveva una sua collocazione ben definita nell’immaginario degli utenti.

 

Perché leggere un qualsiasi libro, dall’opera di letteratura al saggio, dal racconto breve al manuale tecnico, al computer o a un altro dispositivo quando è possibile acquistare il corrispondente cartaceo, con maggiore comodità di lettura? Continua a leggere