Liceo Virgilio di Roma: ha ragione il Dirigente Scolastico

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virgilio

Il Liceo Virgilio di Roma è il migliore tra i licei nel raggio di 30 km. da Roma, secondo una graduatoria pubblicata dalla Fondazione Agnelli.

Beh, a qualcuno questo primato doveva pur toccare e siamo contenti che le caratteristiche di merito di questa Istituzione scolastica siano state ben evidenziate, anche se non mancano i mugugni sul fatto che sia stata proprio la Fondazione Agnelli (per intenderci, non esattamente la Associazione Montessori-Milani) a conferire l’agognato galardone. Pazienza, non si può piacere a tutti.

Più volte, e soprattutto di recente, il Liceo Classico Virgilio di Roma è stato “attenzionato” (brutto termine per non dire che è stato messo sotto tiro) dai media, per fatti, non ben meglio identificati (dai media, perché gli inquirenti li hanno identificati benissimo) relativi all’occupazione dell’istituto, allo spaccio di droga, alla bomba carta, all’alcol, al biglietto d’ingresso a 5 euro, allo Xanax e perfino alla presunta diffusione di un presunto filmino presuntamente hard con protagonisti due presunti studenti che facevano del presunto sesso in un’aula dell’istituto previamente okkupato con due k. Uso massicciamente l’aggettivo “presunto” perché l’esistenza di questo filmino non è stata minimanete confermata (ma neanche sufficientemente smentita) e voglio dare una chance al dubbio che si tratti di un falso. Dare una chance non vuol dire esserne convinto, ma fare del blogging onesto.
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Di scuola si muore: docente palermitana precaria ricoverata in seguito allo sciopero della fame

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Ringrazio Roberto Scaglione di Palermo che mi segnala la pagina di “Sicilia Informazioni” secondo cui una docente precaria, arrivata a protestare con lo strumento dello sciopero della fame, davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo, è stata ricoverata in seguito a un malore.

La protesta dei precari non è l’inizativa di pochi estremisti, magari disperati, neopannelliani della scuola, è il segno che il marciume della scuola pubblica sta mandando in cancrena la stessa società civile.

E’ vero che il precariato della scuola è stato per anni una sorta di ammortizzatore sociale a basso costo per lo stato e a reddito accettabile per chi veniva assunto per incarichi a tempo determinato. Ma ora la gente è disperata davvero, ed è solo adesso che si guarda ai mali della scuola pubblica, che finché c’era un tozzo di pane per tutti nessuno denunciava niente.

Finché alcune cattedre erano regolarmente a 14 ore più 4 di disposizione le cose stavano bene a tutti. Ma oggi di scuola si muore, e non è più il caso di recriminare o guardare troppo per il sottile.

Come ci si collega ai siti Internet nella scuola italiana

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Vi giuro, credete mi è accaduto, proprio oggi.

Collegio docenti: un collega addetto a un computer collegato a Internet che proiettava sullo schermo le schermate di quello che dovevamo vedere, votare e/o comunque conoscere (in genere dei PDF di circolari ministeriali noiosissime e da interpretare in modi svariati secondo l’umore, la temperatura esterna e il grado di coinvolgimenti sinaptico dei docenti), per andare  ricercare un documento in rete doveva collegarsi con il sito del Ministero dell’Istruzione.

Ah, l’indirizzo web del Ministero dell’istruzione è www.istruzione.it.

Cosa ha fatto? Ha aperto il browser (Internet Explorer, of course, le alternative nella scuola italiana sono difficlmente contemplate, forse perché sono difficilmente capite) che aveva come pagina predefinita quella di Google.

Dopodiché è andato nella finestrella in cui si inseriscono le parole chiave per la ricerca e ci ha scritto:

"www.istruzione.it"

Google gli ha dato il risultato sperato: al primo posto della ricerca indovinate che cosa è apparso? Il sito del Ministero. Ci ha fatto clic sopra e il sito si è aperto. Evviva la tecnologia!

Perché se avesse scritto "www.istruzione.it" direttamente nella barra degli indirizzi non avrebbe complicato abbastanza la vita a se stesso e a noi.

La scuola è in mano a questa gente qui..

Abruzzo: chiarimenti in merito ai trasferimenti del personale Docente nella scuola primaria

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Roma, 15 maggio 2009

Oggetto: Movimenti Scuola primaria a.s. 2009-2010

Come concordato con il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, in relazione agli eventi sismici che hanno colpito il territorio di tale Regione, in data odierna  non si è proceduto alla pubblicazione dei movimenti della scuola primaria relativi a tale regione per l’anno scolastico 2009-2010.
Ciò al fine di consentire la completa acquisizione delle domande dei docenti interessati e di coloro che, essendo stati individuati quali soprannumerari, non hanno potuto presentare domanda in relazione agli eventi sismici innanzi citati.

