La gauche-tsatsiki – Demis Roussos: goodbye and au revoir

Il segreto di un blogger non è parlare di una persona solo quando è morta, ma possibilmente anticipare gli argomenti finché è viva. E di Demis Roussos avevo parlato anni fa, per cui andate a rileggervi il post e saprete.

Oggi che Demis Roussos non c’è più, mi viene da pensare che faceva parte di quella schiera di artisti “europei” che hanno fatto delle loro canzoni una sorta di chiave universale, un passepartout per unire le nazioni del vecchio continente tra 45 giri, LP, musicassette e stereo 8. Come gli Abba, Nana Moskouri, Caterina Valente, Salvatore Adamo, Charles Aznavour, Mireille Mathieu, Di Stefano ora basta, Demis Roussos ha cantato addii (Goodbye my love goodbye), amori (My only Fashination), tormenti spirituali (Profeta non sarò). Cantando in varie lingue, tra cui il tedesco, è stato uno dei primi ad abbattere il muro di Berlino già negli anni ’70 apparendo alla TV della DDR vestito da santone con tuniche enormi, la barba lunga, i capelli alla Kabir Bedi in Sandokan (solo che Demis Roussos ce li aveva già da prima).

In breve, ha fatto più per l’Europa Demis Roussos di quanto non possa fare Tsipras che, difatti, la prima cosa che ha buttato sulla carta è stato un accordo con la destra. E mentre Demis Roussos cala nella fossa, intellettuali come Mikis Theodorakis si staranno rivoltando nella tomba.

E, naturalmente, chi sta applaudento a Tsipras oggi è la stessa gente che al quarto scrutinio delle votazioni per il Presidente della Repubblica italiana applaudirà il candidato imposto da Renzi. Non è neanche più gauche-caviar. E’ solo gauche-feta che torna tragicamente a gola e non c’è gauche-ouzo che ne permetta la digestione.

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La radio ha 90 anni. 50 sono miei.

Il primo ricordo che ho dell’aradio (perché a Vada la radio era l’aradio, e l’apostrofo si sentiva anche senza scriverlo) era quello della mi’ zia Iolanda (la Iolanda era la moglie del mi’ zio Piero) che sedeva alla macchina da cucire e mentre lavorava ascoltava il “Trentuno Trentuno”, come diceva lei. Verso sera, con l’orario invernale, la mi’ zia Iolanda spostava la rotella “sul centodieci”, e io pensavo che quel “centodieci” fosse una sorta di formula magica per accedere alla voce di Paolo Cavallina, invece era l’abbreviazione stampigliata sulla manopola della frequenza delle onde medie su cui veniva trasmessa Radio 2. In realtà credo di ricordare che si trattasse di 1116 kHz, da Pisa.

La mi’ cugina Mariella, da ragazza, ascoltava sempre la Hit Parade della buonanima di Lelio Luttazzi, sia la trasmissione del venerdì che la replica del lunedì. Era una delle modalità per accedere alle hit del momento, mentre la mi’ nonna Angiolina sentiva sempre “La Corrida”, dilettanti allo sbaraglio presentati da Corrado al sabato e la domenica zitti tutti che c’era “il Gambero” con Franco Nebbia.

Smanettando smanettando ebbi accesso a quell’immenso juke box che era Radio Montecarlo, su 701 kHz (poi diventati 702, ma tanto stai a guardare il capello!). Nomi come Ettore Andenna, Herbet Pagani, Awana Gana, Luisella Berrino e Roberto Arnaldi arrivavano a bomba dalle 6,30 alle 19,30. Tutti i giorni. Ed erano voci che ti entravano in casa in modo permanente, tanto che volevi anche vederne il volto. Chissà come sarà questa Luisella… e questo Awana Gana con quella voce profonda e quel nome così strambo. Accadde che stamparono delle serie di cartoline che riproducevano i nostri beniamini. Bastava richiederle, dicevano, inviando una “cartolina postale” (sapevo una sega io cos’era una cartolina postale!) lì nel Principato di Monaco, che io mi chiedevo se esistesse e dove fosse. Dopo tre mesi le fotografie arrivarono perdavvero, con i francobollini di quel Principato di Monaco che allora esiste sul serio, e fu la prima volta che mi resi conto che con la radio si poteva anche interagire per scritto.

E lo feci. Alle 19,30 Radio Montecarlo finiva le trasmissioni in onde medie, ma restava ancora “collegata” per un quarto d’ora per fare da ripetitore a una stazione protestante europea (seppi dopo che si chiamava Trans World Radio). A seconda di chi c’era a farti il sermone ti offrivano di tutto e di più. Da una copia del Nuovo Testamento a un disco con orrendi canti e inni religiosi, da audiocassette con sermoni a veri e propri libri, tutta roba che doveva costare anche un bel po’, e io scrivevo, scrivevo a tutti, e la paccottiglia protestante arrivava, arrivava a fiumi, tanto che i miei genitori si chiesero seriamente se io non avessi avuto una crisi mistica e chi fossero questi che mi scrivevano.

