Le spese omeopatiche sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi

Io non lo sapevo che tra le voci deducibili dalla dichiarazione dei redditi ci fossero anche le “spese omeopatiche”.

Vuol dire che, al pari di qualsiasi farmaco da banco (la tradizionale “Aspirina”, ad esempio, ma non solo) io posso dedurre una parte delle spese sostenute per l’omeopatia e non pagare le tasse sull’imponibile relativo.

Il problema è che i “rimedi” omeopatici, fino a prova contraria, NON sono farmaci. E non esiste nessuna equivalenza tra il curarsi un’influenza con l’Aspirina o con la Tachipirina e il curarsela con un trattamento omeopatico, proprio perché l’omeopatia non è stata MAI riconosciuta come avente un qualsivoglia fondamento scientifico.

L’equivalenza è solo ai fini fiscali e non terapeutici. L’Aspirina ha indubbi effetti antipiretici dimostrati, se prendo l’influenza e ne ingoio una non è come prendere qualche granulo di zucchero intriso di una sostanza in cui il presunto principio attivo sia stato diluito un numero indefinito e, comunque, molto alto di volte.

Questo non è garantire la libertà di “cura”. L’omeopatia non è una “cura”. L’Aspirina sì.

Quindi è perfettamente giusto che io detragga dalla dichiarazione dei redditi quello che spendo per curarmi con efficacia, mentre, se voglio curarmi in altro modo, lo dovrei fare a mio solo rischio e pericolo. Ovvero, pagandomi per intero le visite e le cure, non pretendendo nulla indietro dallo Stato, neanche un’agevolazione fiscale.

E’ straordinario vedere che se io compro un tubetto di una specialità da farmacia (non la definisco neanche “medicinale”) omeopatica posso dedurla nei limiti consentiti dalla legge, mentre se compro una confezione di vitamina C, un integratore salinico o multivitaminico, una macchina per l’aerosol o un clistere che sia non posso detrarre proprio un bel nulla.

E’ un atto di prepotenza e di prevaricazione sul cittadino informato e un invito a rincorrere le lucciole quando sarebbe l’ora di accendere il lampadario.

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Ce l’abbiamo fatta! Inviati 200 euro a favore delle popolazioni terremotate dell’Emilia

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Bene, allora possiamo dire tranquillamente che ce l’abbiamo fatta.

Finalmente ho ricevuto il bonifico di 200 euro per la pubblicità indesiderata (si tratta di un rimborso spese stabilito dal Garante per la protezione dei dati personali) e di cui vi ho parlato per la prima volta qui:

http://www.valeriodistefano.com/un-ricorso-al-garante-della-privacy-per-le-popolazioni-terremotate-dellemilia.html

e di cui trovate il testo del provvedimento di qua

http://www.valeriodistefano.com/e-mail-pubblicitarie-non-richieste-200-euro-per-i-terremotati-dellemilia.html.

Come promesso ho girato subito il tutto a favore dei terremotati dell’Emilia attraverso l’“Associazione Italiana Fundraiser ASSIF”.

Volevo far presente che un ricorso presso il Garante della Privacy, qualunque sia il suo esito, costa COMUNQUE 150 euro (si tratta di diritti di segreteria), ma fare un bonifico di soli 50 euro, per una causa del genere, mi sembrava un po’ da pidocchi, quindi ho preferito devolvere la cifra intera.

La vicenda e’ iniziata il 6 giugno 2012 e si e’ conclusa 5 mesi e 20 giorni dopo.

Vi riporto lo screenshot del bonifico. Va bene così, no?

PS: I 200 euro li scalo dalla dichiarazione dei redditi e ci mancherebbe anche altro.

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