Anche Paolo Virzì è su Twitter!!

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Io a vedere l’ultimo film di Virzì ho già deciso che non ci vado. Esce oggi e mi ha già scocciato assai.

Il regista livornese, con cui ho condiviso le lezioni del Bolognesi e del Simi, se l’è presa su Twitter con l’assessore al Turismo e Sport della provincia Monza-Brianza, il leghista Andrea Monti.

Che per un livornese è un po’ come prendersela in chat con un pisano e, appunto, dargli del pisano (cioè quel che è).

E allora quando Monti ha parlato di “buffa retromarcia paracula” da parte di Virzì, questi gli ha risposto “Lei è davvero un assessore? Ma la smetta, abbia rispetto dei cittadini che rappresenta e si tolga quel buffo cappellino” (alludendo al fatto che la foto del profilo Twitter di Monti lo ritrae con un cappello). Il canovaccio di Virzì è facilmente riconoscibile, si tratta della scena del vagone letto in cui Totò dice il classico “Lei? Onorevole?? Ma mi faccia il piacere!” a un attonito onorevole Trombetta.

Ci mancava solo che dicessero: “E io le tolgo il cappello!” “E io me lo rimetto!!”, parafrasando la scena della mano sul fianco e del buco in cui Totò si infila con il dito e il braccio intero. Ma Totò era Totò. Al confronto della sua arte questo scambio di battute non arriva neanche alla dignità di un vaudeville.
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Vorremmo tutti essere il Comandante De Falco e siamo tutti il Comandante Schettino

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Dobbiamo confessarcelo, in queste ore vorremmo essere tutti il Capitano De Falco.

Vorremmo avere comando, piglio deciso, vorremo sgamare qualche capitano che cerca di dàrsela a gambe, vorremmo poter richiamare qualche nostro sottoposto al proprio dovere, ma soprattutto vorremmo tutti avere un sottoposto, vorremmo tutti pronunciare una frase sanguigna nel momento dell’emergenza, magari condita da qualche espressione come "cazzo!" o "Cristo!" che, vista l’occasione, decisamente non appaiono né fuori luogo né esagerate. E poi gli eroi possono permettersele.

Cosa ha fatto il Capitano De Falco? Semplice, ha rispettato le procedure, ha applicato le regole e ha fatto il suo dovere, conoscendo quelle che erano, in quel momento, le sue funzioni.

E’ questo che giudichiamo come un fatto straordinario: esattamente quello che gli altri chiamano "ordinaria amministrazione" (sia pure nella gestione di un evento straordinario).  Noi lo applaudiamo e lo consideriamo un eroe per aver detto, con la fermezza e il coraggio che lo contraddistinguono "Ma lei con 100 persone a bordo abbandona la nave?". Proprio noi che non paghiamo le tasse e che abbandoniamo la nave Italia con una sessantina di milioni di persone a bordo. Proprio noi che, quando siamo sottoposti, ci giriamo verso il nostro diretto superiore a dirgli "Si può sapere cosa cazzo vuole?", applauditi dai nostri consimili che, possibilmente, condiscono la nostra frase con qualche "Vaffanculo!", noi che quando ammazziamo qualcuno con la macchinma per strada siamo i primi a darcela a gambe, noi che abbiamo piglio deciso solo quando c’è da far valere la nostra prepotenza. O la nostra arroganza.

Vorremmo tutti essere il capitano De Falco. Ma, ahinoi, siamo tutti il capitano Schettino.