Alla fine fu la volta della scoperta delle onde corte. Radio religiose a bizzeffe anche lì (ma ormai sapevo già come funzionava il giochino), ma anche e soprattutto le emittenti ufficiali del blocco comunista in una propaganda esasperata. Scrivevo anche a loro, naturalmente, scrivevo a tutte le radio che riuscivo a sentire, la mia buca delle lettere era sempre più inondata di pacchetti, pacchettini, stampe, riviste e così via. Il postino si chiedeva chi fossi mai io per ricevere posta ora da Cuba ora dalla DDR, per non parlare di Pechino e di tutti gli altri che mi scrivevano.

Ma non l’ho solo ascoltata la radio, l’ho anche “fatta”. Sei anni di preziosissimo volontariato presso Antennaerre, emittente di Rosignano Solvay in cui ho vissuto una delle parti più belle della mia vita e che ci vorrebbe un blog intero per raccontare ricordi, emozioni, autobus persi, risate a crepapelle.

La radio ce l’ho nel sangue, e lei oggi compie 90 anni.
Il primo annuncio dell’URI

      Primo messaggio URI
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Il senso delle Poste per la DDR

Io sono nato in Germania (cfr.).

Non è colpa mia, uno non se lo sceglie dove nascere, anche se, se potessi, lo sceglierei altre diecimila volte e porto sei.

Non è neanche colpa mia se, quando sono nato, le Germanie erano due: la Repubblica Federale Tedesca, che era democratica (almeno, così mi hanno insegnato) e la Repubblica Democratica Tedesca che NON era democratica (mi hanno insegnato anche questo).

E, infine, mi dichiaro non colpevole anche della circostanza di essere nato nella RFT, a pochi chilometri dalla allora capitale, Bonn.

Provate a iscrivere al sito di Poste.it un cittadino italiano nato, per esempio, nella Repubblica Federale Tedesca. Non potete. Se un italiano è nato in Germania, nel menu a tendina o è nato nella Germania comunista o non se ne parla proprio.

Non so se la tessera della STASI costituisca ancora un valido documento di riconoscimento.

Comunque non ce l’ho.

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Wikipedia e la Repubblica Democratica Tedesca

Premetto che quando parlo della Germania mi infervoro (casa è casa!), premetto che sono curiosissimo di tutto quanto faceva parte della ex DDR (fossi un collezionista di quelli seri e non un accumulatore di cose avrei in casa francoboli, monete, ninnoli, propaganda, stampe e quant’altro dello Stato che non c’è più), premetto che riguarderei "Goodbye Lenin" adesso, ma devo riconoscere che ha anche ragione mio suocero che ci hanno abbottato due coglioni così con ‘sto muro di Berlino.

Ciò premesso, orsù, andiamo a vedere come Wikipedia presenta la Repubblica Democratica Tedesca che fu, quali sono le immagini che mette, che cosa dice.

Al link http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Democratica_Tedesca Wikipedia mostra ben chiaro al letture un messaggio di avvertimento che recita testualmente:

Questa voce o sezione di geografia è ritenuta non neutrale.
Motivo: La voce è arbitrariamente e spudoratamente critica contro la Repubblica Democratica e il socialismo in generale, necessita di revisione paritaria.

Ora, essere "spudoratamente critici" con la Repubblica Democratica Tedesca e tutto quello che rappresentarono i suoi 40 anni di negazione dei diritti umani è un dovere e non c’è di che avvertire nessuno.

Hanno paura, i Wikipediani, di esporsi, di dire le cose per quelle che sono, hanno un tale scrupolo di essere enciclopedici che spesso si dimenticano perfino di essere obiettivi.

Se scrivono, come scrivono, che in Corea del Nord non esistono diritti umani non devono avvertire il lettore che stanno parlando male della Corea del Nord, ma per la Repubblica Democratica Tedesca le cose sono diverse e non si sa perché.

Il senso critico viene segnalato come indice di mancanza di obiettività.

E non mi pare una bella cosa.
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RAI – Radionotte – L’apertura delle frontiere tra le due Germanie

La RAI diede l’annuncio dell’apertura delle frontiere tra le due Germanie in una edizione di "Radionotte" (il giornale radio di Radio 2 delle 22,30).
A sentirlo così non sembrava un pezzo di storia, eppure…
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