Con successivo provvedimento del Direttore Generale dell’ Abruzzo verranno pubblicati i movimenti di cui sopra e, dalla data di pubblicazione, decorreranno i termini per le impugnative e per il tentativo di conciliazione, sempre con riferimento, ovviamente, ai movimenti nell’ambito della regione o in ingresso nella medesima.

IL DIRETTORE GENERALE
Luciano Chiappetta

Condannata a due anni la professoressa che si faceva palpeggiare su YouTube

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Alla fine le hanno dato due anni con la condizionale con il rito del patteggiamento, per essersi fatta palpare il culo dagli alunni.

Il filmato relativo andò a finire su DioTubo e ne venne fuori una causa penale per atti sessuali con minori e corruzione di minore. La secondo accusa è caduta, la prima no, e dopo una difesa un po’ incerta ("era una simulazione", ma simulazione de che???), ecco la condanna a due anni con la concessione della sospensione condizionale della pena.

Praticamente le hanno dato il massimo (oltre i due anni, la sospensione condizionale della pena non è più possibile), già scontati i benefici derivanti dal patteggiamento. E’ tanta roba, ma tanta davvero.

Cercando di capirci qualcosa, ho scoperto che l’insegnante, ora 41enne, lavorava in un Istituto Privato.

Si sa come vanno le scuole private: "le famiglie dei ragazzi pagano, quindi devono essere promossi per forza e se succede qualcosa chiudiamo un occhio". Almeno fino a qualhe tempo fa funzionava così. Oggi si è aggiunto anche un messaggio del tipo: "I Docenti manco li paghiamo, tanto quello che vogliono è il punteggio".

Questa avrà probabilmente sentito qualche mano palpante ravanarle giù per il lato B, ma magari, per mantenersi il posto, e pensando che quell’episodio fosse solo uno dei tanti messi in atto dai ragazzi per far vedere che loro pagano e quindi la prof deve starsene zitta e subire. Probabilmente se fosse andata dal Preside (che, nelle scuole private, è una figura-fantoccio, chi comanda è il gestore) le avrebbe riso in faccia o avrebbe minimizzato dicendo: "Su, su, professoressa, lei è giovane e bella, cosa vuole che sia una tastatina al culo… sono ragazzi…"

Sì, sono ragazzi, ma anche le stronzate sono stronzate.

Ha patteggiato, alla fine. E quando si patteggia lo si fa per due motivi:

a) non c’è nessuna possibilità di farla franca, c’è una responsabilità penale evidente, si cerca di avere il minimo della pena con svariati benefici (tra l’altro, non c’è segnalazione del reato sulla "fedina"), prima fra tutte la condizionale (leggi: non si sconta la pena in carcere, e se non si hanno altre condanne per cinque anni, la giustizia si dimentica di te e tu torni ad essere la prsona pulita che eri;

b) non se ne può più dell’attesa, spesso esasperante (per arrivare a sentenza in un caso del genere ci sono voluti 5 anni!) della giustizia italiana. Generalmente i poveri cristi che non hanno fatto nulla, o hanno commesso reatuncoli di poco conto, si sentono talmente prostrati all’idea di dover affrontare una causa penale, che preferiscono farsi condannare a pene lievi che non sconteranno mai, piuttosto che rischiare un procedimento pubblico.

Tra l’altro, chi patteggia viene condannato ma non riconosciuto colpevole. E’ solo un’apparente contraddizione del sistema.

Non importa, si è fatta tastare il culo. Continuerà ad insegnare (nel 2004 non esistevano i provvedimenti di sospensiva dal servizio) oppure potrà continuare a lavorare nella Pubblica Amministrazione.

La responsabilità del docente nell’accompagnare gli studenti in gita

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Ho ricevuto una mail da un collega (non faccio il nome, perché non mi ha autorizzato a pubblicarlo, ma ne pubblico le iniziali, F.P., così si riconosce) che, dopo la lettura della mia fantozzata sulle gite scolastiche, mi dice che una volta fatta firmare dai genitori degli alunni minorenni in viaggio d’istruzione o in visita guidata la dichiarazione di scarico dell’assunzione di responsabilità, è tutto a posto e il docente non deve fare altro che accompagnare i pargoli, poi se si ammazzano sono affari loro.

