Il calvario di Anne Frank

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Nessuno tocchi il sacro volto di Anne Frank! Lo hanno deturpato per dirimere delle contumelie che riguardano la cosa più insulsa e inutile che abbiamo oggi in Italia, il calcio.

Una masnada di assassini della memoria, senza palle né sentimenti, ma dotata di una buona dose di ignoranza ha vestito con le casacche delle squadre di calcio gli abiti lisi della bambina simbolo dell’olocausto e ne ha fatto adesivi, appiccichini, posterini e volantini vari per denigrare la tifoseria avversa. Mi chiedo se questo sia uno scopo importante e mi rispondo tranquillamente di no.

Anne Frank non c’entra nulla con questi rigurgiti di intolleranza, eppure l’hanno di nuovo tirata in mezzo. Razzaccia di codardi invigliacchiti dall’anonimato.

Una volta a scuola si leggeva il suo “Diario”. Era una sorta di libro di lettura obbligato. C’era una meravigliosa collana della Einaudi che si chiamava “Letture per la scuola media” e c’erano dentro titoli bellissimi di autori straordinari. Ovvio che il diario di Anne era il best seller della collezione. Ce l’avevano tutti in casa. A scuola (la scuola media, ché alle superiori si dovevano leggere cose più difficili) c’era l’ora espresssamente dedicata al libro di lettura. E tutti tenevamo il fiato sospeso quando risuonavano le parole:

« …È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere… »

L’uomo, invece, è intimamente cattivo e Anne è stata ridotta così,

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colpa di qualche sfaccendato smanaccatore col Photoshop, che magari si sarà anche beato del risultato finale della sua opera come se questo mondo illusorio del pallone, dei miliardi, delle fighe al fianco, delle carriere facili, abbia anche solo lontanamente qualcosa a che vedere con il nascondiglio di Anne, con i suoi scritti e con la sua tutto sommato irriducibile fiducia nell’essere umano.

Quell’essere umano che continua ad ucciderla ogni giorno.

Copyright: in pubblico dominio le opere di Adolf Hitler. Per Anna Frank bisogna continuare a pagare

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"Mein Kampf dust jacket" by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume - This image is available from the New York Public Library's Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg
“Mein Kampf dust jacket” by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume – This image is available from the New York Public Library’s Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg

Ad ogni inizio d’anno, assieme allo scintillante Concerto di Capodanno dal Musikverein di Vienna e alla sua pallida e tisica imitazione della Fenice di Venezia, va in onda il tradizionale dibattito sulla scadenza dei diritti d’autore e su quali autori siano caduti in pubblico dominio.

Per intenderci, dal primo gennaio dopo il compimento dei 70 anni dalla morte dell’autore, chiunque può duplicare, distribuire, tradurre, pubblicare e perfino vendere (se qualcuno glielo compra) un testo di quell’autore.

I conti sono semplici: dal 1 gennaio 2016 sono di pubblico dominio gli scritti di tutti coloro (non necessariamente scienziati o letterato o filosofi) che sono morti nel 1945. Tra cui quella bella faccia di Pasqua dello zio Hitler. Dura lex sed lex, ma se qualcuno intraprendesse (e non è detto che qualcuno non l’abbia già intrapreso) la trascrizione del “Mein Kampf” e la sua messa in linea sarebbe perfettamente legittimato a farlo. Ovviamente in tedesco. Ma, ugualmente, se qualcuno conoscesse così bene il tedesco da essere in grado di tradurre in modo decente tutto il libro, potrebbe metterne in linea una versione in italiano, in francese, in inglese, o quello che sia.

Hitler in pubblico dominio, dunque, che ci piaccia o no.
Quello che invece non ci piace è il fatto che i diritti del Diario di Anna Frank, la vittima che, pure, sarebbe caduta in pubblico dominio assieme al suo orrendo carnefice, siano stati procrastinati fino a tutto il 2049. Tutto ciò per una dichiarazione della Anne Frank Fonds, la società svizzera che gestisce i diritti d’autore dell’opera, secondo la quale il Diario sarebbe frutto della collaborazione dell’opera del padre di Anna, Otto, morto nel 1980.

Si noti bene che nelle copie cartacee, sia in lingua originale, sia nelle innumerevoli traduzioni fin qui apparse, viene indicata come unica autrice Anna Frank e mai il padre Otto, sia pure come coautore.

L’intolleranza è gratis. Per le testimonianze di vita e di morte bisogna ancora continuare a pagare.