#unlibroèunlibro: allora pagàtelo!

Rosa Polacco per #unlibroèunlibro - Pubblicato su gentile autorizzazione

#unlibroèunlibro è l’hashtag che contraddistingue la protesta in rete di quanti ritengono ingiusta l’applicazione dell’IVA al 4% per i libri di carta e al 22% per gli e-book.

Sembra una protesta giusta e legittima e invece non lo è.

Cominciamo a considerare il supporto. La carta per l’aliquota più bassa e il lettore per il libro elettronico. E’ evidente e chiaro come il sole che il libro di carta ha tutta una serie di lunghezze di vantaggio su quello cosiddetto “virtuale”: dura di più (fra 50 anni potremo leggere gli stessi e-pub e Kindle come li leggiamo oggi? Ne dubito fortemente), si può prestare (l’e-book non lo puoi trasferire senza infrangere il copyright) e il costo, sia pur superiore, non lo rende inaccessibile.

Dunque, il libro di carta è un bene di prima necessità. Pensate alla carta usata per stampare i libri di testo per le scuole di ogni ordine e grado. E’ normale che l’imposta sul valore aggiunto sia bassa per i beni di prima necessità. Già i libri di testo costano un bòtto, se si applicasse il 22% anche a quelli staremmo freschi [e adesso lo so cosa state per chiedermi: e gli alunni con difficoltà che devono usare per forza i libri in versione elettronica? Semplice: per loro i libri devono essere gratis. E non ci sono discussioni.] L’e-book è, indubbiamente, un bene di lusso. Sia che si tratti del testo che viene letto attraverso un dispositivo, sia che si tratti del dispositivo stesso.

E’ facile per autori, editori e lettori farsi belli con una battaglia di questo genere. E’ facile e anche comodo. E’ gente che spende fior di quattrini per comprarsi l’IPad e ci paga il 22% di IVA tranquillamente e senza profferir verbo, e poi si lamenta se l’ultimo best seller di grido viene gravato da una percentuale d’importa alta. Per certi versi mi sembra lo stesso ragionamento che sottende alle esternazioni di chi si lamenta di dover pagare 0,89 euro l’anno per mantenersi WhatsApp e poi fa una capanna di cambiali per potersi permettere l’ultima versione dell’IPhone.

E se glielo dici ti rispondono che “è cultura”. Sì, la cultura è il contenuto, non l’involucro. Lo Stato è liberissimo di tassarti l’involucro-carta a una percentuale e quello elettronico a un’altra. E poi, avete voglia di comprare cultura in formato proprietario, con tutti i DRM e gli accidenti che li spacchino? Pagàteli, Maremma ciuca, cosa volete dall’opinione pubblica?

Per carità, sono queste inizative modaiole da sinistra radical-chic di maniera che tramontano in pochi giorni. Però fanno perdere un sacco di tempo.

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Domande intelligenti: e-book o libri di carta?

Sono più di vent’anni che mi occupo di e-book, testi elettronici (non dànno la scossa se li leggete, tranquilli!) e uso del computer per l’analisi e la lettura dei testi letterari e poetici, ma tanto sapete assai voi.

In tutto questo tempo, soprattutto quando dico che gestisco una biblioteca per la (re)distribuzione di e-book gratuiti, vedo la gente che mi guarda schifata (schifata soprattutto di non capirci una beata verza) e mi dice “Nonnò, io i libri li compro in libreria e solo di carta”.

Primo, chi t’ha chiesto niente (tutt’al più gli e-book che redistribuisco sono lì per essere, appunto, donati a chi li vuole, non imposti a chi non sa cosa farsene), secondo anch’io i libri li compro in libreria, non vedo dove altrimenti dovrei, a parte il fatto che posso averli anche gratuitamente per breve tempo prendendoli in prestito in biblioteca.

Poi aggiungono: “Gli e-book non potranno mai sostituire i libri di carta!”

Ma certo che no. A parte quando si vuol leggere “50 sfumature di grigio” e lo si compra in formato elettronico perché bisogna fare le fighette con l’e-book reader sulla spiaggia e non far vedere ai vicini di ombrellone che si sta leggendo un libro erotico un po’ maialotto perché se no ti prendono per una signora disponibile e con qualche perversione sessuale (la prima circostanza non è necessariamente vera, la seconda sì).

Comunque la carta è il supporto più durevole. Quindi non c’è proprio storia né competizione. A parte il fatto che nessuno ha mai voluto competere ma solo offrire qualcosa in più. Le “50 sfumature di grigio” comprate in formato cartaceo, potranno disgraziatamente essere lette ancora tra 20 o 30 anni. Quelle in formato e-book quasi certamente non sarete più in grado di utilizzarle, perché cambieranno le codifiche, i DRM, i formati, e li avete pagati una decina di eurini, mica pizza e fichi!

La Bibbia di Gutenberg, stampata oltre 500 anni fa è ancora perfettamente leggibile, non credo che un file PDF, anche di quelli gratuiti che redistribuisco io, potrà mai arrivare a tale traguardo.

Quindi, la carta è imbattibile. Come ci siete rimasti? Pensavate che andassi in giro col tablet a leggere?? Ci siete rimasti male, eh??

Ma ci sono ancora tutti quelli che non passeranno mai al libro elettronico (e chi gliel’ha mai chiesto??) perché non sanno resistere al profumo delle pagine di un libro, quelli che vanno in libreria per sniffare, insomma. C’è chi tira di coca e chi tira di libri. Si difendono dicendo che annusare libri non dà dipendenza. E’ vero. Dovrebbe darne il leggerli, non l’annusarli. Insomma, se siete dei feticisti del libro prendetevela con voi stessi, non tiratelo nello scodellaminestre agli e-book perché proprio non è il caso, nevvero??

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Pur con qualche apertura, anche la BBC opta per i lucchetti-DRM

È partita l’attesa serie "Backstage", i podcast curati e prodotti dalla BBC per "incoraggiare l’innovazione e sostenere nuovi talenti". La prima puntata offre una tavola rotonda con vari insider ed esperti britannici sul tema bollente del DRM e copyright. Rilasciati sotto la semplice licenza Creative Commons Attribution, i file possono essere scaricati in formato MPeg3 o Ogg Vorbis, e quindi manipolati e ri-distribuiti. Tutto bene allora? Nient’affatto. Il portavoce del BBC Trust apre infatti il podcast illustrando il Memorandum of Understanding firmato con Microsoft onde mettere i lucchetti al video on-demand che la Tv britannica si appresta a lanciare (si possono invare commenti fino al 31 marzo). Motivo per cui c’è chi non esita a parlare di alto tradimento: pur parlando da anni di aprire i propri archivi per consentirne a tutti il remix, ora quei video verranno infarciti di DRM e una volta scaricati (tramite il proprietario BBC iPlayer) sopravviveranno sul PC solo per una settimana. Se non bastasse, possono essere visti solo con Windows, nessuna opzione per altri sistemi incluso GNU/Linux. Ciò mentre la BBC dice di lavorare alla creazione di un "open standard" per il DRM, pur trattandosi di una cosa «totalmente, assolutamente, categoricamente impossibile».

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