Quando ti arriva una mail da Jimmy Wales (forse)

Poi succede che ti arriva una e-mail. Mittente apparente jimmy@wikipedia.org. E già il mittente è inquietante. Più inquietante è il subject: “Valerio – Ne ho abbastanza“. “E vai“, ti dici “Jimmy Wales, il guru di Wikipedia in persona, si è arrabbiato di tutti gli interventi che faccio contro di loro e adesso promette vendetta.” Non potrei permettermi un contenzioso con Wikipedia, figuriamoci una causa legale, per cui apro la mail con un po’ di titubanza. Cazzo vuole Jimmy Wales da me? Semplice: soldi. La mail inviata apparentemente dall’indirizzo di Jimmy era in realtà intestata (indirizzo e-mail del mittente) alla casella di posta elettronica donate@wikipedia.org afferente alle donazioni. Siccome nel 2018 ho disgraziatamente effettuato per errore una donazione a Wikipedia (per vedere dove andassero a finire materialmente i nostri soldi), allora ecco di nuovo Jimmy Wales o chi per lui, in una mail scritta in perfetto italiano, a bussar quattrini e a chiedermi di effettuare una nuova donazione per il 2019.

Scrive:
“La compravendita dei dati degli utenti, come se la nostra privacy fosse una merce qualsiasi, i siti a pagamento che bloccano l’accesso a chi non può permetterselo, la pubblicità che ci bombarda ogni volta che apriamo un browser: ne ho abbastanza!”

Ecco uno che si lamenta della gestione della privacy degli utenti e poi usa i dati in suo possesso per andare a chiedere donazioni. Non è che sia molto coerente, a dire il vero. Ho fatto una donazione a Wikipedia, questo è vero (anche se per mia sbadataggine e contro la mia volontà), se deciderò di farne un’altra lo farò senza che nessuno mi scriva usando il trucchetto dell’e-mail scambiata e farlocca per farmi credere, inizialmente, che sia proprio Jimmy Wales in persona (e anche con un subject assai incazzoso, per giunta) a scrivermi, perché se immediatamente vedo un indirizzo del tipo donate@qualcosa.qualcosaltro  poi sono portato a pensare che si tratti di una scocciatura, che il mittente faccia solo spamming (come effettivamente è) e che Wikipedia mi chieda di aprire il portafoglio (come effettivametente è). Quindi sono portato a cestinare automaticamente la mail. Invece così mi prendo un bell’accidente e quanto meno la mail la apro. Fine psicologia wikipediana, non c’è che dire.

La pubblicità. Jimmy Wales ha ragione a dire che la pubblicità ci bombarda ogni volta che abbiamo un browser, ma la pubblicità, per molti siti, è l’unica fonte di sostentamento. Questo blog vive anche grazie alla pubblicità. Wales aggiunge: “Siamo una non-profit. Solo l’1% dei nostri lettori dona” ed ecco quello che mi fa più incazzare, una lagna costante e una lamentela sempiterna. Questo blog ha in media 1000 visualizzazioni al giorno. Non sono tante. Non sono poche. Sono 1000 visualizzazioni. Per 365 giorni all’anni fa 365000 visitatori. Mettiamone pure 300.000 per prudenza. Se io avessi l’1% dei miei visitatori che mi facesse una donazione di un euro (il prezzo di un caffè, come dico nella pagina di valeriodistefano.com) ricaverei 3000 euro. Che basterebbero e avanzerebbero per liberarsi dalle pubblicità di Google Adsense su valeriodistefano.com e su classicistranieri.com per almeno 9 anni. Per cui, hai l’1% dei tuoi lettori che ti fa una donazione? Ringrazia il tuo Dio, perché con i numeri che ha Wikipedia questo significa poter contare su tanti, ma tanti, ma tanti soldi. Che bisogno hai di venire a rompere i coglioni a me, povero blogger, che se voglio raccattare qualche centesimo (perché di centesimi si tratta) al giorno sono costretto a servirmi dei bannerini pubblicitari pregando che qualcuno ci clicchi sopra, perché se non ci clicca nessuno io non ricavo niente di niente??

