“Dico” che è l’ora della politica dei diritti – di Elena G. Polidori

Sarebbe stato bello, davvero bello, se dopo una manifestazione come quella di ieri a Piazza Farnese per dare la “sveglia” al governo sui diritti civili, Prodi non si fosse improvvisamente “svegliato” dal torpore e non avesse rilasciato dichiarazioni critiche contro la presenza di tre ministri in piazza. Prodi che critica una parte, seppur minimale, del proprio governo, vuole dire tante cose e nessuna buona. Ma una, in particolare, risulta più pesante delle altre. Ed è quell’ipocrisia, tutta democristiana, di gettare il sasso e nascondere la mano, come quei preti che prima in confessionale ti assolvono da tutti i peccati ma poi, se ti incontrano per strada, abbassano lo sguardo per non incrociare quello di una donna di malaffare. Il popolo che ieri si è riunito a Roma per manifestare sulla necessità oggettiva di ampliare i diritti civili non si meritava certo questa presa di distanza che, invece, tanto è piaciuta Oltretevere. Tanto meno se la meritavano quei tre ministri che, in barba alle pressioni dei poteri forti di questo Paese, sono saliti sul palco per dimostrare agli elettori di avere punti di riferimento laici e costituzionali dai quali non hanno nessuna intenzione di prescindere, anche se la famigerata logica dei numeri in Parlamento dovesse costringerli ad andare a casa con grande anticipo rispetto alle previsioni.

Il popolo di piazza Farnese questo aspetto lo aveva ben presente. Infatti, ce l’avevano tutti con una parte ben precisa di questa inadeguata classe politica. Ce l’avevano con Mastella, con la Binetti, con Andreotti. E, soprattutto, con il Vaticano, con quel Papa che ormai parla solo della politica di quello che pensa essere il suo cortile di casa e che non perde occasione per alimentare lo scontro, ormai aperto, tra la Conferenza episcopale e lo Stato Italiano. Una contrapposizione così forte e inaccettabile che ha spinto persone diverse tra loro a spendere decine di ore in treno solo per esserci e dire il proprio no ad un “partito di Dio” che sta facendo di tutto perché gli ultimi del mondo restino tali e non viceversa. Continua la lettura di ““Dico” che è l’ora della politica dei diritti – di Elena G. Polidori”

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Dico: tutti in piazza – di Cinzia Frassi

Lo scivolone del governo Prodi sulla politica estera, poi resuscitato miracolosamente, sembrava aver liberato il professore dal tarlo delle unioni di fatto, escluse scientemente dal manifesto e dai suoi dodici punti. Niente di più falso. E’ iniziato pochi giorni fa in commissione giustizia al Senato, la discussione sui diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi ed è gia palpabile un notevole fermento fuori e dentro le stanze della politica. Sul tavolo di Cesare Salvi, presidente della commissione giustizia, ci sono ben nove progetti presentati dall’alveo delle forze dell’Unione prodiana e uno dal forzista Alfredo Biondi. Il ddl partorito dal ministro della Famiglia Rosy Bindi e dal ministro dei Diritti e Pari Opportunità Barbara Pollastrini non è stato accolto nel migliore dei modi. Anzi, l’onorevole Salvi nella sua relazione ha duramente criticato il disegno di legge governativo, definendolo “pasticciato” e in sostanza prefererendo proprio non vederlo sul tavolo della commissione.

Si è espresso in termini poco lusinghieri quando ha dichiarato di ritenere che il ddl Bindi-Pollastini “non abbia un impianto giuridico tale da consentire di assumerlo come testo base”. In particolare ha osservato che il meccanismo delle dichiarazioni unilaterali e delle raccomandate sarebbe fonte solo di incertezza dei rapporti, dando origine a possibili motivi di contestazione. Il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, nella sua risposta è andata subito al punto: “Il governo non è disposto ad accettare che le modifiche introducano forme di paramatrimonio”.

Emblematico scambio di opinioni che riassume le posizioni che si scontrano in questa partita: da un lato chi vuole il riconoscimento dei diritti delle unioni di fatto, dall’altro chi è proteso invece nella difesa dei diritti della famiglia con vincolo di mandato. Una contrapposizione che, con abilità, i cattolici riescono a far percepire come una lotta in difesa della famiglia, come formazione tutelata dalla Costituzione della Repubblica. Come se vi fosse una coperta troppo corta, quella dei diritti, non sufficiente a coprire i piedi a tutti laici, cattolici, sposati, coppie conviventi, eterosessuali, omosessuali.
Il senatore a vita, vecchia guardia dell’impero democristiano, Giulio Andreotti, evidentemente ancora restio a premere bottoni, ha fatto sapere che non voterà i Di.Co qualora il testo continuasse a “legalizzare e riconoscere le unioni dello stesso sesso” argomentando che sarebbe “qualcosa che va oltre i compiti della legge”, cioè le coppie omosessuali sarebbero qualcosa che deve essere lasciato fuori, avulso, fuori legge.

