Dante era un cantautore. I testi della canzone d’autore nelle antologie scolastiche

Reading Time: 2 minutes
Screenshot da www.ilfattoquotidiano.it

Silvano Rubino, nel suo blog per “Il Fatto Quotidiano” intitolato “Franceschini: le canzoni nelle antologie? No grazie”, ha (ri)posto una questione stradibattuta. Ovvero, in soldoni, se sia o meno opportuno che i testi della canzone d’autore vengano riproposti come materia di studio (e, di conseguenza, di lettura e insegnamento) nelle antologie scolastiche a uso degli studenti.

Rubino dice che no, non è proprio opportuno. E scrive:

” (…) una canzone (se è canzone d’autore)  non è una poesia, è un connubio inscindibile di testo e musica, dove l’uno sorregge e compensa l’altro.”

e poi

“I cantautori non sono poeti e quindi il loro posto non è nelle antologie scolastiche. Questo non significa che non debbano essere insegnati a scuola, anzi. Ma devono essere insegnati nella loro identità di artisti che si sono espressi in quella particolare forma d’arte che si chiama, appunto, canzone. Quindi vanno fatti ascoltare nella forma canzone, con la musica.”

Ora, quando andavo alle medie (che comincia già ad essere qualcosina come una quarantina d’anni fa), avevo un’antologia che includeva i testi de “La guerra di Piero” e “La ballata del Miché” di Fabrizio De André. In breve, potevo già tastarmi ampiamente i coglioni da adolescente. Quindi l’inserimento dei testi della canzone d’autore nelle antologie scolastiche è piuttosto consolidato.
Continua a leggere

Il XXXVI Canto dell’Inferno di Dante Alighieri (che non esiste!)

Reading Time: < 1 minute

E c’è gente che fa ricerche on line che sono di un surrealismo ridicolo.

Mi sono sempre chiesto che cosa ci sia nella testa di una persona che si accinge a fare una ricerca su Google, ma questa chiave che ha reindirizzato sul blog del mio www.classicistranieri.com le batte proprio tutte: c’è un signore (o una signora, o un ragazzetto, o una signorina…) che da Milano su Google ha digitato una ricerca attinente nientemeno che al trentaseiesimo canto dell’Inferno di Danto, canto che, notoriamente, non esiste, giacché l’Inferno dantesco ne conta "solo" trentaquattro.

Ci dev’essere un gusto insieme perverso e autocompiaciuto nel sentirsi assolutamente ridicoli, o a voler mettere alla prova Google che è uno strumento imperfetto e che, poverino, fa quello che può.

Non so come sarebbe iniziato il XXXVI dell’Inferno, ma so come sarebbe finito:

E lìberami, ognor da tutte queste balle
che cercano i cretini in Internètto.
E quindi uscimmo a riveder le stalle

giocandoci in un clicco l’intelletto.