Vi prego, o Gesù buono, per la vostra passion dacci il perdono

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A Vada, durante la più che cinquantennale reggenza della Prioria di San Leopoldo Re da parte di Don Vellutini (che, voglio dire, cosa ci fai col pontificato di Wojtyla o quello di Pio IX?), quella della processione del venerdì santo era una ritualità che costituiva un “unicum” che si ripeteva quasi intonso nelle strade del paese.

Si portava a braccia il cristo ligneo tirato fuori dalla teca dove era stato per un anno intero all’adorazione e al culto dei fedeli. Peso asserpentato, chi lo doveva trasportare mostrava una malcelata nonchalance, come se nella vita non facesse altro che portar cristi e tirare sacrosante bestemmie perché guarda caso, la sciàtica gli dava noia proprio ora che c’era da portare il reverendo catafalco.

Le donne andavano per prime, tutte colla pezzòla in capo. Quelle in età da marito facevan capannello da sé e ridicchiavano, cazzo ciavranno avuto da ride’, è la processione di Gesù morto, mica un filme di Ridolini! Gli uomini dietro, a biascicar stupidaggini e sputare per terra certi agglomerati urbani da fumo di Nazionali che pareva ci fosse la gara olimpica di scaracchi.

A noi piccini ci davano una candelina in mano avvolta in cima da una coroncina di carta colorata. L’accendevi e pensavi: “Ecco, ora per tutta la processione questa candela non la faccio spengere”. Era una specie di ex voto, un fioretto, una buona intenzione e regolarmente arrivava una folata di vento e ci pensava lui a spengertela. O se no c’era sempre il teppistello del quartiere che ti affiancava, ti chiedeva “Che ore sono?” e te che con la sinistra abbassavi la candela per vedere l’orologio e la carta pigliava fuoco squagliando la cera che ti faceva le stimmate sulla mano. E il coro delle pie donne:

Vi preeee-gooo
O Gesù buooonoooo
per la vostra passiooooon
dacci il perdooooonooooooo.

Il perdono lo pigli da Gesù morto stasera, ma tanto domattina a scuola ti ribecco e ti fo’ piglià’ “Visto” sul problema di matematica, stronzolo!

Sulla tomba di Don Antonio Vellutini

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Sulla tomba di Don Antonio Vellutini, semplice e cementificata come il suo nobile animo di partigiano e di prete irriducibilmente spartano, nonché di finissimo intellettuale, professore e polemista, mai aduso a compromessi, c’è di che essere grati a un uomo di spessore che non si è piegato nemmeno alle lusinghe di un sepolcro suntuoso.

Ritratto di Baluganti Ampelio da seminarista

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In codesta disiata et pretiosa imago, si contempla il meditabondo Baluganti Ampelio (sì, è Egli!) quando volle farsi prete, colla divisa e il collettino, dagherrotipato mentre andava a far una gita (o gitarella) alla Festa de l’Unità del quartiere "Colline", tempestandola di rutti e di benedizioni apostoliche.

Qui sotto un’istantanea dello stesso zio Efisio Don Baluganti, quando si spretò tornando biecamente allo stato laicale:



PS: Non è vero niente, quello raffigurato nella foto in bianco e nero è Don Antonio Vellutini, parroco di Vada, quando era giovane. Ma la somiglianza con il caro Baluganti Ampelio (il figliuol dello stiacciamoccoli) è davvero impressionante.

Vada – Il busto a Don Antonio Vellutini

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A Vada, vicino alla Chiesa di San Leopoldo Re, in Piazza Garibaldi, è stato collocato questo busto, ormai roso dal salmastro (e a Vada ci vuol poco ad aver tutto sputtanato dal salmastro, monumenti, automobili e quant’altro), in ricordo di Don Antonio Vellutini che fu parroco "provvisorio", tanto che ci rimase dal 1944 alla sua morte. Fu partigiano, rischiò più volte la propria vita per quella degli altri, salvò undici bambini ebrei, si oppose tenacemente al nazismo e, in tempo di pace, perfino ai suoi superiori (storica la battuta rivolta a un tecnico mandato dalla Curia Vescovile di Livorno per aggiustare le canne dell’organo della Chiesa: "Dica al Vescovo che qui dentro dopo quello lassù inchiodato sulla croce comando io."). Ogni sera si ritirava in Canonica, un casermone senza riscaldamento e pieno di umidità a leggere. Era professore di italiano e latino, e diceva che "Il mulino del Po" di Riccardo Bacchelli era l’ultimo romanzo scritto da un italiano in un italiano decente.

Alla stazione di Vada la targa in ricordo di Don Antonio Vellutini

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Alla Stazione di Vada hanno dedicato questa lapide all’intervento di Don Antonio Vellutini e di molte famiglie vadesi per salvare i bambini ebrei e la loro direttrice dalla deportazione.

E’ un riconoscimento forse troppo tardivo alla memoria e all’opera del prete partigiano (e professore!) che pur di non consegnare la propria bicicletta ai tedeschi la distrusse saltandoci sopra e rendendola inservibile (prendendosi anche, ça va sans dire, una bella scarica di legnate!)