I fuori legge intanto saranno in piazza Farnese a Roma sabato 10 marzo a sostenere con la forza del movimento la partita parlamentare delle unioni di fatto. Moltissime le adesioni sia di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, come Dario Fo, Alessandro Cecchi Paone, sia dei partiti. Accanto alle bandiere dell’ArciGay sventoleranno quelle di Verdi, Rifondazione Comunista, Democratici di Sinistra, Radicali, Comunisti Italiani, nonchè molte ale giovanili degli stessi.

Ma la longa manus ha deciso di rispondere alla volgare piazza con la stessa moneta e con il Movimento per la vita, Acli, Azione cattolica e Rinnovamento nello spirito, Sant’Egidio e Comunione e liberazione, celebreranno eucaristicamente il “Family day” in difesa delle “famiglie normali”. Un movimento, intendiamoci spirituale, definito in termini di legittima difesa alla minaccia del fronte peccatore laico e delle convivenze contro natura o meno che siano.

Il dibattito parlamentare sarà quindi influenzato dalla risposta al 10 marzo della Chiesa che si trova a combattere “la rivoluzione laica dei valori”. Così definisce la questione il successore del Cardinal Ruini alla presidenza delle Conferenza Episcopale, Monsignor Angelo Bagnasco. Tramontato il ventennio del Cardinal Ruini , ricordando anche il suo rigoroso contributo alla parità scolastica, al referendum sulla procreazione assistita, alla negazione dei funerali a Piergiorgio Welby, non c’è da dubitare che il contegno del suo successore chiarisca subito i toni della sua missione come ha avuto modo di dire in una recente intervista, tra l’altro precedente la sua nomina ufficiale, in cui ha sottolineto che “i cattolici devono difendere la famiglia e che la Chiesa cattolica deve richiamarli a questo compito”. Continua la lettura di “Dico: tutti in piazza – di Cinzia Frassi”

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Sara Nicoli – Dico: Santa Reazionaria Chiesa

 E’ un’offensiva politica che non trova similitudini nella storia recente quella che la Chiesa sta mettendo in atto contro i Dico, il disegno di legge del governo firmato Bindi-Pollastrini, che ha l’intento di diventare una legge quadro sui diritti delle coppie di fatto, nonostante i vistosi maldipancia presenti anche all’interno della stessa compagnie governativa che l’ha proposta. Stavolta non è sceso in campo il solito Osservatore Romano a criticare il governo per le sue coraggiose scelte in un campo del sociale molto sentito nel Paese (secondo l’Istat in Italia ci sono 500 mila coppie di fatto interessate alla nuova legislazione). Prima ha preso la parola il cardinal Ruini annunciando una "nota ufficiale, una parola meditata, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti". Poco dopo è stato il Papa, in prima persona, a intervenire.

Parole pesantissime quelle pronunciate da Benedetto XVI: "Sovvertendo il matrimonio si mette a rischio la società".A suo giudizio, dunque, non si devono "trasformare in diritti" quelli che sono "interessi privati, o doveri che stridono con la legge naturale". "Un’applicazione molto concreta di questo principio – ha spiegato – si trova se si fa riferimento alla famiglia, cioè all’intima comunione di vita fondata dal Creatore e regolata con leggi proprie.Essa ha la sua stabilità per ordinamento divino. Il bene sia dei coniugi che della società non dipende dall’arbitrio". Infine, l’affondo politico vero: “Nessuna legge – ha scandito il Papa – può sovvertire la norma del Creatore senza rendere precario il futuro della società con leggi in netto contrasto con il diritto naturale". Dio, patria e famiglia, dunque. Uno slogan antico che avremmo preferito dimenticare.

Questi strali di Oltretevere troveranno applicazione in un prossimo documento, sempre fortemente politico, che la Cei editerà nei prossimi giorni e che, sempre a giudizio dei vescovi, dovrà essere considerato “vincolante” ed impegnativo per tutti quelli che accolgono “il magistero della Chiesa”

