La dipendenza da Internet

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Ho sempre pensato che la parola “virtuale” sia stata inventata da qualche terrorista o da qualche cercatore di soldi facili. A volte, lo devo ammetere, i due concetti coincidono.

Il virtuale non esiste. Se io uso un computer uso un coso di plastica, metallo, silicio e quant’altro che è lì, è reale, altro che virtuale. Chi commenta un post di un blog, di Facebook di Twitter è una persona in carne ed ossa e sentimenti (certo, volgarissimi, a tratti), così come chi quel post lo scrive. La rete stessa non è virtualità. Valgono nella rete le stesse regole che valgono nel mondo fisico. Ad esempio se scrivete cazzate da qualche parte potrebbe anche darsi che a qualcuno venga il ghiribizzo di querelarvi. Se ricevo una mail dal mio commercialista che mi dice che devo pagargli la parcella io la parcella gliela devo pagare, non posso attaccarmi al fatto che si è trattato di una comunicazione non personale.

Poi ci sono gli amori o le relazioni virtuali. “Sai, ho un amico virtuale” fa la signora all’amica mentre sono al supermercato. E quella “Davvero??? Dài, dài, dimmi che sono curiosa come una scimmia…” Si vede che la gente pensa che le persone che hanno questo tipo di trasporto siano fatte di polvere. La rete è solo il “luogo” in cui due persone si conoscono. E’ come trovarsi al bar. Poi magari decidono di proseguire la loro conoscenza.
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