Continuo a insistere che secondo me non è vero un tubo, e che il docente accompagnatore è responsabile di tutto quello che accade dal momento in cui prende i frugoletti in custodia fino a quando non li restituisce nelle mani dei loro genitori che accidenti a quando non provvedono a caricarli di RANDELLATE® bene assestate.

Nel dubbio riproduco la parte della nomina che cita gli articoli di legge e del Codice Civile relativi:

La scuola che verrà: il Progetto di Legge di Valentina Aprea sullo Status giuridico dei docenti

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Onorevoli Colleghe e Colleghi! – La riforma degli organi di governo delle istituzioni scolastiche, anche alla luce della riforma della pubblica amministrazione e dell’autonomia, richiamata, peraltro, nel testo della parte seconda, titolo V, e, in particolare, dell’articolo 117, come modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, è ormai indifferibile: da ben tre legislature il Parlamento pone all’ordine del giorno questa riforma senza riuscire a portarla a termine, nonostante i numerosi progetti di legge presentati da tutte le forze politiche e le tante sollecitazioni provenienti dal mondo della scuola.
Con la presente proposta di legge si intende proporre un modello che punti a trasformare radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche, che si presenta, ancora oggi, caratterizzato da elementi che non colgono i cambiamenti costituzionali e le innovazioni sulle norme di governo delle istituzioni scolastiche sia amministrative che didattiche. Elementi che si fondano sulla iper-regolazione dello Stato, sul formalismo e sul controllo delle procedure piuttosto che dei risultati, su un’anacronistica concezione autarchica dell’organizzazione, su una concezione burocratica del ruolo dei docenti che non ne valorizza pienamente l’autonomia e la responsabilità professionali.
La riforma degli organi collegiali della scuola degli anni settanta ha cercato di superare il centralismo dello Stato, ma ha mostrato, quasi subito, tutti i suoi limiti. I poteri riconosciuti agli organi collegiali sono stati di fatto esautorati dall’eccessivo formalismo centralistico e dalla limitatezza delle risorse, e ciò ha determinato una continua deresponsabilizzazione della componente dei genitori e l’affievolirsi della loro partecipazione.
Queste considerazioni portano a prefigurare una consistente e radicale modifica del modello di gestione delle istituzioni scolastiche, nella direzione di un rafforzamento degli organi di governo interni alle stesse istituzioni e della distinzione, in ordine alle competenze e alle prerogative definite dalla riforma costituzionale, dagli organi di livello politico e amministrativo dell’intero sistema. Ciò anche al fine di coniugare l’esigenza della piena valorizzazione dell’autonomia professionale dei docenti e dei dirigenti con quella della partecipazione degli utenti. La responsabilizzazione professionale dei dirigenti e dei docenti e la distinzione degli ambiti di intervento sono i cardini su cui poggiare un sistema decentrato imperniato sull’autonomia.
La presente proposta di legge si innesta, pertanto, in un’iniziativa più generale di ammodernamento del sistema educativo coerente con il processo autonomistico, avviato con l’articolo 21 della legge n. 59 del 1997, e successive modificazioni, che ridefinisce gli organi collegiali interni come organi di governo, nel rispetto delle prerogative definite dalle modifiche costituzionali, e che tiene conto dell’ipotesi di decentralizzazione avanzata con il decreto legislativo n. 226 del 2005.
La presente proposta di legge, coerentemente con il dettato costituzionale dell’articolo 33 (

Docenti: ancora problemi per chi riceve il cedolino stipendiale in formato elettronico. Il Ministero ha cannato ancora.

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Ancora mari agitati per tutti quei docenti che ricevono il loro cedolino stipendiale in formato elettronico: il Ministero ammette che ci sono state delle defaillances, ma contemporaneamente dice che non è colpa sua. Leggete l’ultima mail da istruzione.it e cercate di resistere allo schifo, se potete:


A seguito delle numerose richieste di assistenza ricevute in merito agli episodi di mancato recapito del cedolino elettronico, si comunica che gli episodi di mancato o errato recapito, già verificatisi nei mesi scorsi e previsti anche per il mese di aprile, non sono imputabili ai servizi informatici del Ministero della Pubblica Istruzione: in tali casi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze garantisce comunque l’invio della versione cartacea.

Il Ministero è in costante contatto con i responsabili dei sistemi della Rubrica PA e del Ministero dell’Economia e delle Finanze per la risoluzione dei problemi segnalati, e informerà tempestivamente gli utenti sui tempi previsti per il ripristino della funzionalità.