Jimmy Wales ne ha abbastanza? E sapesse quanto ne abbiamo abbastanza noi del modello wikipediano. Di un’enciclopedia che usa i SeroBOT per censurare i contributi degli utenti, di tutte le volte in cui scrivono “qual è” con l’apostrofo, di quando la lobby si impunta e fa pressione sul Parlamento Europeo che fa una norma ad hoc per la Link Tax, quando pubblicizzano il Manifesto della Razza da Wikisource, quando scrivono che Vittorio Emanuele II era “superdotato” come se fosse un dato enciclopedico, quando dedicano parole e parole in una voce su Wanna Marchi, ma lo scrittore catalano Rafael Cansinos-Assens non ha nessuna voce e così via.

Via, via, cestinare. E alla svelta.

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Cose da blog 2: La paginetta delle donazioni

Ho predisposto una paginetta scràusa scràusa a beneficio di quanti mi chiedono (e parrà impossibile, ma ce ne sono, e lo chiedono) di inviarmi una donazione, soprattutto per le mie mediateche e per quanto qua e là riescono a raccattare sul blog.

Trattasi, come avrete immaginato, di una specie di specchietto per le allodole, giacché di donazioni, pur avendone ricevute in passato, non ne voglio più, se ce la faccio a mantenermi i vari syti & sytarelli con le mie forze bene, buon per me e per voi, se no che vada pure tutto in malora.

Nella pagina, semplicemente spiego il perché e il percome non voglio soldi dagli utenti.

Ora, nonostante si tratti di una pagina ridondante e fasulla, e nonostante sia evidenziata più che abbondantemente nel sitàme di cui mi occupo, la gente, prudentemente, non la visita, o la visita pochissimo.

Oh, poco male, intendiamoci, perché il risultato è sempre lo stesso e il prodotto non cambia, ma il punto è che si contano sulla punta delle dita di una mano monca quelli che hanno letto quelle poche righe. Perché "donare" fa sempre un po’ schifo, nevvero? Si è abituati ad avere tutto, gratis, non dire nemmeno grazie e possibilmente dimenticarsi di chiudere la porta quando si esce, così ci entrano gli spifferi.

Forse è per questo che non chiedo soldi agli utenti, perché se un domani dovessi togliere di mezzo tutto quel che ho e qualcuno dovesse incazzarsi per questo (qualcuno ci sarebbe sicuramente!) almeno potrò dire: "Oh, è roba mia, se non ti va bene lo paghi tu…"

Tirchi, siete tirchi…
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Wikipedia ha bisogno di 16 milioni di dollari per non chiudere, ma tanto non chiude lo stesso

Sapete quanto costa quest’anno

– affermare che un quartiere di Lisbona misura un’area di circa 235 000 km mentre l’intero Portogallo ne conta solo 92.391;
– dire che Anne Bronte ha scritto delle novelle;
– non accorgersi che Léon-Robert de l’Astran non è mai esistito;
– insinuare che Piergiorgio Odifreddi fa del vandalismo solo perché corregge la voce che lo riguarda chiarendo di essere andato a scuola in seminario;
– dare del "comunista" a Federico García Lorca e Heinrich Mann;
– giudicare il web in cui continuerebbero a sussistere «comportamenti che vanno dalla maleducazione incurante all’offesa intenzionale»;
– ricordarci che Berlusconi ha avuto la scarlattina (1)

?


16 milioni di dollari.

Ecco quanto costa.

Perché se l’anno scorso Wikipedia per poter sopravvivere ha chiesto ai suoi fedelissimi di mettere mano al portafoglio e tirare fuori una cifra collettiva di OTTO milioni di dollari, quest’anno, in occasione del Santo Natale, in cui, si sa, siamo tutti più buoni, avrà bisogno esattamente del doppio.

"’A faccia d’o …!",  direbbero a Napoli. Sono 12 milioni di euro o poco più. E chi li ha persi?

Ma, soprattutto, che cosa succede se l’obiettivo non viene raggiunto? Chiude Wikipedia? Non sarebbe nemmeno una cattiva idea, voglio dire. Ma naturalmente non accadrà.

E’ chiaro che Wikipedia non chiuderà mai perché smuove tanto di quel traffico web (e il traffico web è denaro) che senza le sue pagine i motori di ricerca più famosi come Google tracollerebbero. Jimmy Wales lo sa bene.

Solo per Wikimedia Italia sono previsti, nel bilancio del 2010, introiti di 85000 euro sotto forma di donazioni.

E Wikipedia ha tanti utenti disoccupati, studenti e senza introiti. Ma è anche a loro, evidentemente, che Jimmy Wales si rivolge nella sua petizione annuale.



Io non farò nessuna donazione a Wikipedia.


(1) Dati rilevati da me, che sono un utente occasionale di Wikipedia.

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