Per quanto possa sembrare paradossale, non sono le parole del Papa a destare sensazione, né a poter preoccupare sotto il profilo dell’attacco alla laicità dello Stato e alla libertà di scelta dei cittadini: è dovere del Vicario di Cristo l’orientamento dei credenti. E’, invece, l’annunciato documento di Ruini a rappresentare un unicum; non si tratta più di semplici indicazioni comportamentali e di valore etico e spirituale a cui, poi, ciascun cattolico decide liberamente di adeguarsi. In questo caso si vuole apporre a questa presa di posizione politica quasi il sigillo del dogma, il vincolo dell’obbedienza senza se e senza ma, come se quei cosiddetti “valori non negoziabili”, per dirla con la “Teodem” Paola Binetti, fossero considerati alla stregua della verginità della Madonna o dell’esistenza dello Spirito Santo. Se, per estensione, si può considerare più ragionevole – dal punto di vista cattolico – la battaglia per la salvaguardia della vita dal concepimento fino alla morte naturale (con le conseguenti prese di posizione contro aborto e eutanasia), resta davvero indigesto tollerare che anche la Famiglia fondata sul matrimonio possa essere considerato un valore imprescindibile per i cattolici del XXI secolo al punto da vincolarne la solidità di un Credo che di politico nulla dovrebbe avere.

Ma il punto di snodo è un altro. E non risiede nel rifiuto del riconoscimento di un legame affettivo fuori dalle logiche delle convenzioni giuridiche e sociali. All’indice, insomma, non c’è certo la canonozzazione del cosidetto “matrimonio di serie B”, vissuto comunque come scappatoia persino dal matrimonio civile. Sono gli omosessuali ad essere nel mirino e quella parte del ddl Bindi Pollastrini che proprio nell’articolo 1 ha abbattuto gli steccati dell’ipocrisia sociale eliminando la discriminazione sessuale per gli aventi diritto ai Dico. Un fatto intollerabile per la Chiesa che continua a vedere nell’omosessualità un comportamento deviato, quindi da rifiutare all’origine. E contro cui la Cei sta per muovere una risposta netta: il sabotaggio della legittimità delle istituzioni repubblicane attraverso la “chiamata” alla disobbedienza dei parlamentari di stretta osservanza vaticana.

Il documento di Ruini, infatti, servirà solamente a questo, non certo come richiamo, fermo quando suadente, al “gregge” dei cattolici italiani a dare “testimonianza” attraverso il rifiuto dei Dico e la scelta del matrimonio convenzionale. Servirà, insomma, a far sentire sopra la testa dei Mastella, dei Bobba e delle Binetti, la pressione pesante del giogo di un’eventuale scomunica qualora il loro voto in Parlamento si sganci dalle necessità politiche della Chiesa di Roma. Siamo, dunque, davanti ad un atto politico di inusitata invadenza che dovrebbe far riflettere sulla legittima esigenza dello Stato italiano di ribadire la propria sovranità attraverso una immediata rilettura degli atti del Concordato e le conseguenti agevolazioni, soprattutto fiscali, di cui gode il Vaticano in territorio italiano. Una scelta coraggiosa che, tuttavia, nessuna autorità politica è oggi in grado di portare avanti con convinzione e non come semplice provocazione o avvertimento alla Chiesa a non entrare in questioni che non gli appartengono.

E’ una classe politica troppo debole quella che oggi si trova a dover fronteggiare questa aggressione. Infatti, per quanto Prodi non avverta immediato pericolo per la tenuta del suo governo al momento del delicato passaggio parlamentare dei Dico, c’è già chi nella maggioranza – e con maggiore lungimiranza, a nostro dire – si interroga sulla possibilità di sottoporre il ddl Bindi Pollastrini al voto di fiducia, eliminando in questo modo sia la possibilità di uno svuotamento della proposta di legge, sia quello di una imbarazzante bocciatura per colpa del fuoco amico.
Dettagli di strategia politica che cominceranno ad essere evidenti al momento in cui il ddl approderà al Senato. E dove l’esiguità dei numeri farà emergere più di qualche semplice problema di tattica d’aula: con i Dico c’è in gioco molto di più della pur necessaria sopravvivenza del governo Prodi. C’è l’esigenza, sottolineata anche da più di un ministro, di ribadire la sovranità politica dello Stato rispetto al proprio potere legislativo e alla costruzione di una società aperta ai mutamenti e alle nuove esigenze del vivere civile. Che non può passare in alcun modo attraverso i diktat all’obbedienza pronunciati da un’autorità che nulla dovrebbe avere di politico ma che si muove, invece, come un partito d’opposizione “divina”. Una volta il nemico era il comunismo ateo, oggi è il relativismo etico, la bestia nera di Ratzinger. “Gesù ha detto che i suoi cristiani sono la luce – ha ricordato Don Andrea Gallo – ma dov’è la luce in questa crociata di Santa Madre Chiesa? Io con questi principi non negoziabili ci devo negoziare tutto il giorno”. Il Papa e Ruini, ovviamente, no.

da: www.altrenotizie.org

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